Vincenzo Paparelli

Aperto da bak, 27 Ott 2014, 16:31

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jp1900

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Io non dimentico. E mi spavento, perchè il tuo nome mi crea sentimenti negativi verso una tifoseria che ti ha sempre deriso.

Thorin

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Non ero nato, non ho neanche lontanamente idea di cosa significhi aver vissuto quel giorno, perchè non si può immaginare.

Ma non dimenticherò mai la sua storia, e quella della sua famiglia.

vaz

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Ciao Vincenzo, sempre con noi. Un abbraccio a Gabriele.


porgascogne

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il 28 ottobre 1979 è stata la loro - mi si perdoni il paragone blasfemo - kristallnacht
la data nella quale, infatti, hanno avuto la consapevolezza che a Roma i Laziali erano visti come un incidente di percorso, da eliminare e schernire, senza che la cosa potesse pesare più di tanto sulla loro visibilità
titoli come quello del corriere dello sport, certe interviste - soprattutto da sx e da parte di ambienti della questura -, facevano capire esattamente come si, c'era stato un morto, ma insomma si trattava di una cosa da stadio, limitata a quell'ambiente (e questa era la linea questurina), mentre da ambianti vicinissimi alla sx romana si solidarizzava con Fiorillo, ragazzo difficile, di borgata, da capire - e coprire - che tanto poi era morto un Laziale quindi, un fascista, ovvio
manco a porsi il problema che "il fascista" era un padre di famiglia che si spaccava la schiena 10 ore al giorno, uno con moglie e figlio: un proletario nel pieno senso della parola
macchè
dalli al Laziale, certo
io ero in curva nord: il mio primo derby, di nascosto ai miei che già vedeva di cattivo occhio il fatto che frequentassi sezioni di partito a 14 anni
di quella domenica piovosa ho ricordi vaghi, qualche coro, le lacrime di molti, un papà che mi mise una mano sugli occhi e mi disse "regazzi', mejo che non guardi"
ma non fu quello a ferirmi, perché quello lo vissi in presa diretta ed in qualche modo riuscì a tirare fuori - prima di correre a casa stremato - il veleno che tutti noi restati dentro lo stadio avevamo
la cosa peggiore fu il subire per giorni, settimane, mesi ed anni le scritte che fiorivano sui muri di quartieri e zone anche ad alta concentrazione Laziale - io stavo a Colli Albani -, le battute, i cori ricordati da Dusk e cantati da persone insospettabili o riportati da bambini che li sentivano a casa come fosse la sigla del tg1

quando parlo di differenza, parlo principalmente di questo: noi i loro morti li abbiamo rispettati, sempre, ed in qualche caso pianti
tranne qualche [...] che nutrì il proprio odio con la morte del povero Taccola, in seguito sia per De Falchi, che per Ago Dibba, ho visto Laziali restarne sconvolti
noi eravamo passati per la morte di Vincenzo e quindi eravamo rispettosi della morte di De Falchi, perché tifoso, perché ragazzo, perché con tanta vita davanti, così come ne aveva Vincenzo
anche per chi usò la morte di Taccola per ferirli, dopo Paparelli - e dopo le tonnellate di ns morte tragiche degli anni '70 - calò una specie di rispettoso silenzio: non foss'altro per rispettare la solitudine della moglie del calciatore romanista, lasciata sola dalla federazione, dalla lega, dalle istituzioni e soprattutto dalla aesseroma
Di Bartolomei, poi, fu un colpo per tutti quelli che amano il calcio ed amano Roma (la città)

noi dal 28 ottobre 1979, siamo cresciuti, pur continuando a disprezzarli

loro sono sprofondati - e continuano a farlo - in un immenso pozzo nero di fango, merda e vergogna
un pozzo senza fine, dal quale anche una persona con un minimo di decenza umana trova difficile tirarsi fuori, perché quel pozzo li ha formati all'odio, un odio omogenizzatore, unificatore e cieco


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Ro

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Citazione di: vaz il 28 Ott 2014, 09:38
Ciao Vincenzo, sempre con noi. Un abbraccio a Gabriele.

JoeStrummer

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Vincenzo sempre presente.

sweeper77

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Citazione di: jp1900 il 28 Ott 2014, 09:26
Io non dimentico. E mi spavento, perchè il tuo nome mi crea sentimenti negativi verso una tifoseria che ti ha sempre deriso.

