Anarchismo

0 Utenti e 3 Visitatori stanno visualizzando questo topic.

Anarchismo
« il: 07 Ott 2021, 10:54 »
Ho fatto una veloce ricerca e ho visto che non c'è mai stato un topic che trattasse l'argomento; per questo motivo apro il topic con la speranza che vi possano essere parecchi e variegati contributi ed esperienze personali.
Io mi sono avvicinato all'anarchismo da quindicenne, prima incuriosendomi nel parlare con gente frequentata negli ambienti musicali underground ( punk hardcore e declinazioni varie soprattutto ) e successivamente leggendo L'anarchia. La sua filosofia e il suo ideale di Kropotkin e qualche opuscolo di Malatesta. Poi grazie a Il Debito di David Graeber sono entrato in loop. Ho letto tutti i suoi libri e ho trovato il suo modo di esprimere i concetti anarchici in maniera chiara e fluente e alla portata di tutti. (Su di lui potrei scrivere per ore). Insieme a lui anche qualche libro e libricini di Michael Albert, teorizzatore della "Perecon" , un economia partecipativa. E ultimo Chomsky, che apprezzo sia per le idee politiche espresse negli anni ma anche e soprattutto per le sue scoperte e teorie scientifiche.


Re:Anarchismo
« Risposta #1 il: 07 Ott 2021, 11:55 »
Seguo

Offline orchetto

*****
12899
Re:Anarchismo
« Risposta #2 il: 07 Ott 2021, 18:31 »
Topic interessante. Dico ora un po di cose ma mi riprometto anche di intervenire in seguito
Io ho una formazione di tipo marxista (e leninista), soprattutto per quanto riguarda gli aspetti politici dell'agire di massa e dell'agire militante. Sono però costantemente affascinato dall'anarchismo e capita che a volte mi ritrovi in alcune analisi su alcuni fenomeni particolari o su posizioni su singoli problemi in accordo con posizioni anarchiche (anche se poi anche l'anarchia ha molte correnti al suo interno quindi andrebbe anche specificato quale anarchia). Le posizioni anarchiche a me hanno sempre aiutato a non guardare le cose in un unica prospettiva, a cercare sempre anche l'altro lato, anche se solo come mero dubbio e interrogativo che poi non si traduceva in scelta concreta, anche quando non le condividevo. Insomma, se mi devo porre dei dubbi politici me li pongo in senso anarchico e non in senso socialdemocratico (inteso il termine socialdemocratico nel senso dispregiativo che gli si da in ambito comunista post rivoluzione bolscevica, non inteso in termini assoluti) e si che sono stato, quando ancora c'era l'URSS anche filosovietico.
Apprezzo degli anarchici anche una maggiore -in genere- libertà di pensiero filosofico. In realtà credo che il marxismo sia stato frainteso e che se si porta alle estreme conseguenze il concetto di dialettica e il concetto di materia in senso marxista, cioè quindi distanti dal limitato materialismo meccanicistico e positivista, il marxismo su un piano più filosofico, sia molto meno angusto di quello che possa sembrare ad uno sguardo superficiale, però è innegabile che in ambito marxista a volte si esagera in dogmi eccessivi anche sul piano filosofico

Online FatDanny

*****
30077
Re:Anarchismo
« Risposta #3 il: 17 Nov 2021, 13:36 »
riprendo questo interessante topic su cui sarei voluto intervenire per lungo tempo senza mai trovare il tempo.

A mio avviso c'è una grande distinzione preliminare da fare, senza la quale si affronta il tema in modo confuso, come infatti è confusa l'idea di "anarchismo" nel senso comune.
Abbiamo due grandi macro-aree del pensiero anarchico, legate ad un approccio individuale o collettivo del mondo.

1) l'anarchismo individualista (o anarco-individualismo) è un filone di pensiero che fa dell'individuo e della libertà individuale il centro assoluto. Stirner, Tucker, per certi versi anche Camus.
Questo filone può essere inteso come espressione radicale dei valori illuministi, una sorta di loro realizzazione integrale e infatti pone una critica al liberalismo storico come negazione concreta, tradimento, di quei valori.
Partendo da un presupposto di questo tipo si può arrivare agli esiti più svariati, dal primitivismo all'anarco-capitalismo stile South Park.
Questo perché l'anarco-individualismo, Stirner in testa (ma pure Camus nell'uomo in rivolta), non riesce a situare quei valori illuministi in un contesto specifico, li naturalizza in forma di "realtà umana" (positiva o negativa che sia) finendo per sovrapporre essere umano e individuo, senza invece considerare che oggetto delle loro riflessioni e critiche non è l'essere umano, ma il borghese.
Non inteso come capitalista, ma individuo "standard" della società borghese, non a caso derivato in molti casi da esempi letterari. Senza considerare come quegli esempi non fossero assolutamente esaustivi dell'intera società, né passata né presente, ma solo di un suo segmento egemone.
In tal modo diventano proprietà dell'uomo/individuo quelle che sono in realtà proprietà di rapporti sociali specifici.
Senza questo importante rovesciamento (proprio del marxismo e dell'anarchismo di tipo 2) il pensiero anarchico non può che assumere tratti nichilistici (se prevale l'afflato negativo) o autoaffermativi (se prevale quello positivo).
Il Banchiere anarchico di Pessoa è forse l'opera letteraria che meglio ne descrive le contraddizioni.

