Gli idoli sono pericolosi. E abbatterli non è mai così scontato. Esistono ancora decine di vie dedicate a Lenin, che è stato un tiranno, un macellaio incazzato e cinico nonché un persecutore del suo popolo, ma ancora non si riesce a riconoscerlo.
Comunque, per rispondere precisamente a Adler, preso atto di quanto sia radicato il problema, dobbiamo rimeditare tutti la diffusa idiosincrasia nei confronti del metodo, o del canone se vuoi, del politically correct. Quando l'umanità sarà matura, autocosciente e sottratta ad ogni forma diretta od indiretta di etero-condizionamento, potremo recuperare la più ampia autonomia espressiva. Ma mi pare chiaro che, nel frattempo, battute su scimmie, banane, mori e morette, facce e faccette, muscoli e culi, eccetera eccetera le dobbiamo mettere nel cesso. Nei film, fino agli anni '70 fumavano tutti. Ne sono morti a centinaia di milioni di cancro. Poi, il politically correct ha spinto le produzioni a togliere 'ste caxxxo di sigarette dai film (io nel frattempo ci sono cascato, fumavo di nascosto già a dieci anni eh, e mi sono fumato di tutto per altri 35 anni), dalla formula 1, dal motociclismo e in generale dalla pubblicità. E i consumi sono scesi, mentre così non è nei paesi,quelli sfruttati, in cui queste regole non vengono applicate e si continua a fumare fin da bambini.
In questa prospettiva, non è esagerato quanto leggi sotto:
(ANSA)
"Via col vento", icona del cinema mondiale e uno dei film preferiti del presidente Donald Trump, è razzista e come tale, sullo sfondo delle proteste seguite all'uccisione del nero George Floyd da parte della polizia di Minneapolis, è stato ritirato dalla piattaforma HBO Max. La tormentata storia d'amore di Rossella O'Hara e Rhett Butler, ambientata negli anni della Guerra Civile, "è il prodotto del suo tempo" e "presenta alcuni pregiudizi etnici e razziali che sfortunatamente sono stati comuni nella società americana", ha spiegato un portavoce del servizio in streaming.
Con otto statuette, tra cui quella a Hattie McDaniel, migliore attrice non protagonista e prima afroamericana a vincere un Oscar, la pellicola del 1939 con Vivien Leigh, Clark Gable e Olivia de Havilland è considerata un classico del cinema americano, ma anche uno dei film più controversi di Hollywood: "Guardate 'Via col vento', guardate il 'Viale del Tramonto'", aveva esortato Trump polemizzando con la vittoria del sudcoreano "Parasite" agli ultimi Academy Awards.
"Via col vento" non è la sola produzione travolta dalle proteste. Dopo 33 stagioni Paramount Network ha cancellato a tempo indeterminato il popolare reality "Cops". Lo show, che accompagnava vere volanti di pattuglia in varie città americane, aveva dato della polizia un ritratto positivo, agli antipodi con le brutalità emerse negli ultimi giorni. Hbo, che ha rimosso "Via col vento" su pressione dello sceneggiatore di "12 anni schiavo" (Twelve Years a Slave), John Ridley, riporterà il film in catalogo dopo aver introdotto "una discussione del contesto storico" e una denuncia dei passi falsi contenuti nel film in materia di razza. "E' un film che glorifica il Sud ante bellum. E' un film che, quando non ignora gli orrori della schiavitù, si ferma a perpetuare i più dolorosi stereotipi sulla gente di colore", aveva scritto Ridley in un op-ed sul Los Angeles Times: "Mettendo assieme i migliori talenti dell'epoca di Hollywood, romanticizzò una storia mai esistita, dando copertura all'iconografia dell'era delle piantagioni come materia di 'tradizioni' e non di odio".
"Via col vento" resta, aggiustato con l'inflazione, uno dei film campioni di incassi di tutti i tempi e nel 1998 è stato messo al sesto posto nella classifica dei più grandi film di tutti i tempi dell'American Film Institute. Ci furono poche polemiche all'epoca della prima uscita nelle sale, anche se il "Daily Worker", l'organo del Partito Comunista americano, lo definì una "insidiosa glorificazione del mercato degli schiavi". Con il tempo una diversa prospettiva ha contribuito a una progressiva emarginazione. Nel 2017 un cinema di Memphis che lo proiettava da 34 anni lo ha ritirato dalla programmazione dopo le proteste di clienti.