Ieri ero quasi al termine di un post lunghissimo, qui sopra, volto ad argomentare le mie ragioni. Poi, prima volta in assoluto mi si è piantato il
Mac. Capito, sì?
E il tutto è andato perduto. Tra mille smadonnamenti, ho ritrovato un commento su Facebook che, in qualche modo, è il canovaccio cui mi ero ispirato.
A sto punto lo propongo. Era in risposta ad uno Status che, in maniera ironica, sottolineava i nomi di alcuni personaggi schierati per il
no, tipo Brunetta o Salvini, eccetera.
Le persone e le entità da te citate sono contrarie per motivi meramente opportunistici, tanto è vero che la riforma ha più di un punto in comune con quella berlusconiana bocciata in massa una decina d'anni fa.
Da persona che, nella vita, di esami di diritto costituzionale e scienza politica ne ha dati parecchi, posso solo dire che reputo moltissimi punti di questa riforma un'aberrazione. E non per lo stravolgimento della costituzione stessa.
Esistono impianti istituzionali monocamerali che funzionano egregiamente, sistemi che prevedono che la Camera Alta non debba votare la fiducia, Governi che entrano in carica senza bisogno di un voto di fiducia preventivo, Paesi con un esecutivo molto forte nonostante un passato autoritario (penso che, a conti fatti, i "Primi Ministri" più forti d'Europa siano quello tedesco e spagnolo), eccetera eccetera.
Caratteristiche diversissime dalla Repubblica parlamentare italiana, eppure rispettabilissime e che se, in qualche modo, venissero introdotte da noi, non mi scandalizzerebbero. Magari sarei contrario, ma non mi scandalizzerebbero.
La riforma in questione, invece, per me, è scandalosa. Disegna un assetto contraddittorio e farraginoso. Depotenzia la democraticità delle istituzioni anziché abolirle del tutto. Sì, perché sarebbe stato meno assurdo cancellare il Senato, piuttosto che trasformarlo da organo i cui componenti sono eletti dal popolo, a buffa congrega di dopolavoristi distratti dai loro impegni principali negli Enti locali.
E, da un punto di vista storico, realizza un disegno che io trovo spaventoso. Il Senato della Repubblica italiana è l'evoluzione del Senato regio piemontese. Che, a poco a poco, da privilegio monarchico si è trasformato, generazione dopo generazione, in un Senato interamente votato a suffragio universale. Con la testimonianza, limitata, dei Senatori a vita, che riprendono, in forma poco più che simbolica, un Potere che il Sovrano in passato esercitava per stravolgere maggioranze a suo piacimento.
Ecco. Per la prima volta, da centinaia di anni a questa parte sarebbe un grosso passo indietro...
E mi fermo, perché sto scrivendo fin troppo.Aggiungo, perché lo spazio lo consente, che oltretutto parallelamente ad un accrocco che perlomeno simbolicamente disegna un Senato pseudo-espressione delle autonomie locali, di contro si va a cancellare definitivamente il Principio di Sussidiarietà, che forse è stata, pacificamente, l'introduzione più intelligente delle Leggi Costituzionali del 1999 e della Riforma del 2001.
Si torna indietro, sottraendo alle Regioni la potestà legislativa su materie prettamente territoriali, come energia, infrastrutture, ambiente, solo per citarne alcune, tornando ad un centralismo rigido che, si pensava, potesse essere superato.
No, davvero. Io non sono nessuno ma, ribadisco, rispetto ad altri, ho letto qualche libro in più sull'argomento, allo stesso modo con cui un laureato in fisica ne sa molto più di me di termodinamica. Ma se posso ribadire la mia, per me è un no, fermo e deciso. Ed il "meglio una cattiva riforma che nessuna riforma" è una frase priva di senso. Come dire ad un medico impantanato in una situazione complessa che deve operare il paziente di cistifellea perché "meglio di niente". Aberrante.