il vino del contadino

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Online vaz

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Re:il vino del contadino
« Risposta #120 il: 15 Set 2023, 13:58 »
Emidio Pepe faceva letteralmente vino del contadino. Ora vedete quanto costa  :=))

Online FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #121 il: 15 Set 2023, 14:02 »
Resto perplesso, anche perché dialetticamente stai cercando di trasportare una forma di sentire comunque, l'antipatia del personaggio Burioni, in questa discussione che poco c'entra.
Resta che, nella gran parte delle volte, Burioni era dalla parte della ragione rispetto ai fiori di bach per curare i tumori. Senno' vale tutto.
Nelle tue perorazioni continui a parlare di gusto, di socialità, di modalità di consumo, che non sono in questione. Anche parlare di vino buono non aiuta perché troppo generico.
Io resto ancorato, ed è l'unico approccio che ho, agli elementi oggettivi (tanti, tantissimi, spesso necessitanti delle competenze complesse) della fase di produzione del vino.
Poi puoi bere il tuo vino anche con la nutella sciolta dentro se ti aggrada.
Non ho nessun approccio su questo.

ma non puoi scindere le due cose.
tu leghi in modo indissolubile il vino ad una serie di competenze tecniche che lo hanno migliorato incredibilmente. Senso e utilità di tali competenze mi sembrano fuori di dubbio e discussione.
Ma senza le quali il vino si faceva lo stesso.

Allo stesso modo potrei dirti che oggi con la cottura sottovuoto o l'oliocottura riesci a mantenere alcuni aromi in modi che prima sarebbero stati impossibili. Vero? Verissimo.
Ciò nonostante non solo, e questo è il discorso di jeffry, puoi fare un buonissimo piatto anche in modo più semplice, ma puoi trovare chi proprio non ricerca il mantenimento di quell'aroma.
e che anzi se gli suggerisci quell'aspetto al massimo te risponde co "ma che sei frocio?" (che è l'arroganza speculare e altrettanto insensata)

Ora, la necessità di mantenere quell'aroma è un elemento oggettivo?
Ni. Anche ciò che ritieni essenziale (come nel caso nel vino) e superfluo (come nel caso di alcune tecniche di cottura) è un elemento culturale.
Per questo a me quello che non convince del tuo discorso è la scissione - a mio avviso difficile se non impossibile - tra produzione e consumo.
Certi miglioramenti tecnici, nel vino come in cucina, ci sono stati perché c'era una richiesta (di consumo) che andava in quella direzione.
Siamo assolutamente d'accordo che per fare il vino in un certo modo servono quelle competenze e quelle tecniche. Sto solo sostenendo che questa "oggettività" è limitata a quel "certo modo".

Se voglio fare un vino appositamente maccheronico perché così piace ai miei amici non userò quelle tecniche e quelle competenze complesse, pur disponendone magari!
Stessa cosa in cucina: se ai miei amici non fotte un cazzo né apprezzerebbero certe tecniche culinarie perché manco se ne accorgerebbero non ha proprio senso parlare di quelle competenze, che restano certamente valide, ma nel loro ambito specifico di funzionamento.


PS. E proprio per questo ho citato Burioni. Burioni non ha mai ragione, manco quando parla sui fiori di Bach. E non perché sia antipatico, ma per il ruolo che dà ai saperi.
Burioni ha torto pure se dice che la maglia della Lazio è biancoceleste.
Re:il vino del contadino
« Risposta #122 il: 15 Set 2023, 14:05 »
Mi sono andato a vedere chi sia Emidio Pepe.
 :lol:
Re:il vino del contadino
« Risposta #123 il: 15 Set 2023, 14:20 »

Attenzione, pero', io le scindo solo dialetticamente.
Perché parto dal principio, che mi sembra innegabile che il consumo abbia un carattere di soggettività che mi sembra indiscutibile.
Io, al contadino che c'ha gli amici che vogliono un prodotto maccheronico e gli fa il prodotto maccheronico non dico nulla. Se è contento lui a me sta bene.
A me sembra anche che ci sia una confusione nella questione della produzione, io non parlo di standardizzare o mantenere aromi. Anzi, secondo me, quello è l'anti enologia. In questo caso non escludo che io abbia una posizione troppo rigida, ma secondo me il vino è anche sorpresa.

