Noi credevamo

Aperto da Fiammetta, 07 Set 2010, 14:51

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Fiammetta

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Confesso di aspettare il suo arrivo in sala con le aspettative euforiche di una bambina che attenda la proiezione di Harry Potter.
A partire dal titolo e dal libro, da qualche parte dentro di me (una parte sepolta viva, latente, gracchiante più che urlante in sé  :roll:) io so che questo film lo adorerò.
Inoltre, ho letto un'intervista a Martone (oggi c'è stata la proiezione del film per la stampa) che ha peggiorato notevolmente il mio stato di impazienza.
Ve la posto, così vi fate un'idea:

Risorgimento Martone
Notizia del 7 settembre 2010 - 13:37

"Mazzini? Non solo per Marx, era un terrorista", dice il regista. In Concorso, con l'Italia che Noi credevamo

Applausi alla Mostra del cinema di Venezia per le proiezioni in anteprima per la stampa di Noi credevamo, il kolossal di Mario Martone, terzo film italiano a passare in concorso al Lido.
La pellicola racconta in quattro episodi (e quasi tre ore e mezza di film) altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l'Unità d'Italia, attraverso le storie di tre ragazzi del sud, Domenico (Luigi Lo Cascio), Angelo (Valerio Binasco) e Salvatore (Luigi Pisani), che in seguito alla repressione borbonica dei moti del 1828 maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini, interpretato da Toni Servillo.
Le vite dei tre verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche. Sullo sfondo la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i padri della patria, dell'insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui si eè sviluppata l'Italia in cui viviamo.
Martone lascia da parte Cavour ("ci vorrebbe un film a parte e quindi ho deciso di concentrarmi sui repubblicani", dice) e porta al cinema un Mazzini che non è molto diverso da un terrorista dei giorni nostri, come ammette il regista, che ha deciso di dedicarsi a questo film dopo l'11 settembre: "Non c'è una sola parola che Mazzini pronuncia nel film che non derivi dai suoi scritti. Questo aspetto terroristico, perché così veniva definito del resto Mazzini dalle polizie di tutta Europa ma anche da Marx ed Engels, non è un'invenzione mia né di Giancarlo De Cataldo (cosceneggiatore del film col regista, ndr) è qualcosa che appartiene alla storia. Naturalmente Mazzini è un personaggio immenso e quindi lungi da me l'idea di ridurlo solo a terrorista. E' stato un uomo che ha saputo immaginare l'Italia unita in anni in cui era inconcepibile. Certo, la lotta così lunga, l'ostinazione per il credo repubblicano, una forma di mistica religiosa nella forma della lotta, è innegabile. Ma d'altronde fare un Paese è un processo doloroso. Abbiamo cercato di raccontarlo, anche perché la stragrande maggioranza di noi non sa nulla su come é nata l'Italia, ma sa tutto su come sono nati gli Stati Uniti grazie ai film western".
Il regista, vista la coincidenza con i 150 dell'Unità d'Italia, ci tiene a sottolineare che il progetto "non nasce affatto come film d'occasione, scritto pensando all'appuntamento del 2010". "Da quando ho cominciato pensare questo film, da quando ho
cominciato a studiare e a leggere cose che non mi aspettavo fossero accadute - sottolinea - l'urgenza di fare questo film non mi hai mai abbandonato, nonostante le difficoltà produttive e gli anni che ci sono volute. Siamo arrivati a pochi mesi dal 2011, che indubbiamente è un approdo fatale. Io spero che questa coincidenza aiuti il film ad essere visto e ad essere vissuto soprattutto dal pubblico giovane, che non avrà difficoltà ad entrare nelle vite di questi ragazzi di duecento anni fa che hanno sacrificato le proprie vite per far nascere questo Paese. E' un film rigorosamente storico, tutto quello che si vede nel film è tratto da documenti storici. E un film critico ma non è affatto contro l'Unità d'Italia, di cui io sono convinto sostenitore", afferma il regista.
Per Martone la festa veneziana è stata però rovinata dalla notizia dell'uccisione dell'amico Claudio Vassallo, il sindaco di Pollica: "L'avevo invitato alla prima veneziana, anche perché avevamo girate delle scene nel territorio del comune. Sono molto profondamente addolorato", dice.

La redazione - cinematografo.it

Certo, sono tre ore e mezza di film. Mi porterò un pacco di taralli al finocchietto e una birra da un litro.  :D




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Da appassionato di storia del Risorgimento spero che il film sia più onesto e aderente dell'infelice battuta su Mazzini.

