Citazione di: Il nostro Giorgione il 31 Ago 2021, 01:05
Guarda, io penso che durante l'ultima famigerata call, Ramadani abbia raccolto il massimo del suo negoziato, incassando tuttavia una controproposta dell'EL superiore alle previsioni iniziali.
Tare, a sua volta, ha successivamente dato luce verde, dicendo che l'affare si poteva chiudere a quella cifra.
Quindi, poiché il prezzo controproposto dal EL eccedeva comunque le previsioni e "assicurazioni" dell'agente nonché il limite del mandato originario del DS, si sono riservati di confermare l'adesione della Lazio con una comunicazione ufficiale.
Tutto a posto.
Manco per il caxxo, perché Lotito nel frattempo si faceva i suoi ragionamenti; sentiva i suoi amici/colleghi Viperetta e Setti e, alla fine, ha sfanculato tutti è deciso lui di prendere Zaccagni, spendendo la metà.
Io mi sono fatto quest'idea, che mi pare metta a posto tutti i pezzi (compresa la rosicata di Pedullà per conto terzi; la curiosa intervista di Tare; la b.n. di Bild che dava chiuso l'affare nel pomeriggio; le voci che sono arrivate un po' a tutti circa il buon fine dell'operazione: il gruppo di lavoro dei "manager" aveva chiuso, ma a condizioni molto più onerose rispetto al previsto. E l'imprenditore ha fermato tutto e seguito il suo intuito. Speriamo, come spesso gli accade, che abbia preso la decisione gusta).
Quello che - a me pare - a molti sfugge è che Lotito, Tare e l'allenatore (Sarri) lavorano per la stessa squadra; ognuno con il suo ruolo e le proprie responsabilità. Non fosse così, la Lazio sarebbe al livello del Torino - perchè oltre al blasone, bisognerebbe guardare anche i numeri.
Invece, dipingendo scenari da "lunghi coltelli", si pensa che l'uno voglia fottere l'altro; anzi, no, meglio: che uno in particolare (Tare) voglia fottere tutti. Lotito: facendogli buttare i soldi in stecche per i suoi amichetti slavi e balcanici. E Sarri: presentandogli giocatori sconosciuti, che vuole solo Iglone, a prescindere dalle necessità della squadra. Se le cose stessero davvero così, oggi Sarri non sarebbe alla Lazio, perchè chissà la Lazio dove sarebbe. Non mi pare difficile da immaginare.
Dipingere la Lazio come una società in cui ognuno pensa ai c*zzi propri lo trovo davvero avvilente. Presidente, direttore sportivo e allenatore invece - ognuno nel rispetto dei propri ruoli - si confrontano quotidianamente; con il secondo, il d.s., a fare da mediatore tra il capo (budget) e i piedi (le esigenze tecniche).
Trovo singolare rinfacciare a d.s. o allenatore le scelte di specifici giocatori in sede di mercato, quando è evidente come l'uno e l'altro lavorino a stretto contatto, cercando di ricavare il massimo da quello che il mercato (ragionevolmente) offre, in base alla propria rete di contatti e a ciò che le casse consentono.
Felipe Anderson, Hysaj, Pedro, Basic, Romero, forse Zaccagni, chissà se un altro, non sono di Sarri o Tare: sono di Sarri
e Tare. L'allenatore, se possibile, fa richieste specifiche; se non è possibile (costi e disponibilità sul mercato) il mister indica le caratteristiche desiderate e il d.s. sceglie il profilo che, secondo lui, è il migliore in rapporto alla qualità e al prezzo (Basic). Non è scandaloso che Sarri non conosca Basic: perchè Sarri fa l'allenatore, non il direttore sportivo.
Le strategie sono sempre il più possibile condivise, fra tutti i protagonisti.
Probabilmente, ieri, è avvenuto lo stesso (Tare e Lotito si sono divisi Tinti e Setti per Zaccagni - con Tare anche al telefono con Ramadani, per Kostic).
Come tante volte è accaduto in passato, e tante volte accadrà in futuro. Le possibili diversità di vedute, poi, fanno parte del gioco.
È divertente parlare di pallone e calciomercato. Ma sarebbe più serio farlo, ricordandosi che di quello succede dietro le quinte noi non conosciamo che frammenti. Oltre al fatto che molti di noi fanno tutt'altro lavoro nella vita, e quindi le conoscenze della materia sono quelle che sono.
Forza Lazio.