il vino del contadino

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Offline FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #100 il: 14 Set 2023, 23:36 »
Come già ampiamente detto in questo topic si parla di cose diverse.
Lo dico perché avendo vissuto diverso tempo tra contadini c'è proprio una diversa concezione del vino e la precisazione di Sharp coglie il punto.

Quelli con cui mangiavo io un Amarone o un barolo lo avrebbero rifiutato. Ma sul serio. Perché troppo pesante e troppo saporito. Lo dico perché mi è successo di portarlo e vederlo lasciato lì in tavola, mentre quello leggero da tavola fatto da loro finiva a litrate.
Il vino che vogliono ha meno struttura ed è una bevanda alcolica che puo sostituire l'acqua come bevanda principale durante i pasti (e non solo). Che nel 90% dei casi non sono sei etti di pregiata carne rossa bovina o formaggi stagionati da 35 euro al kg, che possono permettersi molto poco.

Ora, a me pare che su questo argomento in particolare chi concepisce il vino solo di livello ha l'arroganza di pensare che questa sia l'unica fruizione dello stesso, tanto da dire che con certi vini non ci fa nulla e li schifa.

Non è che un modo è sbagliato e uno è giusto, secondo me.
Parliamo di due esperienze diverse. Avendole esperite entrambe posso dire che un Amarone buttato su un primo sale non solo è sprecato, ma è proprio sgradevole. Mille volte meglio il vino del contadino, lo ribadisco incurante delle eventuali pernacchie.
Ovvio che invece se te magni un controfiletto di Black Angus meglio un vino nobile. Me verrebbe da dire GAC.  :=))
Re:il vino del contadino
« Risposta #101 il: 15 Set 2023, 09:54 »
Come già ampiamente detto in questo topic si parla di cose diverse.
Lo dico perché avendo vissuto diverso tempo tra contadini c'è proprio una diversa concezione del vino e la precisazione di Sharp coglie il punto.

Quelli con cui mangiavo io un Amarone o un barolo lo avrebbero rifiutato. Ma sul serio. Perché troppo pesante e troppo saporito. Lo dico perché mi è successo di portarlo e vederlo lasciato lì in tavola, mentre quello leggero da tavola fatto da loro finiva a litrate.
Il vino che vogliono ha meno struttura ed è una bevanda alcolica che puo sostituire l'acqua come bevanda principale durante i pasti (e non solo). Che nel 90% dei casi non sono sei etti di pregiata carne rossa bovina o formaggi stagionati da 35 euro al kg, che possono permettersi molto poco.

Ora, a me pare che su questo argomento in particolare chi concepisce il vino solo di livello ha l'arroganza di pensare che questa sia l'unica fruizione dello stesso, tanto da dire che con certi vini non ci fa nulla e li schifa.

Non è che un modo è sbagliato e uno è giusto, secondo me.
Parliamo di due esperienze diverse. Avendole esperite entrambe posso dire che un Amarone buttato su un primo sale non solo è sprecato, ma è proprio sgradevole. Mille volte meglio il vino del contadino, lo ribadisco incurante delle eventuali pernacchie.
Ovvio che invece se te magni un controfiletto di Black Angus meglio un vino nobile. Me verrebbe da dire GAC.  :=))
NO.
Con un primosale (ma poi perché un primosale, mica sto male...) mi ci bevo una Passerina o un Arneis, o anche un Muller Thurgau, non il vino del contadino.
Che poi il contadino abbia piacere, al di là del gusto, a bere il suo vino, ci sta, è comprensibilissimo, lo fa lui, perché dovrebbe comprarlo?
Anche io quando sto a casa fuori con qualcuno che fa il vino, bevo il suo, ovvio, ed è un momento piacevole, mi piace pensare che sia una cosa fatta da loro e per loro, quindi con cura, anche con comprensibilissimo orgoglio, c'è comunque tanto lavoro dietro.
Però non si può dire che sia buono, c'è chi lo fa meglio ed è quasi accettabile, ma non buono.
Non sono un fanatico dei vini.
Re:il vino del contadino
« Risposta #102 il: 15 Set 2023, 10:31 »
Comunque tra il vino del contadino e l'Amarone ci sono circa 260 milioni di ettolitri di altro vino (produzione di vino in Italia nel 2022).
Non è che o ti bevi un Sassicaia o ti bevi la spremuta d'uva fatta dal contadino.
Si trovano in commercio vini assolutamente rispettabili a prezzi accessibili.
Questa estate le mie 3 scoperte sono state
Una malvasia della basilicata (Verbo), un vino calabrese fatto con vitigno autoctono Magliocco (U Muntu) e un Kerner della Valle d'Isarco in alto adige. Quello più caro, il Kerner è costato 12 euro la bottiglia.