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"Questo aspetto terroristico, perché così veniva definito del resto Mazzini dalle polizie di tutta Europa ma anche da Marx ed Engels, non è un'invenzione mia né di Giancarlo De Cataldo (cosceneggiatore del film col regista, ndr) è qualcosa che appartiene alla storia. Naturalmente Mazzini è un personaggio immenso e quindi lungi da me l'idea di ridurlo solo a terrorista. E' stato un uomo che ha saputo immaginare l'Italia unita in anni in cui era inconcepibile."
Scusa, Reflex, io non vedo il problema. Non è una battuta. E' un commento circostanziato di un aspetto che ha rilevanza ed evidenza storica. Credo tu debba prendertela con Marx o con le polizie dell'epoca. Martone ha riportato delle considerazioni altrui e verificabili, non creato dal nulla qualcosa di falso.
In quanto alla sua onestà, è un regista che personalmente seguo dagli anni '80, quando ancora si limitava alla sola regia teatrale. Gli si possono contestare molte cose, da un punto di vista tematico, stilistico, formale, di gusto, come si può farlo con ogni regista. Tranne che pecchi di onestà intellettuale.
E in ogni caso, è tempo che l'arte reagisca alle provocazioni politiche antidemocratiche che attraversano questo Paese da troppi anni, ormai. La provocazione è certamente un dato saliente artistico, più di quanto lo sia da un'ottica politico-istituzionale. E per questo, io la trovo sempre e in ogni caso più accettabile rispetto a quella espressa da qualche cornuto eletto dal popolo. Perché purtroppo quel cornuto quando parla rappresenta anche me. L'arte parla solo per se stessa.
Ieri sera Martone è stato nuovamente intervistato: ha aggiunto che l'albero della nazione è stato piantato. Ma quell'albero ha radici malate e per capire i guasti del frutto, bisogna per forza riandare alla radice. Vi sono problemi storici, piaghe mai sanate che sono ormai in cancrena. Ma questa è una discussione antica e risaputa.
Mi ripeto: io smanio dalla voglia di vedere questo film. E spero che le sale siano piene. Perché quando i cittadini di una nazione sono disamorati e apatici verso la propria memoria storica, non hanno alcun futuro possibile. E questo indipendentemente dal livello di sintonia con ciò che il film si proporrà di mostrare.

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Ho l'impressione che Martone confonda i terroristi con i rivoluzionari, forse per lui è un terrorista pure Che Guevara.
Assurdo il riferimento all'11 settembre, anche se non è un virgolettato.

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Fiammetta

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Reflex, sarò breve perché non mi chiamo Mario Martone, né sono la sua portavoce. Quindi, se vuoi fare polemiche, per  cortesia, trova un  modo per contattare il diretto interessato ed esprimere tutta la tua riprensione perché ha osato violare il mezzobusto aureo di Giuseppe Mazzini. In realtà, Martone è stato è provocatorio proprio per questo: per restituire umanità a delle figure così idealizzate e beatificate, da sembrare mummie inavvicinabili. E anche per restituire dignità a quella quantità oceanica di di illustri sconosciuti sul cui sangue è nata l'Italia come nazione.
Voglio sottolineare solo quanto segue. Dal dizionario Garzanti delle lingua italiana:

terrorismo: s.m. metodo di lotta di gruppi e movimenti politici che, negando o vedendosi negata la possibilità di conseguire i loro fini con mezzi legali cercano di rovesciare l'assetto politico-sociale esistente con atti di violenza organizzata (attentati, omicidi, sabotaggi, ecc.); per estensione,  l'insieme dei gruppi e dei movimenti che praticano questo metodo.

guerriglia: s.f. guerra combattuta da piccole formazioni autonome o bande, fatta di imboscate, assalti a sorpresa, brevi scontri / guerriglia urbana, insieme di azioni violente condotte nelle città da gruppi terroristici.

insurrezione: s.f. ribellione collettiva; l'insorgere unanime di una grande parte della popolazione contro i poteri dello stato.

Ernesto Che Guevara è stato consegnato alla storia come guerrigliero e rivoluzionario. Come puoi ammirare nella sezione lessicale del post, la guerriglia è condotta da formazioni autonome, bande e gruppi terroristici. Che ti piaccia oppure no, questo è italiano.
Mazzini ha avuto la possibilità di passare da una condizione di guerriglia all'insurrezione. Che Guevara ha potuto farlo a Cuba, ma non in Bolivia, ed è in virtù di questo e solo di questo, che accanto al suo nome appare il termine guerrigliero. Altrimenti, sarebbe stato solo un trionfante rivoluzionario.
L'eroe è colui che ha vinto una rivoluzione perché ha trovato un ampio consenso intorno a sé tale da riuscire a far trionfare il progetto eversivo. Perché la rivoluzione è questo: è il perseguimento di un progetto eversivo che tende a rovesciare un sistema politico-sociale e a promuovere la nascita di un altro assetto.
Il guerrigliero e terrorista è colui che ha perso la rivoluzione.
E' il popolo che fa la differenza. Sempre e comunque.
La storia la scrivono i vincitori e hanno un loro lessico. Se l'Italia fosse rimasta divisa, Mazzini sarebbe passato alla storia come terrorista. E cioé come la polizia italiana e internazionale lo definivano all'epoca.
Io davvero tutto questo sdegno non lo capisco.
Meno male che volevo essere breve.  :roll:

