Addio Clarence

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Offline Nano

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Addio Clarence
« il: 19 Giu 2011, 13:03 »
Se ne va una parte di me. Addio Big man e grazie per quello che il tuo sax ha saputo darmi in questi anni.



Offline syrinx

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Re:Addio Clarence
« Risposta #1 il: 19 Giu 2011, 16:06 »
Addio e soprattutto grazie Big Man.

Offline cosmo

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Re:Addio Clarence
« Risposta #2 il: 20 Giu 2011, 10:00 »
In 40 anni di rock è la prima volta che la morte di un musicista mi rende così affranto. Perché ho capito che con la morte di Big Man è finita un’epoca. Per noi che amiamo Bruce Springsteen, l’appuntamento con un concerto insieme alla E Street Band era una specie di garanzia per il futuro, una caparra di speranza e felicità, di appartenenza a qualcosa, che fino a ieri sapevi che si sarebbe rinnovata un’altra volta, un giorno.
Potevano passare mesi, anni, dischi, dolori e gioie; tu eri cresciuto e la vita ti aveva cosparso con tutti i suoi rimasugli,  ma sapevi che un giorno saresti stato lì e avresti visto Bruce e Clarence salire sul palco abbracciati; ci sarebbero stati assolo di sax malinconici e commoventi, e per una volta ancora si sarebbe cementato qualcosa. Un desiderio, un godimento, una visione della musica e del mondo.
Per la E Street Band, che Bruce ha guidato come una band a gestione familiare, Big Man è stato al contempo il totem e la mascotte, il guru e il pagliaccio serio, il nero (l’unico dei ragazzi) invasato di R&B, la leggenda vivente su cui appoggiare lo spettacolo, il pass partout per aprire il cuore del pubblico. Un musicista unico e insuperabile che ha dato alla band il tocco originale, accendendone la fiamma eterna.
Big Man è stato il simbolo della natura mitopoietica della E Street Band, il protagonista insieme a Bruce di avventure che magari non sono mai avvenute, ma a noi piaceva immaginarle. Da quella copertina di Born To Run del 1975 con il boss appoggiato alla spalla dell’amico di sempre. Perché l’amicizia è stato uno dei capisaldi della lunga avventura della E Street, il sangue che scorre nelle canzoni di Bruce. Ogni volta sapevi che si sarebbero ripetuti i cerimoniali e i siparietti all’interno del concerto con Big Man spietato osservatore e giocoso complice del Boss nell’abbattere la quarta parete e creare quel rapporto promiscuo con il pubblico. La migliore rock and roll band del mondo che non si accontentava della professionalità, ma voleva penetrare dentro quella barriera invisibile che divide chi fa lo spettacolo da chi lo fruisce.
E Big Man era là, col viso sepolto nell’ombra trafitto da quei denti bianchissimi, gigantesco, solenne, immobile, pronto a scioglierti l’anima con le note del suo sax.
Big Man adesso non c’è più, e per uno springsteeniano sembra che non ci sia più senso. Non riesco ad immaginare un concerto senza Clarence; come posso pensare di spostare lo sguardo alla destra di Bruce e non vederlo più?
Big Man dava sicurezza, come una guardia del corpo, come un comandamento da rispettare. Nel pieno dell’esaltazione live tu ti fermavi, vedevi Big Man e capivi che ciò a cui stavi assistendo era un sogno. Come se sul quel palco ci fosse il Minotauro o un cavallo alato. Stava succedendo e tu eri lì.
Poi tornavi alla routine maledetta della tua vita vera, ma già pregustavi il ripetersi di un rituale. Ogni volta lo stesso. Ogni volta diverso, perché ovviamente nel frattempo eri cambiato tu. Ma cosa sono i cambiamenti della tua vita ordinaria di comune mortale di fronte al Minotauro?
Come si dice in questi casi? Riposa in pace, Big Man.
Ma sappi che da oggi, quaggiù non sarà proprio la stessa cosa. Mai più. Tutto finisce. E salutaci il Minotauro.
 

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