Per quelli della mia età, per i piccoli tifosi degli anni Sessanta,Vito D'Amato, che oggi ci ha lasciato, è stato uno degli eroi più amati di quella Lazio povera, disastrata, ma coraggiosa nella sua dignità.
Uno dei rari prodotti del nostro vivaio dell'epoca emerso alla ribalta nel 1965.Giocatore di quelli che io definisco "elettrici" per la sua velocità e il dribbling secco, capace d'infiammarsi all'improvviso e far saltare in aria dalle panchine noi tifosi. Memorabili due sue reti. La prima nel derby del 1965 con un secco fendente a pelo d'erba dai 20 metri che fece secco Cudicini (ero in curva sud e quello fu il mio primo indimenticabile derby vinto, tra l'altro eravamo 500 laziali contornati da 20.000 romanisti).L'altro del dicembre 1966 contro l'Inter mondiale di Helenio Herrera. Questo è il gol più bello che io ricordi ancora oggi tra quelli visti a Roma. Palla recuperata sulla linea di centrocampo e via saltando come birilli Bedin,Suarez,Guarneri e capitan Picchi e battere di sinistro Giuliano Sarti.Credetemi ci furono tre quattro secondi di silenzio tra di noi increduli che la Laziotta potesse aver segnato prima di esplodere in una gioia incredibile. Ciao Vito grazie da un tuo "piccolo" tifoso e riposa in pace.
Citazione di: rozzoni1953 il 03 Set 2025, 17:53
.L'altro del dicembre 1966 contro l'Inter mondiale di Helenio Herrera. Questo è il gol più bello che io ricordi ancora oggi tra quelli visti a Roma. Palla recuperata sulla linea di centrocampo e via saltando come birilli Bedin,Suarez,Guarneri e capitan Picchi e battere di sinistro Giuliano Sarti.Credetemi ci furono tre quattro secondi di silenzio tra di noi increduli che la Laziotta potesse aver segnato prima di esplodere in una gioia incredibile. Ciao Vito grazie da un tuo "piccolo" tifoso e riposa in pace.
Uno dei ricordi più vividi della mia vita da tifoso. Ero un ragazzino, eravamo andati in gita con la famiglia e al ritorno mio padre non mi disse niente della partita. Fece in modo da tornare a casa per l' ora della partita registrata in tv e si mise con me davanti alla tv. Io guardavo la partita e lui, secondo me, guardava me. Al momento del goal ci fu un momento di meraviglia ed entusiasmo. Sembrava impossibile. Eppure era vero.
Avevo letto in rete della sua scomparsa ma per l'età che ho il calcio per me inizia dai primi anni '70 e chi è venuto prima non fa parte del mio immaginario e dei miei ricordi di laziale. Dai racconti che ne fate direi che c'è da rammaricarsene.
Condoglianze e un abbraccio ai suoi cari.
R.I.P.
Il mio primo derby vinto... non ero allo stadio ma ricordo le urla di papà, i suoi abbracci con la radiolina su tutto il calcio.
Se ne va un altro pezzo della mia infanzia laziale.
Vai Vito ed insegna agli angeli a far soffrire i romanisti.
non posso discuterlo come calciatore, non avendone ricordi.
L'ho conosciuto da allenatore di squadre dilettantistiche e come persona l'ho trovato presuntuoso e arrogante ai limiti dell'offensivo.
detto questo, che riposi in pace.
Me ne parlava spesso mio padre, ricordi di Lazio quando ero bambina.
RIP..di lui mi ricordo il famoso goal che segnò alla granitica difesa dell'Inter del mago HH1. A quei tempi si vedeva un tempo della partita la domenica sera intorno alle 19 e, se ricordo bene, quella fu la partita scelta dalla Rai. Mamma aveva ripassato le fettuccine cotte a pranzo in padella per lo spuntino serale.
Io ricordo il goal fatto alla roma, a quei tempi vincere un derby era un miracolo, poi per me, unico laziale in una classe elementare di romanisti o di filostrisciate una gioia immensa. Anche convocato in Nazionale. Ma al declinare della carriera passo a quelli là, se ricordo bene.
Non si vede molto, ma meglio di niente.
lui l'ho conosciuto di sfuggita, sono amico del figlio che e' un bravissimo ragazzo.
mio padre mi ha sempre raccontato del gol al derby e a milano dove era presente.
