Lavorare meno, lavorare tutti

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #160 il: 17 Apr 2024, 10:22 »
Bah no. Non possiamo neanche trasferire il rischio d'impresa sulle spalle dei lavoratori dipendenti.
Se sei un imprenditore e hai un salario basso non prendi un dipendente.
Le ditte che vivono al ribasso non possono pretendere che si salvaguardi il loro modus operandi sulle spalle del lavoratore. Il subappalto, in se, è già una stortura.
L'eventuale non sostenibilità porta alla chiusura di aziende e di perdite di posti di lavoro a salari inadeguati.
E non è un male.
La questione è questa? Tra poco e niente, meglio niente?
La perdita di posti di lavoro (purtroppo tanti), porta a posti di lavoro meglio retribuiti?
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #161 il: 17 Apr 2024, 10:51 »
nel medio-lungo periodo
nel breve è un dramma.

Questo è il grande dilemma che, comunque, prima o poi dobbiamo risolvere no ?
Un po' come la questione climatica. Rinunciare alle energie fossili è un problema nel breve periodo ma sappiamo che diventa necessario in una visione più lunga.

La questione è questa? Tra poco e niente, meglio niente?
La perdita di posti di lavoro (purtroppo tanti), porta a posti di lavoro meglio retribuiti?

No, come la poni tu diventa manicheo. E la risposta non te la posso dare.
Questi famosi imprenditori che non sanno come retribuire i loro dipendenti andrebbero veramente contati. Non sono convinto che siano la stragrande maggioranza. Alcuni dati peraltro ci suggerirebbero che i profitti delle grandi aziende, ma anche delle medie, e i grandi patrimoni tutta sta sofferenza non la stanno poi patendo. O la lunga manus del mercato vale per tutti o non vale per nessuno. Anzi in genere la accettiamo solo quando è a spese del fattore L (souvenir della prima lezione di economia I,C e L).
Vivo in Francia da 27 anni e per tantissimi anni, una volta al mese, sui telegiornali si attendeva l'annuncio presidenziale del tasso di disoccupazione. Quasi come Sanremo in Italia. Se era positivo tutti erano contenti. Meno disoccupati. Che bello. Tutto il paese contento. La Francia è contenta. Il presidente di turno andava in televisione, a reti unificate a dire "Vedete, il tasso di disoccupazione si è abbassato, siamo tutti più contenti".
Poi, negli ultimi dieci anni tanti piccoli sassolini sono arrivati a frenare questo meccanismo. Ad esempio sono arrivate tantissime ricerche che hanno mostrato come quasi l'80% delle persone che vivono sotto la soglia di povertà un lavoro, in realtà, ce l'avrebbero. Ci pagano una roulotte in un campeggio senza acqua calda e la cena fino alla seconda settimana del mese. Per le restanti due settimane c'è eventualmente la distribuzione dei pasti gratis o della spesa gratis.
E l'appuntamento mensile con il tasso di disoccupazione ha cominciato a non essere più un appuntamento sentito dai cittadini.
Il lockdown ha fatto il resto. Portando una consapevolezza maggiore sul valore del lavoro e del tempo.
Sinceramente io non so quale sia la risposta più adatta. Ha ragione Aquila quando dice che magari quei 300 euro mensili a una mamma solitaria con due figli a carico sono meglio che niente. In fondo le 40 ore settimanale puo' farli mentre i bimbi sono a scuola. Pero' ecco, come dire, io alla fine una visione a più lunga gittata la darei. Se non per questa mamma per i suoi figli.
Sinceramente, tralaltro, gli esempi che hai fatto non mi ispirano poi tanta simpatia. Il bar della scuola non è un progetto imprenditoriale per cui vale la pena basare scelte fondamentali per il paese. Per vendere due cornetti e una lattina di coca cola non puoi pretendere di avere dipendenti. Se vuoi lo fai da solo. Le stesse aziende appaltatrici, la cui figura potremmo anche assimilare a quella degli intermediari, non sono una categoria per cui vale la pena devastare la politica salariale di un paese.
Quando, nei mesi scorsi, è scoppiata la rivolta degli agricoltori i temi sono stati sempre gli stessi, ma nessuno che veramente è andato a vedere come si costruisce il prezzo di una mela, di una pera che arriva nei nostri supermercati, nel mercato rionale. Tra il produttore iniziale e il consumatore finale esiste uno scarto di prezzo che pochi osano andare ad analizzare. Le variabili utilizzate per conciliare baracca e burattini sono state la salute dei consumatori (ammorbidendo alcune normative contro l'utilizzo del Glifosato, sostanza cancerogena) oppure forzando i prezzi al consumo.
Insomma, come sempre, longa manus si ma sempre in una direzione.

