Citazione di: Sobolev il 12 Nov 2016, 07:15
Quindi a fronte di Trump, dei suoi sostenitori incarogniti da anni e anni di martellante campagna anti-Obama, di questo partito Repubblicano, di camera e senato (ora entrambi repubblicani) che per otto anni si sono rifiutati di lavorare su ogni singola proposta con Obama, paralizzando l'esecutivo e cercando ossessivamente di boicottare e poi respingere Obamacare, a fronte di tutto questo, dovremmo sentirci rassicurati dalle dichiarazioni caute di un narcisista patologico e vendicativo come Trump e scuotere la testa di fronte alla stampa isterica?
Magari tutto andrà benone, ma qualche motivo per preoccuparsi al momento mi sembra esserci.
Sobolev, tu certamente hai ragione sul fatto che Trump sia un narcisista, magari un inaffidabile disonesto, forse addirittura la fine della prima grande democrazia moderna, hai ragione anche sulla natura deteriore dei partito repubblicano, che ha fomentato il fuoco gli istinti più bassi e che si è a sua volta scottato quando le fiamme sono diventate troppo alte.
Ma, nonostante tutto questo, bisogna ancora capire cosa sta per succedere realmente al netto degli slogan roboanti da campagna elettorale. Finora non possiamo dire praticamente nulla, Trump è al primo incarico pubblico della sua vita e non c'è un termine di paragone con un prima, a differenza di un Reagan, ad esempio.
Pariamoci chiaro, durante la presidenza Obama, nonostante il PIL USA sia cresciuto in un periodo di crisi globale, sono aumentate in maniera netta anche le disuguaglianze e si è riaccesa la miccia mai sopita del contrasto razziale. Attenzione, questo è accaduto ben prima della marcia trionfale di parruccone, ed è accaduto sotto la presidenza del primo presidente nero degli Stati Uniti, quello con i manifesti con scritto HOPE e CHANGE a caratteri cubitali, lo stesso che ha preso un Nobel due giorni dopo l'insediamento (e a me Obama nemmeno dispiace). Queste sono realtà incontestabili. Inoltre, in campagna elettorale sia Obama/Clinton che Trump hanno usato argomenti in qualche modo speculari; se è vero che la capigliatura più sgargiante del pianeta ha fatto all-in su paura e risentimento (risentimento che potrebbe non essere del tutto campato in aria), sia la Clinton che, appunto, Obama nelle precedenti tornate hanno puntato tutto non su temi reali ma su emozioni. Non biasimo nessuno, hanno agito da prodotti, semplificando ogni problema, ogni concetto, in un periodo storico in cui le persone si fanno un'opinione sui social network e basta.
Io, ad esempio, dubito fortemente che Trump voglia tornare alla segregazione dei '60 con cappuccio del Ku Klux Klan - scenario paventato casi ovunque nei giorni scorsi - , è sempre stato un libertario [...], un commerciante di sé, una star televisiva, una persona godereccia, uno che nel 2000 voleva Oprah Winfrey come suo running mate ideale e non un esagitato religioso alla Cruz. Non un profilo simpatico, ci mancherebbe, ma posso sperare sia meglio di un W Bush (che manco l'ha votato, per altro)? Posso sperare che domani dica "amo scherzato" ai suoi sostenitori più fuori di testa? Dopotutto, da buon imprenditore della città più cosmopolita del mondo, credo sappia che farsi tanti nemici significa certificare la propria fine, soprattutto in una società plurale e complessa come quella americana; io già me lo vedo estremamente accomodante con Wall Street. Ma magari la facesse davvero la guerra a Wall Street, magari.
Poi, del welfare state americano mi interessa il giusto, non è che stiamo parlando della Svezia e che fossero abituati alle badanti a spese dello stato e gli si stia ora prospettando di tornare ai barbieri cerusici; però meno ingerenza degli Stati Uniti d'America in giro per il pianeta non è un male, tutt'altro.
Riguardo le reazioni isteriche a me basta vedere la faccia di Juncker per mettermi a piangere con un cuscino in faccia. Juncker oh, che cazzo.