2) l'anarchismo libertario (o comunismo anarchico) di Cafiero, Malatesta, Goldman, Kropotkin - con tutte le differenze tra i vari autori - è invece tutt'altro e non può essere confuso con il primo se non per un comune riferimento alla libertà.
In realtà questo secondo filone ha ben presente che al centro del discorso non c'è la "natura umana" ma i rapporti sociali che determinano ciò che poi l'individuo concretamente è o fa e dunque si pongono anzitutto il problema di modificare tali rapporti in modo da poter realizzare l' Umanità nova.
In tal senso molte sono le convergenze con il marxismo libertario sulle questioni del lavoro, dello stato, della proprietà, la critica al socialismo reale.

Quasi superfluo dire come trovo molto interessante il confronto con questo secondo filone, mentre ritengo il primo del tutto interno alle contraddizioni della società capitalista. Una sorta di suo tentativo di salvarsi da se stessa. Genuino a volte, apprezzabile, ma che comunque manca della chiave di lettura necessaria al superamento dei problemi che così bene arriva a riconoscere.
Re:Anarchismo
« Risposta #4 il: 17 Nov 2021, 13:49 »
riprendo questo interessante topic su cui sarei voluto intervenire per lungo tempo senza mai trovare il tempo.

A mio avviso c'è una grande distinzione preliminare da fare, senza la quale si affronta il tema in modo confuso, come infatti è confusa l'idea di "anarchismo" nel senso comune.
Abbiamo due grandi macro-aree del pensiero anarchico, legate ad un approccio individuale o collettivo del mondo.

1) l'anarchismo individualista (o anarco-individualismo) è un filone di pensiero che fa dell'individuo e della libertà individuale il centro assoluto. Stirner, Tucker, per certi versi anche Camus.
Questo filone può essere inteso come espressione radicale dei valori illuministi, una sorta di loro realizzazione integrale e infatti pone una critica al liberalismo storico come negazione concreta, tradimento, di quei valori.
Partendo da un presupposto di questo tipo si può arrivare agli esiti più svariati, dal primitivismo all'anarco-capitalismo stile South Park.
Questo perché l'anarco-individualismo, Stirner in testa (ma pure Camus nell'uomo in rivolta), non riesce a situare quei valori illuministi in un contesto specifico, li naturalizza in forma di "realtà umana" (positiva o negativa che sia) finendo per sovrapporre essere umano e individuo, senza invece considerare che oggetto delle loro riflessioni e critiche non è l'essere umano, ma il borghese.
Non inteso come capitalista, ma individuo "standard" della società borghese, non a caso derivato in molti casi da esempi letterari. Senza considerare come quegli esempi non fossero assolutamente esaustivi dell'intera società, né passata né presente, ma solo di un suo segmento egemone.
In tal modo diventano proprietà dell'uomo/individuo quelle che sono in realtà proprietà di rapporti sociali specifici.
Senza questo importante rovesciamento (proprio del marxismo e dell'anarchismo di tipo 2) il pensiero anarchico non può che assumere tratti nichilistici (se prevale l'afflato negativo) o autoaffermativi (se prevale quello positivo).
Il Banchiere anarchico di Pessoa è forse l'opera letteraria che meglio ne descrive le contraddizioni.

2) l'anarchismo libertario (o comunismo anarchico) di Cafiero, Malatesta, Goldman, Kropotkin - con tutte le differenze tra i vari autori - è invece tutt'altro e non può essere confuso con il primo se non per un comune riferimento alla libertà.
In realtà questo secondo filone ha ben presente che al centro del discorso non c'è la "natura umana" ma i rapporti sociali che determinano ciò che poi l'individuo concretamente è o fa e dunque si pongono anzitutto il problema di modificare tali rapporti in modo da poter realizzare l' Umanità nova.
In tal senso molte sono le convergenze con il marxismo libertario sulle questioni del lavoro, dello stato, della proprietà, la critica al socialismo reale.

Quasi superfluo dire come trovo molto interessante il confronto con questo secondo filone, mentre ritengo il primo del tutto interno alle contraddizioni della società capitalista. Una sorta di suo tentativo di salvarsi da se stessa. Genuino a volte, apprezzabile, ma che comunque manca della chiave di lettura necessaria al superamento dei problemi che così bene arriva a riconoscere.

Completamente d'accordo. Ad essere onesto anche io avrei voluto fare questo distinguo subito ma non sono riuscito a sintetizzarlo a dovere (bene come fatto da te) rischiando anzi d'essere prolisso ripromettendomi di trovare anche io il tempo necessario per fare un intervento meglio esplicativo.
Re:Anarchismo
« Risposta #5 il: 17 Nov 2021, 16:39 »

In tal senso molte sono le convergenze con il marxismo libertario sulle questioni del lavoro, dello stato, della proprietà, la critica al socialismo reale.


Quale sarebbe il marxismo libertario?

Online FatDanny

*****
30077
Re:Anarchismo
« Risposta #6 il: 17 Nov 2021, 21:12 »
Rosa Luxembourg in primis (vedi polemica con Lenin e questione democratica in URSS)
Poi i consiliaristi come Paul mattick.
Il marxismo umanista di dunayevskaya (sindacalista negli USA, ruppe con Trotsky esiliato in Messico sulla concezione dell'URSS come capitalismo di stato e sviluppò una lettura originale di marx molto interessante)
La seconda generazione di sinistra della scuola di Francoforte (heinrich, backhaus, Postone anche se con Francoforte il legame è parziale)
Il marxismo "lacaniano" di castoriadis
La new left inglese di Thompson
L'ibridazione anarco-trotzkista di Daniel Guerin.
In parte l'operaismo italiano (vedi dibattito sui bisogni nella rivista aut aut)

Mi fermo qui, ma ce ne sarebbero ancora a decine da citare.