Offline Aquila1979

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #162 il: 17 Apr 2024, 10:58 »
Il lockdown ha fatto il resto. Portando una consapevolezza maggiore sul valore del lavoro e del tempo.
Sinceramente io non so quale sia la risposta più adatta. Ha ragione Aquila quando dice che magari quei 300 euro mensili a una mamma solitaria con due figli a carico sono meglio che niente. In fondo le 40 ore settimanale puo' farli mentre i bimbi sono a scuola. Pero' ecco, come dire, io alla fine una visione a più lunga gittata la darei. Se non per questa mamma per i suoi figli.

io non l'ho mai detto. né sono io ad aver fatto l'esempio del bar :)
io ti ho solo detto che occorre trovare delle soluzioni nel breve periodo.
perché nel medio-lungo hai perfettamente ragione.

qui aggiungerei un problema di mentalità: la vita, in occidente, è qui ed ora, e io sono completamente d'accordo con questa visione. le soluzioni di lungo periodo sono malviste da chiunque, perché non rispondono alla mia impellenza. non esiste costruzione.

ma non voglio sporcare un topic così bello.

p.s. la ristorazione è un caso da studiare attentamente. vogliamo tutti cenare fuori come se non fosse un lusso, vogliamo pagare poco e possibilmente mangiarci pure la mucca felice.
siamo noi consumatori parte del problema.
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #163 il: 17 Apr 2024, 11:09 »
p.s. la ristorazione è un caso da studiare attentamente. vogliamo tutti cenare fuori come se non fosse un lusso, vogliamo pagare poco e possibilmente mangiarci pure la mucca felice.
siamo noi consumatori parte del problema.

Tralaltro.
Secondo me un'altra grande discussione andrebbe fatta sul sistema di formazione.
Almeno qui in Francia c'è una vera e propria follia per le grandi scuole di management. Di consulting.
In genere produttori di capre che neanche sanno come funziona una caffettiera ma sono fenomenali produttori di schemini excel (Che in se hanno anche una loro utilità).
Si, tutto bello, i prodotti della terra, il formaggio francese, il lusso francese, ma non se sa più chi deve produrre, proprio concretamente, nel senso di prendere un martellino, un chiodino, del cuoio e fare una valigia Luis Vuitton ma già abbiamo, in cantiere milioni di ragazzi pronti ad entrare nel mondo del lavoro per fare i consulenti. Per vendere una valigia Vuitton che non sappiamo ancora come produrre. Intanto comunque consulting come se piovesse.

Troppe ne ho viste di aziende che mi mandano i brief con i valori del brand, la cui formulazione sarà stata pagata a qualche società di consulting con un assegni da almeno 6 zeri. Tutti gli stessi. c'è sempre la trasparenza. Immancabile c'è anche la sincerità. Pure se produci formaggi con la muffa o tergicristalli per la twingo.
Semplicità.
Una volta un super cliente, un grande manager con il curriculum pieno di master in communication et consulting in almeno 3 continenti, mi chiese di fare una campagna pubblicitaria utilizzando un verde che non faccia pero' troppo verde.



Offline Aquila1979

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #164 il: 17 Apr 2024, 13:10 »
mi chiese di fare una campagna pubblicitaria utilizzando un verde che non faccia pero' troppo verde.

agevola gentilmente l'esadecimale, su su, che 'sto verde lo voglio proprio vedere  :D
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #165 il: 17 Apr 2024, 13:26 »
Tra noi iniziati lo chiamiamo giallo.

Offline Aquila1979

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #166 il: 17 Apr 2024, 14:01 »
Tra noi iniziati lo chiamiamo giallo.

 :) :) :)

Online FatDanny

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #167 il: 17 Apr 2024, 15:39 »
La questione è questa? Tra poco e niente, meglio niente?
La perdita di posti di lavoro (purtroppo tanti), porta a posti di lavoro meglio retribuiti?

si, tra poco e niente meglio niente.
Il dire "meglio poco" è stato il dramma degli anni Novanta.
Propagandato dall'asse Clinton-Blair, che per certi versi ha fatto più danni di quella Reagan-Thatcher.

