Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #260 il: 15 Mag 2018, 15:00 »
Prendo dal Messaggero on line. E' una roba da far accaponare la pelle.


Nell'ottobre 2009, il maresciallo Roberto Mandolini «si è presentato in caserma: mi confidò che c'era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai "ragazzi", l'idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all'arresto». Così il maresciallo dei carabinieri Riccardo Casamassima in aula ribadisce le sue accuse ai colleghi nell'ambito del processo ai cinque carabinieri, tre dei quali accusati della morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni deceduto all'ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per detenzione di stupefacenti.
Il maresciallo Roberto Mandolini me lo disse portandosi la mano sulla fronte e precipitandosi a parlare con il comandante Enrico Mastronardi della stazione di Tor Vergata. Seppi da quella che è poi diventata la mia compagna, Maria Rosati, e che assistette al colloquio perché faceva da autista di Mastronardi, che stavano cercando di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria. Lei capì il nome Cucchi ma all'epoca non era ancora una vicenda nota perché non era morto», è ancora la testimonianza oggi in prima corte d'Assise dell'appuntato dei carabinieri Casamassima, l'uomo che denunciando i suoi colleghi militari ha fatto riaprire il caso Cucchi.

Nel processo bis sono imputati cinque carabinieri accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia. «Qualche giorno dopo incontrai il figlio di Mastronardi, Sabatino con il quale ebbi uno scambio confidenziale - ha continuato, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, Casamassima, che all'epoca dei fatti prestava servizio alla stazione di Tor Vergata e ora è in servizio all'Ottavo Reggimento -  Anche lui si portò la mano sulla testa e parlando della morte di Cucchi disse che non aveva mai visto una persona così messa male. Lo aveva visto la notte dell'arresto quando il ragazzo venne portato a Tor Sapienza».

Casamassima ha detto di aver deciso di parlare dopo quattro anni e mezzo, «perché all'inizio la vicenda Cucchi non mi aveva visto coinvolto in prima persona, ma troppe cose fatte dai miei superiori non mi erano piaciute, come l'abitudine di falsificare i verbali, e, provando vergogna per ciò che sentivo e vedevo, ho deciso di rendere testimonianza, temendo ritorsioni che poi si sono verificate. Quando è uscito il mio nome sui giornali, i superiori hanno cominciato ad avviare contro di me procedimenti disciplinari, tutti pretestuosi. Con Mandolini (accusato di falso e calunnia, ndr.) mi sono incrociato una mattina nell'ottobre del 2016: gli dissi solo di andare a parlare col pm e a dire quello che sapeva. Gli dissi che la Procura stava andando avanti e che aveva in mano una serie di elementi importanti. Lui mi rispose dicendomi che il pm ce l'aveva a morte con lui», ha concluso Casamassima.

«Per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso la verità, abbiamo atteso troppo. Ritengo che il principale responsabile di questa attesa sia il maresciallo Mandolini». Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, a commento della testimonianza oggi in aula del maresciallo Casamassima al processo bis per la morte del fratello. «Ricordo bene quando Mandolini venne in aula nel primo processo, quello sbagliato - ha aggiunto Ilaria Cucchi - a raccontarci la storiella che quella era stata una serata piacevole e che Stefano era stato anche simpatico. Adesso è il processo giusto, si parla di pestaggio. E ogni volta che entro in quest'aula ho la pelle d'oca. È inaccettabile, e lo dico da sorella di Stefano ma anche da cittadina, che si sia cercato di scaricare tutto sulla polizia penitenziaria».

Offline Thorin

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #261 il: 15 Mag 2018, 17:00 »
come l'abitudine di falsificare i verbali

L'ABITUDINE.
Meetic 300 x 600
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #262 il: 27 Giu 2018, 23:47 »
Tre carabinieri in servizio alla compagnia di Giugliano (Napoli), due sottufficiali ed un appuntato , sono stati arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord. Avrebbero arrestato un extracomunitario accusandolo falsamente di custodire armi clandestine ventilando l'ipotesi di un suo coinvolgimento in attività terroristiche. I tre sono stati già sospesi dall'Arma. Le accuse sono di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine. Falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine i reati contestati. Secondo il procuratore aggiunto della Repubblica, Domenico Airoma, "le articolate attività di indagine hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei destinatari della misura cautelare". In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, avvalorata dal gip, i tre, "nell'ambito di attività di servizio istituzionale, procedevano a porre in arresto un cittadino extracomunitario, accusato falsamente di detenere armi clandestine per finalità di terrorismo internazionale". Le attività - si sottolinea - hanno anche registrato il coordinamento con la Procura della Repubblica di Napoli

