Crisi ucraina

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Re:Crisi ucraina
« Risposta #9440 il: 05 Dic 2025, 16:35 »
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Cristo di dio, quanto putridume ha prodotto la propaganda anticomunista in questi anni

Offline Blueline

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Re:Crisi ucraina
« Risposta #9441 il: 05 Dic 2025, 16:47 »
Vabbe', i polacchi non hanno un bel ricordo del comunismo, come tutti i popoli dell'est europeo; forse sbagliano pure, ma è una decisione presa sulla loro esperienza passata, non sulla nostra idea che ci siamo fatti sul comunismo. Loro lo hanno dichiarato apertamente, preferiscono mangiare erba che non ritornare sotto i russi.

Offline Warp

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Re:Crisi ucraina
« Risposta #9442 il: 05 Dic 2025, 18:14 »
Vabbe', i polacchi non hanno un bel ricordo del comunismo, come tutti i popoli dell'est europeo; forse sbagliano pure, ma è una decisione presa sulla loro esperienza passata, non sulla nostra idea che ci siamo fatti sul comunismo. Loro lo hanno dichiarato apertamente, preferiscono mangiare erba che non ritornare sotto i russi.

secondo  me quello che ti sfugge è che nel momento in cui, almeno a mia conoscenza, non si intravedono avanzate comuniste una legge del genere ha il solo scopo di reiterare il cliché  russo/sovietico/comunista.
Quindi siccome che in Polonia e in altri paesi dell' ex patto di Varsavia ove piu ove meno,  leggi sulla "decomunistizzazione" esistono da almeno 30 anni (abbattimento statue, rimozione cimiteri, nomi di località strade e piazze, rimozione di qualsiasi retaggio socialista, se non mi credi posso fornirti molto materiale al riguardo) questa ulteriore fuga in avanti va letta esclusivamente in chiave "antirussa" per cui domani qualsiasi partito che  avanzi proposte non allineate al dogma nato e alla russofobia dilagante potrà essere messo agevolmente fuorilegge.
Alla faccia della democraziah.

Offline Warp

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Re:Crisi ucraina
« Risposta #9443 il: 09 Dic 2025, 08:34 »
una bella intervista al fisico Carlo rovelli sul fatto di oggi

Carlo Rovelli: “Chi non vuole armare Kiev è demonizzato: sia benedetto il piano Usa”

Riconosce che chi non si allinea sull’Ucraina viene “demonizzato”, ma avvisa: “Gli italiani sono ragionevoli, e la censura aumenta la visibilità degli eventi censurati”. Il fisico teorico Carlo Rovelli è tra i più noti uomini di scienza in Italia. Oggi avrebbe dovuto partecipare in video all’evento “Democrazia in tempo di guerra” organizzato a Torino dallo storico Angelo d’Orsi. I Salesiani hanno però revocato la sala all’ultimo minuto dopo le solite denunce di “propaganda filorussa”. Rovelli ne parla col Fatto mentre assiste ai colloqui dei leader europei con Zelensky: “La convergenza di Trump e Putin è un passo indietro rispetto alla terza guerra mondiale”.

Professor Rovelli, oggi avrebbe dovuto partecipare all’evento a Torino, ma i Salesiani si sono tirati indietro.

Sono grato ai Salesiani. Hanno portato l’attenzione sull’evento, aumentandone la visibilità. Quello che intendevo dire l’ho messo in un video su Facebook.

La preoccupa il clima intorno a temi e voci scomode?

Mi preoccupa la sudditanza della maggior parte dei media alle direttive di una intera classe politica, destra e sinistra, che non va nella direzione che vorrebbero gli italiani.

Però da quasi 4 anni sembra esserci una campagna di demonizzazione di chiunque si discosti dalla linea del sostegno militare a oltranza all’Ucraina.

Sì, non c’è dubbio. Anche quando queste persone sono invitate nelle televisioni, si mette loro intorno un recinto di critiche e risolini.

Da quando ha espresso pubblicamente le sue idee sul riarmo e sul conflitto in Ucraina, ha percepito un cambio di atteggiamento nei suoi confronti?

No, esprimo idee e proposte da sempre, e ho sempre ricevuto assenso e dissenso, come naturale. Partecipo come posso al dibattito civile.

I sondaggi ciclicamente confermano che gli italiani temono un’escalation e vorrebbero un ruolo di pace per l’Italia e l’Europa. Ha l’impressione ci sia ancora una società fermamente ancorata al pacifismo?