Meglio niente perché la logica del "meglio poco" non ha mai una fine nel definire quanto poco è quel poco. E lo si è visto negli anni successivi.
La perdita di posti di lavoro significa che quei posti di lavoro non erano sostenibili se non in condizioni semi-schiavistiche. E poiché la schiavitù nella nostra società - per fortuna - non è consentita, significa che quei posti di lavoro non esistevano. Erano parte di un mondo irreale, che diveniva reale sulla pelle di chi sfruttava. Parliamo dunque del nulla.

Contempliamo la possibilità di costruire una piramide a due spicci perché frustiamo un migliaio di immigrati? No, sta nel campo dell'irrealtà, perché semplicemente la possibilità di farla implica pratiche non lecite. Appunto, parliamo della stessa cosa. Non è che siccome l'alternativa è che quelle persone stiano per strada allora meglio schiave.
E invece la logica del "meglio poco che niente" ha capziosamente inserito nelle nostre teste la possibilità che qualcosa di impensabile (perché contravviene la dignità umana) divenisse pensabile.

Ecco il gigantesco danno di Clinton e Blair, al servizio del capitale.
Non serve essere socialisti o comunisti per ravvederlo, basta l'umanesimo.

ps per quella mamma con due figli serve il reddito di cittadinanza. Stesso risultato, ma senza sfruttamento.
Ed è esattamente il motivo per cui l'hanno tolto. Non perché era inutile, ma proprio perché serviva a sfuggire al ricatto. E così quelli che campavano sulla mamma, porelli, non sapevano che fare.
Capace che a quel punto si sarebbero dovuti cercare un lavoro, invece così lavora la mamma e loro si fanno il SUV
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #168 il: 17 Apr 2024, 16:53 »
si, tra poco e niente meglio niente.
Il dire "meglio poco" è stato il dramma degli anni Novanta.
Propagandato dall'asse Clinton-Blair, che per certi versi ha fatto più danni di quella Reagan-Thatcher.

Meglio niente perché la logica del "meglio poco" non ha mai una fine nel definire quanto poco è quel poco. E lo si è visto negli anni successivi.
La perdita di posti di lavoro significa che quei posti di lavoro non erano sostenibili se non in condizioni semi-schiavistiche. E poiché la schiavitù nella nostra società - per fortuna - non è consentita, significa che quei posti di lavoro non esistevano. Erano parte di un mondo irreale, che diveniva reale sulla pelle di chi sfruttava. Parliamo dunque del nulla.

Contempliamo la possibilità di costruire una piramide a due spicci perché frustiamo un migliaio di immigrati? No, sta nel campo dell'irrealtà, perché semplicemente la possibilità di farla implica pratiche non lecite. Appunto, parliamo della stessa cosa. Non è che siccome l'alternativa è che quelle persone stiano per strada allora meglio schiave.
E invece la logica del "meglio poco che niente" ha capziosamente inserito nelle nostre teste la possibilità che qualcosa di impensabile (perché contravviene la dignità umana) divenisse pensabile.

Ecco il gigantesco danno di Clinton e Blair, al servizio del capitale.
Non serve essere socialisti o comunisti per ravvederlo, basta l'umanesimo.

ps per quella mamma con due figli serve il reddito di cittadinanza. Stesso risultato, ma senza sfruttamento.
Ed è esattamente il motivo per cui l'hanno tolto. Non perché era inutile, ma proprio perché serviva a sfuggire al ricatto. E così quelli che campavano sulla mamma, porelli, non sapevano che fare.
Capace che a quel punto si sarebbero dovuti cercare un lavoro, invece così lavora la mamma e loro si fanno il SUV

Tu la fai facile.
Emotivamente mi viene da darti ragione, anche io trovo insopportabile che si possa avere difficoltà ad ottenere il necessario, anche lo strettamente necessario, lavorando.
Ed io stesso ho passato un periodo simile.
Però sarei curioso di sapere cosa ne pensano i lavoratori davanti al dilemma poco o niente.
Non lo dico in polemica, sarei curioso veramente.
Parlo in riferimento alla situazione italiana ed all'attuale (e, a quanto pare, ineluttabile) assetto normativo.
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #169 il: 17 Apr 2024, 17:22 »
Bah no. Non possiamo neanche trasferire il rischio d'impresa sulle spalle dei lavoratori dipendenti.
...
Purtroppo succede già da molti anni.
Sono pochi quelli che non scaricano il rischio d'impresa sui dipendenti.