Re:Anarchismo
« Risposta #7 il: 17 Nov 2021, 21:22 »
Castoriadis non lo conoscevo: sto leggendo qualcosa su wiki.
Interessante che abbia studiato con Lacan, col quale poi rompe nel 67'.
Dice che ppoi abbandona anche il marxismo, in verità.
Re:Anarchismo
« Risposta #8 il: 17 Nov 2021, 21:42 »
.. Lenin sbaglia completamente nella ricerca dei mezzi: decreti, potere dittatoriale degli ispettori di fabbrica, pene draconiane, terrorismo, sono solo dei palliativi. L’unica via che conduce alla rinascita è la scuola stessa della vita pubblica, la più larga e illimitata democrazia, l'opinione pubblica. Proprio il regno del terrore demoralizza. Tolto tutto questo, che rimane in realtà? Lenin e Trotski hanno sostituito ai corpi rappresentativi eletti a suffragio universale i Soviet, come unica vera rappresentanza delle masse lavoratrici. Ma soffocando la vita politica in tutto il paese, è fatale che la vita si paralizzi sempre più nei Soviet stessi. Senza elezioni generali, senza libertà illimitata di stampa e di riunione, senza libera lotta di opinioni, la vita muore in ogni istituzione pubblica, diviene vita apparente ove la burocrazia rimane l'unico elemento attivo. La vita pubblica cade lentamente in letargo; qualche dozzina di capi di partito di energia instancabile e di illimitato idealismo dirigono e governano; tra loro guida in realtà una dozzina di menti superiori; e una élite della classe operaia viene convocata di quando in quando a delle riunioni per applaudire i discorsi dei capi e per votare all'unanimità le risoluzioni che le vengono proposte – è dunque in fondo un governo di cricca, una dittatura certamente, ma non la dittatura del proletariato, bensì la dittatura di un pugno di uomini politici, una dittatura nel significato borghese... C'è di più: una tale situazione porta necessariamente ad un inselvatichirsi della vita pubblica: attentati, fucilazioni di ostaggi, ecc

mi chiedo come mai quand'ero pischello si usava la slogan:

Viva Marx
Viva Lenin
Viva Mao tse tung
Rosa Rosa Rosa Luxembourg

Offline orchetto

*****
12899
Re:Anarchismo
« Risposta #9 il: 18 Nov 2021, 16:45 »
mi chiedo come mai quand'ero pischello si usava la slogan:

Viva Marx
Viva Lenin
Viva Mao tse tung
Rosa Rosa Rosa Luxembourg

premesso che il topic è sull'anarchia e non sulle correnti del marxismo  :p
forse perchè comunque se ne vedeva la linea rivoluzionaria ed intransigente verso le derive nazionali dei socialismi dell'eruopa occidentale della prima guerra mondiale (i famosi crediti di guerra)
forse perchè su molte altre cose era convintamente marxista nelle analisi della società
forse perchè è stata uccisa ed è una martire della rivoluzione proletaria, uccisa per altro con grossa complicità se non connivenza di un governo (sedicente) socialdemocratico
forse perchè fondò il Partito Comunista di Germania.
 Nella stessa DDR era sempre ricordata

Anche se lo è spesso, non sempre il comunismo marxista si comporta da coacervo di sette in guerra tra di loro e a volte c'è l'eccezione
Re:Anarchismo
« Risposta #10 il: 18 Nov 2021, 17:06 »
Orchè, mi sento molto in sintonia con te su molte cose ma non su questo.
Io poi frequentavo ambienti molto politicizzati ma in realtà ho studiato e mi interessavo di  tutte altre cose: musica, estetica, letteratura e infatti devo dire leggo con grande attenzione te e Fat e altri che hanno una preparazione solida in tema di filosofia politica.
Però insomma, mi ricordo che al periodo ( fine 80'-primi 90' ) le sette in guerra c'erano eccome.
Chiamavamo i trotzkisti in un modo che non voglio ricordare, anche se poi nel posto all'universitò dove ci riunivamo ( che guarda caso era intitolato proprio a lei ) facevano capolino anche alcuni anarchici.
Però ecco: la ricordiamo perchè è morta da martire, ma se fosse vissuta quali contraddizioni avrebbe portato in seno al movimento rivoluzionario internazionale?
Rileggere quelle parole fa un certo effetto.
Un altro slogan che si cantava spesso era :
Gramsci
Togliatti
Longo
Berlinguer
che cazzo c'entra il primo
coll'altri tre.
Ecco mi viene da pensare rispetto all'altro slogan: che c'entra RL almeno coi due precedenti?

Scusate l'OT, ma l'ha tirato in mezzo Fat...

Offline orchetto

*****
12899
Re:Anarchismo
« Risposta #11 il: 18 Nov 2021, 17:57 »
mi ricordo che al periodo ( fine 80'-primi 90' ) le sette in guerra c'erano eccome.
Infatti ho detto che a volte c'è l'eccezione, quindi non la regola che spesso è stata quello che dici tu. Non è un caso che l'eccezione sta in uno slogan declamato da tutte le correnti ideologiche a mo di versi rituali ed amato soprattutto dagli studenti. L'afflato idealistico di ricomposizione ed il senso di una linea storica.

ma se fosse vissuta quali contraddizioni avrebbe portato in seno al movimento rivoluzionario internazionale?
Rileggere quelle parole fa un certo effetto.
Un altro slogan che si cantava spesso era :
Gramsci
Togliatti
Longo
Berlinguer
che cazzo c'entra il primo
coll'altri tre.


se fosse vissuta... curiosità che ho anche io ma non farmi rispondere che la storia non si fa con i se e con i ma, credo che se fosse vissuta, avrebbe avuto soprattutto il grosso problema della repressione nazista
A me Rosa Luxemburg mi sembra molto critica, da rivoluzionaria , verso molte correnti rivoluzionarie. Anche il passo che riporti tu me la fa conferma distante anche da altro, oltre al leninismo.

