il vino del contadino

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Offline FatDanny

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Re:il vino del contadino
« Risposta #20 il: 18 Ago 2022, 11:20 »
però il tema coinvolge proprio il livello emozionale se si parla del vino del contadino, allo stesso tempo non si limita a quello come scrivo dopo.
Io mi ci ritrovo tantissimo in quello che scrive arturo.

Cioè non è che vai nella cantina di Angelino e ti metti a ragionare del profumo di frutti di bosco e della nota tannica. Il commento può essere "bono", "niente de che" e "ammazza, un po' forte" (che è la versione cortese per dire che è più utile come aceto).
Ma non mi sento di dire che è corollario perché questa cosa non esula dall'idea di vino, ma è proprio l'idea di vino, se parliamo di questa specifica esperienza del vino.

Io ho amici qui che proprio non lo vonno vedè il vino pregiato. Una volta buttai mezza piotta per regalare un Amarone per uno che faceva 40 anni e venne bevuto come fosse il Gotto d'oro.*
Non gli piace, perché - ad esempio - non si sposa con il "biccherozzo" a cui sono abituati. Loro il vino lo bevono esclusivamente in quantità "bicchierozzo" e a sorsate, cosa che non puoi fare per ogni tipo di vino (non solo perché è uno spreco, ma perché in alcuni casi stucca proprio).
Un produttore nel Chianti, che evidentemente conosce i suoi polli anche solo guardandoli, ci consigliò di non prendere il Chianti se non per assaggiarlo, ma di prendere poi il loro vino da tavola che era quello che bevevano pure loro ai pasti (meno gradazione alcolica, gusto meno complesso).
Tu non sai quanto ci fece felici. Lo svaligiammo di quel vino.
Quindi non sono così convinto che sia così fuorviante.

io lo definirei piuttosto un'esperienza specifica, diversa dall'esperienza del vino come prodotto specializzato. Il vino da meditazione, per dirla in altri termini.

Ti faccio un altro esempio: c'è un altro qui che è pure pastore.
A quel punto fai la combo pezzetto di caciotta e biccherozzo in cantina. Pura poesia.
Né la caciotta né il vino sono specialità, formaggio pieno di buchi (segno di una fermentazione che in questo caso non dovrebbe esserci) vino come già descritto sopra.
Pero oh, quell'esperienza specifica, compresi quei sapori specifici, non li scambierei con un'accoppiata di tabaccaio e Amarone.
Il che non significa che sono la stessa cosa e non mi rendo conto della differenza, ma che non rinuncerei a nessuna delle due esperienze, anche su un piano prettamente gustativo.

Online Dissi

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Re:il vino del contadino
« Risposta #21 il: 18 Ago 2022, 11:35 »


Cioè non è che vai nella cantina di Angelino e ti metti a ragionare del profumo di frutti di bosco e della nota tannica. Il commento può essere "bono", "niente de che" e "ammazza, un po' forte" (che è la versione cortese per dire che è più utile come aceto).
Comunque si dice "spunta un po'" 😁

Offline FatDanny

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29211
Re:il vino del contadino
« Risposta #22 il: 18 Ago 2022, 11:51 »
 :muchlove: :muchlove: :muchlove: :muchlove: :muchlove:

Offline SSL

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Offline SSL

Re:il vino del contadino
« Risposta #23 il: 18 Ago 2022, 11:54 »
Topic senza futuro.
Argomento su cui c'è poco da dire e disquisire.
I "prodotti fatti in casa" con cui banalmente anch'io sono cresciuto 30aa fa, sono già persi (a meno di nicchie e al netto di prossime guerre) e comunque la qualità non era di quel mondo -  il vino primo in classifica proprio. Il fascino ed il romanticismo si, a tonnellate. Ma appunto, poco altro da aggiungere.

Dall'altro capo della gaussiana i prodotti commerciali (zozzeria).

L'apice della curva è fatta da piccole eccellenze, che hanno unito alla tradizione, capacità scientifiche.
Ce ne sono molte secondo me. Bisogna trovarle.

Offline vaz

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Re:il vino del contadino
« Risposta #24 il: 18 Ago 2022, 12:10 »
Tralasciando la setta del biodinamico, l’assenza o l’uso minimo della solforosa ha permesso di ricreare sapori persi nel tempo. Questo porta a vini di beva complessa ma, quando ben fatti, incredibili.

Offline Sonni Boi

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Re:il vino del contadino
« Risposta #25 il: 18 Ago 2022, 12:52 »
però il tema coinvolge proprio il livello emozionale se si parla del vino del contadino, allo stesso tempo non si limita a quello come scrivo dopo.

