L'arte e la distanza. La lontananza del disappì. Le domande senza risposta.

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L'arte e la distanza. La lontananza del disappì. Le domande senza risposta.
« il: 10 Dic 2018, 06:35 »
Buongiorno. Uso molto poco internet e, quando posto qualcosa sui 2 forum che ''frequento'' (seh), lo faccio di corsa e male. L'altro forum, paradossalmente, essendo prettamente dedicato alla musica, avrebbe più attinenza, però, per qualche motivo, preferisco fare queste mie considerazioni su questo qui, dedicato alla Lazio. Perché l'altro è frequentato da americani e, per quanto mi piaccia parlare l'inglisc, non posso non riconoscere che solo la mia lingua madre mi permette di arrivare al cuore di certe cose che, con termini anglosassoni, potrei solo ''sfiorare'' leggermente. In primis, però, perché leggendovi, anche solo discussioni su di un qualche modulo, a 3, a 5 o a 4, ho notato che, al di là dei meriti di comprensione calcistica o meno, c'è gente che ''ragiona''.

L'arte e la distanza

Anni fa ero in chat (brrr) con Stefano, ragazzo che canta e suona come me. E si parlava dei suoi progetti, di come andava il nuovo video su YouTube e cose così. E mi diceva che sì, tante views, però comunque ai concerti la gente era poco, che alla fine i post per suonare erano anche meno, che quel genere (punk rock) andava un po' più di moda nel 2005 e compagnia bella. Allora io mi feci qualche domanda. E gli dissi, ''Sai, Stefano, a me piace come scrivi, penso che i tuoi testi siano intelligenti. Sicuramente io il punk lo intendo un po' diversamente da te, però la tua musica mi piace. E, sai, a me piace e non interessa che tu sia Stefano che abita ad 1 ora di treno da me o Stefano musicista famoso in rotazione su MTV''. E lui, ''Sì sì, lo so, fossero tutti come te, io lo so quanto ami la musica...''. E lì pensai alla distanza. Questo concetto prese vita dentro di me. Ma quanto conta, la distanza? Questo mio conoscente, Stefano, dovete sapere che, seppur facendo per anni il mio stesso simil-genere, anche, ammettiamolo, in modo più ignorante, meno ricercato rispetto al sottoscritto, ecco, è più carino di me e, soprattutto, conosce tanto gente. Di conseguenza, ai suoi concerti, mal che vada quei 15 seguaci vanno a sentirselo, a Stefano. E allora la distanza, ancora. E lì, ''Stefano, io credo una cosa, che i tuoi amici non potranno mai apprezzare le tue canzoni come le apprezzo io. E sai perché? Perché sono i tuoi amici. C'è troppa poca distanza''. Perché sì. Mi resi conto che questo ragazzo non riusciva ad avere quella pazienza necessaria per capirla una cosa. Capire se ci piace o meno. Feci una battuta. Quando ascoltiamo un pezzo musicale, magari anche brutto, se sappiamo che l'ha scritto un americano, un inglese, chessò, un conservator-ese francese, c'è quella distanza. E tendiamo, incosciamente, ad essere più sinceri nel giudizi ma, allo stesso tempo, paradossalmente, più bugiardi. E, nella nostra menzogna, diamo più tempo, dedichiamo più attenzione a quell'americano, inglese e conservator-ese francese. A Stefano, invece, una volta ascoltati i suoi pezzi, venivan dette sempre le stesse cose, in ciclo, ripetutamente: ''Grande fra'', ''Grande Ste'', ''Sì, ci sta!'', ''Sono contento per te!'', ''Bravo Ste!''. Non so se mi sono spiegato. Questo, ovviamente, non per dire che io ascolto la musica ''meglio'' dei cari amici di Stefano. No. Questo, bensì, per arrivare al secondo punto della mia considerazione. Sono due cose diverse, però fanno parte dello stesso gruppo. E quindì andiamo, scendete di un rigo.