La questione è questa? Tra poco e niente, meglio niente?
La perdita di posti di lavoro (purtroppo tanti), porta a posti di lavoro meglio retribuiti?
Però il "niente" è spesso solo minacciato.
Del tipo "oh... io non ce la faccio a dare queste cifre, e se devo farlo allora chiudo".
Un po' la storia dei gestiori degli stabilimenti balneari disperati di fronte al demoniaco reddito di cittadinanza, che li avrebbe fatti chiudere nel giro di pochi mesi.
Ovviamente poi nessuno ha chiuso, ma il pianto ha portato risultati.

Online FatDanny

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #170 il: 17 Apr 2024, 19:40 »
Tu la fai facile.
Emotivamente mi viene da darti ragione, anche io trovo insopportabile che si possa avere difficoltà ad ottenere il necessario, anche lo strettamente necessario, lavorando.
Ed io stesso ho passato un periodo simile.
Però sarei curioso di sapere cosa ne pensano i lavoratori davanti al dilemma poco o niente.
Non lo dico in polemica, sarei curioso veramente.
Parlo in riferimento alla situazione italiana ed all'attuale (e, a quanto pare, ineluttabile) assetto normativo.

Io non la faccio facile. è chiaro che se non prevedi uno straccio di welfare il lavoratore preferirà poco che niente.
Ma pure se mi metti un coltello alla gola e mi dici se preferisco una coltellata o darti 100 euro ti darò i 100 euro.
Tu ne dedurresti che quindi i 100 euro sono il da farsi perché male minore?
O il da farsi è togliere le premesse, il coltello dalla mia mano?

Ecco, quindi salario minimo e reddito di cittadinanza sono le premesse necessarie contro il lavoro povero. Come, per altro, accade nella gran parte d’Europa.
Solo in italia si sentono - scusami - ste cazzate sui pori lavoratori che vogliono assolutamente lavorare a due spicci ma perché siccome è pieno di padroncini che campano solo così e che senza starebbero a fa pure loro i dipendenti a 1500 euro, è una retorica su cui si batte da decenni e dura a morire.

Offline Gio

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #171 il: 17 Apr 2024, 20:50 »
Il reddito di cittadinanza ha favorito il lavoro povero e sottopagato, non combattuto. I 400 euro in nero sono diventati accettabili perchè gli altri 800 li ha messi lo stato. Un regalo al lavoro nero.
La soluzione, se è questa la via giusta, è che le persone le assuma lo stato al salario che ritiene giusto. Anche a non fare nulla. Come avveniva negli anni '70 e '80 al tempo dei carrozzoni che erano tanto bistrattati, ma, alla fine facevano campare le famiglie.

Sull'AI, poi, ci sono tanti falsi miti. Per consentire a qualcuno di lavorare 3 ore e poi andare a pescare, ci sono persone che lavorano 12 ore al giorno ed anche più. O pensate che l'AI nasca spontaneamente sugli alberi?  E nasceranno centinaia e migliaia di nuove professioni legate all'AI. Probabilmente cambierà il modello del lavoro e avrà successo chi per primo capirà quello nuovo.
Io gli stessi discorsi li sentivo da mio padre quando furono introdotti i PC negli uffici ed improvvisamente le dattilografe diventarono inutili (con presagi di imminenti tragedie prossime venture). Si continuerà a lavorare, ma andrà in difficoltà chi non sa usare l'AI. A pescare o a lavorare per diletto ci andranno in pochi come dall'inizio del mondo.

Online FatDanny

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37907
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #172 il: 17 Apr 2024, 22:57 »
Gio perdonami ma temo tu non abbia capito il mio discorso.
Certo che andrà come dici, esattamente perché la questione non è tecnologica, ma di modello sociale. È il modello sociale che porta all’esito che dici tu, laddove la tecnologia consentirebbe anche di andare in un’altra direzione (e lavorare 3 ore ciascuno).

Ps il reddito di cittadinanza non ha favorito il lavoro nero, tutto il contrario.
Il fatto che ci sia chi ha sommato reddito e lavoro nero non dimostra quanto sostieni.
Posso dirtelo con cognizione di causa, avendo a che fare con chi misura questi aspetti per lavoro.
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #173 il: 18 Apr 2024, 02:22 »

L'eventuale non sostenibilità porta alla chiusura di aziende e di perdite di posti di lavoro a salari inadeguati.
E non è un male.