E comunque, per tornare a dialogare con me stessa, dovrò aspettare fino a novembre per vedere il film. Porca pupazza.  :(

ReflexBlue

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Nei topic si polemizza, non capisco perché rispondi così piccata. Tra l'altro non ce l'ho né con te né con Martone come professionista, però credo sia legittima una presa di posizione per una frase che reputo sbagliata. La prossima volta apri un topic e poi lucchettalo, che te devo di'.

Ritornando alla frase, e la chiudo qui, ribadisco che non mi piace il riferimento ai terroristi dei giorni d'oggi e all'11 settembre, visto che le modalità di azione son ben diverse: Mazzini non organizzava stermini di gente inerme. Credo che Martone, furbescamente, abbia giocato sull'accezione che ha il termine terrorista ha ai giorni d'oggi, connotandolo di una violenza indiscriminata che non apparteneva al pensiero mazziniano.

Comunque lo andrò a vedere con grande curiosità.

Fiammetta

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Non sono piccata: sono solo in astinenza da nicotina; e per me possiamo polemizzare per 500 pagine. Il problema è che tu non ti sei dato nemmeno la pena di ascoltare un'intervista completa al regista e poi mi vieni a scrivere che non capisci e trovi assurdo il riferimento all'11 settembre. E' ovvio che non lo capisci. Non è quello ad essere in correlazione con Mazzini. Quella è stata un'assimilazione assurda fra due concetti non in correlazione, ad opera dei titoli della stampa che attraverso sintesi imbecilli, deve "aizzare" l'attenzione. L'11 settembre è stata la vicenda che ha generato il progetto del film, perché ha innescato una riflessione sulla reazione americana agli attentati, su come gli USA magnifichino (proprio nel senso di lente d'ingrandimento) la propria identità nazionale, su come la cinematografia americana abbia trattato a piene mani e, dunque, consegnato alla consapevolezza internazionale le proprie guerre d'indipendenza, mentre l'Italia lo ha fatto sicuramente in modo minore, ma come gli USA agli albori della propria cinematografia, senza mai scalfire quella patina iconografica dei protagonisti del Risorgimento. Gli USA sono andati avanti offrendo visioni molto più spietate e saccheggiando quel momento storico fino allo sfinimento. L'Italia no. Da quel momento in poi Martone ha sentito l'esigenza di fare un film sul Risorgimento. Come vedi ciò non ha nulla a che vedere con Mazzini.
La critica è un diritto straordinario e un bell'esercizio, quando però abbia almeno il requisito minimo di informarsi sull'oggetto del contendere. Questo film è costato uno sforzo di sette anni. E' un film definito come storico e a pieno titolo: perché su fonti storiche è fondato. Ma è anche e soprattutto, come ogni film, un prodotto creativo.
Non so tu cosa faccia nella vita; o se ad esempio, per hobby, ti capiti di fare qualcosa di creativo. I processi creativi possono partire da uno spunto che non ha niente a che vedere con ciò che realizzerai. E' come il Bersaglio enigmistico. A volte si parte da un punto lontanissimo e si lavora per associazioni. Io, fra le altre cose, scrivo soggetti teatrali. Anni fa, scrissi una piece sulla vita fetale (sì, lo so, lascia perde...  :roll: non sto bene), perché avevo ascoltato un brano che si intitolava "Concerto per organo e balena". Era stata la mia fonte di ispirazione. Ma come puoi notare, non c'entra una ceppa con la piece che poi era una performance di teatro-danza.
La creatività è così. Non puoi relazionarti a un regista, come faresti con un matematico. I percorsi sono assolutamente diversi.
Comunque se ti sei sentito stroncato, mi dispiace. Non sia mai detto che interrompo una polemica. Mi ripeto, per me possiamo polemizzare per il resto della vita. Anche se mi augurerei per tutti e due, che abbiamo di meglio da fare.


ReflexBlue

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Che lavoro faccio? Il creativo.  :lol:
Però mi cimento con le immagini e non col parole, come si può dedurre dalle mia prosa scarna e poco corrosiva.