Offline arturo

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Re:il vino del contadino
« Risposta #124 il: 15 Set 2023, 16:28 »
Credo che si riferisse non tanto alla vigna quanto alla fase successiva.
La fase successiva, parlo per esperienza diretta, consisteva nel pigiare l'uva, campare i raspi e mettere vino e chicchi frantumati nel tino, lasciare a fermentare per qualche giorno ( ogni giorno, mattina e sera,i chicchi venuti a galla venivano riemmersi nel mosto) poi si assaggiava e se si giudica a della gradazione esatta, si metteva tutto nel torchio per l'operazione conclusiva.
Il vino che usciva dal torchio veniva messo nelle botti che venivano rabboccate del mosto che usciva durante la fermentazione.
Finita la fermentazione si tappa a la botte e a primavera si " tramutava" il vino, si lavava la botte e o si imbottigliava oppure si spillava direttamente dalla botte.

Online FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #125 il: 15 Set 2023, 16:38 »
Amen

 :=))

Re:il vino del contadino
« Risposta #126 il: 15 Set 2023, 16:46 »
Vi leggo con piacere, non sono esperto di vini, vorrei però riprendere quest'affermazione

Certi miglioramenti tecnici, nel vino come in cucina, ci sono stati perché c'era una richiesta (di consumo) che andava in quella direzione.

per dire che il cucinare per molti cuochi è espressione "artistica", intesa come l'esigenza di tradurre in qualcosa di concreto, attraverso la tecnica, un'idea. Quest'idea può essere relativa al sapore, odore, consistenza ecc..ecc..
Questo solo per sottolineare che non è sempre il bisogno di consumo il fine che porta a sviluppare determinate tecniche, ma, delle volte, proprio la forte soggettività del singolo individuo, che immagina una caratteristica e vuole trovare il modo di riprodurla nella realtà. Per me l'unica oggettività che possiamo individuare nel processo produttivo è quella dei risultati delle tecniche (e comunque non abbiamo il pieno controllo di quello che verrà fuori.. Per fortuna), tutto il resto penso debba necessariamente passare per il filtro della soggettività.

Detto questo, rivendico il fatto di ritenere dei risultati migliori di altri, su base soggettiva, senza il bisogno di sentirmi superiore a chi utilizza altri criteri di valutazione quando sceglie cosa bere o mangiare.
(Io, se posso scegliere, abbino il gourmet a tavola con la convivialità di un pranzo in trattoria. Crasi che mi fa raggiungere la pace dei sensi. Se poi gioca pure la Lazio mi si spalancano proprio le porte del Nirvana  :beer:)
Re:il vino del contadino
« Risposta #127 il: 15 Set 2023, 16:51 »
L'operazione a cuore aperto consiste sostanzialmente in : addormentare il paziente, aprirlo con un bisturi, trovare il cuore, sistemargli il cuore, rimettere il cuore a posto, ricucire il paziente e svegliarlo.

Amen.

 :lol:
Perché stiamo a questi livelli senza voler fare offesa a Arturo.
A me continua a sembrare antintellettualismo. Che ce vo a fa er vino ?
Io resto convinto che ogni singola azione (Più tante altre che non ci sono) elencata da Arturo necessiti un patrimonio di competenza e conoscenza che non è riducibile al semplice elenco tanto da meritare un amen come se fosse un tutorial su YouTube.
Il che non vuol dire che la persona che lui ha raccontato non le abbia. Non lo so. Non lo conosco.
Re:il vino del contadino
« Risposta #128 il: 15 Set 2023, 17:25 »

Poi puoi bere il tuo vino anche con la nutella sciolta dentro se ti aggrada.


Don't try this at home.
Re:il vino del contadino
« Risposta #129 il: 15 Set 2023, 17:30 »
comunque secondo me FD ci sta trollando da sempre.
Verrà un giorno che ci dirà che per anni ha solo utilizzato un bot e che sto bot un po' je sta pure sul ca'.
Ho la ferma certezza che se un giorno volessi aprire un topic sull'appartato riproduttivo femminile dei lepidotteri, lui eserciterebbe la sua dialettica sostenendo che il lepidottero è una categoria marxista e che non può essere interpretato al di fuori di una visione di lotta di classe.
 

Offline arturo

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Re:il vino del contadino
« Risposta #130 il: 15 Set 2023, 18:02 »
@ Italic
Il mio post non voleva essere un tutorial sul come fare il vino, ma era una risposta a PZ che diceva che il vino del contadino facesse male.
Il contadino che, come il padre di Sharp e come mio padre, faceva il vino per sé, faceva esattamente tutto quello che ho elencato io.
Vino biologico 100%

Offline RG-Lazio

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Re:il vino del contadino
« Risposta #131 il: 15 Set 2023, 18:03 »
comunque secondo me FD ci sta trollando da sempre.
Verrà un giorno che ci dirà che per anni ha solo utilizzato un bot e che sto bot un po' je sta pure sul ca'.
Ho la ferma certezza che se un giorno volessi aprire un topic sull'appartato riproduttivo femminile dei lepidotteri, lui eserciterebbe la sua dialettica sostenendo che il lepidottero è una categoria marxista e che non può essere interpretato al di fuori di una visione di lotta di classe.
 