RIP
Per ovvie ragioni anagrafiche non l'ho mai visto giocare, ma ho sempre percepito una sua importanza in quel periodo così difficile. Peraltro, quel famoso gol nel derby venne utilizzato per una scenetta nel film "Il cielo in una stanza" di Vanzina, dove il figlio (laziale) prende in giro il padre romanista (forse l'unica scena non antilaziale nei film di Vanzina)
Citazione di: rozzoni1953 il 03 Set 2025, 17:53(ero in curva sud e quello fu il mio primo indimenticabile derby vinto, tra l'altro eravamo 500 laziali contornati da 20.000 romanisti)
OT.
Chiedo scusa se vado Off Topic, ma volevo cogliere l'occasione di questo messaggio che ho quotato per chiedere una piccola delucidazione a chi è più grande di me. Purtroppo non ho mai conosciuto né mio nonno né altri parenti più grandi che frequentavano lo stadio negli anni Sessanta (o prima), quindi non ho informazioni dirette, ma esattamente come funzionava la distribuzione dei tifosi allo stadio in passato, soprattutto al derby? So che non c'erano le divisioni che ci sono da parecchi anni, quindi succedeva che tifosi ospiti e di casa stessero gomito a gomito, ma questo anche in curva? E pure al derby? Oppure accadeva (al derby dico) che chi giocava in casa aveva il predominio dello stadio lasciando pochi posti alla squadra in trasferta?
Lo chiedo perché mi ha colpito molto il post di Rozzoni1953 dove parlava di poche centinaia di laziali a fronte di 20000 corropolesi. E mi ricordo anche un libro di pochi anni fa di Francesco Troncarelli, "Come eravamo", dove raccontava che al derby di andata del 1971/1972, quando vincemmo con un famoso gol di Nanni, allo stadio c'erano pochi laziali in un settore che sono riusciti a tenere testa a uno stadio di romanisti. Successe perché era la Roma a "giocare in casa" in quelle occasioni?
Vabbè, spero di essermi fatto capire e scusate sia l'OT sia le domande da bimbetto :ssl
Riposa in pace...
:(
Rispondo con piacere a quanto richiesto da Vogel_Lazio.Il derby in questione, con la Roma ospitante, si disputò alla sesta giornata di andata.La Lazio era incredibilmente imbattuta e veleggiava ai primi posti della classifica.Io, dodicenne, avevo sottoscritto il mio primo abbonamento assieme a mio fratello maggiore. Le cose andarono così. Fermo restando che al derby i tifosi delle due squadre assistevano all'incontro negli stessi settori, seppur già separati, la conquista del secondo balconcino a sinistra della curva sud era considerato da entrambe le due tifoserie il punto chiave del tifo più caldo (e questo sarebbe stato così sino agli inizi dei Settanta). Noi laziali ci ritrovammo all'apertura dei cancelli al lato destro della curva, vicino alla Tevere per intendersi.Eravamo poche centinaia,mentre ai cancelli alla nostra sinistra già vi erano almeno tremila romanisti.Accadde che uno dei controllori fosse un tifoso dei nostri. E così aprì per simpatia il nostro cancello prima di quanto era stato disposto.Così tra le urla dei giallorossi, entrammo per primi precipitandoci alla conquista del famosi balconcino. Per quelli di là una beffa atroce, per me ragazzino una situazione da "Ragazzi della via Paal". Al tirar delle somme con i ritardatari che passavano all'interno tra le forche caudine degli imbestialiti romanisti, tenemmo duro la nostra posizione. La partita, come scritto sopra, fu vinta da un bel gol di Vito D'Amato e la gioia di quei 500 eroici tifosi biancocelesti fu immensa.Se avete modo di consultare Laziowiki, potete trovare oltre la cronaca, peraltro scritta qualche anno fa dal sottoscritto, anche tante foto e tra queste il nostro allenatore Mannocci che ci saluta indirizzandosi a partita conclusa verso gli spogliatoi, al tempo collocati tra curva sud e Monte Mario. Per quel che riguarda i "contatti" tra le due tifoserie, occorre dire che a quei tempi, a parte qualche sporadica scaramuccia, erano sovente i leader delle due tifoserie a prendersi a cazzotti. Il nostro era Luciano, un omome sovente ubriaco, di professione spazzino che si fronteggiava con Dante fruttivendolo del Trionfale. Una situazione tipo Achille contro Ettore.
Sapete che non l'ho mai sentito nominare prima di questo post? Eppure ho una certa età... In ogni caso, che riposi in pace, e grazie (a posteriori) per quanto fatto con i nostri colori.