La lontananza del disappì

Mesi fa, essendo che sono stato di nuovo cacciato di casa, son dovuto scendere ad un compromesso. Sin dall'età di 10 anni, ho sempre comprato, dischi, VHS, films, DVDs, musicassette e compagnia. Quei 2 anni di streaming in cui ho rubato a chi crea qualcosa ancora me li piango. Però poi ho rimediato. Verrò poi perdonato. Tornando serio, comunque, dicevo, un compromesso. Nella mia stanzetta, fatti 2 passi ci trovi uno dei 4 muri e, per me che soffro d'ansia, panico e  asma, è l'ideale. Ma il ''problema'' è che nel tempo ho collezionato così tante cose belle che qualcuno ha deciso che, a quel ''problema'', andavano tolte le virgolette, facendolo diventare un problema, senza virgolette. Ed io, scemo e ingenuo come sono, che come Woody Allen mi scasso gli occhiali prima che lo facciano gli altri, non ci ho messo molto, a renderlo reale, nella mia testa. E allora ho dovuto comportarmi da grande, fare spazio. E tanti di quei film e dischi che per anni ho palpeggiato, li ho dovuti vendere, buttare, regalare. Ma non è questo il punto, tant'è che alla fine ho fatto pure bene, nel senso che ora c'ho spazio per cose nuove. Sono ''cresciuto'', ho capito che a volte bisogna fare una cernita, che non ti puoi accattare ogni singolo film che ti piace, tutto Landis o tutto Dante, a meno che tu non abbia un castello dove esporre il tutto. Ma, ancora, non è questo il punto. Ero sul mio lettino e avevo lo sguardo perso, con la testa come sempre altro. Lo sguardo, però, seppur perso, era rivolto al mobiletto bianco dove tengo i compact disc dei Buzzcocks e i digital video discs di Linda Blair. E pensavo al perché sono legato a certi accordi, melodie, certe storie, certe inquadrature, come nel Manhattan dell'Allen ebreo. E dicevo, guardando a quella plastica, ''Ma cosa conta questa confezione, questa copertina, con l'amore che io provo verso quelle storie in codesta plastica incluse?''. Da brividi, comprendo. E pensai al prodotto. Il prodotto. E la lontananza. La mia lontananza. E dicevo, nasciamo e l'arte ci viene passata come prodotto, della serie, ''Studio poi leggo, vedo un film, ascolto un disco''. Che lo studio sarebbe la priorità e, il film o disco un intrattenimento, messo in confezione, a due dischi, con libricino, in offerta su Amazon o anche al mercatino, 30 anni fa. Ma questo, cosa a che fare con il mio amore per il personaggio di Stallone che dopo aver resistito 15 rounds col campione, anzichè sbraitare nell'egocentrismo muscolare, come avremmo fatto tutti, invece, invoca la sua amata col naso che sgorga sangue? E così mi sono allontanato. Mi son detto, ''Ma che gliene frega a Stallone di me''. Detto con sarcasmo, ovviamente. E quindi pensavo che l'arte dovrebbe essere un modo per dire qualcosa. Nel senso che io voglio parlare di una cosa e, invece che rompere le scatole a Lazio.net, ci faccio un film, un album. E, se poi per caso lo vedo in una qualche confezione DVD + Bluray, vado al centro commerciale e lo brucio. Che chiusura, eh.

Le domande senza risposta.

E allora la distanza. La lontananza del giovane e scomparente disappearingCaulfield. Quando pulisco casa e mi trovo a spolverare the Entity con Barbara Hershey, poveraccia lei, nel film, donna sola che deve sfamare una famiglia, si ritrova pure attaccata da un demone sessuomane. E mi dico, fra me e me, ''Ma che spolveri, non ti vergogni?''. E voi, vi vergognate quando ordinate un cofanetto con la vostra serie TV preferita? Cosa cercate dall'arte, intrattenimento, divertimento o filosofia? Io, comprensione, forse. Su internet mi faccio chiamare Enid. Enid è un fumetto, poi un film recitato da una donna che se sapesso quanto bene le voglio... E quando uscì il bluray del film, qualcuno scherzò, ''What? Bluray? Enid character would surely hate to see her in a 4K HD movie!''. E, Enid, tu che sei solo un film e siamo così lontani, almeno mi capisci? Io sì. Domande senza risposta.

FONTE: Secondo anno di tecnico superiore, Freud grida vendetta.

PS: E forza Lazio (carica!).






 

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