Su questo punto ti seguo pienamente, una componente fondamentale del vino per me è l'aspetto umano e conviviale. Andare a conoscere chi il vino lo fa in un certo modo, imparare come lo fa e perchè ha scelto quel percorso e ha fatto quella scelta di vita - perchè fare vino è davvero una scelta di vita, e non è vuota retorica - aggiunge una dimensione a questo mondo che, secondo me, è assente in quasi ogni altro bene di consumo, persino nel 2022.

Quando parlavo di male (quasi, la parentesi era voluta) assoluto, mi riferivo esclusivamente al contenuto della bottiglia, tralasciando tutto quello che c'è intorno. Un vino fatto in maniera scarsamente igienica è un vino fatto con poco rispetto del prodotto (e di chi lo beve, compreso sè stessi), in cui il sapore stesso viene coperto da difetti che lo uccidono. Basta portare, come racconti tu stesso, il vino fuori dal fresco dalla cantina, che i batteri contenuti nella bottiglia con le più alte temperature entrano in azione, rifermentandolo. Questo è il vino che in larga parte si beveva in passato (dove la solforosa si usava, eccome: nelle damigiane che i nostri nonni usavano per andarle a riempire nelle cantine sociali galleggiavano le famose pasticchette: indovinate da cosa erano composte), e che per nostra fortuna oggi sempre meno si beve (il consumo pro capite di alcool è crollato, e questo non è assolutamente un male).

Topic senza futuro.
Argomento su cui c'è poco da dire e disquisire.

Ma beato te, il mondo del vino è incredibilmente variegato, e soprattutto sempre in evoluzione, con nuovi attori che entrano in gioco praticamente ad ogni annata. Cambiano i gusti, cambiano le tecniche di produzione, i poli si avvicinano e riallontanano di continuo. Potremmo aprire un forum aprendo decine di topic e sottotopic, e parlare solo di vino, in tutte le sue mille sfaccettature.

Tralasciando la setta del biodinamico, l’assenza o l’uso minimo della solforosa ha permesso di ricreare sapori persi nel tempo. Questo porta a vini di beva complessa ma, quando ben fatti, incredibili.

Ancora una volta voglio sottolineare come all'uso della benedetta solforosa sia data un'importanza veramente sproporzionata e fuorviante. Soprattutto se ne confonde uso ed abuso.

La solforosa agisce come antiossidante e antisettico, usata nella giusta misura e nei giusti momenti del processo di vinificazione aiuta a proteggere il vino dall'azione dei batteri e a preservarne gli aromi. Ti dirò: un uso accorto della solforosa può esaltare il profilo varietale del vino e persino il terroir. Certo,  se la si usa a badilate e solo per mascherare la sciatteria con cui tanti prodotti (contadini o industriali) vengono prodotti, è inutile starne a parlare.

Oggi si beve molto, ma molto meglio rispetto a qualche decina di anni fa, soprattutto perchè è migliorato tantissimo il lavoro in vigna, abbassando le rese per ettaro e portando il cantina solo la giusta quantità di uve, e tutte sane e al giusto punto di maturazione. Cosa che i contadini o i conferitori di cantine sociali di un tempo, che dovevano portare a casa quanta più roba possibile, non facevano, badando molto di più alla quantità (il vino era visto proprio come un apportatore di calorie). Poi si passa in cantina, dove oggi grazie ad un'igiene neanche lontanamente paragonabile al passato (in meglio, ovviamente) e ad una comprensione anni luce migliore dell'azione dei lieviti, dei contenitori e delle temperature più adatte per la fermentazione e la maturazione si giunge ad un prodotto finale molto più ricco e complesso rispetto a quanto accadesse un tempo.
Questo a grandi linee, ovviamente. E' per questo che i vini di oggi sono più complessi e profumati, non per via della solforosa.

Online arturo

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Re:il vino del contadino
« Risposta #26 il: 18 Ago 2022, 13:05 »
Scusate l'ignoranza , che cosa è la solforosa ?
io con mio padre , prima di mettere il vino nuovo in botte , lavavamo la botte , la facevamo scolare e poi  mettevamo all'interno della botte un paio di cannelli di zolfo accesi , chiudendo la botte stessa .
parliamo della stessa cosa?