Offline FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #103 il: 15 Set 2023, 10:54 »
NO.
Con un primosale (ma poi perché un primosale, mica sto male...) mi ci bevo una Passerina o un Arneis, o anche un Muller Thurgau, non il vino del contadino.
Che poi il contadino abbia piacere, al di là del gusto, a bere il suo vino, ci sta, è comprensibilissimo, lo fa lui, perché dovrebbe comprarlo?


ma io non ti dico che il contadino che si beve il suo vino.
Ma gli altri contadini che preferiscono il vino di zona, dei contadini che lo fanno, a vini più complessi.
Se je dici Arneis - giustamente - te menano pensando che stai camuffando un insulto.

Io però, davvero, non capisco questo senso di superiorità.
è come quello che ti dice che lui magna pasta al sugo o al burro e del sughetto di cracco se ne fotte, anzi non gli piace proprio. Perché lui vuole i suoi 250 gr di pasta al sugo dal sapore piatto. Non vole sentì la complessità in bocca, anzi tutto l'opposto.

Se mi madre non sente nella crema di scampi la panna che ammazza tutto e in combinazione al pomodoro fa quello che chi mangia pensa essere il sapore degli scampi te mena.
Non je ne fotte un cazzo del vero sapore, lei vuole QUEL sapore.

Sono gusti. In termini alti potremmo parlare degli habitus di Bourdieu.
Il fatto però che chi ha un gusto più complesso (che spesso si accompagna ad una maggiore disponibilità di spesa) giudichi con senso di superiorità i secondi è abbastanza insopportabile.
E guardate che avviene in tutti i campi.
Quelli che se sentono i tool o il jazz e guardano dall'alto in basso chi se sente Ramazzotti, pretendendo di spiegare il significato concettuale del sincopato e dell'uso delle scale minori o dei microtoni.
Quelli che si leggono Proust e guardano dall'alto in basso chi si legge Fabio Volo e spiegano il ruolo catartico della letteratura classica.
Chi mangia nei ristoranti stellati e guarda dall'alto in basso chi mangia in trattoria, perché "che schifo tutto quell'olio unto e quel sapore piatto, ma che ne sai tu della vera cucina".

A mio avviso invece sono esperienze diverse, in cui è diverso l'obiettivo.
Se io mi approccio al piatto di pasta con la voracità di chi gli piace sentire la sugna e la scodella piena è inutile che mi decanti la combinazione dei sapori dello chef stellato. Né significa che io non capisca un cazzo di cucina. Semplicemente dalla cucina cerco altro e non c'è criterio per dire quale delle due esperienze sia più consapevole.
Sono ambedue consapevoli, ma in direzioni diverse.
Solo che, non a caso, alla fine risulta più stimabile quella del gusto cosiddetto "alto", che pretende di insegnare qualcosa all'altro.

Vi do questa notizia: voi al contadino non je dovete insegnà niente né del sassicaia, né dell'amarone né del Muller Thurgau. E stessa cosa al contrario.
Semplicemente perché state cercando due cose diverse, pure se le chiamate con lo stesso vocabolo.
Re:il vino del contadino
« Risposta #104 il: 15 Set 2023, 11:04 »
Secondo me stai stressando le posizioni dialettiche Danié.
Non credo che la questione principale sia una questione di gusto. Che non sia discutibile lo sappiamo da quando un antico romano non ha inventato la frase che pure i neonati sanno a memoria.

Offline Jeffry

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Re:il vino del contadino
« Risposta #105 il: 15 Set 2023, 11:07 »
Mi permettete una banalitá?
Possiamo, anche, semplicemente considerare che esiste il vino fatto male e quello fatto bene?
Non é che tutto il vino contadino sia un vino di poca qualitá.
Per esperienza diretta posso garantirvi che, nella poco quotata sabina, ho bevuto vini fatti da contadini ottimi ed altri che, davvero, sembravano petrolio.
E quando parlo di vini ottimi, chiaramente rapportato al processo di piccola produzione contadina, lo dico a fronte di riconoscimenti di qualificati enologhi.
Re:il vino del contadino
« Risposta #106 il: 15 Set 2023, 11:18 »
Ma infatti nel concetto di "Vino del contadino" entrano tanti elementi che rischiano di creare confusione.
Ci sono piccole cooperative, io ne conosco una appunto in Sabina, che fanno un ottimo prodotto.
La questione non credo sia mai di quantità ma di qualità.