Sullo slogan "italico", sentito molto di rado devo dire, c'è da dire che nessuno dei quattro citati, nel bene e nel male, c'entra con gli altri, salvo essere stati segretari dello stesso Partito



Tornando all'anarchia, quello che mi sto chiedendo da tempo è cosa sta apportando di nuovo e di utile il pensiero anarchico che può essere utilizzato dai movimenti rivoluzionari. A tal proposito mi sta capitando di leggere scritti anarchici molto radicali sulla questione del progresso tecnologico.
In sostanza alcuni gruppi anarchici hanno elaborato una teoria complessa che sintetizzando brutalmente dice che pur condividendo da un punto di vista meramente teorico, il fatto che il progresso tecnologico può contribuire a liberare gli esseri umani, se usato in una certa maniera, allo stesso tempo è pia illusione il fatto che siano gli strumenti che noi oggi usiamo a poter essere usati in futuro, tipo le macchine per ridurre ore di lavoro. Sostengono che vada rigettata e poi distrutta tutta in toto l'evoluzione delle tecnologie meccaniche e ricostruita ex novo, perchè visto che il capitale oramai da decenni domina completamente il progresso, quello specifico macchinario, dopo la rivoluzione, è impensabile che possa essere preso e riutilizzato così come cambiandogli il fine, perchè p stato pensato e progettato da menti asservite così bene al capitale che la logica si è trasferita proprio nella macchina. Non sto dicendo che sostengo anche io questo, però questa posizione così netta fa pensare e fa interrogare su molte questioni.
Re:Anarchismo
« Risposta #12 il: 14 Dic 2021, 20:53 »
Ma in Italia è rimasto qualche movimento, circolo, gruppo, collettivo in grado di affermarsi come corrente ideologica anarchica all'orizzonte, almeno a livello underground e soprattutto in grado di unire le grandi differenze che ci sono tra regioni e città in Italia? (lo so probabilmente ho fatto na domanda del cazzo)
Re:Anarchismo
« Risposta #13 il: 10 Ott 2022, 16:58 »
Bellissimo articolo de Il Manifesto sulla figura di Nestor Makhno, combattente anarchico ucraino.

https://ilmanifesto.it/nestor-machno-il-leggendario


di Giancarlo Bocchi

Non aveva preso parte ad alcuna guerra Nestor Ivanovic Machno, ma per difendere l’indipendenza ucraina, i diritti dei contadini e degli operai e una società libertaria basata sull’autogestione, nel 1918 divenne uno stratega di grande valore e il fondatore della Machnovšcina, l’Esercito insurrezionale rivoluzionario d’Ucraina del primo territorio libertario del Novecento.

I documenti delle sue gesta leggendarie, sepolti nei caveaux degli archivi moscoviti, fino a poco tempo fa potevano consultarli pochi studiosi filo-sovietici che condizionati da una palese ostilità politica avevano l’interesse a denigrare o a spingere la storia di Nestor Machno, l’Emiliano Zapata europeo e l’antesignano anarchico di Che Guevara, nell’oblio definitivo.

Oggi nella democratica Ucraina la memoria del grande rivoluzionario è ricordata solamente da un modesto monumento in bronzo dorato a Guljaj Pole (in ucraino Huliaipole), la cittadina tra Zaporizhzhia e Mariupol nella steppa che si estende dal fiume Dnepr al Mar d’Azov dove nacque il suo movimento. Nel bronzo Machno è seduto su una panca, la giacca chiusa dagli alamari, il colbacco d’agnello, il suo enorme spadone e guarda verso sinistra, immaginando il futuro e il compimento della rivoluzione.

Giovinezza

Il padre Ivan, ex servo della gleba, morì prematuramente lasciando orfani cinque figli a carico della moglie Evdokia. Nestor era convinto di essere nato il 27 ottobre 1889 perché non sapeva che i genitori avevano falsificato la sua data di nascita in modo che venisse arruolato con la ferma obbligatoria un anno più tardi. Questa preveggenza salvò la vita al giovane che dopo la Rivoluzione del 1905 aderì a un’organizzazione politica che si finanziava con espropri proletari, il Gruppo contadino anarco-comunista.
Da piccolo andava a scuola volentieri, ma si prendeva ampi spazi di libertà dalla classe praticando il suo unico svago, il pattinaggio su un fiume ghiacciato. Una volta cadde nelle acque gelata e si salvò dalla morte per congelamento per miracolo. «Da quel momento divenni uno studente veramente diligente. Così durante l’inverno studiavo e in estate portavo al pascolo pecore e vitelli per un ricco fattore» ricorda nelle sue memorie. Qualche anno più tardi esaltato dalle idee rivoluzionarie, girava armato. Coprendosi il volto con maschere o con il fango depredava i benestanti per dare i soldi ai diseredati. Il 26 agosto 1908 la sua lunga attività di giovane Robin Hood della steppa fu bruscamente interrotta dall’arresto. Aveva ormai vent’anni. Alto poco più di 1,60, aveva capelli castani e occhi chiari, luminosi, dallo sguardo sincero ma così intenso «da far bollire l’acqua di sorgente».

