Attentato ad Istanbul

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Offline aquilaMax

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Attentato ad Istanbul
« il: 28 Giu 2016, 22:27 »
Grave attentato all'aeroporto di Istanbul. Almeno due kamikaze e spari tra lo folla. Per ora 10 morti e 40 feriti.

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Offline aquilaMax

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #1 il: 28 Giu 2016, 22:30 »

Offline aquilaMax

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #2 il: 28 Giu 2016, 23:37 »

Offline Palo

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #3 il: 29 Giu 2016, 06:06 »
Terrificante.


Offline Palo

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #4 il: 29 Giu 2016, 06:27 »
36 morti
147 feriti

Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #5 il: 29 Giu 2016, 09:14 »
Eccidio mostruoso che mortifica la natura umana. Solidarietà e affetto alle povere vittime e ai loro cari.

Tutto e tutti indicano l'Isis. Durante il Ramadan.

 Mah.

Di certo, la Turchia è una polveriera.......

Offline Daniela

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #6 il: 29 Giu 2016, 17:12 »
:(

Una cinquantina di morti
100 feriti
Una tragedia
Di matrice non chiara ma facilmente ipotizzabile

Maledetti.....

Offline aquilaMax

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #7 il: 29 Giu 2016, 22:17 »
E questa volta hanno colpito agli arrivi dove i controlli sono più diffivoltosi

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Offline Tornado

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #8 il: 30 Giu 2016, 20:09 »
...non si può andare avanti così. Addirittura uno si è fatto esplodere fuori, mentre c'era il fuggi fuggi generale. MALEDETTI...

Offline teodoro

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #9 il: 30 Giu 2016, 21:26 »
sono affranto tanto dolore senza  motivo

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Offline anderz

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #10 il: 02 Lug 2016, 12:14 »
Pare che siano stati uccisi tutti gli italiani presi in ostaggio in Bangladesh questa notte.

Offline anderz

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #11 il: 03 Lug 2016, 13:59 »
Le vittime italiane di Dacca erano tutte legate al tessile. Mi chiedevo quanto le dinamiche predatorie di delocalizzazione possano essere funzionali all'ideologia e alla propaganda islamista antioccidentale.

Offline MisterFaro

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #12 il: 03 Lug 2016, 19:05 »
Le vittime italiane di Dacca erano tutte legate al tessile. Mi chiedevo quanto le dinamiche predatorie di delocalizzazione possano essere funzionali all'ideologia e alla propaganda islamista antioccidentale.

(ne io ne te stiamo giustificando alcunché, ma il fatto che di alcune cose qui da noi se ne perde il ricordo è inquietante)


Crollo del Rana Plaza di Savar

Il 24 aprile 2013 il Rana Plaza, un edificio commerciale di otto piani, crollò a Savar, un sub-distretto nella Grande Area di Dacca, capitale del Bangladesh.
Le operazioni di soccorso e ricerca si sono concluse il 13 maggio con 1.129 vittime. Circa 2.515 feriti furono estratti vivi dal palazzo.
È considerato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia, così come il più letale cedimento strutturale accidentale nella storia umana moderna.
L'edificio conteneva alcune fabbriche di abbigliamento, una banca, appartamenti e numerosi altri negozi. Nel momento in cui sono state notate delle crepe sull'edificio, i negozi e la banca ai piani inferiori sono stati chiusi, mentre l'avviso di evitare di utilizzare l'edificio è stato ignorato dai proprietari delle fabbriche tessili. Ai lavoratori fu infatti ordinato di tornare il giorno successivo, giorno in cui l'edificio ha ceduto, collassando durante le ore di punta della mattina.

Offline anderz

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #13 il: 03 Lug 2016, 19:47 »
ho pensato allo stesso evento, Misterfa'

Offline MisterFaro

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #14 il: 03 Lug 2016, 21:04 »
ho pensato allo stesso evento, Misterfa'

Immaginavo, è atroce.

Offline anderz

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #15 il: 04 Lug 2016, 12:10 »
Inserisco due articoli molto interessanti sulla vicenda Rana Plaza e sulle mani sporche di sangue delle multinazionali occidentali del tessile, anche e soprattutto italiane. Non so quanto questa vicenda - o meglio, tutto quello che c’è dietro questa vicenda -  possa essere correlata agli attentati di Dacca, la mia è una speculazione che immagino possa essere anche considerata in maniera molto negativa o addirittura “giustificazionista”; sono consapevole anche che quei pazzi [...] - come già accaduto in precedenza in attacchi simili - facevano parte di famiglie benestanti e godevano di un livello di istruzione molto superiore alla media nazionale, ma questo non toglie che quelle vicende potrebbero aver generato una rabbia antineocolonialista anche negli strati più borghesi della popolazione, un terreno fertilissimo per la retorica jihadista.


Il vero prezzo della moda

Il 24 aprile 2013, in Bangladesh, è crollato il Rana Plaza, un edificio di otto piani che ospitava diversi laboratori tessili a Savar, una città a venti chilometri dalla capitale Dhaka.

Nel crollo sono morte 1.129 persone, e circa 2.515 feriti sono stati estratti vivi dalle macerie. Nel palazzo lavoravano almeno cinquemila persone, soprattutto donne, che producevano capi d’abbigliamento anche per noti marchi occidentali.

Un anno e mezzo dopo gran parte delle vittime non è stata risarcita e i passi avanti negli standard di sicurezza delle fabbriche tessili del Bangladesh – dove si producono soprattutto capi d’abbigliamento per conto di aziende occidentali – sono ancora molto scarsi.