Citazione di: rozzoni1953 il 05 Set 2025, 12:07
Rispondo con piacere a quanto richiesto da Vogel_Lazio.Il derby in questione, con la Roma ospitante, si disputò alla sesta giornata di andata.La Lazio era incredibilmente imbattuta e veleggiava ai primi posti della classifica.Io, dodicenne, avevo sottoscritto il mio primo abbonamento assieme a mio fratello maggiore. Le cose andarono così. Fermo restando che al derby i tifosi delle due squadre assistevano all'incontro negli stessi settori, seppur già separati, la conquista del secondo balconcino a sinistra della curva sud era considerato da entrambe le due tifoserie il punto chiave del tifo più caldo (e questo sarebbe stato così sino agli inizi dei Settanta). Noi laziali ci ritrovammo all'apertura dei cancelli al lato destro della curva, vicino alla Tevere per intendersi.Eravamo poche centinaia,mentre ai cancelli alla nostra sinistra già vi erano almeno tremila romanisti.Accadde che uno dei controllori fosse un tifoso dei nostri. E così aprì per simpatia il nostro cancello prima di quanto era stato disposto.Così tra le urla dei giallorossi, entrammo per primi precipitandoci alla conquista del famosi balconcino. Per quelli di là una beffa atroce, per me ragazzino una situazione da "Ragazzi della via Paal". Al tirar delle somme con i ritardatari che passavano all'interno tra le forche caudine degli imbestialiti romanisti, tenemmo duro la nostra posizione. La partita, come scritto sopra, fu vinta da un bel gol di Vito D'Amato e la gioia di quei 500 eroici tifosi biancocelesti fu immensa.Se avete modo di consultare Laziowiki, potete trovare oltre la cronaca, peraltro scritta qualche anno fa dal sottoscritto, anche tante foto e tra queste il nostro allenatore Mannocci che ci saluta indirizzandosi a partita conclusa verso gli spogliatoi, al tempo collocati tra curva sud e Monte Mario. Per quel che riguarda i "contatti" tra le due tifoserie, occorre dire che a quei tempi, a parte qualche sporadica scaramuccia, erano sovente i leader delle due tifoserie a prendersi a cazzotti. Il nostro era Luciano, un omome sovente ubriaco, di professione spazzino che si fronteggiava con Dante fruttivendolo del Trionfale. Una situazione tipo Achille contro Ettore.
Bellissimo ricordo :beer:
Citazione di: rozzoni1953 il 05 Set 2025, 12:07
Rispondo con piacere a quanto richiesto da Vogel_Lazio.Il derby in questione, con la Roma ospitante, si disputò alla sesta giornata di andata.La Lazio era incredibilmente imbattuta e veleggiava ai primi posti della classifica.Io, dodicenne, avevo sottoscritto il mio primo abbonamento assieme a mio fratello maggiore. Le cose andarono così. Fermo restando che al derby i tifosi delle due squadre assistevano all'incontro negli stessi settori, seppur già separati, la conquista del secondo balconcino a sinistra della curva sud era considerato da entrambe le due tifoserie il punto chiave del tifo più caldo (e questo sarebbe stato così sino agli inizi dei Settanta). Noi laziali ci ritrovammo all'apertura dei cancelli al lato destro della curva, vicino alla Tevere per intendersi.Eravamo poche centinaia,mentre ai cancelli alla nostra sinistra già vi erano almeno tremila romanisti.Accadde che uno dei controllori fosse un tifoso dei nostri. E così aprì per simpatia il nostro cancello prima di quanto era stato disposto.Così tra le urla dei giallorossi, entrammo per primi precipitandoci alla conquista del famosi balconcino. Per quelli di là una beffa atroce, per me ragazzino una situazione da "Ragazzi della via Paal". Al tirar delle somme con i ritardatari che passavano all'interno tra le forche caudine degli imbestialiti romanisti, tenemmo duro la nostra posizione. La partita, come scritto sopra, fu vinta da un bel gol di Vito D'Amato e la gioia di quei 500 eroici tifosi biancocelesti fu immensa.Se avete modo di consultare Laziowiki, potete trovare oltre la cronaca, peraltro scritta qualche anno fa dal sottoscritto, anche tante foto e tra queste il nostro allenatore Mannocci che ci saluta indirizzandosi a partita conclusa verso gli spogliatoi, al tempo collocati tra curva sud e Monte Mario. Per quel che riguarda i "contatti" tra le due tifoserie, occorre dire che a quei tempi, a parte qualche sporadica scaramuccia, erano sovente i leader delle due tifoserie a prendersi a cazzotti. Il nostro era Luciano, un omome sovente ubriaco, di professione spazzino che si fronteggiava con Dante fruttivendolo del Trionfale. Una situazione tipo Achille contro Ettore.