Subì la «ruota rossa» il giudizio sommario collettivo insieme a tutti gli appartenenti al gruppo anarchico e venne condannato con gli altri compagni all’impiccagione, anche se non era stato coinvolto in omicidi. Si salvò per la falsificazione della data di nascita fatta dai genitori, dove risultava minorenne. La pena dell’impiccagione venne commutata ai lavori forzati a vita, ma per le sue continue ribellioni in carcere venne relegato in catene nelle celle di rigore nei sotterranei della prigione di Butirki dove contrasse la tubercolosi. Durante la detenzione, nonostante la malattia, Machno cercò di farsi una cultura e studiò a fondo i testi del movimento anarchico. Prese il nome di battaglia di «Skrommy» (il modesto). «Due cose mi colpirono e mi piacquero di Machno: la dolcezza del suo carattere ed il suo comportamento fraterno e modesto nei confronti dei compagni. La sua modestia era veramente esemplare» disse Pio Turroni che lo conobbe anni dopo.

In carcere Machno scrisse testi politici, riflessioni ma anche poesie rivoluzionarie: «Libriamo con coraggio la nostra gioia nella lotta – per la fede nella Comune che costruiremo…».
Il 2 marzo 1917, dopo la caduta dell’impero zarista, i compagni rivoluzionari lo liberarono. Aveva 29 anni. Contrariamente ad altri prigionieri non era segnato irrimediabilmente dalla lunga prigionia, aveva ancora la forza per veder realizzata la sua idea di anarchismo, che era basata sul concetto di «organizzazione» e non dell’azione individualista, ma che si opponeva a una idea accentratrice, verticistica e violenta come la «dittatura del proletariato».

Venne eletto al grido di «terra e libertà», novello Emiliano Zapata, a capo dell’Unione dei contadini che divenne l’autorità assoluta nel territorio nata per «costruire la propria vita dai propri desideri combattendo contro le forze controrivoluzionarie e i nazionalismi ucraini».

Cooperative agricole

I contadini non accettarono l’idea delle Comuni agricole, vinse quella della confisca delle proprietà private dei latifondisti, i pomešciki, (uomini d’arme, che avevano ricevuto in concessione un podere) e dei kulaki (contadini che possedevano grandi appezzamenti di terreno lavorati a mezzadria), ai quali fu consentito di tenere solo le terre che potevano lavorare da soli. Le terre espropriate vennero redistribuite tra i contadini e create cooperative agricole. Furono sequestrate grandi quantità di armi ai latifondisti che servirono ad armare il Comitato della difesa della Rivoluzione, il primo nucleo del futuro esercito contadino di Machno, che serviva per scongiurare il ritorno allo zarismo dopo la rivolta del generale Lavr Kornilov contro il governo provvisorio.

Il 7 novembre (25 ottobre) una coalizione di bolscevichi e socialisti rivoluzionari di sinistra organizzò insurrezioni armate a Pietroburgo e Mosca rovesciando il governo provvisorio: la Rivoluzione d’ottobre, quella che Machno chiamò sempre «il colpo di Stato» portò al potere in Russia i soviet dei commissari del popolo. Secondo Machno contadini e operai ucraini non si rallegravano del «colpo di stato» perché «vedevano in ciò una nuova fase dell’intervento dei poteri nell’opera rivoluzionaria locale dei lavoratori e, di conseguenza, un nuovo attacco del Potere contro il popolo.» Anche i contadini seguaci di Machno la pensavano così, «La città non esiste che per questo; la sua idea e il suo sistema sono cattivi: favoriscono l’esistenza dell’imbecille, il governo.» In quei giorni, Machno, con il sostegno della popolazione, estese in Ucraina il movimento libertario ad altre cittadine vicine. Esautorati i rappresentanti del governo provvisorio, si dovettero preparare le difese per il pericolo dei cosacchi filo-zaristi che tornavano dal fronte, che per Machno erano «… i boia dei lavoratori della Russia che per un rublo dello zar e un bicchiere di vino erano sempre pronti a crocefiggere».

Battaglione libero

Per difendere il suo popolo Machno costituì il «Battaglione libero» che fu la prima occasione per il rivoluzionario ucraino di mostrare il suo talento militare.
Sul ponte di Kickaskij sul Dnepr, le forze di Machno, alleandosi con i bolscevichi e i socialisti rivoluzionari, bloccarono la cavalleria cosacca, ottenendo una vittoria inaspettata.
Nel marzo del 1918 dopo la firma della pace di Brest-Litovsk, voluta da Lenin, che Machno definì «la morte della rivoluzione e dei rivoluzionari», entrarono in Ucraina, ceduta al nemico, le forze di occupazione degli eserciti tedesco e austriaco forti di 200mila soldati.

«Quanto ai lavoratori rivoluzionari ucraini, essi furono lasciati… disarmati alla mercé dei boia della rivoluzione provenienti dall’ Ovest, poiché il comando rivoluzionario ritirò le armi dall’Ucraina o , nella sua fuga, le abbandonò alle truppe tedesche».