Gli italiani non vogliono il riarmo, non vogliono il sostegno alle guerre. Gran parte dell’Italia sinceramente cattolica, per esempio, non lo vuole.

Fa bene l’Ue a respingere il piano di Pace americano per tutelare i propri interessi?

È curioso che si parli di interessi europei, ora. Non eravamo in guerra contro la Russia, dando armi a Kiev, solo per una generosa e disinteressata difesa dei poveri ucraini? Cos’è successo? È cascato l’asino? Adesso quello che conta sono diventati i nostri interessi. I giovani ucraini devono morire per i nostri interessi.

Il tema dei territori è centrale: l’Ue teme che concedere troppo alla Russia adesso possa avere conseguenze nefaste per il futuro della nostra sicurezza.

Chi sarebbe l’Europa per “concedere”? Sono forse suoi, quei territori? Prima dell’invasione Russa, in quei territori c’erano abitanti in guerra civile, con migliaia di morti, perché lì molti volevano indipendenza da Kiev. La Russia mandava armi, come ora noi a Kiev. Facciamo, come la Russia, i nostri sporchi giochi di potere sulla pelle degli ucraini. Che il confine sia dieci chilometri più a destra o più a sinistra non ha alcuna importanza. Il margine fra l’influenza Nato e Russa si è spostato a Est di migliaia di chilometri. Per arrivare fin là, gli occidentali hanno organizzato un colpo di stato a Kiev. Non è certo una tragedia per l’Europa se la Russia ha impedisce qualche chilometro di questa avanzata.

Dunque ci sono colpe europee per come sono andate le cose?

Tutti giocano sporco. Era meglio quando con la Russia costruivamo una pacifica convivenza, come voleva Angela Merkel. Ad alterare l’equilibrio non sono stati i russi, ma gli occidentali, accecati dalla hubris di essere i totali signori del mondo, quelli che ora discutono se “concedere” territori altrui.

La spaventa la convergenza tra Putin e Trump sul piano americano?

Spaventarmi? Che sia benedetta dal Signore! È un passo indietro rispetto alla Terza guerra mondiale.

Crede che gli scandali ucraini incidano sui negoziati?

Non ne ho idea. Spero di sì.

Su di lei che effetto hanno fatto le notizie sugli scandali?

Nessuno. Basta guardare le vecchie statistiche delle organizzazioni internazionali, per sapere che l’Ucraina è fra i paesi più corrotti del mondo. Qualcuno pensava che fosse guarita perché l’hanno invasa i russi?

Il ministro Crosetto ha ammesso che l’Ucraina combatte per “guadagnare tempo”. Crede possa funzionare la tattica di prolungare il conflitto, confidando che la Russia debba trattare da una posizione peggiore di quella attuale?

Stanno morendo come mosche giovani ucraini e giovani russi, perché qualcuno fa tattiche o “guadagna tempo”.

Presto l’Italia dovrà decidere se mandare armi a Kiev anche per il 2026. La Lega minaccia di sfilarsi. L’Italia potrebbe dare un segnale diverso, rispetto al passato?

La nostra presidente del Consiglio potrebbe per una volta seguire gli Stati Uniti, ora che vanno nella direzione giusta, invece di farlo quando vanno nella direzione sbagliata.

Non ci sono dubbi invece sul riarmo italiano ed europeo. Necessario?

L’obiettivo dichiarato è il 5% del Pil. Ho i dati del 2022. Gli unici paesi nel mondo che spendono il 5% del PIL per spese militari sono Ucraina (in guerra), Arabia Saudita (in guerra), Qatar, Togo e Oman. La Russia spende il 4%, gli Stati Uniti il 3,45%, la Cina l’1,6%. Perché mai dovremmo spendere più di tutti i 200 paesi del pianeta? Più di tre volte la Cina, che accusiamo di destabilizzare il mondo perché si arma.

Re:Crisi ucraina
« Risposta #9444 il: Ieri alle 13:51 »
LA RUSSIA EMETTE TITOLI DI STATO IN YUAN

L’orso di cartone che ruglia con i bond in yuan.

L’invincibile Putin sta in piedi solo grazie alle stampelle di Trump e Xi Jinping, mentre Mosca emette i suoi primi bond in yuan per tappare un buco di bilancio ormai fuori controllo.