Ti ringrazio moltissimo per questo tuo bel racconto e per la spiegazione. Con l'occasione sono anche andato a vedere la pagina di quella partita su LazioWiki (sempre sia lodata!).
Mi piace molto ascoltare/leggere racconti sulla frequentazione allo stadio del passato. Grandi operazioni come LazioWiki o i libri ci raccontano, o riscoprono, grandi momenti della nostra storia, ma purtroppo i ricordi di chi ha frequentato gli spalti rischiano sempre di sparire o lasciare poche tracce (ad esempio: un mio grande rimpianto è non aver conosciuto mio nonno o i suoi fratelli che già dagli anni Trenta seguivano la Lazio allo stadio; e cosa non darei per poter, magicamente, parlare con qualcuno che ha frequentato la Rondinella).
Di quel Luciano che nomini ho letto qualcosa in giro, anche in quel libro di Troncarelli che ricordavo nel post precedente. Se non sbaglio Luciano era un capo di quel periodo insieme a un certo Leonida.
Luciano me lo ricordo anche io.
Bei tempi, si tifava fianco a fianco. Capitai tre o quattro volte al "secondo balconcino" durante le partite della nazionale. E si tifava tutti insieme.
Altrimenti andavamo sempre in Nord o in Tevere.
Però, a scuola il lunedì erano sempre botte, date e prese, dato che loro erano parecchi più di noi tre o quattro.
Citazione di: rozzoni1953 il 05 Set 2025, 12:07
Rispondo con piacere a quanto richiesto da Vogel_Lazio.Il derby in questione, con la Roma ospitante, si disputò alla sesta giornata di andata.La Lazio era incredibilmente imbattuta e veleggiava ai primi posti della classifica.Io, dodicenne, avevo sottoscritto il mio primo abbonamento assieme a mio fratello maggiore. Le cose andarono così. Fermo restando che al derby i tifosi delle due squadre assistevano all'incontro negli stessi settori, seppur già separati, la conquista del secondo balconcino a sinistra della curva sud era considerato da entrambe le due tifoserie il punto chiave del tifo più caldo (e questo sarebbe stato così sino agli inizi dei Settanta). Noi laziali ci ritrovammo all'apertura dei cancelli al lato destro della curva, vicino alla Tevere per intendersi.Eravamo poche centinaia,mentre ai cancelli alla nostra sinistra già vi erano almeno tremila romanisti.Accadde che uno dei controllori fosse un tifoso dei nostri. E così aprì per simpatia il nostro cancello prima di quanto era stato disposto.Così tra le urla dei giallorossi, entrammo per primi precipitandoci alla conquista del famosi balconcino. Per quelli di là una beffa atroce, per me ragazzino una situazione da "Ragazzi della via Paal". Al tirar delle somme con i ritardatari che passavano all'interno tra le forche caudine degli imbestialiti romanisti, tenemmo duro la nostra posizione. La partita, come scritto sopra, fu vinta da un bel gol di Vito D'Amato e la gioia di quei 500 eroici tifosi biancocelesti fu immensa.Se avete modo di consultare Laziowiki, potete trovare oltre la cronaca, peraltro scritta qualche anno fa dal sottoscritto, anche tante foto e tra queste il nostro allenatore Mannocci che ci saluta indirizzandosi a partita conclusa verso gli spogliatoi, al tempo collocati tra curva sud e Monte Mario. Per quel che riguarda i "contatti" tra le due tifoserie, occorre dire che a quei tempi, a parte qualche sporadica scaramuccia, erano sovente i leader delle due tifoserie a prendersi a cazzotti. Il nostro era Luciano, un omome sovente ubriaco, di professione spazzino che si fronteggiava con Dante fruttivendolo del Trionfale. Una situazione tipo Achille contro Ettore.
Dovresti raccontare di più alle nuove generazioni.
Bellissima testimonianza.