Offline vaz

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49558
Re:il vino del contadino
« Risposta #27 il: 18 Ago 2022, 13:26 »
@sonni concordo con la tua risposta. In effetti la solforosa è una semplificazione. Sono d’accordo anche sul fatto che in media oggi si beva molto meglio di anni fa. Secondo me anche perché i nuovi vignaioli partono da più conoscenza di base. A settembre starò in vigna per fare analisi di terroir e prodotto iniziale, i ragazzi con cui lavoro sono metodici che manco Walter white.
Re:il vino del contadino
« Risposta #28 il: 18 Ago 2022, 13:27 »
Sto a Merano e non c’ho tempo ma questo può diventare un gran bel topic

Offline FatDanny

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29211
Re:il vino del contadino
« Risposta #29 il: 18 Ago 2022, 13:34 »
Su questo punto ti seguo pienamente, una componente fondamentale del vino per me è l'aspetto umano e conviviale. Andare a conoscere chi il vino lo fa in un certo modo, imparare come lo fa e perchè ha scelto quel percorso e ha fatto quella scelta di vita - perchè fare vino è davvero una scelta di vita, e non è vuota retorica - aggiunge una dimensione a questo mondo che, secondo me, è assente in quasi ogni altro bene di consumo, persino nel 2022.

Quando parlavo di male (quasi, la parentesi era voluta) assoluto, mi riferivo esclusivamente al contenuto della bottiglia, tralasciando tutto quello che c'è intorno. Un vino fatto in maniera scarsamente igienica è un vino fatto con poco rispetto del prodotto (e di chi lo beve, compreso sè stessi), in cui il sapore stesso viene coperto da difetti che lo uccidono. Basta portare, come racconti tu stesso, il vino fuori dal fresco dalla cantina, che i batteri contenuti nella bottiglia con le più alte temperature entrano in azione, rifermentandolo. Questo è il vino che in larga parte si beveva in passato (dove la solforosa si usava, eccome: nelle damigiane che i nostri nonni usavano per andarle a riempire nelle cantine sociali galleggiavano le famose pasticchette: indovinate da cosa erano composte), e che per nostra fortuna oggi sempre meno si beve (il consumo pro capite di alcool è crollato, e questo non è assolutamente un male).

Ma beato te, il mondo del vino è incredibilmente variegato, e soprattutto sempre in evoluzione, con nuovi attori che entrano in gioco praticamente ad ogni annata. Cambiano i gusti, cambiano le tecniche di produzione, i poli si avvicinano e riallontanano di continuo. Potremmo aprire un forum aprendo decine di topic e sottotopic, e parlare solo di vino, in tutte le sue mille sfaccettature.

Ancora una volta voglio sottolineare come all'uso della benedetta solforosa sia data un'importanza veramente sproporzionata e fuorviante. Soprattutto se ne confonde uso ed abuso.

La solforosa agisce come antiossidante e antisettico, usata nella giusta misura e nei giusti momenti del processo di vinificazione aiuta a proteggere il vino dall'azione dei batteri e a preservarne gli aromi. Ti dirò: un uso accorto della solforosa può esaltare il profilo varietale del vino e persino il terroir. Certo,  se la si usa a badilate e solo per mascherare la sciatteria con cui tanti prodotti (contadini o industriali) vengono prodotti, è inutile starne a parlare.

Oggi si beve molto, ma molto meglio rispetto a qualche decina di anni fa, soprattutto perchè è migliorato tantissimo il lavoro in vigna, abbassando le rese per ettaro e portando il cantina solo la giusta quantità di uve, e tutte sane e al giusto punto di maturazione. Cosa che i contadini o i conferitori di cantine sociali di un tempo, che dovevano portare a casa quanta più roba possibile, non facevano, badando molto di più alla quantità (il vino era visto proprio come un apportatore di calorie). Poi si passa in cantina, dove oggi grazie ad un'igiene neanche lontanamente paragonabile al passato (in meglio, ovviamente) e ad una comprensione anni luce migliore dell'azione dei lieviti, dei contenitori e delle temperature più adatte per la fermentazione e la maturazione si giunge ad un prodotto finale molto più ricco e complesso rispetto a quanto accadesse un tempo.
Questo a grandi linee, ovviamente. E' per questo che i vini di oggi sono più complessi e profumati, non per via della solforosa.

Assolutamente, se stiamo semplicemente a "quello che c'è dentro" il discorso che fai è incontestabile, io invece parlavo soprattutto di quel che c'è attorno e quindi ci troviamo.
in parte si potrebbe fare anche per l'olio in rapporto alle tecniche di spremitura e momento di raccolta (seppur il minor numero di passaggi diminuisce l'ordine delle variabili).