In realtá Fat batte sempre e soltanto sullo stesso chiodo...ossia la struttura del discorso. In questo senso puó muoversi da un campo all´altro proprio perché non c´é sapere che esuli dal suo essere discorsivo.

I discorsi non sono mai statici e neutrali ma sempre dinamici e soprattutto performativi, sorpratutto su e attraverso i nostri corpi e le nostre forme di vita. 
Re:il vino del contadino
« Risposta #132 il: 15 Set 2023, 18:21 »
@ Italic
Il mio post non voleva essere un tutorial sul come fare il vino, ma era una risposta a PZ che diceva che il vino del contadino facesse male.

La mia risposta era più destinata all'amen di FD che al tuo post.
Quando PZ dice che un vino fatto male puo' far male dice una cosa sacrosanta. E si puo' fare male un vino anche seguendo tutta la lista di azioni che hai messo tu. Il che non vuol dire che la persona che citi fa un vino cattivo che fa male. Non lo so, non lo conosco.
Solo che, nell'accezione che ha spinto FD a scrivere amen c'è una semplificazione eccessiva.
Tu non hai risposto all'affermazione di PZ ma hai solo listato le azioni che fa la persona quando fa il suo vino. Nel processo di produzione che hai sintetizzato ci sono tante e tante variabili che necessitano una competenza e un'attenzione importante che, d'altronde, tu stesso sottolinei quando scrivi che "si assaggia e si giudica della gradazione esatta".

Online FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #133 il: 15 Set 2023, 18:46 »
ma io non capisco però dove trovate, in uno qualsiasi dei miei post, dove avrei scritto che quelle competenze non servono a nulla e un Biondi Santi equivale al vino del mio vicino di casa.
Perché mi pare di non averlo scritto da nessuna parte.

il mio amen sta nel fatto che il vino alla fine è un qualcosa che si può fare ANCHE semplicemente.
Così come invece si può fare concentrando nella sua produzione quintali di conoscenza.

Così come si può allevare un cazzo di porco in semplicità, come fa il suddetto vicino e come hanno fatto e fanno milioni di persone senza avere una conoscenza enciclopedica su ogni aspetto del suino.
O, al contempo, se si alleva un pata negra come cristo comanda tocca concentrare nella sua produzione altrettanti quintali di conoscenza.

Quello che sto dicendo è che non c'è una peculiarità del vino. Sta cosa si può fare su svariate produzioni, da quando in europa, avendo liberato svariato tempo di lavoro alla sussistenza, abbiamo iniziato a specializzare colture e allevamenti.
E però il fatto di riconoscere giustamente l'eccellenza di tali specializzazioni non per forza si deve tradurre nel disprezzare quando queste stesse cose si facevano più semplicemente, senza questo portato di conoscenze e si facevano uguale.

No, non è antintellettualismo.
Antintellettualismo sarebbe dire, come accennato prima, che siete una manica de froci (perché l'antintellettualismo si accompagna sempre con una dose consistente di omofobia) perché per bervi un cazzo di vino fate tutte ste storie.
E invece no, penso siano tutti discorsi molto sensati e conoscenze da preservare perché ci consentono di avere vini ottimi.


E' invece l'esatto opposto,  siete voi ad essere elitari, perchè non sono io ad attaccare il vino di produzione complessa, fatto di grande competenza, siete voi ad attaccare quello semplice, che tra un paio di pagine sarà ai livelli dell'eroina.
Quindi non si capisce perché mi attribuite un attacco che non faccio, quando gli unici ad attaccare siete voi.



per dire che il cucinare per molti cuochi è espressione "artistica", intesa come l'esigenza di tradurre in qualcosa di concreto, attraverso la tecnica, un'idea. Quest'idea può essere relativa al sapore, odore, consistenza ecc..ecc..



non c'è alcun dubbio, ma se non c'era nessuno a stimolare questa espressione artistica questi cuochi se sarebbero espressi spatolando cemento sui mattoni (o facendo qualsiasi altra attività che avrebbe permesso loro di vivere).

Qualsiasi forma artistica non è la semplice espressione individuale ma ha un rapporto dialettico col suo contesto. Sennò la rendiamo una produzione che avviene in un'interiorità immersa nel vuoto, che è del tutto irreale.