C’è un orso che ruglia a ogni telegiornale, alza la voce ai comizi e si mostra sui manifesti come un gladiatore geopolitico. È l’orso russo che l’immaginario filocremlino continua a descrivere come una potenza inarrestabile, immune alle sanzioni occidentali e sostenuta dalla forza di un’economia che non teme nulla. Una creatura mitica più che politica, degna di un documentario ben montato o di un monologo sul potere della propaganda.

Il problema è che l’orso, a guardarlo da vicino, non è fatto di muscoli ma di cartone e quel ruggito che arriva da Mosca assomiglia parecchio al rumore di un paese che cerca disperatamente di tenersi in piedi appoggiandosi a un paio di stampelle. Una è cinese e si chiama yuan. L’altra è americana e si chiama Trump.

L’esordio dei bond in yuan rivela lo stato reale dell’orso
Per la prima volta nella storia recente la Russia ha emesso titoli di Stato in yuan. Non in rubli, non in dollari e nemmeno in euro. In yuan. Il segnale è forte e non indica sicurezza. Indica bisogno.
I rendimenti offerti vanno oltre il 6% e sfiorano il 7,5%. Livelli tipici di paesi che devono convincere gli investitori a correre un rischio significativo, non di una potenza che si racconta invincibile nelle piazze e nei talk show.

Perché questa storica apertura al rifugio cinese?

Perché Mosca ha un buco nero nei conti pubblici: un deficit previsto per il 2025 di 5,7 trilioni di rubli, quasi cinque volte l’obiettivo iniziale. A ottobre era già arrivato a 4,2 trilioni.

Una voragine che non si vedeva dai tempi in cui Brežnev si appisolava alle riunioni del Politburo.

Nel frattempo, le entrate fiscali collassano:
petrolio e gas –20%
dazi doganali –19%
IVA e imposte sugli utili sotto gli obiettivi per oltre un trilione e mezzo di rubli
perfino le tasse di riciclaggio mancano all’appello.

Per un paese che si racconta invulnerabile alle sanzioni, non male.

Una potenza solida avrebbe margini. Una potenza di cartone ha solo scorciatoie e la scorciatoia trovata da Putin passa per Pechino.

Una sovranità appesa alla valuta di un altro.

La giustificazione ufficiale del ministro Siluanov tenta di suonare tecnica. Le transazioni in dollari ed euro possono essere bloccate dalle banche occidentali, meglio affidarsi allo yuan. La traduzione realistica è più diretta.

Quando ti chiudi fuori dal sistema finanziario globale restano due scelte. Accettare l’isolamento totale o bussare alla porta di chi può permettersi di dettarti le condizioni. Questa seconda porta è in Cina.

Il commercio tra i due paesi ha raggiunto cifre record e quasi tutte le transazioni avvengono in rubli e yuan. Perfino Rosneft e Lukoil si sono precipitate a rimpatriare le loro riserve in valuta cinese prima che le nuove sanzioni statunitensi le colpissero in pieno.

L’autarchia non è mai stata così dipendente dall’estero.

La realtà economica smentisce la narrazione del gigante
La narrazione ufficiale parla di un paese forte, prospero e in grado di sostenere una guerra lunga. La realtà è fatta di numeri meno flessibili delle dichiarazioni politiche. Gli introiti energetici calano, le entrate fiscali cedono, il bilancio pubblico affonda, il mercato finanziario si riduce al solo circuito interno, le banche più importanti operano sotto sanzione.

La Russia che si presenta come superpotenza sta in piedi solo perché Xi Jinping regge una stampella sotto il braccio sinistro.

L’altra stampella? Arriva dagli Stati Uniti di Trump

La seconda stampella, meno visibile ma altrettanto fondamentale, si chiama Donald Trump. La sua nuova apertura verso Mosca non nasce da un improvviso slancio pacifista. Nasce dalla consapevolezza che la partita si gioca altrove.

La sfida decisiva del XXI secolo è tra Washington e Pechino. Un confronto che si concentra sul Pacifico e che richiede di ridurre il numero degli avversari strategici. Così Trump, convinto dai numeri di una Russia debole e indebitata, immagina di staccarla dalla Cina con qualche promessa di influenza sul vecchio continente. Cosa che Putin, con la sua ambizione di ricostruire la sfera d'influenza dell'URSS, apprezza.

Il vero ostacolo al progetto congiunto di Trump e Putin: l’Unione Europea.

Alla luce di questa situazione, verificabile con facilità, di comprende con maggiore nitidezza l’attacco frontale che Trump e Putin rivolgono all’Unione Europea.

