stefania ha pianto per due giorni e quando ci ripensa piange ancora. ha avuto un incubo: era a varsavia, la trasferta della lazio contro il legia come scusa per passare un paio di giorni insieme al ragazzo in una citta' accessibile, economica. quello che le e' successo lo sapete tutti, i racconti dei testimoni parlano spesso di una ragazza che piangeva ed e' inutile ribadire quanto raccontato da lei stessa a radio capital in una intervista nella quale concludeva singhiozzando che non sa se tornera' mai piu' in uno stadio perche' ha paura.
quella di stefania e' una storia carica di ingiustizie e prevaricazione, di cose piu' grandi di lei dalle quali non poteva che rimanere schiacciata ma dalle quali e' uscita, anche se con le ossa ammaccate dai ricordi tremendi. quella di stefania e' la storia simbolo non solo dei fatti di varsavia: stefania e' l'icona non solo dei 200 di varsavia ma anche delle centinaia di migliaia di laziali sparsi per il mondo, vittime quotidianamente della sottile prevaricazione dal mondo dell'informazione e della politica, e dai preconcetti e i pregiudizi di chi da sempre ci considera tutti come brutti, sporchi e cattivi solo perche' laziali.
a stefania dico: non avere paura. vieni allo stadio quando vuoi, dove vuoi e con chi vuoi, con il tuo ragazzo, i tuoi amici, i tuoi familiari o anche da sola. ci sono i bagni e anche se fanno schifo ci puoi andare quando vuoi, e l'acqua la puoi bere sempre. se non te la senti non e' un problema, vieni qui: ci siamo noi. anche se non siamo un granche', un sorriso lo regaliamo sempre volentieri. non ti prometto che vinceremo sempre, lo sai che chi vince sempre tifa altre squadre: noi perdiamo pure. pero' perdiamo le partite, non perdiamo mai il sorriso.
basta piangere, basta paura: e' stato solo un incubo.
questo e' il mio sorriso per te.