Offline FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #107 il: 15 Set 2023, 11:21 »
Mi permettete una banalitá?
Possiamo, anche, semplicemente considerare che esiste il vino fatto male e quello fatto bene?
Non é che tutto il vino contadino sia un vino di poca qualitá.
Per esperienza diretta posso garantirvi che, nella poco quotata sabina, ho bevuto vini fatti da contadini ottimi ed altri che, davvero, sembravano petrolio.
E quando parlo di vini ottimi, chiaramente rapportato al processo di piccola produzione contadina, lo dico a fronte di riconoscimenti di qualificati enologhi.

ma certo che esistono vini buoni e pessimi in ambedue i casi.
Ma la questione è che il vino di cui parla vaz ormai diverse pagine fa, fatto di ricerca, studio, tecnologia accumulata è ormai divenuta un'altra cosa.
Esattamente come un'altra cosa è la cucina dello chef stellato che pure lì è una sedimentazione di conoscenze chimiche, biologiche, fisiche che portano la preparazione di cibo su un piano completamente diverso. E certo che pure qui c'è la trattoria di merda e quella molto buona, lo stellato commovente e quello un po' meh.

Ma al netto di questo io volevo sottolineare come si tratti proprio di cose diverse.
A me dà abbastanza fastidio la derisione dell'una come dell'altra.

Sia la derisione "alta" di ciò che è popolare e più semplice, volto spesso alla quantità che alla qualità (perché, direbbe Bourdieu, chi ha già cerca la qualità perché la semplice aggiunta gli cambierebbe poco, chi ha poco cerca la quantità che non ha*), sia quella dal basso delle cose alte considerate effemminate. mi sembrano poco oculate.

IB è una questione di gusto perché insistere che il vino buono è un'altra cosa è come insistere che la cucina dello chef è un'altra cosa.
Per certi versi è una banalità, per altri non considera la possibilità che qualcuno possa NON volere l'altra cosa, ma proprio questa.


* bourdieu fa l'esempio del pranzo della domenica in una famiglia borghese e in una popolare.
La ricerca del gusto ricercato nella prima tavola e quella dell'abbondanza nella seconda.
Re:il vino del contadino
« Risposta #108 il: 15 Set 2023, 11:50 »
boh, stai proprio stressando un concetto.

esisto le cose fatte bene e le cose fatte male.

il vino del contadino tra l'altro nella maggior parte dei casi fa anche proprio male alla salute, crea maggiore dipendenza, brucia maggiormente il cervello e si assimila peggio

imparare a bere buon vino, gustandolo, è anche un modo per evitare di bere 4 litri a pasto buttandolo giù come fosse coca cola, pratica che in Italia diamo per accettata e comune ma che invece non è affatto buona.
Re:il vino del contadino
« Risposta #109 il: 15 Set 2023, 11:56 »
Cambiare titolo in Enologia e classismo.

Online arturo

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Re:il vino del contadino
« Risposta #110 il: 15 Set 2023, 11:59 »
boh, stai proprio stressando un concetto.

esisto le cose fatte bene e le cose fatte male.

il vino del contadino tra l'altro nella maggior parte dei casi fa anche proprio male alla salute, crea maggiore dipendenza, brucia maggiormente il cervello e si assimila peggio

imparare a bere buon vino, gustandolo, è anche un modo per evitare di bere 4 litri a pasto buttandolo giù come fosse coca cola, pratica che in Italia diamo per accettata e comune ma che invece non è affatto buona.
Il vino del contadino fa male?
Il vino del contadino, che lo produce per sé stesso l'uniche cose che usa sono il verderame per le viti e lo zolfo nella preparazioni delle botti
Re:il vino del contadino
« Risposta #111 il: 15 Set 2023, 12:26 »
Il vino del contadino fa male?
Il vino del contadino, che lo produce per sé stesso l'uniche cose che usa sono il verderame per le viti e lo zolfo nella preparazioni delle botti

Credo che si riferisse non tanto alla vigna quanto alla fase successiva.