Il fine sarebbe stato quello di ottenere un encomio. Era questo, secondo l'accusa, lo scopo dei tre carabinieri arrestati in Campania. L'immigrato era stato accusato falsamente di custodire armi clandestine con l'insinuazione di un suo coinvolgimento in attività terroristiche. Le indagini, che hanno portato alla luce l'attività illecita dei tre militari in servizio a Giugliano, sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Aversa (Caserta). A coordinare l'attività investigativa è stato il procuratore della Repubblica di Napoli Nord, Francesco Greco, in collaborazione con l'aggiunto Domenico Airoma.
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #263 il: 28 Giu 2018, 11:58 »
Roma, arrestati sei poliziotti e un dipendente della Procura candidata nel 2016 nella lista Noi per Salvini

Otto in tutto le misure cautelari: coinvolto anche un pregiudicato. Per un'altra persona appartenente alle forze dell'ordine è stata disposta una misura interdittiva. Tra gli arrestati una dipendente della Procura, candidata nel 2016 con Noi con Salvini, che diceva: ""e io voglio arrivo dappertutto e a me nessuno mi dice di no"

di F. Q. | 26 giugno 2018


“Ma questa gente che pensa…che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro alla Procura, prima di Milano e poi quella di Roma…se io voglio arrivo dappertutto e a me nessuno mi dice di no”. Parola di Simona Amadio, funzionaria della procura di Roma, finita in carcere assieme ad tre otto persone tra cui sei poliziotti, per avere informato un imprenditore Carlo D’Aguano, da tempo attenzionato dalla Direzione distrettuale antimafia per una serie di attività legate alle sale giochi e presunti contatti con la camorra. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e per l’esercizio della funzione, di essere entrati abusivamente nel sistema informatico e di aver rivelato segreti d’ufficio. Le indagini, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, hanno portato all’arresto anche di un pregiudicato.

L’operazione dei militari condotta con gli uomini della Squadra mobile della Questura di Roma, i quali hanno eseguito l’ordinanza emessa dal gip che ha emesso anche una misura interdittiva. In carcere anche un dipendente che svolgeva alcune mansioni presso la Procura della Repubblica di Roma e un pregiudicato già noto agli inquirenti. La donna è stata candidata alle ultime elezioni amministrative del 2016 a Roma, nelle fila di Noi per Salvini. Da anni impiegata in procura, Amadio era compagna di Angelo Nalci (addetto all’ufficio scorte della Questura) anch’egli finito in carcere.

Nell’ordinanza del gip Cinzia Parasporo viene citato un dialogo tra i due, in cui lei “ripercorre una conversazione avuta con D’Aguano che aveva necessità di qualcuno che gli potesse fornire informazioni circa l’esistenza di procedimenti penali sul suo conto“. Amadio dice: “Io Carlo me lo voglio tenere, allora tu devi pensare amore, che come tutti ‘gli impiccionì lui ha amici poliziotti… la talpa in Procura… lui (D’Aguano ndr)…la prima cosa che mi ha chiesto è: ‘mi posso fidare?’…a lui gli serve un appoggio in Procura, cioè qualcuno che va ad aprire a va a vedere”. Ma questa gente che pensa – diceva mentre gli investigatori la intercettavano – …che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro alla Procura, prima di Milano e poi quella di Roma…se io voglio arrivo dappertutto e a me nessuno mi dice di no”. “Il collega che mi ha fatto il favore di fare i tabulati – continua la Amadio richiamando un vecchio episodio -, lo sa che io mi faccio tagliare la gola ma i tabulati non escono fuori …a me nessuno mi dice di no…ma non perché sono un Padre eterno…perché in questi anni, forse, tra le tante sventure che mi sono capitate nella vita ho dato qualcosa a chi mi stava di fronte…quindi come si muovono, si muovono male“.

