Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #1080 il: 20 Lug 2022, 15:22 »
Be' effettivamente si sono comportati bene i poliziotti. Fortuna che i sospettati non fossero due bianchi su un SUV, già mi immagino le scene di panico per Milano con tutti i SUV con due persone a bordo bloccati con le pistole puntate addosso.
Poco prima c'era stata una faida in centro tra Senegalesi e un gruppo di nord-africani.
Brutta scena, ma credo sull'allerta di quanto successo nella giornata a Milano.
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #1081 il: 29 Lug 2022, 10:15 »
Omicidio Vassallo: nove indagati, tre sono carabinieri. Coinvolti i clan di Scafati
Nuove indagini sulla morte del sindaco di Pollica. La Dda di Salerno: «Aveva individuato un traffico di stupefacenti nel porto di Acciaroli, dove approdavano i gommoni con la droga». I tre esponenti dell'Arma coinvolti anche nelle attività di depistaggio che hanno allontanato la verità per 12 anni.

A 12 anni dall’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, la Dda di Salerno ha disposto ieri 9 perquisizioni ad altrettanti indagati: il tenente colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, l’ex attendente Luigi Molaro; il titolare di una sala cinematografica Giuseppe Cipriano, i fratelli Domenico, Giovanni e Federico Palladino che gestiscono un albergo; Romolo e Salvatore Ridosso, ritenuti componenti del clan scafatese Loreto-Ridosso. Cagnazzo, Molaro, Cioffi, Cipriano e i Palladino sono indagati per droga.

L’accusa di omicidio è stata ipotizzata per i tre carabinieri, per Cipriano e i Ridosso.

Per la Dda l’omicidio, avvenuto il 5 settembre 2010, sarebbe stato eseguito «per impedirgli di rivelare il coinvolgimento di soggetti, da lui individuati, in un traffico di stupefacenti che coinvolgeva il porto di Acciaroli, dove approdavano i gommoni con la droga. Il sindaco, non fidandosi del locale presidio dei carabinieri, aveva coinvolto la polizia municipale per i servizi di appostamento. L’omicidio serviva a preservare lo spaccio riconducibile a un soggetto vicino ai clan, Raffale Maurelli, poi deceduto, traffico in cui erano coinvolti Cioffi, Cagnazzo e i Palladino».
Le nuove indagini, ha spiegato il procuratore di Salerno Giuseppe Borrelli, riguardano anche «le reali finalità di una serie di attività investigative messe in atto dopo il delitto, senza delega da parte della competente procura salernitana, che ebbero quale effetto quello di indirizzare le investigazioni nei confronti di soggetti risultati estranei».

Cagnazzo, in servizio a Castello di Cisterna, era in vacanza ad Acciaroli. L’ufficiale ha acquisito i video delle telecamere di sorveglianza sul porto poche ore dopo il delitto, circostanza che l’ufficiale ha giustificato con l’esigenza di salvaguardare le immagini. Proprio Cagnazzo era stato tra i primi ad arrivare sul luogo del delitto, seppure fosse in vacanza. Indagato anche l’ex carabiniere Cioffi, di recente condannato in primo grado a 15 anni per i suoi rapporti con i trafficanti di droga del Parco Verde di Caivano. Cioffi era a capo di una squadra alle dirette dipendenze di Cagnazzo. Il dubbio dei pm salernitani è che fosse anche lui ad Acciaroli all’epoca del delitto. Indagini anche sull’ex gestore del cinema di Pollica, Cipriano: a lui gli inquirenti sarebbero arrivati nel corso dell’audizione del boss Romolo Ridosso, ora collaboratore di giustizia.

I fratelli del sindaco, Dario e Massimo Vassallo, non hanno mai smesso di chiedere giustizia. Ad aprile avevano denunciato: «Sono coinvolti uomini delle istituzioni, questa indagine è stata inquinata da depistaggi istituzionali sin dal primo giorno. Chiediamo alla procura che il fascicolo venga desecretato. Abbiamo scoperto dopo 8 anni che Angelo è stato ucciso da 9 colpi di pistola e non da 7. Sulla scena del delitto si muovevano decine di persone in maniera indiscriminata, inquinando le indagini». La procura di Salerno ha iniziato a lavorare sul caso solo dopo quattro giorni.

«Ho scoperto una cosa che non avrei mai voluto scoprire» aveva confessato Vassallo ai sui collaboratori. Per questo aveva chiamato l’allora procuratore capo di Vallo della Lucania, Alfredo Greco: avrebbe dovuto formalizzare la denuncia a un carabiniere di assoluta fiducia di Greco, l’appuntamento fissato per il 6 settembre, venne ucciso la sera prima. Stava rientrando a casa, l’auto ritrovata parcheggiata in una stradina buia come se avesse accostato per parlare con qualcuno che conosceva: gli spararono con una pistola Baby Tanfoglio (mai ritrovata) dal finestrino abbassato, 7 colpi a segno, il primo fatale.

Sul posto ad avviare le indagini lo stesso Greco. Il procuratore Gianfranco Grippo ha poi raccontato: «Sulle prime si mosse la stazione locale, c’erano militari che decisero di far passare persone del posto, che poi potrebbero aver contaminato la scena del delitto». Dopo il delitto carabinieri in borghese si presentarono a casa Vassallo all’insaputa dei pm: «Non c’è un decreto di perquisizione o un verbale – ha spiegato l’avvocato della famiglia, Antonio Ingroia -, c’è solo una relazione di servizio, cioè un atto interno». Fu Cagnazzo, poi, a orientare le indagini verso lo spacciatore Bruno Humberto Damiani, tre anni su una pista rivelatasi sbagliata. Sempre Cagnazzo avrebbe acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza: portate a Castello di Cisterna, le ha date alla magistratura solo dopo qualche giorno. Secondo la Dda, l’omicidio fu preceduto da un sopralluogo dei Ridosso con Cipriano e fu seguito da «un’attività di depistaggio, già pianificata e garantita da Cagnazzo e Molaro».
 

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