Il motivo è semplice. Una Russia che vuole guadagnare spazio in Europa ha bisogno di un continente privo di contrappesi. L’Unione Europea è l’unico soggetto con la forza economica, normativa e politica per limitare l’influenza russa e per rispondere in modo coordinato a ricatti energetici e minacce militari.

Un’Europa smembrata in piccoli Stati nazionali, divisi e fragili, sarebbe molto più facile da gestire. Il bastone sarebbe rappresentato dalla pressione militare sul fianco orientale e dall'abbandono da parte dell'alleato occidentale. La carota arriverebbe sotto forma di gas e petrolio a prezzi vantaggiosi, proprio come ai tempi della dipendenza energetica che il continente sta faticosamente cercando di superare.

L’obiettivo strategico è lampante. La Russia vuole restare in Europa senza dipendere totalmente dalla Cina. Gli Stati Uniti trumpiani vogliono staccare Mosca da Pechino per concentrarsi sul Pacifico. Entrambi hanno interesse a far sparire l’unico soggetto che può opporsi a questo disegno.

Il progetto si regge su due stampelle. Solo che l’orso, senza di quelle, non cammina e continua a ruggire solo negli editoriali di certi nostri opinionisti mentre sacrifica, ogni giorno la vita di centinaia di persone lungo i più di 1200 chilometri di fronte, in Ucraina.

Online sharp

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Re:Crisi ucraina
« Risposta #9445 il: Ieri alle 21:25 »
Io non so chi abbia scritto questo articolo,ed io non sono certo un esperto di economia, quindi vado con la mia logica, che sicuramente non avrà valore scientifico ma ecco così ad occhio io direi che :

se il mondo occidentale blocca tutti i miei asset finanziari, e dato che prima quando emettevo titoli di stato , per l'estero, lo facevano con le monete dei posti dove cercavano di collocarli (quelli interni restano in rubli), va da se che se mi si impedisce di continuare a farlo, chiaro che per l'estero a questo punto scelgo il mio alleato (o presunto tale), questa mossa raggiunge due obiettivi, tira fuori dall'influenza assoluta del dollaro, e aumenta la cooperazione

Offline Warp

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Re:Crisi ucraina
« Risposta #9446 il: Oggi alle 11:30 »
Io non so chi abbia scritto questo articolo

chi vuoi che lo abbia scritto?  :D
Ma tanto sono 3 anni che la russia sta per crollare invece la nato attraverso la sua succursale finanziaria UE da mesi sta cercando di rubare i soldi russi in qualche modo per tirare avanti sennò chiude la baracca.

Non da retta a ste fregnacce, questa è roba per piddini picierniani, tatuati calendiani, radicali senza senso, renzisti spiaggiati

ecco cosi al volo quello che scriveva l'house organ della nato nel 2022

febbraio 2022
Le sanzioni occidentali fanno male a Mosca. Il salto di qualità con il congelamento delle riserve estere. Crolla il rublo, la Banca centrale corre ai ripari
https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2022/09/12/news/perche_le_sanzioni_alla_russia_sono_efficaci-364922660/

marzo 2022
Russia vicina al default: domande e risposte, conseguenze per l’Italia e paragoni con la crisi del 1998
https://www.repubblica.it/economia/2022/03/09/news/russia_vicina_al_default_domande_e_risposte_conseguenze_per_litalia_e_paragoni_con_la_crisi_del_1998-340775443/

aprile 2022
Russia, rimborsi su obbligazioni pubbliche in dollari usando i rubli: più vicino lo spettro default tecnico
https://www.repubblica.it/economia/finanza/2022/04/06/news/la_russia_rimborsa_una_cedola_in_dollari_usando_i_rubli-344381603/

giugno 2022
Russia, il default è vicino: le sanzioni bloccano i pagamenti sui bond in dollari ed euro. "Simbolico, ma è un 'marchio' sul futuro"
https://www.repubblica.it/economia/2022/06/26/news/russia_il_default_e_vicino_le_sanzioni_bloccano_i_pagamenti_sui_bond_in_dollari_ed_euro_simbolico_ma_e_un_marchio_sul-355523048/

settembre 2022
Perché le sanzioni alla Russia sono efficaci
https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2022/09/12/news/perche_le_sanzioni_alla_russia_sono_efficaci-364922660/


questa è solo una mezza dozzina della fuffa prodotta dal 2022, ci si potrebbe scrivere un libro di un paio di migliaia di pagine con tutta ma mer.da che ci/vi hanno fatto mangiare.
 

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