Machno riuscì a imporsi sulle divisioni all’interno del gruppo anarchico che avevano provocato «il terrore rivoluzionario» e a riportare tutto sotto il suo controllo. Nel frattempo anche il conflitto con le forze «nazionaliste» si era riacceso. Il «Battaglione libero» era stato attaccato e disarmato. Non era più possibile affrontare in campo aperto gli austro-tedeschi che avevano attraversato il fiume Dnepr e attaccato Guljaj Pole. Nel mese di aprile Machno decise di iniziare la guerra partigiana e iniziò un viaggio importante per cercare aiuti attraverso la Russia rivoluzionaria. Anche se la Ceka (la polizia politica sovietica) e l’esercito bolscevico, con la scusa di combattere il «banditismo», avevano attaccato i circoli anarchici nelle principali città russe, Machno tramite Jakov Sverdlov incontrò Lenin al quale illustrò la sua idea del «potere dal basso» e lo mise in guardia sugli errori commessi in Ucraina.

«Il furbo Lenin», come Machno lo avrebbe sempre chiamato, gli rispose, «La maggior parte degli anarchici pensa e scrive sul futuro senza comprendere il presente: questo divide noi comunisti da loro… nel presente sono inconsistenti, anzi patetici, proprio a causa del loro fanatismo inconsapevole, non hanno un reale legame neppure con il futuro…».

Ricorda Machno, «Nonostante il rispetto per Lenin che ho avuto durante il colloquio, il mio brutto carattere, per così dire, non mi ha permesso di intrattenermi oltre con lui». E dimostrò a Lenin con i fatti quanto si sbagliava. Machno tornò in Ucraina dove scoprì che gli austro-tedeschi avevano bruciato la casa della madre e assassinato il fratello maggiore, invalido di guerra.

Iniziò a organizzare la guerra partigiana nascosto nei boschi. Decise di attaccare il villaggio di Dibrivski difeso da un battaglione austriaco e da un centinaio di coloni tedeschi armati. Per compagni l’impresa sembrava folle, ma il rivoluzionario libertario attuò uno degli stratagemmi che lo avrebbero reso famoso. Con un piccolo gruppo di compagni, apparentemente disarmati, riuscì ad arrivare al centro del villaggio dove c’erano le postazioni di mitragliatrici del nemico. A un suo cenno i compagni spararono sugli austriaci, sorpresi e sgomenti, mentre il grosso dei partigiani attaccò alla periferia del villaggio. Gli austriaci impauriti si diedero alla fuga.

Machno aveva bisogno di quella vittoria per il morale dei suoi uomini e per incoraggiare le popolazioni vicine a insorgere. La voce del successo militare di Machno si sparse e fu onorato con l’appellativo di Bat’Ko (piccolo padre).
Le sue forze partigiane crescevano di giorno in giorno. A Temirovka gli austriaci lo ferirono gravemente. Machno sdraiato a terra quasi morente credette di essere finito, ma arrivarono i suoi compagni a salvarlo. Decise di dividere i suoi partigiani in piccoli gruppi che si riunivano solo per azioni in grande stile, infliggendo agli occupanti delle sonore lezioni.

Nel novembre del 1918 il Kaiser fu rovesciato dalla rivoluzione, la Germania firmò la resa e iniziò l’evacuazione delle truppe di occupazione in Ucraina.
Machno aveva un nuovo nemico da combattere, Simon Petljura, che con un colpo di Stato aveva abbattuto il governo centrale. Decise di creare nella regione un fronte unico insurrezionale, un’alleanza dei machnovisti con i comunisti, i socialisti rivoluzionari e gli altri anarchici. I machnovisti cacciarono per prima cosa le residue forze tedesche, occuparono poi Ekaterinoslav e sconfissero l’esercito di Simon Petljura.

Machno controllava ormai una vasta regione fino al Mar D’Azov, ma non tutte le formazioni militari alleate rispettavano gli ordini. Dovette reprimere saccheggi, requisizioni, minacciando di fucilare i suoi stessi comandanti.
Un nuovo pericolo incombeva. Nel gennaio del 1919, in accordo con i bolscevichi, passò all’offensiva contro i «bianchi», le forze reazionarie che volevano reinsediare uno zar. Il generale Denikin fu il primo ad attaccare i libertari, ma fu sconfitto e dovette battere in ritirata verso il Don e il Mar D’azov. Mise una taglia di mezzo milione di rubli sulla testa di Machno che però nessuno riuscì ad incassare.
Mentre i machnovisti stavano combattendo vittoriosamente contro i «bianchi» in aprile – maggio vennero attaccati alle spalle dai bolscevichi. Fu scatenata una campagna di calunnie contro Machno orchestrate da Trotski. Cercarono anche di assassinarlo dopo aver attirato gli ufficiali machnovisti in un agguato con la scusa di un consiglio militare.

Ruppe con i boscevichi, ma non cercò mai lo scontro anche se alcuni suoi comandanti erano stati arrestati e fucilati.
«Fermati! Leggi! Medita! Compagno dell’Armata rossa. Ti diranno che i machnovisti sono dei banditi dei contro rivoluzionari… e come umile schiavo del tuo comandante andrai arrestare e ad ammazzare. Chi? E per che cosa? Perché?», venne scritto dagli insorti rivoluzionari machnovisti su un manifesto per i soldati dell’ Armata Rossa.

«Soprattutto la slealtà di Trotski lo disgustava, il suo sistema di distruggere l’avversario prima con la calunnia , poi fisicamente: sistema che fu poi ereditato da Stalin», ricorda Pio Turroni, amico di Machno.
A settembre dopo la costituzione dell’Esercito Insurrezionale ucraino i machnovisti inflissero a Peregonova una pesante sconfitta ai «bianchi». I libertari di Machno conquistarono Aleksandrovsk e Ekaterinoslav. Per tutto il primo semestre del 1920 compirono azioni di guerriglia contro i «bianchi» e i bolscevichi. Molti contadini seguirono Machno armati solo di scuri, picche e vecchi fucili da caccia.