Sulla questione, più seria, delle fonti, dopo la tua prima risposta, mi sono fatto una ricerca su google e uno dei pochi articoli che spiega, con parole del regista e non con libere interpretazioni del giornalista, il nesso 11 settembre-film è questo:

«Per la polizia di tutta Europa, ma anche per Marx ed Engels, Mazzini era responsabile di una strategia considerata terrorista – spiega Martone – ma d'altra parte le guerre per l'indipendenza di un paese sono cosa cruenta, lo sanno bene anche gli Stati Uniti. Non è un caso che l'idea del film mi sia venuta proprio dopo l'11 settembre, che invita a riflettere sul rapporto tra terrorismo e lotta per l'identità nazionale. Il fondatore della Giovine Italia allevava schiere di ragazzi disposti a sacrificare la vita per un'idea e se devo proprio fare un parallelo, allora avvicinerei questa figura storica, ma al tempo stesso shakespeariana, ai fanatici islamici o ai martiri cristiani. Non dimentichiamo che Mazzini era profondamente religioso e per scegliere di morire o far morire qualcuno è necessaria una spinta mistica».

A me pare abbastanza esplicito, e scorretto. Basta attingere a qualche libro di storia del liceo per rendersene conto.

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Ah! Pure tu fai il creativo?  :lol: (ma a te ti pagano pure? No, perché a me non sempre...  :()
E' interessante ciò che hai postato. Io ho ascoltato l'intera conferenza stampa, oltre a diverse interviste quando il film era ancora in lavorazione e dopo la presentazione del film a Venezia. Ma questa affermazione particolare mi mancava.

Citazione di: ReflexBlue il 10 Set 2010, 15:12
«Per la polizia di tutta Europa, ma anche per Marx ed Engels, Mazzini era responsabile di una strategia considerata terrorista – spiega Martone – ma d'altra parte le guerre per l'indipendenza di un paese sono cosa cruenta, lo sanno bene anche gli Stati Uniti. Non è un caso che l'idea del film mi sia venuta proprio dopo l'11 settembre, che invita a riflettere sul rapporto tra terrorismo e lotta per l'identità nazionale. Il fondatore della Giovine Italia allevava schiere di ragazzi disposti a sacrificare la vita per un'idea e se devo proprio fare un parallelo, allora avvicinerei questa figura storica, ma al tempo stesso shakespeariana, ai fanatici islamici o ai martiri cristiani. Non dimentichiamo che Mazzini era profondamente religioso e per scegliere di morire o far morire qualcuno è necessaria una spinta mistica».

A me pare abbastanza esplicito, e scorretto. Basta attingere a qualche libro di storia del liceo per rendersene conto.
Perdonami, io tutta questa scorrettezza mi ostino a non vederla. Sarò strana io, ma da autrice, ho imparato che quando vuoi proporre qualcosa che abbia almeno un minimo spessore storico, devi imparare a essere laico da un punto di vista morale. Altrimenti, semplicemente interpreti gli eventi in modo personalistico. Secondo ciò che tu trovi tollerabile o meno. Ma la storia non è fatta di cose che tolleriamo oppure no. La storia è fatta di eventi. E dunque il personalismo deve tenersi distante dal vero storico. Mi potresti obiettare a questo punto che è proprio Martone a fare personalismi. E a questo non potrei rispondere, perché disgraziatamente adesso devo lavorare. Ma non vorrei mai tu pensassi che non rispondo, perché mi hai lasciata senza parole. E' una cosa che non capita praticamente mai.  :P
Sono qui, pronta alla guerra. Dobbiamo solo rimandare di qualche ora.
Il dibattito è proprio quello: come ci è stato raccontato questo benedetto Risorgimento e se c'è qualcosa d'altro che dovremmo sapere.
A frappe'.

ReflexBlue

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Citazione di: Fiammetta il 10 Set 2010, 15:50
Ah! Pure tu fai il creativo?  :lol: (ma a te ti pagano pure? No, perché a me non sempre...  :().

Di solito mi definisco un artigiano, creativo mi mette un po' in soggezione. Comunque sì, farsi pagare è il momento più epico e... creativo  :D di un progetto. Se comincio a snoccialare gli aneddoti altro che Mazzini e il Risorgimento..  :(


Citazione di: Fiammetta il 10 Set 2010, 15:50
Ma non vorrei mai tu pensassi che non rispondo, perché mi hai lasciata senza parole. E' una cosa che non capita praticamente mai.  :P
Sono qui, pronta alla guerra. Dobbiamo solo rimandare di qualche ora.

Sono conscio che alla fine mi annienterai, però vorrei uscire con l'onore delle armi. Ti lancio una provocazione, anche perché anch'io mi dileguerò per un po': e se Martone, culturalmente vicino al materialismo marxiano (vedi anche il riferimento nella famigerata frase), avesse letto l'idealismo di Mazzini come proto-fondamentalismo religioso?

