La cultura democratica

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Re:La cultura democratica
« Risposta #40 il: 12 Feb 2016, 18:50 »
Fortunatamente, nonostante alcuni qui cerchino di fare chiasso (20 messaggi al secondo quasi, una macchina da guerra) confondendo le idee a chi legge, la situazione sta cambiando e più di qualcuno è riuscito ad aprire gli occhi.
Etichettarli come automi è veramente troppo, soprattutto da chi sostiene ladri, usurai, arrivisti e personaggi che un giorno si e l'altro pure vengono arrestati/processati.
Re:La cultura democratica
« Risposta #41 il: 12 Feb 2016, 18:52 »
Per quanto riguarda la penale: sacrosanta.
Se io vado a giocare per la Lazio e poi comincio a fare autogol a ripetizione, cambiando persino maglia durante la partita, altro che multa.
Se vuoi evitare questo puoi semplicemente candidarti con un altro partito. Non è obbligatorio gareggiare col M5S.

Offline genesis

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Re:La cultura democratica
« Risposta #42 il: 15 Feb 2016, 13:08 »
C'è chi ne è completamente sprovvisto. Ecco uno stralcio illuminante del contratto che firmeranno gli automi di Grillo candidati a Roma:

«Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto»

Un buon articolo di Alessandro Gilioli sul tema.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/15/torni-quando-vuole/

Non è la prima volta che - con tutta la brutalità e grevità che volete - Grillo e i suoi pongono tuttavia problemi urgenti, su cui quasi tutti gli altri invece glissano. È accaduto in passato con i costi e le chiusure autoreferenziali della politica, con le fedine penali dei parlamentari, con i business degli inceneritori e delle "grandi opere", con l'assimilazione politica di centrosinistra e centrodestra - e altro ancora.

A questo giro è la volta dei parlamentari voltagabbana.

No, lo dico perché ho letto furiosi attacchi e sagaci ironie sull'idea della "multa agli eletti" che poi se ne vanno o sono cacciati - e, intendiamoci, mi chiedo anch'io non solo che efficacia reale possano avere queste multe, ma anche quale trasparenza e quali garanzie ci siano se l'autorità a decidere chi e quando viene sanzionato è il temibile "staff".

Ma al netto di questo, tanto i furiosi attacchi quanto le sagaci ironie glissano - appunto - sulla rilevanza e anzi sull'enormità della questione di fondo che i grillini pongono. E cioè: cosa ne è della rappresentanza democratica quando troppi eletti cambiano casacca per soldi, opportunismo, convenienza o altre cause simili? Non è cioè in gioco il concetto stesso di democrazia e di rappresentanza? E vi pare questione da poco, a cui rispondere con un'alzata di spalle o con uno sberleffo?

Non ci si può infatti nascondere che in Italia la questione ha assunto dimensioni eccessive.

Intanto abbiamo un governo che si regge sui voti di un gruppo parlamentare mai eletto da nessuno e creato dopo, nel Palazzo, cioè l'Ncd. Inoltre Openopolis informa che i deputati e senatori che hanno lasciato il partito con cui sono stati eletti, a metà legislatura, sono già 336 (!), cioè un terzo dell'intero parlamento: «Ogni mese, almeno 10 parlamentari cambiano casacca, per una media più di due volte superiore a quella della scorsa legislatura»: si tratta di «un giro di valzer che mese dopo mese continua a battere tutti i record».

Insieme - sempre dati Openpolis - Pd e Ncd fanno un bel + 79, tutta gente che proviene da altri gruppi parlamentari - ed è difficile non chiedersi se questo saldo positivo abbia a che fare con il fatto che sono le due architravi di governo e maggioranza. Nel Gruppo Misto alla Camera ora sono 63, ma nel corso degli ultimi trenta mesi ci sono state 32 defezioni e 66 ingressi; al Senato, al momento, i "misti" sono 26, con uno score finora di 27 fuoriuscite e 37 neoingressi.

Ma che roba è? Ma che senso ha? Ma nemmeno una hall d'albergo ha le porte tanto girevoli.

Con alcune menzioni speciali: tale onorevole ex grillino Ivan Catalano, ad esempio, dopo essere passato dal M5S al Misto è andato in Scelta Civica, ma non dev'essersi trovato bene perché giusto l'altra settimana è rientrato nel Misto, non so, qualcuno gli dica che gli vuole bene. Anche un'altra ex grillina, Paola Pinna, ha lasciato prima il Movimento, poi il Misto e quindi pure Scelta Civica, ma ora - alla quarta casacca - è approdata nel Pd dove forse troverà un ambiente più confortevole.

Niente, ovviamente, in confronto, al senatore Luigi Compagna: eletto nel Pdl, poi passato al Misto, poi al Gal (altro gruppo creato nel Palazzo), quindi traslocato al Ncd di Alfano, poi tornato al Gal, poi di nuovo al Ncd, ma le ultime notizie lo danno di nuovo al Gal - speriamo abbia un buon analista.

Al Gal, Compagna troverà un suo consimile, per passato turbinoso, cioè il mitico Riccardo Villari, ex Dc-Ppi, ex Cdu, ex Udeur, ex Margherita, ex Partito democratico, ex Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, ex Pdl-Forza Italia. Ora che entra nel Gal è dato «in avvicinamento ai verdiniani di Ala o i tosiani di Fare» (già, in Parlamento ci sono pure i verdiniani di Ala e i tosiani di Fare, altri partiti mai votati da chicchessia). Un dettaglio divertente è che, nel lasciare Forza Italia, Villari ha ringraziato il suo ex capogruppo «per l'ospitalità»: ma si figuri, torni quando vuole, magari chiami un po' prima per prenotare e al check-out ci dica se ha preso qualcosa nel minibar.