Contro il pericolo della vittoria dei «bianchi» alcuni reggimenti bolsevichi defezionarono e si schierano con Machno, portando armi e munizioni.

Una nuova forte offensiva dei «bianchi» costrinse i capi bolscevici a stipulare una tregua con Machno, che sottoscrisse con loro un accordo politico-militare. Anche se ricevette l’ordine di Trotski di andare sul fronte polacco, Machno, sospettando tranelli, si rifiutò di eseguirlo. Per ordine di Trotski i bolscevichi per nove mesi si accanirono con i civili fedeli a Machno uccidendo più di 200mila contadini e deportandone altrettanti. A novembre Machno e i bolscevichi attaccarono insieme i «bianchi» del generale Wrangel che dopo mesi di battaglie vennero definitivamente sconfitti. Le truppe machnoviste però tradite e accerchiate dai bolscevichi, che avevano nuovamente rotto i patti, subirono notevoli perdite. Machno con le sue esigue forze per un anno sconfisse ancora da est a ovest in vari scontri i bolscevichi e sfuggì alla Ceka che gli dava la caccia. Nel febbraio-marzo Trotski soffocò nel sangue la rivolta dei marinai e degli operari della base navale di Kronstadt e subito dopo venne annunciata la nuova politica economica (NEP) che spegneva nella repressione i movimenti contadini e la guerra civile. Ma i bolscevichi avevano ancora un problema aperto: distruggere il sistema sociale libertario di Machno.

A caccia di Machno

Agli inizi del 1921 gli furono inviate contro le truppe delle potenti divisioni di cavalleria. Machno avanzò fino ai confini della Galizia, ripassò il Dnepr e sfuggì all’accerchiamento. Tutte le divisioni dell’Armata rossa si misero alla caccia di Machno e delle sue truppe residue.
Come scrisse Errico Malatesta, «Il carattere squisitamente libertario del movimento e lo spirito egualitario e antiautoritario non potevano che scontrarsi con i metodi e i progetti dei bolscevichi».

In uno scontro con i bolscevichi, Machno fu ferito a una coscia e al basso ventre, ma trasportato su una carriola continuò a dare ordini, a scrivere messaggi ai suoi distaccamenti. Fu ferito nuovamente nell’agosto del 1921 in una battaglia con la Diciassettesima divisione di cavalleria. A causa delle ulteriori ferite, i suoi compagni decisero che doveva essere trasportato all’estero per essere curato.

Il 28 agosto passò il Dnepr e riparò prima in Romania dove fu internato. Aveva sul volto la cicatrice di una pallottola entrata dalla nuca e uscita dalla guancia. Il suo corpo portava i segni delle sue numerose battaglie: cicatrici di sciabolate, ferite di pallottole, una delle quali gli aveva fracassato una caviglia. Nonostante questo evase.
Entrò in Polonia dove fu arrestato, giudicato ma poi assolto.

Con i suoi compagni analizzò quello che era successo in Ucraina e fece uscire nel 1923 un testo su «Delo Truda»: «Lo Stato dovrà scomparire una volta per tutte dalla società futura… esso sarà sostituito da un sistema di organizzazioni autogestite di produzione consumo confederate tra di loro…».

Con l’aiuto dei compagni francesi nel 1924 raggiunge Parigi dove restò fino alla morte avvenuta nel luglio del 1934 per inedia e i postumi della tubercolosi e delle ferite di guerra. Le sue ultime parole furono per l’amatissima figlia: «Spero tu possa vivere sana e felice…».
Non sarà così. La moglie e la figlia verranno perseguitate e incarcerate prima dai nazisti e poi deportate dagli stalinisti in Siberia. Solo dopo la morte di Stalin saranno liberate ed esiliate in Kazakistan dove nel 1978 morirà la moglie Galina e nel 1993 la figlia Yelena.

Dal 1990 si svolgono ogni anno a Guljaj Pole delle celebrazioni per ricordare Nestor Machno al quale è stato anche dedicato un museo locale, ma le sue ceneri sono rimaste a Parigi nel cimitero di Père Lachaise vicino alle tombe dei comunardi parigini che abbracciarono le idee di Bakunin e Proudhon.

In questo momento il nome di Machno è indicatore della direzione che vorrà prendere il suo paese invaso dall’esercito di Putin. Si vuole dare il giusto ruolo nella storia a questo difensore della libertà o si vuole ancora rivalutare la sciagurata figura di Stepan Bandera, collaborazionista dei nazisti che qualcuno vorrebbe far passare per eroe nazionale?

Su questo dovrebbe riflettere Volodymyr Zelens’kyj più che continuare a fare sceneggiate da società dello spettacolo. Il pensiero e le gesta di Nestor Machno dovrebbero far riflettere anche noi su quanto la propaganda stalinista abbia pesato nel Novecento sulle convinzioni di tanti.

Le idee Nestor Machno, che sono state più realizzate che teoriche, non sono però morte, non sono state sepolte definitivamente dalla diffamazione e dalla disinformazione sovietica. E quello che sta accadendo oggi nel Rojava curdo ricorda molto, e speriamo con più fortuna e continuità, l’esperimento della Repubblica comunitaria di Guljaj Pole fondata da Machno, il leggendario comandante libertario dell’esercito contadino che sconfisse i cosacchi dello zar, l’esercito del golpista Simon Petljura, gli occupanti austro-tedeschi, le armate dei «bianchi» nostalgici dello Zar e anche l’Armata rossa.