Fiammetta

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(Premessa a Reflex: non ce l'ho con te, ma con quell'accozzaglia di rifiuti indifferenziati di Brunetta)

Scusa il ritardo. Come giustamente dice Brunetta, noi meridionali siamo delle "sacchette", minimo scansafatiche, massimo criminali. Anche le vie di mezzo fra questi due estremi, non dànno origine a nulla di umanamente accettabile. Dunque, prima di risponderti, ho atteso grattandomi la pancia per due giorni e consumando pollo unto a mani nude davanti al monitor, asciugandomi lievemente le mani strofinandole contro le pareti, leccando uno schizzo d'olio che si era stampato sulla porta (sai, noi amiamo la pulizia a qualsiasi costo) anche perché la doccia già non la facevo da quattro giorni e non mi lavavo i denti da cinque, pertanto, a quel punto, potevo beatamente schiattarmi le natiche sulla pila di soldi che ho scippato in una settimana di indefessa attività, per cercare di calarmi perfettamente nel pupo rappresentante il meglio del  folklore campano, ed essere all'altezza di rispondere a un qualsiasi essere umano pregno di civiltà residente al di là del Garigliano.

Ciò detto: la tua provocazione è davvero interessante. Ti confesso che non avevo preso nemmeno lontanamente in considerazione un'ipotesi del genere. E alla luce di quanto affermato da Martone e da te riportato, mi sembra un'osservazione più che verosimile, la tua. Forse però, più che di proto-fondamentalismo religioso in sé, io parlerei di fondamentalismo ideologico-romantico. In fin dei conti, Mazzini ha inseguito il sogno unitario per tutta una vita con un accanimento che definirei dantesco, da innamorato platonico. L'unità d'Italia è stata la sua Beatrice, collocata a viva forza nel Paradiso, senza nemmeno sapere se lo meritasse o meno. Solo per sublimazione d'amore e con ogni mezzo a sua disposizione, immorale o no. Intanto, però, a differenza del merito o meno di Beatrice, nel caso mazziniano la verità è che non si può pensare di creare un nuovo stato senza spargimenti di sangue. Per cui, si sarà trattato anche di un fondamentalismo romantico, ma solo per Mazzini. C'è davvero poco di edificante nei bagni di sangue, a qualsiasi etica romantica siano essi ispirati. Ecco, mi pare questo il fulcro del film di Martone: l'enorme prezzo di sangue delle idee romantiche. La guerra, per quanto possa essere trovata sacrosanta, resta guerra. Inoltre, Martone cerca di trattare il processo dell'unità d'Italia come un troncone incompiuto, un'opera riuscita solo in minima parte e fallita in moltissimi aspetti.
E, a questo scopo, ora voglio essere io a lanciare una provocazione:
non so se tu abbia letto le dichiarazioni di Brunetta a proposito di Napoli, Caserta e della Calabria. Se così non fosse, te le posto di seguito:

Brunetta, Napoli? Basta fare struzzi, situazione insopportabile
''il federalismo e' una grande opportunita'''
12 settembre, 18:12
   
Brunetta:primi, senza Calabria-Campania
Brunetta, Napoli? Basta fare struzzi, situazione insopportabile

ROMA - Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, torna sulla polemica scatenata dalle sue stesse parole quando ha dichiarato che senza l'inurbazione Napoli-Caserta e la Calabria, l'Italia sarebbe uno dei primi paesi in Europa. ''Chiunque non sia ipocrita - dice intervenendo a 'Il Brunetta della domenica' su Rtl - puo' dirmi se c'e' da dissentire su questa affermazione. Occorre far convergere tutte le parti del sud e del resto d'Italia che ha enclave non virtuose con il resto del paese. E in questo senso il federalismo e' una grande opportunita'. Ai tanti struzzi dico: andate a studiare, guardate i danni prodotti dalle classi dirigenti del sud. Ieri mi sono divertito a sentire le polemiche di alcuni esponenti di sinistra piu' o meno ignoranti. Ma io ho scritto due libri sul sud. Andateveli a leggere''. Replicando agli sms degli ascoltatori della trasmissione Brunetta aggiunge: ''Napoli e' una citta' bellissima, con gente straordinaria, ma vediamo come e' ridotta. Perche' c'e' tanta ipocrisia? Bisogna cambiare e questo e' quello che cerco di fare con la mia attivita' di economista, ricercatore e ministro. Offende il sud - si chiede - chi si impegna o chi ha galleggiato in questa situazione insopportabile''. Infine il ministro ribadisce ''Napoli e la Calabria sono terre bellissime, peccato che ci sia questa organizzazione terribile e questa considerazione la facciamo tutti. Ho scritto un libro, si intitola Sud. Leggetelo, daro' i maggior ricavi in beneficenza''.

Ti pare che questo sia il congruo risultato di un processo di unificazione, a 150 anni dal suo inizio? Non mi pare, Reflex. Anzi, ti dirò: a me l'Italia "unita" a cazzi suoi, ha rotto abbastanza le palle. Io non voglio il federalismo. Io rilancio: voglio la secessione. Merd@ per merd@, voglio dover sopportare solo il puzzo della mia.
Vorrà dire che la Lazio comincerò a considerarla come mia squadra, ma straniera. Tanto non ho pregiudizi di sorta.
(scusa lo sfogo)

Fiammetta

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Scusa, ho sbagliato dichiarazione.
Ti posto la precedente del grand'uomo di cui sopra.