Aquila1954

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Ero a casa quel giorno, non ricordo per qule motivo decisi di non andare allo stadio. C'era andato mio padre con mio fratello più piccolo. Sentii la notizia alla radio e ebbi un sussulto di paura quando dissero il nome della vittima: Vi-ncenzo, mio padre si chiamava Vi-ttorio. Non li ho mai perdonati. Poco tempo prima c'era stato (credo) un derby di coppa Italia (dovrei controllare le date), ero in Curva Nord e dalla sud partirono due o tre razzi come quello usato per uccidere il povero Vincenzo, ci sorvolarono di molto e finirono alle spalle dello stadio. Non c'è nulla che può cancellare la sozzura e l'[...]a di quel tragico evento, nulla che può mondare la schifosa copertura mediatica, servile e opportunistica che da sempre caratterizza la più vergognosa aggregazione di esseri che si identificano in una squadra. Hanno portato la morte per omicidio negli stadi, e intorno a loro continuano a minimizzare e coprire l'[...]a che da sempre li contraddistingue.     

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Aquila1954

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Devo correggermi, non ci fu nessun derby di coppa italia prima del derby in cui fu ucciso Vincenzo, ma sono certo di aver visto una partita in notturna qualche tempo prima e di aver visto quei razzi passare sopra la curva nord.
Chiedo scusa per l'errore. 

StylishKid

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Citazione di: porgascogne il 28 Ott 2014, 09:40
[...]


noi dal 28 ottobre 1979, siamo cresciuti, pur continuando a disprezzarli

loro sono sprofondati - e continuano a farlo - in un immenso pozzo nero di fango, merda e vergogna
un pozzo senza fine, dal quale anche una persona con un minimo di decenza umana trova difficile tirarsi fuori, perché quel pozzo li ha formati all'odio, un odio omogenizzatore, unificatore e cieco


Maremma Laziale

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Sarei nato solo qualche settimana dopo. Poi, da ragazzino, conobbi la storia e vidi quella foto orribile.
Eppoi i cori, gli insulti alla memoria, gli striscioni e le scritte impunite delle merde anche a distanza di decine di anni. Ma come cazzo è possibile? Non siete spariti al gol di Lulic, ma in quel pomeriggio di 35 anni fa.

Un padre di famiglia.

Ciao Vincenzo.

Eagle_70

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Citazione di: porgascogne il 28 Ott 2014, 09:40
noi dal 28 ottobre 1979, siamo cresciuti, pur continuando a disprezzarli
loro sono sprofondati - e continuano a farlo - in un immenso pozzo nero di fango, merda e vergogna
un pozzo senza fine, dal quale anche una persona con un minimo di decenza umana trova difficile tirarsi fuori, perché quel pozzo li ha formati all'odio, un odio omogenizzatore, unificatore e cieco

Ciao Vincenzo.

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corebiancazzurro

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Non ero nato,neanche lontanamente,ma mio padre stava li,poche file di sotto,e non ha mai perso occasione fin da piccolo a raccontarmi tutto.
Lo so,è bruttissimo da dire,ma anche solo il tramandare il ricordo e poi vivere lo scherno (non so voi ma pur essendo degli anni 90 i cori ancora giravano,sempre) fa salire l'odio....
Non è questione di colori,anche se fosse un laziale lo odierei,ma non si può scherzare su certe cose.
Ovviamente per l'amor del cielo guai a ragionare come loro (romanista buono è un romanista morto) non scherziamo,MA.... non mi importa l'ignoranza o qualsiasi altra cosa possa essere quella che ti porta a cantare questi motivetti,se lo fai davanti a me finisci male,punto.
Non mi importa,sarò sbagliato io,per carità,ma come è gia successo risuccederà.
Vogliamo cazzeggiare,sfottò.....tutto quello che vuoi,pure in maniera pesante,ci sta,ma se superi la linea che divide l'essere umano dalla bestia me ne frego dell'essere "superiore",te gonfio e vedi che al prossimo giro te lo ricordi che devi statte zitto.
E no,non sono daccordo con "bellodecasa",non è stato sfortunato quel "ragazzo",se vai ad una partita con certe cose DEVI SAPERE cosa può succedere.
Se te metti a corre con un cacciavite in mano,caschi e t'ammazzi,non me interessa che c'avevi solo frettà d'avvità na cosa,sei stato un goloide e ne paghi le conseguenze

charlie

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bak

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Io quel giorno c'ero.
Ricordo un diluvio verso le undici e mia madre che disse di non andare. Io e mio padre andammo lo stesso e arrivammo lì pochi minuti prima dell'ordigno.
momenti concitatissimi, mio padre che mi prese la mano di forza per uscire dallo stadio. Molti di loro che scappavano come topi nascondendosi qualsiasi cosa avesse quei colori, le macchine sfasciate dalla rabbia laziale, i lacrimogeni per disperdere la caccia al merdoso perché di quello si trattava.
Il bus fino a piazzale delle Provincie ed il ritorno a casa.