Offline orchetto

*****
12899
Re:Anarchismo
« Risposta #14 il: 11 Ott 2022, 16:24 »
Tra il 1918 e il 1921 la Russia sovietica era alle prese con l'accerchiamento delle armate bianche, non si andava certo per il sottile, è un dato di fatto. Ciononostante la condotta altalenante dei bolscevichi in Ucraina è spia di una situazione molto complicata per il potere sovietico. Non conosco nei dettagli la vicenda Makhno, dovrei approfondirla meglio, l'articolo però mi è sembrato eccessivamente "romantico" in alcuni passi, però appunto non conoscendo bene la cosa mi riservo il beneficio del dubbio sia in un senso che in un altro. Traspare molto livore verso i capi bolscevichi tipo Trockij ed in parte Lenin, ed un lettura un po superficiale su alcune questioni attuali ucraine perché non sono solo alcuni a preferire Bandera come figura da ricordare visto che la si esalta nei testi scolastici e ci sono svariate statue disseminate sul territorio ucraino.
Su Trockij inevitabilmente si passa a citare Kronstadt, rievocando l'episodio principe della rottura tra comunismo ed anarchismo, ovviamente il contesto storico è quello, visto che l'armata rossa era impegnata sia in Ucraina che in Russia (e quindi anche a Kronstadt) ma insomma fondamentalmente l'articolo si pone nel solco della polemica tra libertarismo e comunismo, che al di là della vicenda specifica, dice poco o nulla di nuovo. Noto anche un passaggio oscuro sulla NEP  e la repressione, considerando anche che fu proprio la NEP (fortemente voluta da Lenin in contrasto con bei pezzi da novanta del partito, Trockij compreso) che ridiede un po di respiro alle difficili condizioni della popolazione, superando il comunismo di guerra che alimentava rivolte contro il potere dei soviet. Pure le battute di Makhno sulla pace di Brest Litovsk (estrapolate però non so da cosa e quindi boh) lasciano un po il tempo che trovano, perché se ci si cala nelle condizioni del tempo le alternative che aveva la Russia alla firma del trattato erano ben poche.
Non so leggendolo e rileggendolo mi è venuto il dubbio che in realtà è un articolo più su una visione specifica del conflitto attuale russo-ucraino che sui fatti storici del periodo di Makhno.     
Re:Anarchismo
« Risposta #15 il: 12 Ott 2022, 13:39 »
Vabbè Orchè, dai, l'articolo non è stato scritto da un filo-sovietico e ok.
Però a distanza di un secolo si potrebbe anche ammettere che tutta una serie di merdate commesse dai bolscevichi non siano giustificabili con la scusa delle contingenze storiche.
In particolare la figura di Trozkji sanguinario assassino che non si fece problemi a sterminare masse di contadini e a ideare l'industrializzazione forzata per realizzare il proprio sogno marxista utopico non viene messa abbastanza in luce.
Viene dipinto ancora come il bolscevico buono, perseguitato dal cattivo stalin, dai.

Online FatDanny

*****
30077
Re:Anarchismo
« Risposta #16 il: 12 Ott 2022, 14:26 »
al netto di Kronstadt, in cui il ruolo di Trotskij è indiscutibile, mi sapresti indicare quali sarebbero gli altri episodi in cui sterminò masse di contadini allo scopo dell'industrializzazione forzata?
Se aggiungi quale sarebbe esattamente il sogno marxista utopico anche meglio.

A me risulta differentemente, ma magari mancano a me delle fonti corrette.

Re:Anarchismo
« Risposta #17 il: 12 Ott 2022, 14:34 »
al netto di Kronstadt, in cui il ruolo di Trotskij è indiscutibile, mi sapresti indicare quali sarebbero gli altri episodi in cui sterminò masse di contadini allo scopo dell'industrializzazione forzata?
Se aggiungi quale sarebbe esattamente il sogno marxista utopico anche meglio.

A me risulta differentemente, ma magari mancano a me delle fonti corrette.

 :=)) ahhhh t'aspettavo...

Il piano di industrializzazione forzata voluto da Stalin in realtà fu ideato da Trozkj. O sbaglio?

Online FatDanny

*****
30077
Re:Anarchismo
« Risposta #18 il: 12 Ott 2022, 14:49 »
direi che sbagli.
Sicuramente Trotzkij era a favore di una spedita transizione verso il socialismo e temeva la recrudescenza  degli elementi capitalistici della NEP ma non mi pare proprio che il piano di industrializzazione forzata di Stalin fosse il suo, anzi...

La transizione per come la vedeva l'opposizione di sinistra è ben descritta dal testo La nuova economica (o "la nuova economia" sarebbe più corretto, ma nella traduzione italiana che ho a casa il titolo è il primo) di Preobrazhensky.

Ma come detto: quali sono le tue fonti? Magari mi sono perso qualcosa.
Re:Anarchismo
« Risposta #19 il: 12 Ott 2022, 15:11 »
Innanzitutto chiariamo una cosa: tu ti sarai letto tutto o scibile sull'argomento e io no, io ho letto e studiato disordinatamente da vari testi all'epoca dell'università (parecchi anni fa diciamo).
Ma siccome non mi pare ci siano ricostruzioni e interpretazioni univoche, non facciamo per favore a chi ce l'ha più lungo sulla questione delle fonti
 

Powered by SMFPacks Alerts Pro Mod