11/09/2010  «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l'Italia sarebbe il primo Paese in Europa». Così si è espresso il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, secondo quanto riporta "Il Giornale". Spiegando l'importanza del federalismo il ministro evidenza l'esistenza di un sistema malato ben rappresentato dalla "conurbazione» Napoli-Caserta che è «un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c'è, non c'è la politica, non c'è la società». Per dare un'idea, racconta di quando si tenne il primo consiglio dei ministri a Napoli, Per l'emergenza rifiuti in Campania: «La città era vuota. Qualcuno agli angoli delle strade ci faceva il segno con il dito», (il medio). «Gli intellettuali napoletani disquisivano se il termovalorizzatore di Acerra fosse idoneo sì o no. E stavano con la merda sopra i capelli». Mi ricordo «il freddo morale psicologico ambientale di quella giornata. Me lo ricordo. Ed è il segno più tragico, forse più dei mucchi di spazzatura per le strade, di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite».

In realtà, il Sud è davvero tramortito. Ma è in buona compagnia di tutto il resto del Paese. Io poi vorrei conoscerli i rappresentanti politici italiani "ancora vivi".

Adesso devo lasciarti. Vado a scaricare un po' di liquami a mare. E scusa l'OT.

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Bel topic.
Sinceramente, vi ho letto e vi leggo con piacere.
Io che sono ancora un po triste per quando studiai a memoria la spigolatrice di Sapri.
Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti...
Cioé a me quella poesia mi mise un'angoscia assoluta.
Un po come la versione originale e non sanremese di "Ciao amore ciao" di tenco.
Vabbé, pero' trovo interessante questa lettura di Mazzini come proto terrorista.
Lo Spielberg come Guantanamo.




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Citazione di: Fiammetta il 13 Set 2010, 14:53

Ciò detto: la tua provocazione è davvero interessante. Ti confesso che non avevo preso nemmeno lontanamente in considerazione un'ipotesi del genere. E alla luce di quanto affermato da Martone e da te riportato, mi sembra un'osservazione più che verosimile, la tua. Forse però, più che di proto-fondamentalismo religioso in sé, io parlerei di fondamentalismo ideologico-romantico. In fin dei conti, Mazzini ha inseguito il sogno unitario per tutta una vita con un accanimento che definirei dantesco, da innamorato platonico. L'unità d'Italia è stata la sua Beatrice, collocata a viva forza nel Paradiso, senza nemmeno sapere se lo meritasse o meno. Solo per sublimazione d'amore e con ogni mezzo a sua disposizione, immorale o no. Intanto, però, a differenza del merito o meno di Beatrice, nel caso mazziniano la verità è che non si può pensare di creare un nuovo stato senza spargimenti di sangue. Per cui, si sarà trattato anche di un fondamentalismo romantico, ma solo per Mazzini. C'è davvero poco di edificante nei bagni di sangue, a qualsiasi etica romantica siano essi ispirati. Ecco, mi pare questo il fulcro del film di Martone: l'enorme prezzo di sangue delle idee romantiche. La guerra, per quanto possa essere trovata sacrosanta, resta guerra. Inoltre, Martone cerca di trattare il processo dell'unità d'Italia come un troncone incompiuto, un'opera riuscita solo in minima parte e fallita in moltissimi aspetti.


Mi piace questa similitudine, non casuale immagino, tra il padre della lingua italiana e uno dei padri della nostra patria. La questione linguistica fu, tra l'altro, uno dei primi problemi che i piemontesi si trovarono ad affrontare subito dopo l'unificazione, visto che anche nei salotti della borghesia e dell'aristocrazia si preferiva ricorrere al dialetto. Cavour, conscio delle sue difficoltà con l'italiano, scriveva addirittura in francese!

Tornando a Mazzini, direi che fondamentalismo ideologico-romantico è una definizione appropriata. I mezzi per raggiungere il suo scopo? Ci furono sollevazioni violente, ovviamente, ma giova ricordare che le vittime furono quasi esclusivamente concentrate tra gli insorti, a causa dell'impreparazione dei ragazzi reclutati e delle scarse doti strategiche di Mazzini. In questo, cioè nel lanciare giovani vite in confronti impari, si può trovare, forse, una lieve similitudine con il fondamentalismo islamico.

D'accordo, invece, con Martone sull'Unità d'Italia come processo ancora incompiuto, anche se sulle proposte di federalismo ho posizioni un po' diverse dalle tue. Credo che il fallimento sia sotto gli occhi di tutti, e le istanze egoistiche e ignoranti di alcuni personaggi nascondono, se mitigate con raziocinio, potenzialità da esplorare.

