Il dibattito sulla maternità surrogata

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Offline Zanzalf

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Il dibattito sulla maternità surrogata
« il: 12 Feb 2016, 20:08 »
Ligio all'adagio che:
Non esistono temi che non si possano trattare, ma esistono atteggiamenti che non si possono accettare

Ripropongo un tema importante da una prospettiva che spero possa risultare più interessante.
Infatti vi propongo un'intervista a un'attivista, femminista, anticapitalista, antisionista (ha partecipato alla Flottilla 2015), svedese.
Come vedete una formazione culturale lontana dalla mia e affine a molti dei frequentanti del forum.

Anche lei, per la prostituzione e per la surrogata, parla di sfruttamento della donna, di compravendita di essere umano, di abuso verso il figlio. Almeno in questo caso, non sembra trattarsi di un'opinione solo di ottusi bigotti conformisti.



Online TomYorke

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Re:Il dibattito sulla maternità surrogata
« Risposta #1 il: 12 Feb 2016, 21:16 »
Come in ogni dibattito su temi eticamente sensibili credo che ogni prospettiva vada tenuta in considerazione nel dibattito e che ogni sensibilità abbia la propria legittimità.

Il tema dello sfruttamento delle donne.

Dire che la maternità surrogata presuppone uno sfruttamento della donna è a mio parere un errore. Lo sfruttamento c’è solo nel caso in cui non ci sia scelta.
Si può benissimo dire che però in un singolo individuo, qualora non si trovi in condizioni necessarie per  prendere una decisione responsabile e in piena autonomia, subentri comunque uno sfruttamento. D’accordissimo, personalmente credo che sia impossibile scindere i concetti “autonomia” e “responsabilità”.

Ora  , se c’è un organo che può evitare che una pratica diventi sopruso, quest’organo è quello legislativo, che a questo punto diventerebbe garante non solo della coppia che vuole avere un figlio tramite questa pratica, ma anche l’elemento fondamentale di  tutela della donna che si renderebbe disponibile. Basterebbe anche la decisione della donna stessa, ma credo sia necessario che ci sia un organo esterno che stabilisca che quella della donna sia una VERA decisione.

Quanto alle donne che ritengono degradante per la propria figura questa pratica, la soluzione mi pare semplice: non si avvicinino mai a questa pratica e nessuno le obblighi. E la legge controlli che nessuna delle donne che invece vi si avvicini non sia obbligata da fattori vari.

Il tema del diritto del bambino.

Faccio veramente fatica, per mia sensibilità personale, ad avvicinarmi a questo tema. Nel senso che trovo questa attenzione al legame genetico fortemente disumanizzante.
Ritengo di essere quel che sono, non tanto per la mia biologia, ma per la mia biografia. E mi piace pensare che anche i miei rapporti con gli altri, soprattutto con i miei familiari, non siano determinati solo da una condivisione genetica. 

Trovo poco convincente la visione per la quale un rapporto genetico interrotto sia necessariamente un trauma. Ma non è questo il punto. Ammettiamo che sia effettivamente un trauma, che immagino si sviluppi soprattutto col sopraggiungere dell’adolescenza;  bene, la prima cosa che mi viene in mente è che dalla famiglia tradizionale proviene forse uno dei traumi più conosciuti anche dai lettori più superficiali della psicologia. Mai sentito parlare di “complesso di Edipo”? I curatori delle nostre anime devono tener presente una cosa. Nessun principio inviolabile ci metterà al riparo dai traumi. Affronteremo tutti dei traumi, nessuno ne è immune. Anche sapere di essere nati da un preservativo può essere motivo di trauma, ma nessuno si sognerebbe di dire che è stato violato il diritto del bambino di decidere se nascere a seguito di una “non scelta”.

Per quanto riguarda il concetto di "paternità" e "maternità" invece, onestamente, non capisco come possano essere descritti ed esauriti dal semplice dato genetico.
 

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