(a proposito, di produttori per professione conosci per caso Lisa e Silvia di Poggio BBaranello? Azienda vinicola a Montefiascone :=)) )

Ad esempio io una volta andavo sempre sui vini di denominazione di origine controllata quando volevo bere qualcosa di buona qualità.
Poi un amico che ce capisce mi consigliò diversamente dicendo che ormai sui doc/docg si sperimentava poco, ovviamente per via dei parametri stringenti per rientrare nella denominazione e che invece era consigliabile provare gli IGT dove i produttori si sbizzarriscono coi blend e gli invecchiamenti (ovviamente non a caso, ma informandoti o chiedendo in enoteca).
Mo non so se mi ha condizionato o è la realtà, ma fatto sta che seguendo il suo consiglio ho assaggiato vini spettacolari ed effettivamente diversi dai sapori "noti".

Offline cippolo

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Re:il vino del contadino
« Risposta #30 il: 18 Ago 2022, 20:35 »
Da totalmente astemio (faccio il brindisi di capodanno con un centimetro scarso di spumante con un goccio d'acqua (lo so' fa' schifo, ma proprio non c'è l'ha faccio)) leggere i vostri messaggi mi fa' tornare in mente tutte le vendemmie fatte con zii e cugini da piccoli e poi la produzione di vino e la distillazione della grappa. Che bei tempi.  Ci si divertiva tantissimo tutti insieme

Offline Sonni Boi

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Re:il vino del contadino
« Risposta #31 il: 19 Ago 2022, 11:06 »
Assolutamente, se stiamo semplicemente a "quello che c'è dentro" il discorso che fai è incontestabile, io invece parlavo soprattutto di quel che c'è attorno e quindi ci troviamo.
in parte si potrebbe fare anche per l'olio in rapporto alle tecniche di spremitura e momento di raccolta (seppur il minor numero di passaggi diminuisce l'ordine delle variabili).

(a proposito, di produttori per professione conosci per caso Lisa e Silvia di Poggio BBaranello? Azienda vinicola a Montefiascone :=)) )

Ad esempio io una volta andavo sempre sui vini di denominazione di origine controllata quando volevo bere qualcosa di buona qualità.
Poi un amico che ce capisce mi consigliò diversamente dicendo che ormai sui doc/docg si sperimentava poco, ovviamente per via dei parametri stringenti per rientrare nella denominazione e che invece era consigliabile provare gli IGT dove i produttori si sbizzarriscono coi blend e gli invecchiamenti (ovviamente non a caso, ma informandoti o chiedendo in enoteca).
Mo non so se mi ha condizionato o è la realtà, ma fatto sta che seguendo il suo consiglio ho assaggiato vini spettacolari ed effettivamente diversi dai sapori "noti".

Esattamente, i disciplinari DOC e DOCG sono pensati per preservare la tipicità di certi prodotti e tentare di garantire (in linea mooolto teorica, tanti disciplinari sono decisamente troppo morbidi, soprattutto per quanto riguarda le rese per ettaro) una soglia qualitativa minima.

Se sei alla ricerca di profili un po' fuori dall'ordinario, ha senso andare sugli IGT o addirittura sui vini da tavola. Peraltro, diversi dei vini più blasonati in Italia (e nel mondo) nascono proprio così: fuori dai disciplinari, o per un atto di ribellione nei confronti dei disciplinari locali (Le Pergole Torte di Montevertine, primo Sangiovese in purezza di Radda in Chianti), o per un'intuizione del tutto originale in un territorio dal potenziale ancora inesplorato (il Sassicaia, taglio bordolese nell'area di Bolgheri).

Non conosco personalmente, ma ho assaggiato un paio dei vini di Poggio Bbaranèllo, piaciuti molto.
Se ti piace la zona, a Gradoli ti consiglio un altro piccolo produttore artigianale, Georgea Marini, sempre vitigni del territorio (procanico, grechetto rosso, aleatico) e ad un prezzo anche più conveniente.
Re:il vino del contadino
« Risposta #32 il: 19 Ago 2022, 11:23 »


(Le Pergole Torte di Montevertine, primo Sangiovese in purezza di Radda in Chianti),

questo sembra un gran suggerimento

Offline FatDanny

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29211
Re:il vino del contadino
« Risposta #33 il: 19 Ago 2022, 11:34 »
Eh ma stamo a parlà de vini da tre piotte, vorrei ben vedere

 :p


Esattamente, i disciplinari DOC e DOCG sono pensati per preservare la tipicità di certi prodotti e tentare di garantire (in linea mooolto teorica, tanti disciplinari sono decisamente troppo morbidi, soprattutto per quanto riguarda le rese per ettaro) una soglia qualitativa minima.