Tra gli arrestati due poliziotti del Commissariato Fidene e tre del reparto volanti che per l’accusa offrivano aiuto a più livelli e servizi di ‘vigilanza’ nei locali dell’imprenditore. Tutti ricevevano in cambio utilità di vario genere: dal denaro, all’acquisto e riparazioni di auto a prezzi scontati fino alla promessa di quote societarie. Tra i poliziotti finiti a Regina Coeli c’è anche Francesco Macaluso, 38 anni, di recente premiato per aver salvato un ragazzo mentre tentava il suicidio lanciandosi dal sesto piano di un palazzo.

Offline COLDILANA61

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« Risposta #264 il: 30 Giu 2018, 15:11 »
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Offline James M. McGill

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« Risposta #265 il: 30 Giu 2018, 16:28 »
sì ma non leggete il Fatto
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #266 il: 27 Ago 2018, 13:29 »
Non si gioca nè coi manganelli, né con le pistole, né con i diritti altrui. Chi non lo capisce, non può avere l'onore di servire il Paese con la divisa addosso. E deve pagare il prezzo.

Otto milioni di euro di risarcimento per i pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. È quanto chiede la procura della Corte dei Conti della Liguria (nel dettaglio 3 milioni di danni patrimoniali e 5 per danno d'immagine) a 27 appartenenti ed ex appartenenti alla polizia di stato.

A essere citati dalla procura contabile sono i dirigenti e i funzionari dell'epoca, tra questi anche Francesco Gratteri, allora direttore del servizio centrale Operativo, il suo vice Gilberto Caldarozzi; il capo della digos di Genova Spartaco Mortola oltre al comandante del primo reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, il suo vice comandante e i capisquadra; oltre agli altri funzionari coinvolti nei fatti. Per la procura, devono risarcire un danno patrimoniale indiretto, ovvero i risarcimenti alle parti civili pagati dal Ministro dell'Interno, oltre alle spese legali per i processi, il tutto per oltre 3 milioni di euro. Nei prossimi mesi sarà fissata l'udienza davanti ai giudici contabili che dovranno decidere nel merito.

Secondo il pm contabile, lo Stato, non solo ha dovuto affrontare importanti risarcimenti, ma ha subito anche un grande danno d'immagine, quantificato in 5 milioni di euro. Il procedimento penale, per i brutali pestaggi avvenuti all'interno della scuola Diaz da parte delle forze dell'ordine la notte tra il 21 e il 22 luglio del 2012, si è concluso in Cassazione con alcune condanne e numerose prescrizioni, che hanno visto coinvolti anche personaggi di vertice della polizia di stato. Il pm sottolinea però «come sia per i fatti per cui vi è stata una condanna, che per quelli per cui è intervenuta la prescrizione, si siano accertate le responsabilità e vi sia stata condanna al risarcimento danni e al rimborso delle spese, nonché il riconoscimento di provvisionali in favore delle parti civili». La procura contabile ha aperto altri procedimenti per danno patrimoniale, per gli stessi fatti, in quanto vi sono ancora cause civili di risarcimento danni in corso e ricorsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Offline PabloHoney

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« Risposta #267 il: 27 Ago 2018, 14:08 »
Non si gioca nè coi manganelli, né con le pistole, né con i diritti altrui. Chi non lo capisce, non può avere l'onore di servire il Paese con la divisa addosso. E deve pagare il prezzo.

Otto milioni di euro di risarcimento per i pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. È quanto chiede la procura della Corte dei Conti della Liguria (nel dettaglio 3 milioni di danni patrimoniali e 5 per danno d'immagine) a 27 appartenenti ed ex appartenenti alla polizia di stato.

A essere citati dalla procura contabile sono i dirigenti e i funzionari dell'epoca, tra questi anche Francesco Gratteri, allora direttore del servizio centrale Operativo, il suo vice Gilberto Caldarozzi; il capo della digos di Genova Spartaco Mortola oltre al comandante del primo reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, il suo vice comandante e i capisquadra; oltre agli altri funzionari coinvolti nei fatti. Per la procura, devono risarcire un danno patrimoniale indiretto, ovvero i risarcimenti alle parti civili pagati dal Ministro dell'Interno, oltre alle spese legali per i processi, il tutto per oltre 3 milioni di euro. Nei prossimi mesi sarà fissata l'udienza davanti ai giudici contabili che dovranno decidere nel merito.