Dovresti aprire un topic specifico magari chiamandolo "la Lazio che fu" e raccontarci un po' di episodi che hai vissuto
Citazione di: rozzoni1953 il 05 Set 2025, 12:07
Rispondo con piacere a quanto richiesto da Vogel_Lazio.Il derby in questione, con la Roma ospitante, si disputò alla sesta giornata di andata.La Lazio era incredibilmente imbattuta e veleggiava ai primi posti della classifica.Io, dodicenne, avevo sottoscritto il mio primo abbonamento assieme a mio fratello maggiore. Le cose andarono così. Fermo restando che al derby i tifosi delle due squadre assistevano all'incontro negli stessi settori, seppur già separati, la conquista del secondo balconcino a sinistra della curva sud era considerato da entrambe le due tifoserie il punto chiave del tifo più caldo (e questo sarebbe stato così sino agli inizi dei Settanta). Noi laziali ci ritrovammo all'apertura dei cancelli al lato destro della curva, vicino alla Tevere per intendersi.Eravamo poche centinaia,mentre ai cancelli alla nostra sinistra già vi erano almeno tremila romanisti.Accadde che uno dei controllori fosse un tifoso dei nostri. E così aprì per simpatia il nostro cancello prima di quanto era stato disposto.Così tra le urla dei giallorossi, entrammo per primi precipitandoci alla conquista del famosi balconcino. Per quelli di là una beffa atroce, per me ragazzino una situazione da "Ragazzi della via Paal". Al tirar delle somme con i ritardatari che passavano all'interno tra le forche caudine degli imbestialiti romanisti, tenemmo duro la nostra posizione. La partita, come scritto sopra, fu vinta da un bel gol di Vito D'Amato e la gioia di quei 500 eroici tifosi biancocelesti fu immensa.Se avete modo di consultare Laziowiki, potete trovare oltre la cronaca, peraltro scritta qualche anno fa dal sottoscritto, anche tante foto e tra queste il nostro allenatore Mannocci che ci saluta indirizzandosi a partita conclusa verso gli spogliatoi, al tempo collocati tra curva sud e Monte Mario. Per quel che riguarda i "contatti" tra le due tifoserie, occorre dire che a quei tempi, a parte qualche sporadica scaramuccia, erano sovente i leader delle due tifoserie a prendersi a cazzotti. Il nostro era Luciano, un omome sovente ubriaco, di professione spazzino che si fronteggiava con Dante fruttivendolo del Trionfale. Una situazione tipo Achille contro Ettore.
Post davvero bellissimo.
Sono del 66 e dei racconti di mio padre degli anni 50 e 60 ricordo purtroppo poco o nulla
Citazione di: Vogel_Lazio il 05 Set 2025, 15:33
Ti ringrazio moltissimo per questo tuo bel racconto e per la spiegazione. Con l'occasione sono anche andato a vedere la pagina di quella partita su LazioWiki (sempre sia lodata!).
Mi piace molto ascoltare/leggere racconti sulla frequentazione allo stadio del passato. Grandi operazioni come LazioWiki o i libri ci raccontano, o riscoprono, grandi momenti della nostra storia, ma purtroppo i ricordi di chi ha frequentato gli spalti rischiano sempre di sparire o lasciare poche tracce (ad esempio: un mio grande rimpianto è non aver conosciuto mio nonno o i suoi fratelli che già dagli anni Trenta seguivano la Lazio allo stadio; e cosa non darei per poter, magicamente, parlare con qualcuno che ha frequentato la Rondinella).
Di quel Luciano che nomini ho letto qualcosa in giro, anche in quel libro di Troncarelli che ricordavo nel post precedente. Se non sbaglio Luciano era un capo di quel periodo insieme a un certo Leonida.
Ricordo un Leonida che suonava la carica con la tromba in sud...
È lo stesso?
Citazione di: turco il 05 Set 2025, 21:34
Ricordo un Leonida che suonava la carica con la tromba in sud...
È lo stesso?
Credo di sì. Di lui ricordo informazioni sparse lette qua e là, tra cui (vado a memoria - e spero di ricordare bene) che andava allo stadio indossando una corona d'alloro (non so se sempre o ogni tanto), che bazzicava un bar di via Principe Amedeo e che, davvero sfortunatissimo, non riuscì a vedere la Lazio campione del 1974 per poco.
Citazione di: Palo il 05 Set 2025, 16:35
Però, a scuola il lunedì erano sempre botte, date e prese, dato che loro erano parecchi più di noi tre o quattro.
