tale la noia da mondiali, ancora peggio quando manco c'è uno straccio di partita da vedere, che inizierei subito il campionato vero, quello di serie a. non dico rigiocare che è stato uno strazio. ma ho voglia di Lazio, tifo tutto quello che è celeste, m'inebrio di italo-sudamericani, certe facce che manco salgado, gente che c'ha l'allevamento di tori in cortile, tamarri e parrucconi. ma sono tutti biancocelesti. il brasile no, oramai sò ricchi sfonnati. e poi maradona è meglio e' pelè. detto questo, è arrivata l'estate. il centro storico è assolato generosamente. a fare vento gli shorts di mezzo mondo. gran bella cosa il turismo. vorrei fare il gondoliere dell'asfalto. imparare i dialetti danesi, quante province ha la polonia, come si dice "turone" in macedonia. e così attraversando via del plebiscito mi illudo che tutto vada bene, di fica e di pansa, cioè di Lazio. ma c'è una cosa che ancora mi fa male, che ancora non ho digerito, e non voglio ascoltare quel detto saggio di nick hornby, tanto c'è un'altra stagione. no, il rigore sbagliato da Floccari è una ferita nascosta che nessuna sellerona danese nessuna inglesina dai piedini smaltati di verde nessuna americana dalla bocca larga e fiera potrà mai capire vedere e sanare. e allora attraverso la strada parlando da solo, vestito tutto fico come uno della City. mentre sono solo uno [...] che s'è visto cagare un rigore nel derby sotto ai propri occhi. penso a floccari. come un folgorato.