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ROMA - Due anni sono troppo pochi. E le immagini di quel rogo sono ancora vivide. Ad una settimana dal secondo anniversario della tragedia del Rana Plaza, Bangladesh, 24 aprile 2013, mille cento trentotto operai vittime della totale assenza di sicurezza su quel luogo di lavoro, in tutto il mondo sono programmate azioni per chiedere che i sopravvissuti e i familiari delle vittime siano finalmente risarciti. E dall'Italia arriva la notizia che Benetton verserà 1,1 milioni di dollari nel Rana Plaza Donor Trust Fund. Un passo in avanti che però viene ritenuto non sufficiente dalle associazioni, come Clean Clothes e Avaaz, che da mesi tengono alta l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema.   

Le critiche di Clean Clothes. La richiesta da parte delle associazioni all'azienda italiana, infatti, era ben altra. Alla Benetton era stato chiesto un versamento di cinque milioni di dollari. "Benetton ha avuto la possibilità di emergere come leader nella cura e nel rispetto dei diritti delle vittime, dimostrando che le sue parole non erano solo operazioni di marketing" dice Ineke Zeldenrust della Clean Clothes Campaign. E la critica di Clean Clothes riguarda anche il metodo attraverso cui si è arrivati a stabilire questa cifra. Nello scorso febbraio, l'azienda italiana aveva chiesto alla società di revisione Price Waterhouse Coopers (PWC), di stabilire l'ammontare del risarcimento. "Parliamoci chiaro, il comportamento di Benetton non è stato per niente trasparente. Il processo ha escluso tutti i sindacati e le organizzazioni che si occupano di diritti dei lavoratori" commenta Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign.

La voce dei superstiti. E numerosi commenti arrivano in queste ore anche dal Bangladesh. Da chi in quel crollo ha perso tutto. "Benetton dovrebbe sapere quanto, a causa sue e degli altri marchi coinvolti, abbiamo sofferto per l'accaduto e adesso esce pubblicamente con 1,1 milioni di dollari. Questo è così irrispettoso per noi e per tutte le vittime Rana Plaza", il commento di Latif Sheikh, che quel giorno di due anni fa ha perso la moglie. Latif insieme alle altre famiglie delle vittime e ai superstiti mantengono la loro richiesta a Benetton di colmare quanto manca a raggiungere la cifra totale necessaria al fondo: altri sette milioni di dollari a fronte dei 23 già raccolti.

Avaaz: "Un prezioso precedente". "Il contributo di Benetton non è certamente sufficiente a risarcire la morte e le sofferenze causate dai loro vestiti. Ma è solo grazie alla richiesta di oltre un milione di persone che l'azienda ha finalmente cambiato posizione e deciso di contribuire", dice Dalia Hashad, direttore delle campagne di Avaaz. "Questo introduce un precedente per le imprese di tutto il mondo: quando dei lavoratori muoiono, non ci si può girare dall'altra parte. I riflettori vanno ora puntati sulle compagnie collegate alla tragedia e che ancora si rifiutano, come Carrefour e Walmart a livello internazionale o Manifattura Corona, Robe di Kappa e Yes Zee in Italia, affinché facciano la loro parte e mettano i fondi mancanti per consentire che tutte le vittime ricevano quello di cui hanno bisogno e che si meritano".

Offline Thorin

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #16 il: 04 Lug 2016, 15:05 »
Quindi è colpa nostra, me stavo a preoccupa'.

Offline Tarallo

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #17 il: 04 Lug 2016, 15:11 »
Quindi è colpa nostra, me stavo a preoccupa'.
Da quanto ho capito io, il tessile e l'occidente stavolta non c'entrano niente.
Si tratterebbe squisitamente di strage idioticamente religiosa.

Offline MisterFaro

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Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #18 il: 04 Lug 2016, 17:05 »
Quindi è colpa nostra, me stavo a preoccupa'.

Ho provato a fornire nozioni ed elementi di riflessione, e se posso parlare di Anderz mi sembra che abbia fatto la stessa cosa.

Chiedersi se alcuni "nostri" comportamenti (di alcuni temo non ci rendiamo pienamente conto della gravità) possano essere utilizzati dai fomentatori d'odio per spingere menti deboli a compiere stragi non significa "è colpa nostra".

Guardiamo a casa nostra, esistono fomentatori d'odio verso gli stranieri e verso chi crede in divinità diverse da quella più seguita in Italia? E se esistono (esistono), utilizzano pretesti per generalizzare? E se li usano (li usano), c'è chi abbocca?
Che le conseguenze sono diverse anche perché la realtà è diversa (siamo pur sempre dal lato dei "vincitori") si può ipotizzare?

Secondo te mi fanno meno orrore certe stragi solo perché non vedo la verginità dell'occidente?



Da quanto ho capito io, il tessile e l'occidente stavolta non c'entrano niente.
Si tratterebbe squisitamente di strage idioticamente religiosa.

Lo credo anche io, nell'articolo linkato il nesso con il settore del tessile è per me casuale, il focus voleva essere sullo sfruttamento percepito che genera rabbia verso i neocolonialisti e offre terreno fertilissimo per la retorica jihadista


Re:Attentato ad Istanbul
« Risposta #19 il: 04 Lug 2016, 18:39 »
Da quanto ho capito io, il tessile e l'occidente stavolta non c'entrano niente.
Si tratterebbe squisitamente di strage idioticamente religiosa.

Si, pero' l'obiettivo non è casuale.
E' facile creare simpatie se colpisci imprenditori stranieri che sfruttano la manodopera minorile per pochi soldi.
 

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