Siano maledetti sempre.

ciceruacchio

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Il momento più basso del nostro tifo.
E peggio lo schifo seguito negli anni cn quei cori vergognosi.

Non siamo tutti così.

Ciao Vincè, perdonaci.

nestorburma

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Scusate, eh.
Si può evitare anche qui il tiro a ciceruacchio?
Soprattutto per non far deragliare il senso del topic?

Non si capisce perché una presa di posizione del genere debba essere comunque avversata in nome dell'odio sportivo che tanto si stigmatizza quando ricordiamo la figura di Vincenzo Paparelli.

Ciceruacchio poi non deve farsi carico di nessun comportamento ignobile da parte dei suoi colleghi tifosi, se lui personalmente non li ha messi in atto.
Noi non abbiamo dubbi su questa questione: è un netter che almeno qui dentro ha sempre dimostrato la sua distanza irriducibile da certe pratiche e atteggiamenti deplorevoli messi in atto dalla tifoseria romanista.

Avete tanto di quel materiale, su Calcio, per prenderlo di mira.
Qui evitate, grazie.

Lazio.net Staff

Adler Nest

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Citazione di: bellodecasa il 28 Ott 2014, 08:59
Mi chiamo Vincenzo Paparelli, e sono morto il 28 ottobre del 1979.
Forse qualcuno si ricorda ancora di me.
Ero un uomo di trentatré anni che un giorno fu ucciso allo stadio Olimpico da un razzo a paracadute di tipo nautico sparato da un tifoso ultrà della Roma.
Quando sono stato colpito stavo mangiando un panino con la frittata.
Mia moglie Wanda cercò di estrarmi quel tubo di ferro dall'occhio sinistro, ma siccome il razzo bruciava ancora, finì per ustionarsi una mano.
Il medico che mi ha prestato i primi soccorsi, dichiarò che nemmeno in guerra aveva visto una lesione così grave.
Il giorno dopo tutti i giornali mostrarono una fotografia scattata qualche mese prima, che mi ritraeva in un ristorante insieme a mia moglie.
Soltanto il quotidiano Il Tempo pubblicò l'immagine di me, riverso per terra, con la faccia insanguinata e l'orbita dell' occhio sinistro vuota.
Sono stato la seconda vittima del tifo calcistico in Italia, la prima era un tifoso della Salernitana che nel 1963 morì in seguito a degli scontri scoppiati in tribuna con dei tifosi del Potenza.
Tra le personalità del mondo sportivo il primo ad accorrere all'ospedale Santo Spirito, dove sono giunto ormai morto, è stato il Presidente del Coni Franco Carraro.
Mio cognato quando ha sentito alla radio il mio nome ha pensato a un caso di omonimia.
Mio fratello quando ha saputo della disgrazia, ha avuto un forte senso di colpa perché mi aveva prestato la tessera e quel giorno allo stadio al mio posto doveva esserci lui.
Mia moglie, che era accanto a me nell' ambulanza, per tutto il tempo mi ha pregato di non morire e mi ha tenuto stretta la mano.
Dopo aver sbrigato tutte le formalità in questura e aver ritirato i documenti e i miei oggetti personali, ha avuto una crisi e ha cominciato a urlare.
Sulle foto apparse sui giornali i giorni seguenti viene ritratta insieme a sua madre che cerca di consolarla e le tiene un braccio sulla spalla. Ha la faccia stanca e scavata, e nei suoi occhi c'è qualcosa di terribile.
Il mio nome e quello dei miei familiari sono comparsi sui quotidiani per tutta la settimana dopo l'omicidio e anche quella successiva, ma sempre con minore risalto. Io sono stato definito unanimemente un uomo normale e tranquillo, con un'unica passione, quella per la Lazio.
Alcuni quotidiani hanno sottolineato più volte che avevo un'officina meccanica in società con mio fratello e vivevo in una moderna borgata romana chiamata Mazzalupo.
Qualcuno ha scritto che avevo comprato il televisore a colori con le cambiali, e il mio unico lusso era un Bmw di seconda mano che tenevo in garage e lucidavo come uno specchio.
Dopo la mia morte, il capitano della Lazio Pino Wilson ha telefonato a mia moglie per farle le condoglianze.
Anche il sindaco di Roma Petroselli ha telefonato, e si è offerto di pagare le spese del mio funerale e ha messo a disposizione della mia famiglia un assistente sociale.
Il giocatore Lionello Manfredonia è andato a far visita ai miei familiari regalando a mio figlio più piccolo la sua maglietta con il numero cinque.
Al mio funerale c'era tutta la squadra della Lazio, insieme all'allenatore Bob Lovati e al presidente Lenzini.