OT
a tal proposito io devo dire che : magari per mera fortuna , alle superiori nel più grosso istituto tecnico di Roma, in classe eravamo nettamente di più non dico il doppio ma quasi,
e l'estrazione sociale era esattamentela mia, zone popolari di Roma (tendenzialmente sud ed est), mai fatto a botte (e per altri motivi mi scazzottavo un giorno si e l'altro pure), prese per il culo e sfottò a gogò e va detto che io ci andavo giù pesantemente (anche se i tempi non erano granchè favorevoli, ma acco ero io ad attaccare e loro tendenzialmente subivano) mai nessuno ha reagito in malo modo.
Per dire ad un amico (a quei tempi grande amico poi ci si è persi di vista, i social apparvero anni e anni dopo) in occasione del post riommammerda Liverpool gli apparecchiammo il banco con un bandierone della Lazio con drappo dei Reds lui abbozzò con nonchalance per ben 7 ore (va beh che la metà del tempo stavamo fuori) ma non tocco' mai la bandiera (unica cosa che fece quel giorno non ci parlò mai di sua sponte).
Ma sta cosa di essere quasi sempre in maggioranza o al più alla pari mi capitò anche nei vari corsi fatti nel post diploma (nei vari lavori invece tendenzialmente ero solo), ma anche li mai nessuno rompeva le palle, anzi se succedeva poi se ne pentivano amaramente :=))
EOT
Su Vito D'Amato ; io non l'ho mai visto giocare ma ho sentito parlare di lui, ma soprattutto lessi di lui sui vari libri ed enciclopedie della Lazio uscite nel tempo
Le notizie riportate su Leonida sono esatte.Era un piccoletto, dal volto segaligno, spesso anche lui ,come Luciano, amava alzare il gomito, anche durante le partite. Si presentava con una corona di alloro in testa, un manto biancoceleste e sovente con un campanaccio in mano. Gli scritti di Troncarelli (amico del famoso muretto) a riguardo sono perfetti.
Ho letto sopra di un altro gol di D'Amato molto importante. Anche qui vi è qualcosa da raccontare circa i Milan Lazio del 1966. La prima partita il 23 gennaio fu sospesa per nebbia al 54' sul punteggio di 0-0, il recupero della stessa avvenne il 2 febbraio e con i rossoneri in vantaggio di due reti fu interrotto ancora una volta per nebbia. Finalmente il 9 marzo, il cielo di Milano non fece scherzi, ma lo scherzo lo fece la Lazio che vinse con un 2-0 meritatissimo. Dopo il gol del "Professore"Governato fu proprio D'Amato ad andare a rete e con una rete da" irresponsabile" (Giordano, per intendersi per me realizzò diversi gol "irresponsabili"). Pallone carpito a Noletti con ingresso sull'out dell'area piccola e dalla linea di fondo, pur avendo il compagno Ciccolo solo soletto in mezzo calcia dai 6 metri superando Santin e facendo passare il pallone sotto le gambe del portiere Balzarini e di capitan Maldini appostato sulla linea. Ma in quel 1966 la Lazio ne fece un altro di scherzetto al Milan. Campionato successivo,16 ottobre, Gianni Rivera a quattro dal termine porta i suoi avanti sul 2-1. L'arbitro fischia la fine dell'incontro, ma la panchina laziale è attenta: mancano ancora due minuti da giocare! Il direttore di gara fa ammenda dell'errore e richiama le squadre in campo. Due nostri giocatori sono già negli spogliatoi e tornano in campo con gli scarpini slacciati e a quel punto un paio di rimpalli e Bagatti mette in rete il pallone del pareggio. San Siro esplode con invasione di alcuni scalmanati che colpiscono l'aribtro e quindi duri scontri all'esterno con la polizia.
Personalmente sono stato una solo volta a San Siro (dicembre 1972) per un Milan Lazio bellissimo sospeso a pochi minuti dal termine con i rossoneri in vantaggio con Chiarugi. Ancora la nebbia ci dette una mano. Grande trasferta quella. Eravamo 10.000 tifosi biancocelesti. Contai 80 pulmann giunti a Milano e tre treni (non speciali per via del periodo natalizio) strapieni di tifosi.Quando la nebbia divenne fittissima, nell'incertezza di cosa fare in campo, mancavano pochi minuti al termine, nell'anello superiore i tifosi di casa iniziarono ad accendere i falò con in giornali sperando che il fumo potesse (sic!) allontanare il nebbiun e noi giù a spegnere le fiamme con qualche cazzotto che volava di qua e di là.La partita fu sospesa e quindi questo è il mio unico e strambo ricordo di San Siro.