Ma guarda, su questo sarei pure d'accordo, come non è necessariamente un male il fallimento di un settore che si rivela inadeguato o disfunzionale.
Cioè, se appunto l'insostenibilità diventa la scusa per N casi alitalia, per dirne una, si, meglio la totale distruzione.
Il problema poi è che quei dipendenti devi ricollocarli, o meglio, in un sistema in salute dovrebbero trovare loro il modo di ricollocarsi sul mercato, ma con ogni probabilità questo non avverrà per la stragrande maggioranza dei casi, salvo appunto quelle figure che hanno già competenze e qualifiche specifiche percui non servirebbero, in genere, tutele speciali.
Ma allora quando dico che il genere di tutele invocate è una zavorra voluta e disegnata esplicitamente con l'intento di tenere al palo il maggior numero possibile di individui, lavoratori, dipendenti, etc, mi pare di essere perfettamente nel giusto.


La soluzione, se è questa la via giusta, è che le persone le assuma lo stato al salario che ritiene giusto. Anche a non fare nulla. Come avveniva negli anni '70 e '80 al tempo dei carrozzoni che erano tanto bistrattati, ma, alla fine facevano campare le famiglie.



No che non è la via giusta, non è neanche (solo) quella sbagliata, è proprio la via dell'autodistruzione.

Se l'italia è arrivata a questo punto lo deve esattamente ai danni causati da questi carrozzoni e alle conseguenze che ciò ha comportato.
Tornare a quel punto mi parrebbe il modo ideale per dare il colpo di grazia.
Il motivo percui un sistema come l'Hartz tedesco, con i suoi limiti, funziona in un modo, e l'RdC italiano in un'altro.
O il motivo percui, come effetto della presenza dei carrozzoni statali e statalisti l'italia non è mai stata capace di dotarsi di un sistema-impresa che vada oltre i "piccoli padroncini", ossia le imprese mignon senza prospettive di crescita alcuna, l'eterno vivacchiare, ossia il privato era fortemente disincentivato ad esistere e crescere, e quando sarebbe servito lo facesse, beh, l'ha fatto altrove.
E:
> ma anche la Francia
Non vale come risposta, per una serie di fattori, e infatti, seppur generalmente meglio dell'Italia, anche la Francia ha i suoi notevoli problemi strutturali che nasconde, più o meno abilmente.

E siccome non sei più negli anni 70, e non indietro non ci si può tornare, e nessuna delle condizioni che rendevano quella distorsione possibile, seppur ad un certo prezzo, è più presente, oggi finiresti veramente con indici economici da terzo mondo, infinitamente peggiori degli attuali (e ce ne vuole...), dando così il colpo di grazia a quel poco che resta in termini di tessuto produttivo.

Online FatDanny

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37907
Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #174 il: 18 Apr 2024, 06:16 »
Io sono d’accordo che non è affatto la soluzione, ma la proposta di Gio ci dice quanto il lavoro sia astrattamente il principale mediatore sociale di questa società, a livello tale che preferiamo concepire lavori finti al non lavoro.
Come se una persona che non lavora non avesse alcun ruolo sociale.
Difficile far capire a chi non ha un’elevata confidenza con la storia che questa cosa non è affatto innata ma del tutto figlia di questa nostra società odierna.
E che invece il lavoro andrebbe affrontato come mezzo e non come fine a se stesso. Strumento per rispondere allo stato di necessità (ossia ai bisogni, materiali e immateriali), dunque da distribuire secondo questo criterio e non come forma di riconoscimento di sé in mezzo agli altri.

Ora, il problema è che il modello detto da Gio e realizzato col terribile carrozzone clientelare degli anni 80 non è stato volto a difendere i poveri lavoratori, ma proprio il capitale. I clienti mica erano quelli salvati dalle crisi, al contrario quelli raccoglievano le briciole. Lo dimostro in due mosse:

1) Quando lo stato ha pagato migliaia e migliaia di CIG e prepensionamenti di aziende in crisi (mentre quelle stesse aziende davano liquidazioni miliardarie ai loro CEO) ha versato soldi al posto del capitale privato. Perché se quel CEO prendeva due spicci di liquidazione e quei miliardi coprivano i prepensionamenti quanti soldi la collettività avrebbe risparmiato?