I giocatori della Roma invece non hanno partecipato perché impegnati con la trasferta di Coppa Italia a Potenza, al loro posto la società ha inviato i ragazzi della Primavera.
Alla cerimonia funebre hanno assistito migliaia di persone e per quel giorno è stato proclamato il lutto cittadino.
La Fondazione Luciano Re Cecconi ha devoluto un milione in beneficenza alla mia famiglia.
La giunta regionale del Lazio ha stanziato la somma di cinque milioni come segno di solidarietà.
La Società Sportiva Roma ha fatto affiggere una targa in Curva Nord per ricordare la mia persona.
Mio fratello Angelo ha proposto alle due società romane una partita Lazio-Roma mista cioè con i giocatori laziali e romanisti mescolati nelle due formazioni, ma alla fine non se n' è fatto niente. Per alcuni giorni sono stato oggetto di un acceso dibattito sulla violenza negli stadi.
Il sindaco di Roma ha detto che bisognava meditare su questa tragedia e discuterne in tutti i club sportivi e nelle scuole.
Qualcuno ha proposto che venissero installati negli stadi degli impianti di televisione a circuito chiuso per individuare i tifosi violenti.
Il capo degli arbitri, Giulio Campanati, ha chiesto l'abolizione della moviola in Tv.
Per alcuni mesi sono state prese drastiche misure repressive: è stato proibito l'ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino di striscioni dai nomi bellicosi, e anche di spillette e toppe che potessero risultare offensive.
Il pubblico doveva incitare la propria squadra solo con la voce e con le mani.
Il mio nome è stato, a secondo dei casi, inneggiato e sbeffeggiato dai tifosi della Lazio e della Roma.
Sui muri della città ancora oggi campeggiano scritte che dicono «Paparelli, sarai vendicato», o «Paparelli non ti dimenticheremo», o anche «10, 100, 1000 Paparelli» o ancora, «Paparelli ti sei perso i tempi belli».
In questi ultimi anni i giornali hanno parlato di me, soltanto all'indomani di un nuovo delitto avvenuto allo stadio.
Nel 5° anniversario della mia scomparsa, i tifosi mi hanno ricordato prima di una partita con la Cremonese.
Sul tartan, all'altezza della Tribuna Tevere hanno spiegato uno striscione con scritto «Vincenzo vive», mentre la curva intonava «28 ottobre Lutto Nazionale».
Nel 10° anniversario è stato inaugurato il «Lazio Club Nuovo Monte Spaccato, Vincenzo Paparelli».
L'anniversario della mia morte è stato commemorato dai tifosi laziali della Curva Nord per oltre quindici anni, poi da qualche tempo è calato il silenzio.
Il torneo di calcio Vincenzo Paparelli è arrivato soltanto alla terza edizione, poi si è fermato per mancanza di finanziamenti.
I lavori per le ristrutturazioni dello stadio Olimpico di «Italia '90» hanno cancellato per sempre le curve di un tempo, e con loro la targa di marmo che mi ricordava.
Il mio assassino si chiamava Giovanni Fiorillo, aveva diciotto anni ed era un pittore edile disoccupato.
Subito dopo l'omicidio ha fatto sparire le sue tracce e si è dato alla latitanza.
Qualcuno diceva di averlo avvistato a Pescara, qualcun altro a Brescia, qualcun altro ancora a Frosinone, che chiedeva informazioni per comprare le sigarette.
Dopo quattordici mesi di clandestinità, si è costituito.
Nel 1987 è stato condannato in Cassazione per omicidio preterintenzionale: sei anni e dieci mesi a lui che aveva lanciato il razzo, quattro anni e sei mesi agli altri due complici che lo avevano aiutato a introdurre nello stadio l'ordigno e a utilizzarlo.
Durante quel girovagare per l'Italia e per la Svizzera ha telefonato quasi tutti i giorni a mio fratello Angelo, chiedendo scusa e giurando che non voleva uccidere quel giorno allo stadio.
Era un ragazzo come tanti, abitava a Piazza Vittorio, era patito della Roma.
Sua madre lavorava al mercato, suo padre aggiustatore meccanico.
Era gente del popolo, come me.
L'articolo sul giornale diceva che Giovanni Fiorillo è morto il 24 marzo del 1993: forse per overdose, forse consumato da un brutto male.
Mio fratello Angelo l'ha perdonato, così come l'hanno perdonato mia moglie e anche i miei figli. Una cosa è certa, quel ragazzo è stato sfortunato, così come lo sono stato io. Mi chiamavo Vincenzo Paparelli.
Sono morto il 28 ottobre del 1979. Forse qualcuno si ricorda ancora di me.
we forgive but not forget.
Sta scritto su una spiaggia lassù in Normandia.
Avevo quindici anni.
Ricordi che affiorano sempre a ricordare la stupidità umana e cosa significa il dolore più ancora del gesto, del dopo, a sangue freddo.
Ciao Vincè, ti ricorderemo sempre.