Secondo il pm contabile, lo Stato, non solo ha dovuto affrontare importanti risarcimenti, ma ha subito anche un grande danno d'immagine, quantificato in 5 milioni di euro. Il procedimento penale, per i brutali pestaggi avvenuti all'interno della scuola Diaz da parte delle forze dell'ordine la notte tra il 21 e il 22 luglio del 2012, si è concluso in Cassazione con alcune condanne e numerose prescrizioni, che hanno visto coinvolti anche personaggi di vertice della polizia di stato. Il pm sottolinea però «come sia per i fatti per cui vi è stata una condanna, che per quelli per cui è intervenuta la prescrizione, si siano accertate le responsabilità e vi sia stata condanna al risarcimento danni e al rimborso delle spese, nonché il riconoscimento di provvisionali in favore delle parti civili». La procura contabile ha aperto altri procedimenti per danno patrimoniale, per gli stessi fatti, in quanto vi sono ancora cause civili di risarcimento danni in corso e ricorsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Sull'argomento il Tempo di oggi e' da vomito vero

Offline zorba

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #268 il: 09 Set 2018, 18:48 »

Offline Thorin

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« Risposta #269 il: 10 Set 2018, 18:04 »

Offline JoeStrummer

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« Risposta #270 il: 28 Set 2018, 11:09 »
https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/09/27/news/delitto_di_arce_la_perizia_del_ris_uccisa_nella_caserma_dei_carabinieri_-207524366/?ref=nrct-2

Era chiaro da tempo, anzi in paese sotto sotto si è sempre saputo, ora è praticamente certo, abbiamo un altra vittima delle "mele marce".
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #271 il: 11 Ott 2018, 13:48 »
ANSA.IT



Colpo di scena a inizio udienza del processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte di Stefano Cucchi. Il pm Giovanni Musarò ha reso noto un'attività integrativa di indagine dopo che uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei militari imputati per il pestaggio. "Il 20 giugno 2018 - ha detto il pm - Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio". In successive dichiarazioni ha poi chiamato "in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D'Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d'Assise, già sapeva tutto". I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che "è stata redatta una notazione di servizio - ha detto il pm - che è stata sottratta e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza".

"Oggi - ha dichiarato l'avvocato Eugenio Pini, difensore di Francesco Tedesco - c'è stato uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l'intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini - ha aggiunto Pini - individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l'Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell'immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo".
Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #272 il: 11 Ott 2018, 15:56 »
Quindi Casamassima aveva ragione anche lui.
Adesso qualche merda, penso a una precisa merda con gli occhiali, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa alla madre e al padre di Cucchi. Che sarà stato pure un delinquente, ma non doveva essere massacrato di botte da chi ha giurato di servire la patria, la sua costituzione e le sue leggi.

Offline vaz

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« Risposta #273 il: 11 Ott 2018, 16:15 »
la cosa triste è che c'è voluta la miniserie su Netflix

Offline Thorin

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #274 il: 11 Ott 2018, 16:28 »
Ma guarda un po', chi l'avrebbe mai detto...

Offline italicbold

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #275 il: 11 Ott 2018, 16:51 »
Io credo che questo paese debba tanto a una persona come Ilaria Cucchi.
Se non altro come esempio.
Col cazzo che le cose non cambiano, col cazzo.
Era da sola, con la foto del cadavere di suo fratello tra le mani, voglio dire, rendiamoci conto, avere e mostrare pubblicamente, le foto del corpo devastato di una persona che si ama profondamente.
Non la credeva nessuno. E' stata vilipesa, insultata, presa in giro.

Ha vinto.
Diciamolo. Ha vinto lei.
Alla fine, quella ragazza dagli occhi chiari ha sbriciolato forze che nessuno avrebbe avuto il coraggio di affrontare.
Ha vinto lei.
E l'Italia le deve qualcosa.

Offline PabloHoney

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #276 il: 11 Ott 2018, 18:15 »
Io credo che questo paese debba tanto a una persona come Ilaria Cucchi.
Se non altro come esempio.
Col cazzo che le cose non cambiano, col cazzo.
Era da sola, con la foto del cadavere di suo fratello tra le mani, voglio dire, rendiamoci conto, avere e mostrare pubblicamente, le foto del corpo devastato di una persona che si ama profondamente.
Non la credeva nessuno. E' stata vilipesa, insultata, presa in giro.