Fiammetta

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Reflex, scusa il ritardo, ma è successo che stavo rispondendo al topic Prove tecniche di Secessione. Ho scritto una pergamena, poi l'ho tagliata, l'ho copiata su un documento vuoto e ho cominciato a scrivere un racconto.  :oops:
Sono una grafomane impenitente, lo so.
Però adesso la mia urgenza è di raccontare il curioso caso di Giacomino. E la discussione merita e non voglio improvvisare.
Comunque, nel frattempo rispondo a una cosa sola: le mie associazioni non sono mai casuali, perfino quando io stessa penso che lo siano.  :o

Saluto il gradito esordio di IB su questo topo e approfitto dell'occasione per dirgli che prima o poi gli racconterò di un episodio che vede Silvio Pellico nel ruolo di seduttore di una femminista francese (non ci si crede  :lol:) e rapporterò questo episodio al potere di seduzione di un Puccini già defunto su mia zia undicenne.  :D
Nel frattempo, vi bacio deferente.

Fiammetta

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Reflex, ti chiedo un'altra decina di giorni prima di schierare i miei arcieri che ti trapasseranno come uno spaventapasseri in un campo di grano.  :P  :D (lo so, sono una cazzara totale)
Disgraziatamente per me, per te e per tutti noi, mi è stata commissionata una ricerca a fagiuolo sulla condizione dell'Italia meridionale pre e post-unitaria. Uno sballo unico, sto consultando giornali e cronache dell'epoca, trafitta da strali di goduria che sono certa tu puoi capire.
Però, c'è un però: mi mancano i catasti onciari, ancora. Sono tanti, dispersi fra archivi di Stato e biblioteche storiche. E quelli, per arrivare a supportare ciò che vorrei dirti, mi sono indispensabili.
Spero che questo post non mi si dissolva come il lenzuolo che ti avevo scritto l'altro giorno, in cui parlavo delle differenze fra le istanze territoriali all'interno della Carboneria italiana che, come sai meglio di me, è diventata il supporto più importante del Risorgimento. Parlavo appunto di differenze che, per la loro rilevanza e, talvolta, incompatibilità assoluta, si sono riproposte anche dopo il Risorgimento e dopo l'Unità d'Italia. E che, pur se in modi diversi, continuano a riproporsi tuttora.
Per scaramanzia non riproporrò l'argomento, se non in seguito, inquadrandolo in un discorso più ampio. Mi limiterò a dirti che, secondo Pietro Colletta ne "Storia del Reame di Napoli", la Carboneria al Sud era già diffusa capillarmente nel 1813, a soli tre anni dalla sua prima comparsa nell'Italia del meridione. E che, al suo interno, vi era una fortissima spinta indipendentista e la volontà di creare uno stato autonomo dal resto d'Italia, dopo l'inevitabile cacciata dei Borbone.
Ancora oggi, se chiedi a un campano chi fra le due dinastie reali sia la più odiosa, ti risponderà i Savoia, non i Borbone.
Ma questa è una storia che merita rispetto e profondità, e voglio raccontartela bene. Indipendentemente da Martone e dal suo film.
Nel frattempo, ti porgo i miei più sentiti e mazziniani rispetti.  :D

Fiammetta

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Sono incazzata come una iena.
Il film è uscito in sole 30 copie. Ovviamente, figurati se Caserta sia fra le città in cui lo programmano.
A Napoli è presente in sole due sale: una (udite udite) di ben 26 posti e l'altra di 148. Io non posso muovermi nemmeno per andare a Napoli, è un periodaccio, a stento riesco a fare la metà di quello che dovrei.
Reflex, tu sei riuscito a vederlo? Se sì, sappi che ti invidio con tutta me stessa.  :(
Perché ho letto che tratta anche la pagina del brigantaggio, che è poi una delle cose di cui mi preme discutere nel contesto del film. E non solo del film. Proprio da un punto di vista storico.
(appena recupero un minimo di filo logico che è andato del tutto a farsi fottere fra le diciotto cose simultanee di cui mi occupo da qualche tempo)

ReflexBlue

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Citazione di: Fiammetta il 16 Nov 2010, 02:45

Reflex, tu sei riuscito a vederlo? Se sì, sappi che ti invidio con tutta me stessa.  :(


Ancora no, ho preferito "Uomini di Dio" prima che lo togliessero dalle sale. Comunque a Roma lo fanno in solo quattro sale, mi sa che la prossima settimana salta.  :(
Ti farò sapere.

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genesis

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Citazione di: ReflexBlue il 16 Nov 2010, 14:26
Ancora no, ho preferito "Uomini di Dio" prima che lo togliessero dalle sale. Comunque a Roma lo fanno in solo quattro sale, mi sa che la prossima settimana salta.  :(
Ti farò sapere.
Io abito vicino ad una delle quattro così domenica pomeriggio, dopo lo stadio, sono andato a vederlo con la mia compagna.