Ecco, forse siamo andati un po' troppo oltre nell'applicazione pratica della norma costituzionale che impedisce il vincolo di mandato. Forse un punto d'equilibrio migliore tra l'autonomia di coscienza dell'eletto e il fatto che questi rappresenta dei cittadini va cercato meglio, ed erga omnes. Senza eccessi, né le tanto temute "demagogie", ma va trovato.

Perché qui siamo all'imbarbarimento della rappresentanza. Siamo all'allontanamento ormai interstellare tra gli elettori e gli eletti - e quanto più è ampia la distanza tra chi vota alle urne e chi fa le le leggi e il governo, peggio sta la democrazia (e più crescono gli astensionisti).

Ah, faccio umilmente presente che la difesa della voce e dei voleri della cittadinanza - quindi il restringimento della distanza tra elettori ed eletti - in termini contemporanei è un tema decisamente "di sinistra", dato che non si può essere di sinistra oggi se non si mette in primissimo piano l'esigenza che le decisioni vengano prese dalla cittadinanza, anziché da pochi. Tanto più se quei pochi sono, come sono, potenziali oggetti di pressioni, lobby, carriere, premi, ricatti e altro.

Offline cartesio

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Re:La cultura democratica
« Risposta #43 il: 15 Feb 2016, 14:51 »

cosa ne è della rappresentanza democratica quando troppi eletti cambiano casacca per soldi, opportunismo, convenienza o altre cause simili? Non è cioè in gioco il concetto stesso di democrazia e di rappresentanza? E vi pare questione da poco, a cui rispondere con un'alzata di spalle o con uno sberleffo?

Secondo la Costituzione non si vota il partito, ma il proprio rappresentante in parlamento. La disciplina di partito, che ha dominato le dinamiche parlamentari per più di mezzo secolo, è anticostituzionale perché va contro l'assenza del vincolo di mandato.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Articolo_67_della_Costituzione_italiana

L'Articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita:

« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato »

Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo). Il vincolo che lo lega agli elettori assume, invece, la natura di responsabilità politica.

Offline genesis

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Re:La cultura democratica
« Risposta #44 il: 15 Feb 2016, 17:04 »
Secondo la Costituzione non si vota il partito, ma il proprio rappresentante in parlamento. La disciplina di partito, che ha dominato le dinamiche parlamentari per più di mezzo secolo, è anticostituzionale perché va contro l'assenza del vincolo di mandato.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Articolo_67_della_Costituzione_italiana

L'Articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita:

« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato »

Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo). Il vincolo che lo lega agli elettori assume, invece, la natura di responsabilità politica.


Lo sappiamo, cartesio, ma il giornalista poneva un altro problema.
Re:La cultura democratica
« Risposta #45 il: 15 Feb 2016, 17:08 »
Secondo la Costituzione non si vota il partito, ma il proprio rappresentante in parlamento. La disciplina di partito, che ha dominato le dinamiche parlamentari per più di mezzo secolo, è anticostituzionale perché va contro l'assenza del vincolo di mandato.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Articolo_67_della_Costituzione_italiana

L'Articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita:

« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato »

Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo). Il vincolo che lo lega agli elettori assume, invece, la natura di responsabilità politica.


Quell'articolo fu scritto DA e PER rappresentanti con una statura morale che questi neanche sognano .

Quando la costituzione parla di lavoro e dignita' puo' anche essere buttata a mare.

Quando tocca LOR signori , chi la tocca muore .

Offline genesis

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Re:La cultura democratica
« Risposta #46 il: 15 Feb 2016, 17:16 »
Quell'articolo fu scritto DA e PER rappresentanti con una statura morale che questi neanche sognano .

Infatti.
Re:La cultura democratica
« Risposta #47 il: 15 Feb 2016, 20:41 »
Breve intrusione (di stampo storiografico) e poi mi taccio.
Quell'articolo in realtà è stato scritto non per una ingenua fiducia nella virtù umana (chi usciva dal ventennio ed aveva sperimentato i totalitarismi del 900 probabilmente qualche scetticismo doveva nutrirlo in proposito) ma perché il vincolo di mandato - ossia quel divieto di disattendere la linea politica del Partito che, in forma aggiornata ai tempi,  i 5* parrebbero invocare - è stata una delle architravi sulle quali storicamente si è fondato il programma politico di svuotamento delle istutizioni democratico realizzato del PNF e sulle quali, in un modo o nell'altro, si riconoscono i progetti politici autoritari e la loro avversione per il dissenso. 

Offline Gio

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Re:La cultura democratica
« Risposta #48 il: 15 Feb 2016, 21:16 »
150.000 euro sono pure pochi. Per me chi cambia schieramento deve decadere dalla carica con effetto immediato. Fare il parlamentare é una responsabilitá. Un conto é la libertá nell'attivitá parlamentare. Altro é prendere i voti con la destra e andare a votare con quelli di sinistra o viceversa.
É una buffonata, non é libertá.

Offline cartesio

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Re:La cultura democratica
« Risposta #49 il: 15 Feb 2016, 23:40 »
Quell'articolo fu scritto DA e PER rappresentanti con una statura morale che questi neanche sognano .

Una Costituzione va scritta per tutti, non per gente di statura morale superiore.

Come fa giustamente notare PGL, la disciplina di partito è stata la base dello svuotamento delle istituzioni, prima e dopo la guerra.

Offline genesis

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Re:La cultura democratica
« Risposta #50 il: 16 Feb 2016, 11:07 »
Ripeto: i dati citati ci dicono che così non può andare, bisogna cambiare e trovare una soluzione.
 

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