Online FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #134 il: 15 Set 2023, 18:57 »
comunque secondo me FD ci sta trollando da sempre.
Verrà un giorno che ci dirà che per anni ha solo utilizzato un bot e che sto bot un po' je sta pure sul ca'.
Ho la ferma certezza che se un giorno volessi aprire un topic sull'appartato riproduttivo femminile dei lepidotteri, lui eserciterebbe la sua dialettica sostenendo che il lepidottero è una categoria marxista e che non può essere interpretato al di fuori di una visione di lotta di classe.

apri un topic di ingegneria, di matematica, di biologia molecolare, di arredamento d'interni, di astrofisica, di odontoiatria o pedagogia e vedrai che non dirò un cazzo, meno che mai nei termini che dici qui.
Ovviamente se parliamo delle scienze sociali (economia, politica, sociologia, diritto, ecc) il mio intervento avrà un taglio marxista.
Ma lo avverti semplicemente perché il taglio implicito che hanno tutti gli altri è naturalizzato, quindi di riflesso il mio appare sempre, pure quando di marxista non dico nulla.

Ne vuoi una prova?
Bourdieu non era un marxista, era uno strutturalista. 
C'entra ben poco Marx con il suo immenso lavoro volto a dimostrare come il posizionamento sociale determini i gusti (da quelli gastronomici a quelli musicali, uno studio estremamente affascinante).

Offline genesis

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Re:il vino del contadino
« Risposta #135 il: 15 Set 2023, 19:31 »
Mozione d'ordine.
Il vino contiene alcol e l'alcol fa male.
Re:il vino del contadino
« Risposta #136 il: 15 Set 2023, 19:40 »
Mozione d'ordine.
Il vino contiene alcol e l'alcol fa male.
Qualcuno doveva dirlo.
Re:il vino del contadino
« Risposta #137 il: 15 Set 2023, 20:26 »
Bourdieu e i suoi studi penso che li conoscano tutti.
Ma forse non tutti sanno che Bourdieu aveva una sorella non germana di nome Grazia, ma di cui mi sfugge il cognome, che confutò a lungo le conclusioni del fratello.

Offline Lochino

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Re:il vino del contadino
« Risposta #138 il: 17 Set 2023, 18:26 »
Buonasera a tutti e sempre  :asrm anche in contesti non calcistici.
Non vorrei entrare, da neo-iscritto, a gamba tesa, anche perché avendo fatto 29 anni fa l'Ufficiale di Complemento nell'Arma di Cavalleria, mi hanno insegnato che quando si arriva in un contesto nuovo si sta "in punta di piedi" e si chiede "con permesso" anche per andare in bagno.
Detto questo, sono da parte di madre di origine langarola è sentir parlare di vino del contadino per come è concepito in alcune zone, come il Lazio, dove c'è un GAP mostruoso rispetto al Piemonte... beh, scusatemi...
In Piemonte non si usano solfiti (se non in alcuni pochi e non onorevoli casi) proprio perché "coprono" l'acido del vino. Un po' come gli scampi alla BUXARA in adriatico: si carica di vino bianco (o brandy) e cipolla una ricetta che ha lo scopo di "spacciare" gli scampi del giorno prima, coprendo con cipolla e alcol il gusto di "vecio".
Mio nonno delle Langhe diceva che il vino rosso delle altre regioni d'Italia "ti fa fare un figurone sull'insalata al posto dell'aceto". Ora, parliamo di una prepotente affermazione di 40 anni fa, ma come dargli torto? Quali vini in Italia, senza solfiti, reggono quelli del Piemonte? Sia chiaro, parlo solo ed esclusivamente di rossi... forse l'Amarone, forse qualche BlauBurgunder del Sudtirol. Forse qualche Aglianico del Vulture. Forse qualche Monica di Sardegna. Per il resto... o eccesso di acidità o di tannino (parlo dei Toscani).
Scusate l'atteggiamento un po' da bullo, ma sono cresciuto a Barbaresco e Barolo...

E cmq, anche col peggior vino sempre e cmq ....

 :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm :asrm
Re:il vino del contadino
« Risposta #139 il: 17 Set 2023, 18:37 »
L'ho letta su un libro sui vini questa estate. Il termine "infinocchiare" deriva dal fatto che il finocchio (qui in Francia è considerato nella stessa maniera l'asparago) è una verdura che, per il particolare gusto, non si accompagna, in maniera accettabile con nessun vino.
Questa cosa faceva si che, in epoche andate, gli osti a volte caricavano di finocchio i loro piatti per nascondere  la qualità non eccelsa del loro vino.
 

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