Film non facile da seguire, soprattutto nella prima parte, ambientata tra i popolani del Cilento che si esprimono nel loro dialetto: dialoghi, almeno per me, non facili da seguire.
Raccomando massima concentrazione per tutto il film, i personaggi e le vicende narrate sono numerose e si intrecciano.

Non mi addentro molto nella trama perché, se volete vedere il film non mi pare giusto, ma se volete sapere chiedete pure.
Il tema dominante sono le ideologie dei vari personaggi, come si formano, come cambiano e come si vanificano.

Si passa dallo sperare ad un'Italia repubblicana grazie alla sollevazione popolare a una che, pur sorgere come nazione, accetta e invoca il coinvolgimento del Piemonte e alla disillusione finale sui Savoia: lo scontro sull'Aspromonte come punto di rottura finale.
Il tema del brigantaggio è appena sfiorato, Fiammetta.

I personaggi storici non ci fanno una grande figura, eccezion fatta per Cristina di Belgiojoso: chi ne esce veramente con le ossa rotte è Giuseppe Mazzini.

Dati confortanti: nella classifica degli incassi dello scorso weekend è al 15° posto, ma è al primo nel rapporto tra copie distribuite e spettatori. Infatti, quando l'ho visto, la sala era al completo, nessun posto libero.

Fiammetta

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Citazione di: genesis il 16 Nov 2010, 15:22
Io abito vicino ad una delle quattro così domenica pomeriggio, dopo lo stadio, sono andato a vederlo con la mia compagna.

Film non facile da seguire, soprattutto nella prima parte, ambientata tra i popolani del Cilento che si esprimono nel loro dialetto: dialoghi, almeno per me, non facili da seguire.
Raccomando massima concentrazione per tutto il film, i personaggi e le vicende narrate sono numerose e si intrecciano.

Non mi addentro molto nella trama perché, se volete vedere il film non mi pare giusto, ma se volete sapere chiedete pure.
Il tema dominante sono le ideologie dei vari personaggi, come si formano, come cambiano e come si vanificano.

Si passa dallo sperare ad un'Italia repubblicana grazie alla sollevazione popolare a una che, pur sorgere come nazione, accetta e invoca il coinvolgimento del Piemonte e alla disillusione finale sui Savoia: lo scontro sull'Aspromonte come punto di rottura finale.
Il tema del brigantaggio è appena sfiorato, Fiammetta.

I personaggi storici non ci fanno una grande figura, eccezion fatta per Cristina di Belgiojoso: chi ne esce veramente con le ossa rotte è Giuseppe Mazzini.

Dati confortanti: nella classifica degli incassi dello scorso weekend è al 15° posto, ma è al primo nel rapporto tra copie distribuite e spettatori. Infatti, quando l'ho visto, la sala era al completo, nessun posto libero.
Capisco le tue difficoltà di comprensione dei dialetti. Per me è diverso: gioco in casa.
In quanto al brigantaggio, so per certo che è un tema così ampio e composito, da richiedere tre ore di pellicola monotematica, quindi non mi aspetto un particolare approfondimento. Però sono curiosa di vedere come lo accenna. Il "come" è fondamentale, per me.
Del film ho moltissime informazioni, ne ho accumulate a iosa, proprio perché voglio vederlo a tutti i costi, a maggior ragione perché è incentrato sulla diversità delle anime che hanno dato vita a uno stesso movimento, pur se con istanze a volte quasi inconciliabili.
A quanto mi è dato sapere, Mazzini esce a pezzi dalla retorica strombazzante italiana sul suo personaggio. Ma Mazzini, pur se rappresentato come un essere umano (e vivaddio, era ora) resta un grandissimo. Anzi, ti dirò, proprio perché come tutti gli uomini ha i suoi limiti, ai miei occhi, visto ciò che è riuscito a fare, è ancora più grande.
I personaggi storici sono uomini. Dobbiamo avere il coraggio e l'onestà di vederli come tali. Nessuno chiede loro di essere perfetti. Ciò non toglie che, questi personaggi, siano stati protagonisti di qualcosa di straordinariamente rilevante, malgrado i propri limiti.
La cosa che mi preme però precisare è che hanno potuto farlo sul sangue di migliaia di ragazzi che inseguivano un sogno e non si sono arresi. E questi, sono i miei veri eroi. Ci vuole un coraggio da dio per morire a vent'anni per qualcosa che non sai nemmeno se accadrà mai. Ci vuole un coraggio che non oso nemmeno immaginare.
E credo che loro siano i veri protagonisti del Risorgimento. E' per questo che voglio vedere il film. E forse, vederlo una sola volta nemmeno mi basterà.

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