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scintilla

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28/10/2014 06:03
LA LETTERA
Sabato a Napoli niente violenza
di Gabriele Paparelli, figlio di Vincenzo Paparelli

Era il 28 ottobre del 1979 questo scrivevano i giornali il giorno dopo quella maledetta domenica: «Per la prima volta il teppismo uccide sugli spalti. Delitto allo stadio. Un tifoso della curva nord centrato al viso da un razzo antigrandine lanciato dall'altra parte dello stadio. È morto accanto alla moglie». A distanza di 35 anni purtroppo ancora si muore per una partita di pallone, questa è la tragica realtà. Ricordo con immensa tristezza Gabriele Sandri, Ciro Esposito,giovanissimi ragazzi morti per l'amore spropositato che avevano di seguire la propria squadra del cuore anche in capo al mondo. Per me sono passati 35 anni e ancora non riesco a darmi una risposta, come si possa morire per un incontro di calcio...?? Io ho perso un padre straordinario, la mia esistenza è stata segnata per sempre eppure passo la mia vita cercando di far comprendere a tutti, che allo stadio si va solo per tifare, per passare una piacevole domenica in compagnia della famiglia e tanti amici, armati di amore passione e tanta voce.

Non smetterò mai di ricordare mio padre perché era un ragazzo di 33 anni con una passione viscerale per la propria squadra del cuore passione che ha trasmesso a me e mio fratello. Ora per ora, ho stampate nella mente tutti i momenti di quella giornata che ha distrutto la mia famiglia. Così come non posso scordarmi mai gli occhi del piccolo Cristian accanto al papa Stefano morti per un tragico incidente solo pochi giorni fa mentre tornavano a casa dopo aver assistito sa Roma-Bayern. L'altra sera ho rivisto in loro me e mio padre,sempre insieme allo stadio felici. Non sono un giornalista e queste mie poche righe sono uscite con una semplicità incredibile perché non mi sono mai ripreso da quel tragico 28 ottobre così come mi hanno fatto male i cori che per anni sono stati cantati nella curva della Roma. Le scritte sui muri che ancora qualche volta vedo sono vergognose, ricordo ancora quando anni fa giravo per città per cancellarle visto che mi facevano troppo male.

Per tutte queste ragioni mi permetto visto il recente passato con i fatti accaduti lo scorso maggio, di fare un appello sincero ai tifosi romanisti e napoleteni in vista della delicata partita di sabto prossimo: non continuate con inutili guerre ma ricordate Ciro. Sono il figlio di Vincenzo Paparelli tifoso strappato alla famiglia per mano di un altro tifoso, sono passati 35 anni e sono ancora qui ad urlare con tutto me stesso. Basta violenza nel mondo dello sport, basta violenza negli stadi.


Gabriele Paparelli, figlio di Vincenzo Paparelli

ralphmalph

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Un pensiero a te, come ogni anno.
Ciao Vincenzo e forza Lazio

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