Se sei alla ricerca di profili un po' fuori dall'ordinario, ha senso andare sugli IGT o addirittura sui vini da tavola. Peraltro, diversi dei vini più blasonati in Italia (e nel mondo) nascono proprio così: fuori dai disciplinari, o per un atto di ribellione nei confronti dei disciplinari locali (Le Pergole Torte di Montevertine, primo Sangiovese in purezza di Radda in Chianti), o per un'intuizione del tutto originale in un territorio dal potenziale ancora inesplorato (il Sassicaia, taglio bordolese nell'area di Bolgheri).

Non conosco personalmente, ma ho assaggiato un paio dei vini di Poggio Bbaranèllo, piaciuti molto.
Se ti piace la zona, a Gradoli ti consiglio un altro piccolo produttore artigianale, Georgea Marini, sempre vitigni del territorio (procanico, grechetto rosso, aleatico) e ad un prezzo anche più conveniente.

Lisa era una mia compagna di classe, sono molto contento che ti siano piaciuti, anche se lì è Silvia la vera esperta  :=))

Invece mi sono ricordato il vino nel Chianti quale fosse, era il Fattoria Montagliari.
buonissima la riserva (l'annata proprio non la ricordo), ma il loro vino da tavola era spettacolare.

Offline vaz

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Re:il vino del contadino
« Risposta #34 il: 19 Ago 2022, 11:42 »
Tra l’altro bbaranello sono tra i pochissimi che fanno contratti pure a chi li va aiutare.

Ultimamente sono entrato molto in contatto con i ragazzi di Racina, in Calabria. Proprio bravi.

Invece, dopo gli incendi a Pantelleria c’è un po’ di preoccupazione per le eccellenze di lì

Offline Sonni Boi

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15892
Re:il vino del contadino
« Risposta #35 il: 19 Ago 2022, 11:50 »
Eh ma stamo a parlà de vini da tre piotte, vorrei ben vedere

 :p

Certo, attraverso questi due esempi celebri volevo appunto sottolineare due cose:

- come DOC/DOCG non siano affatto sinonimi di maggiore qualità, e come anche negli IGT e VdT si possano trovare vini di livello anche altissimo;

- come il mondo del vino sia un mondo in continuo fermento, dove i tabù vengono ripetutamente infranti e la sperimentazione sia all'ordine del giorno.

Tanto i titolari di Montevertine quanto di Tenuta San Guido venivano visti come degli eretici o dei pazzi ai tempi, e anche se oggi è facile dire che avessero ragione bisogna riconoscer loro di essere stati dei visionari.
Lo stesso Georgea Marini produce VdT, che oggi ti porti a casa con pochi Euro perchè conosciuto solo da pochi addetti ai lavori o nella zona ma che, chissà, tra 10 anni potrebbe veder schizzare il valore dei sui vini.

Offline vaz

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Re:il vino del contadino
« Risposta #36 il: 19 Ago 2022, 11:53 »
Sonni, dei ragazzi di Sete e Ribelà che pensi?

Offline Sonni Boi

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15892
Re:il vino del contadino
« Risposta #37 il: 19 Ago 2022, 12:07 »
Sonni, dei ragazzi di Sete e Ribelà che pensi?

Son bravi, lavorano bene: vitigni storici del territorio vinificati con tecniche poco invasive, macerazioni a volte spinte e sperimentazione nell'uso di materiali per la maturazione. Certo sono vini per palati un po' più navigati. Qui in Nord Europa questi prodotti hanno una nicchia di mercato che beve solo quello.

Ma in generale dai Castelli, grazie alle nuove generazioni, sta uscendo diversa roba interessante dopo una tradizione secolare di mediocrità.

Offline vaz

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Re:il vino del contadino
« Risposta #38 il: 19 Ago 2022, 12:12 »
Verissimo quello che dici, in Svezia Sete va alla grandissima.
Re:il vino del contadino
« Risposta #39 il: 19 Ago 2022, 12:45 »
Ciao Ragazzi!
Gran bel topic!

@Vaz: pericolo scampato (per ora), sono state colpite aree in cui non viene coltivato lo zibibbo e sono state lambite le case di Tardelli e Armani. Tra roghi, tornadi, furti e riscaldamento globale è diventato sempre più difficile coltivare a PNL.

Io lavoro per una importantissima azienda siciliana - quindi quando il Palermo riuscirà mai a salire in serie A - organizziamo la trasferta e mi metto a disposizione per aggiungere al pacchetto anche la visita e degustazione purchè a ogni brindisi gridiamo asriommamerda!

Un caro abbraccio a tutti, buone vacanze.

PS: So che a Tare piace l'Amarone (di Tommasi).
 

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