Guy Chiappaventi su FB
Da dove cominciamo, Vincenzo?
Eri Vincent, come Van Gogh, un pittore post impressionista, Golden, come Rivera, Giamburrasca e il Vincenzo di Alberto Fortis, ti amavo e qualche volta ti volevo ammazzare.
Eri incasellabile: undici, dieci e nove di numero di maglia. Eri il capitano. Alla fine, se metto insieme tutte le figurine di questi ultimi cinquant'anni di Lazio, l'ho fatto spesso e anche di recente, eri la nostra bandiera, quella che non abbiamo mai ammainato, passata tra la gloria dello scudetto e poi scandali, retrocessioni e tante amarezze. Te ne eri andato un anno al Nord ma poi eri tornato indietro. Serie B ma stica, stavi alla Lazio. Casa tua. Per noi eri Zico e non solo per la rima col cognome.
Il Cucciolo della banda del '74, diciotto anni, il ragazzo-pepita, Maestrelli ti gestiva i risparmi, Wilson ti faceva da tutor e Chinaglia ti pigliava a calci in culo: però ti volevano tutti bene, sapevano che eri stato fondamentale, eri l'unica tessera cambiata rispetto all'anno prima quando tra Napoli e Roma ci avevano rapinato lo scudetto e con te avevamo vinto.
C'eri sempre. La partita drammatica col Catanzaro, dopo gli arresti per il calcio-scommesse, tu, Garla e una squadra di ragazzini: goal. La tripletta al Varese mentre sprofondavamo nelle sabbie mobili e il rischio della retrocessione in terza serie. La doppietta alla Roma di Pruzzo, Conti e Falcao, noi poveri peones appena risaliti su.
Ripasso la galleria, metto in fila i nostri monumenti. Alla fine eri il più laziale di tutti, leader quasi controvoglia. Molto talento, forse come nessuno, spesso sprecato, dietro le rosette inzuppate nell'uovo sodo, nascosto all'ombra che si faceva sotto la Monte Mario nelle domeniche più assolate, lì si sudava di meno, le discussioni con Bearzot che diceva che non potevi giocare ala sinistra - ma come? ci avevi vinto un campionato in quel ruolo - tante ragazze, le chiamavi le smutandate: oggi si potrebbe dire?
Eri immarcabile, con quella corsa con le braccia lungo i fianchi, lo spunto breve, secco. Imprendibile per i difensori e pure per i giornalisti. Davi un appuntamento e non ti presentavi. Lo ridavi una settimana dopo e non ti presentavi lo stesso. Quindi ero diventato diffidente, tu lo sapevi ma alla fine avevamo trovato un modo di intenderci. Ultimamente avevamo parlato diverse volte mentre scrivevo il libro su Montesi. Ti avevo detto che a una certa età eri finalmente diventato saggio. Forse era la consapevolezza che il tempo stava correndo troppo. Mi avevi avvisato tu della malattia lo scorso dicembre. In uno degli ultimi messaggi ti ho scritto: "Felipe Anderson ti somiglia parecchio". Mi hai risposto: "Deve ancora migliorare parecchio".