2) per pagare quei prepensionamenti lo Stato ha generato debito, emettendo titoli. E chi ha comprato questi titoli? Ve lo dico io: soprattutto i grandi risparmiatori, non i piccoli. Dunque, quello stesso CEO che ci ha guadagnato due volte. Prima come liquidazione, poi come interessi tramite acquisto ad uso investimento dei titoli di stato
Se lo stato l’avesse tassato invece che chiedergli i soldi in prestito quanti interessi avremmo risparmiato, nel paese in avanzo primario da vent’anni e che genera debito solo a causa della spirale di interessi?

Ecco il problema. Non si affronta mai il discorso come conto che può essere pagato da due parti tra cui scegliere, mai. Da quarant’anni a questa parte il conto viene definito oggettivamente pagabile in un solo modo e da una sola parte. Che la vessazione dei poveri sembra sempre inevitabile, quella dei ricchi invece sempre da evitare.
 
Questa è un’altra bella logica derivata tra gli anni di Maggie&Ron e quelli successivi di Bill&Tony. Il problema è che si sono talmente radicati tra la gente comune da essere ripetuti senza ragionare davvero su quel che si può fare e quel che non si può fare, quel che è augurabile e quel che no.
Si è stabilito che se fai certe cose il ricco “scappa coi capitali” e da lì è divenuto intoccabile, tutto automaticamente va sulle spalle degli altri. Ma è stato questo trick logico, una sorta di pallina fatta scivolare sapendo che sarebbe venuta giù la valanga.
Cominciamo col dire che il ricco non scappa da nessuna parte se lo controlliamo e possiamo generare la necessaria valanga inversa. O quantomeno tornare a ragionare in modo sensato.

Offline Gio

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #175 il: 18 Apr 2024, 07:01 »
Io però non ho detto che sia la soluzione giusta. Non lo penso tra l'altro. Ho detto che se si ritiene che la via giusta sia quella di tenere il salario ad un minimo, ci deve pensare lo stato. Lo stato assume a x chiunque ne abbia bisogno e l'imprenditore è costretto ad assumere a x + 1 alle stesse condizioni. Poi magari lo stato li fa lavorare tre ore, se quello è il modello voluto, ed anche l'imprenditore dovrà adeguarsi.
Col salario minimo l'imprenditore assume meno persone per farle lavorare di più.  Col reddito diventa conveniente anche per il lavoratore lavorare in nero. Basta guardarsi intorno, al di là delle statistiche.

Io sono un lavoratore e non vedo l'ora che arrivi uno che mi paghi per lavorare tre ore al giorno. Nessuno impedisce di farlo già oggi anche a chi sostiene che sia la via giusta. Però nessuno lo fa, mentre è pieno di gente che lo chiede agli altri (io penso invano, ma vedremo).

Online FatDanny

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Re:Lavorare meno, lavorare tutti
« Risposta #176 il: 18 Apr 2024, 07:10 »
Ma no scusami, “guardarsi intorno” non è più affidabile delle statistiche (che poi non mi riferivo a semplici statistiche ma a chi lavora con centri per l’impiego, società private di collocamento e studia per lo Stato proprio il fenomeno del lavoro e della disoccupazione)

Chi è costretto a ricorrere al lavoro nero lo fa con o senza il RdC. Al massimo quello diventa integrazione, ma non è che senza il RdC quello non si rivolge al lavoro nero.
Semmai, con il reddito almeno una parte di lavoratori in nero smette di doversi rivolgere ad esso. È un fatto, un dato di realtà, torno a ripetertelo, al di là di quel che tu puoi intuitivamente pensare. Trattasi di intuizione sbagliata data da qualche esempio attorno a te. E non perché lo dice FatDanny, lo sottolineo.

Ma cosa c’entra che tu aspetti chi ti proponga di lavorare 3 ore al giorno e nessuno lo fa? Che significa?
È chiaro che se l’organizzazione sociale resta questa nessuno te lo proporrà mai, ma questo mica indica che non è possibile. Indica che questa organizzazione sociale si basa su altri criteri, che rendono impossibile la riduzione drastica delle ore lavorate, perché questa avviene andando ad intaccare i profitti privati. E una società basata sui profitti privati non li intacca, proprio per definizione.

 

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