Offline Rorschach

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Re:il vino del contadino
« Risposta #112 il: 15 Set 2023, 12:30 »
Il vino del contadino fa male?
Il vino del contadino, che lo produce per sé stesso l'uniche cose che usa sono il verderame per le viti e lo zolfo nella preparazioni delle botti

Credo che il concetto fosse che la sua 'leggerezza' ne comportasse un abuso laddove si va a sostituire all'assunzione di acqua, mentre un vino importante usato per degustazione pur essendo più corposo ed alcolico è di norma assunto in quantità minori, e non quotidianamente.
Comunque, già che ci siamo, spero di non essere classista nel non considerare paragonabile il gusto di uno che tracanna il vino rosso ogni pasto come fosse acqua prendendolo fresco dal frigorifero rispetto a chi magari per passione si diverte a provarne molti e a testare gli abbinamenti.
Poi intendiamoci: ci sono vini 'della casa' ottimi e strutturati, ma forse sarò sfortunato io nel dire che per mia esperienza difficilmente ti sbagli quando ordini un'etichetta e un tipo di vino conosciuto, ma spesso capita con i vini 'facili' proprio perchè non c'è la possibilità di capire prima di cosa si tratti.
Poi se al contadino piace sono cazzi suoi, ci mancherebbe. Mio suocero si beve l'aceto praticamente.
Re:il vino del contadino
« Risposta #113 il: 15 Set 2023, 12:56 »
Il vino del contadino fa male?
Il vino del contadino, che lo produce per sé stesso l'uniche cose che usa sono il verderame per le viti e lo zolfo nella preparazioni delle botti

Io credo che il punto della questione è tutta in quel verbo. Non stiamo parlando di un pomodoro fatto crescere nell'orto (Che comunque, anche quello richiede un minimo di produzione) ma di un prodotto del lavoro, della conoscenza e della attenzione dell'uomo. Di una trasformazione del grappolo d'uva in cui entrano in conto tantissime variabili.
E' evidente che se restiamo, o anche solo passiamo di sfuggita, a discutere del momento del consumo del vino rischiamo di impantanarci in una dialettica piuttosto sterile perché aggiungiamo la variabile gusto che è per definizione soggetiva. Se al suocero di Rorschach piace l'aceto chi sono io (un qualunque io che non sia il suocero di Rorschach) per discuterne ? E lo scrivo senza nessuna ironia.
La questione deve solo limitarsi al momento della produzione. Perché è in questa fase, e solo in questa fase, che esistono criteri oggettivi che consentono di poterne discutere. Il che non esclude che una persona lambda possa prodursi il suo vino da solo e che il suo vino sia un buon vino. Ma quell'aggettivo (ed è qui che secondo me FD sposta surrettiziamente il discorso) non ha nessuna implicazione legata al consumo ma solo e soltanto al momento della produzione. Di quello si puo' discutere. Del gusto no.
In un momento della discussione è stato affrontato anche la questione del prezzo, la cui formazione è determinata, anch'essa da tante variabili. In grande maggioranza legate alla fase di produzione.

Offline FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #114 il: 15 Set 2023, 13:03 »
Siamo d'accordo su tutto, ma se leggi i commenti invece molti spostano proprio sul tipo di consumo, che in qualche modo ha a che fare con la produzione (ossia si produce in certi modi proprio cercando di intercettare dei gusti, da una parte e dall'altra)

Credo che il concetto fosse che la sua 'leggerezza' ne comportasse un abuso laddove si va a sostituire all'assunzione di acqua, mentre un vino importante usato per degustazione pur essendo più corposo ed alcolico è di norma assunto in quantità minori, e non quotidianamente.


E invece è proprio questo ad essere classista.
Non si sta giudicando (solo) un prodotto nello specifico, ma un'abitudine, un modo di consumo rispetto all'altro con tutto il corollario. Proprio per questo ho parlato di habitus. Perché in realtà qui non si sta discutendo solo di vino. Ma di cultura del vino, anzi di culture del vino.

Di degustare modiche quantità di vino buono non interessa a chi mi riferisco io.  Non si confà a quel tipo di socialità, mentre si fa ad un'altra.
Assolutizzare la propria come migliore a me non convince.

E no, guardate che non sto stirando alcun concetto.
A leggere questa discussione risulterebbe evidentissimo a qualsiasi mio vicino di casa preso a caso. Che sarebbe molto meno dialettico di me nel commentare  ;)
E infatti, ho detto, l'intolleranza sta da ambedue le parti e la ritengo parimenti sbagliata.

(Io riconosco come valido il vostro discorso, dico solo di riconoscere anche altri modi di approcciarsi e la loro specifica validità alla pari della propria)

Online sharp

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Re:il vino del contadino
« Risposta #115 il: 15 Set 2023, 13:21 »
a mio padre piaceva farsi il vino , io a mio padre volevo bene, mio padre faceva il vino
in maniera definibile bio, ne faceva poco solo per lui, epperò er vino di mio padre,
per chi avesse un minimo di palato per il vino , faceva oggettivamente schifo eh .