Ha vinto.
Diciamolo. Ha vinto lei.
Alla fine, quella ragazza dagli occhi chiari ha sbriciolato forze che nessuno avrebbe avuto il coraggio di affrontare.
Ha vinto lei.
E l'Italia le deve qualcosa.

Questa cosa deve far riflettere molto, molti, non so quante persone avrebbero avuto la forza di sostenere tutto questo per anni, senza contare le meschinità buttate addosso alla famiglia ... Hanno combattuto una montagna ... Stato, politica, polizia e carabinieri con la stampa peggiore a far da cassa di risonanza allo schifo più schifoso

La cosa chei avvilisce di più... A fronte di un Cucchi o un Aldrovandi (per dirne solo due) quanti casi sono testati dimenticati e impuniti!!??

Che schifo di paese ė diventato questo

Offline PARISsn

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #277 il: 11 Ott 2018, 18:46 »
per me sapete quale è la cosa piu grave?? chiaramente a parte la  morte del povero Cucchi ?? le coperture e i depistaggi degli stessi carabinieri...perche è la prova provata che non si tratta di singole mele marce ma di un costume diffuso tra le forze dell'ordine....quello appunto di andare ben oltre i compiti d'istituto anche  in maniera violenta...e quindi il bisogno di coperture perche non vengano a galla....se fossero davvero solo mele marce verrebbero cacciate a calci dagli stessi colleghi...non aiutate a coprire delitti....la storia della  notazione scomparsa è emblematica di questo...non solo il capo stazione dice di non saperne nulla ( cosa impossibile ) ma addirittura scompare da un altra stazione dei carabinieri...superiore per linea gerarchica....insomma quanti si sono adoperati per coprire sta cosa ??? e ve lo dico da militare...quanti si sarebbero esposti ed adoperati a coprire la cosa senza avere certezza di essere coperti dall'alto ?? nel nostro ambiente il detto " gira gira sempre in culo all'ortolano " è legge....nessuno muove un dito se non si ha certezza di essere coperti da chi comanda...Cucchi, Aldovrandi, il delitto di Arce...i due  poliziotti che violentano la studentessa americana in servizio...ieri arrestano 2 poliziotti e 1 carabiniere che avevano una coltivazione di erba...ma che selezione fanno ?? quando mi sono arruolato io 40 anni fa vennero persino in incognito a chiedere informazioni alla portiera e ai vicini !! feci 2 visite psicologiche !! oggi basta fare bene  i test al concorso ? pure se sei uno psicopatico è fatta ???  8)

Offline laziAle82

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #278 il: 11 Ott 2018, 19:36 »
Sottoscrivo Italic con commozione e un pizzico di amara felicità.
Stefano non tornerà, ma oggi Stefano Vive.
Grazie a Ilaria e alle persone perbene che le sono state accanto.
Grazie a Fabio Anselmo.
L’unico voto che non ho mai mai mai rimpianto. La lista ingrigia alla camera quando seconda il lista c’era lei. Pensavo che questo paese avesse l’obbligo di eleggerla: per ringraziarla delle sue battaglie e “risarcirla” delle [...]e e del dolore subiti.

Offline sharp

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Re:Forze dell'ordine: non è una mela ad essere marcia
« Risposta #279 il: 11 Ott 2018, 20:46 »
Quindi Casamassima aveva ragione anche lui.
Adesso qualche merda, penso a una precisa merda con gli occhiali, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa alla madre e al padre di Cucchi. Che sarà stato pure un delinquente, ma non doveva essere massacrato di botte da chi ha giurato di servire la patria, la sua costituzione e le sue leggi.


Giorgione detto che sono d'accordo con te sul fatto che se anche fosse stato un delinquente
non toccato ma andava semplicemente arrestato e stop,e aggiungo che
io non conosco il quantitativo massimo di sostanze stupefacenti che diversificano
un utilizzatore da uno spacciatore,ma riguardo a Stefano non credo che avesse precedenti,
quindi eviterei di parlare di parlarne in questi termini (delinquente)

 

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