Rispondo con piacere a quanto richiesto da Vogel_Lazio.Il derby in questione, con la Roma ospitante, si disputò alla sesta giornata di
andata.La Lazio era incredibilmente imbattuta e veleggiava ai primi posti della
classifica.Io, dodicenne, avevo sottoscritto il mio primo abbonamento assieme a mio fratello maggiore. Le cose andarono così. Fermo restando che al derby i tifosi delle due squadre assistevano all'incontro negli stessi settori, seppur già separati, la conquista del secondo balconcino a sinistra della curva sud era considerato da entrambe le due tifoserie il punto chiave del tifo più caldo (e questo sarebbe stato così sino agli inizi dei Settanta). Noi laziali ci ritrovammo all'apertura dei cancelli al lato destro della curva, vicino alla Tevere per intendersi.Eravamo poche centinaia,mentre ai cancelli alla nostra sinistra già vi erano almeno tremila romanisti.Accadde che uno dei controllori fosse un tifoso dei nostri. E così aprì per simpatia il nostro cancello prima di quanto era stato disposto.Così tra le urla dei giallorossi, entrammo per primi precipitandoci alla conquista del famosi balconcino. Per quelli di là una beffa atroce, per me ragazzino una situazione da "Ragazzi della via Paal". Al tirar delle somme con i ritardatari che passavano all'interno tra le forche caudine degli imbestialiti romanisti, tenemmo duro la nostra posizione. La partita, come scritto sopra, fu vinta da un bel gol di Vito D'Amato e la gioia di quei 500 eroici tifosi biancocelesti fu
immensa.Se avete modo di consultare Laziowiki, potete trovare oltre la cronaca, peraltro scritta qualche anno fa dal sottoscritto, anche tante foto e tra queste il nostro allenatore Mannocci che ci saluta indirizzandosi a partita conclusa verso gli spogliatoi, al tempo collocati tra curva sud e Monte Mario. Per quel che riguarda i "contatti" tra le due tifoserie, occorre dire che a quei tempi, a parte qualche sporadica scaramuccia, erano sovente i leader delle due tifoserie a prendersi a cazzotti. Il nostro era Luciano, un omome sovente ubriaco, di professione spazzino che si fronteggiava con Dante fruttivendolo del Trionfale. Una situazione tipo Achille contro Ettore.