Non basta che sia genuino perchè sia buono /accettabile, il concetto del terreno giusto per il vitigno giusto
nella sua testa di operaio specializzato (e super in gamba nel suo lavoro) era un qualcosa che non aveva senso, ma comunque il suo vino , rispetto a quello che faceva lo zio della mia compagna(che forse sarà
stato anche altrettanto genuino), era,paragonandoli, più buono di un Domaine de la Romanée-Conti
(così tiramo in ballo anche il franzoso) , una cosa imbevibile un attentato al palato , che se la giocava solo con il suo "famoso" limoncello , una cosa che ti torceva le budella e non per il tasso alcoolico .

Voglio dire , esistono vini "del contadino" ed io intendo il singolo che si fa il vino solo per lui
(produzione  entro certi limiti quantitativi), decenti/buoni, ed altri che definirli ciofeche è fargli un complimento,
e magari a chi gli viene buono, è dovuto sia per loro capacità nel farlo, sia perchè nella loro vigna
hanno piantato (o ci hanno trovato , che in genere così funziona) un vitigno adatto al terreno ed
alla esposizione solare (per dire un paio di fattori che incidono)

Se il "contadino" inizia a fare produzione per vendere , sicuramente il livello e la qualità
del prodotto si alza (altrimenti col cavolo che poi la gente se lo compra), ma imho a questo punto non ha nemmeno più senso parlare di "vino del contadino"

Io credo, come detto, che tutto dipenda, entro certi limiti dalla situazione e dal cibo che il vino deve accompagnare, e come dice Fat, le qualità dei vini non sono sovrapponibili, se tra amici ci spariamo una matriciana o una gricia ci sono vini da 4/5 euro che ci stanno super bene,se mi faccio una fiorentina da , minimo 50 euro al Kg con il vino si va su, anche perchè se non ne prendi uno strutturato, la carne nemmeno la apprezzi del tutto, poi certo questa combo (vino da 20/30 e più e Fiorentina da 50 e più) io me la posso permettere una massimo due volte l'anno, la cena con gli amici ed il morellino di scansano del consorzio del morellino anche una decina di volte l'anno ed io personalmente godo nel fare entrambe le cose
Re:il vino del contadino
« Risposta #116 il: 15 Set 2023, 13:26 »
Pero' mi sorprende che una persona che vive e ha vissuto (anche) sui libri come te faccia quasi dell'antintellettualismo enologico.
Continuo a pensare che fai entrare, nella questione elementi che c'entrano molto ma molto marginalmente e portano la discussione su una strada, per forza di cose, senza uscita. Come la socialità.

Offline FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #117 il: 15 Set 2023, 13:36 »
ma non faccio antintellettualismo enologico. Come detto, lo ripeto, ritengo validi i vostri argomenti su cosa rende buono un vino.

Ma, visto che hai fatto l'esempio, è come far diventare la cultura intellettuale libresca quel che fa Burioni.
Ossia usarla come clava volta a dire che il nostro approccio è l'unico pensabile e tutti gli altri sono barbari.

Offline syrinx

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Re:il vino del contadino
« Risposta #118 il: 15 Set 2023, 13:50 »
Comunque, nessuno mi pare abbia cacato il cazzo al contadino che si beve con gusto il suo vino. Buttarcela in mezzo, questa cosa, annacqua (pun intended) la discussione come ha già fatto notare IB.
Re:il vino del contadino
« Risposta #119 il: 15 Set 2023, 13:51 »
Resto perplesso, anche perché dialetticamente stai cercando di trasportare una forma di sentire comunque, l'antipatia del personaggio Burioni, in questa discussione che poco c'entra.
Resta che, nella gran parte delle volte, Burioni era dalla parte della ragione rispetto ai fiori di bach per curare i tumori. Senno' vale tutto.
Nelle tue perorazioni continui a parlare di gusto, di socialità, di modalità di consumo, che non sono in questione. Anche parlare di vino buono non aiuta perché troppo generico.
Io resto ancorato, ed è l'unico approccio che ho, agli elementi oggettivi (tanti, tantissimi, spesso necessitanti delle competenze complesse) della fase di produzione del vino.
Poi puoi bere il tuo vino anche con la nutella sciolta dentro se ti aggrada.
Non ho nessun approccio su questo.
 

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