Romanzo musicale

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Romanzo musicale
« il: 30 Lug 2023, 17:52 »
Mentre il forum è in fibrillazione per capire l'esito dell'enigma-Sow, vorrei proporre un topic distensivo e che ci aiuti anche a sopportare le temperature di questa estate terribile.
Si può ripercorrere la storia di una nazione attraverso le sue canzoni? Credo di si, soprattutto per l'Italia, dove la musica nel corso dei secoli ha rappresentato la più importante forma di arte popolare. Un tempo cantavano le contadine durante il lavoro dei campi, cantavano gli innamorati sotto i balconi, si cantava in chiesa e nelle processioni per farsi sentire da un Padreterno troppo lontano, si cantava per rappresentare i drammi teatrali (ed infatti il melodramma è nato in Italia). E questo vizio non ce lo siamo tolti, perché ancora oggi continuiamo a cantare nelle feste di matrimonio, allo stadio, sotto la doccia, in cucina mentre prepariamo l’amatriciana.
In Italia più che altrove, dunque, la canzone è stata uno strumento espressivo universale, il più duraturo e diffuso, un miracolo della selezione culturale racchiuso nello spazio di soli tre o quattro minuti.
Proviamo allora a ripercorrere la storia della canzone italiana, cioè della nostra cultura più profonda, e -per non andare troppo lontani- partiamo da una data precisa: il 1958. L’Italia di quel periodo era un Paese ancora in gran parte agricolo, che cercava faticosamente di lasciarsi alle spalle le ferite della guerra. Il primo febbraio di quell’anno andò in onda la serata finale del Festival di San Remo, presentato da un elegantissimo Gianni Agus. Partecipava tutto il Gotha della musica melodica italiana: Nilla Pizzi, Gino Latilla, Giorgio Consolini, Natalino Otto, il ‘reuccio’ narciso Claudio Villa. Si esibiva anche un semi-sconosciuto giovanotto pugliese, autore di una strana canzone che nessuno voleva cantare (a quei tempi le canzoni venivano assegnate a cantanti ‘puri’ dalla commissione artistica del Festival), e che perciò fu in via eccezionale eseguita dallo stesso autore. La 'stranezza' di quel motivo musicale stava nel fatto che Nel blu dipinto di blu non era una canzone d’amore, ma un inno alla vita del tutto privo di sensi di colpa, ed evocava -in un paese cattolico come il nostro- una esperienza liberatoria quasi pagana, il tutto condito da uno swing rivoluzionario. Co-autore del testo era Franco Migliacci, un giovane paroliere che faceva vita da bohemién, e che -come racconta la leggenda- trovò ispirazione da ‘Le coq rouge’, un quadro onirico di Marc Chagall.
Nel blu dipinto di blu (nota anche come Volare) ebbe l’effetto di una bomba, non solo perché stravolgeva antichi stereotipi melodici, ma anche perché diventò l’icona musicale di una Italia ormai pronta a volare verso la modernizzazione e il boom economico. Insomma: quel primo febbraio del 1958, nel Salone del Casinò di San Remo, era nata la moderna canzone italiana, e quindi proprio con questa canzone propongo di partire per il nostro viaggio musicale.



Offline Fiammetta

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Re:Romanzo musicale
« Risposta #1 il: 30 Lug 2023, 18:08 »
Che bel topic, complimenti.
Re:Romanzo musicale
« Risposta #2 il: 30 Lug 2023, 18:26 »
Spero di leggere presto altri capitoli, grazie
Re:Romanzo musicale
« Risposta #3 il: 30 Lug 2023, 18:29 »
Che bel topic, complimenti.

Grazie, Fiammetta.
Confido nella partecipazione di altri netters, non solo per capire come i cambiamenti sociali in Italia siano stati interpretati dalla musica, ma anche per conoscere quale sia stata l'influenza di una canzone nelle nostre vite individuali.
Ciao.
Re:Romanzo musicale
« Risposta #4 il: 30 Lug 2023, 18:30 »
🦅🦅🦅🦅❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️
Re:Romanzo musicale
« Risposta #5 il: 30 Lug 2023, 18:32 »
Spero di leggere presto altri capitoli, grazie

Certamente. Però spero che sia un lavoro collettivo  :D
Re:Romanzo musicale
« Risposta #6 il: 30 Lug 2023, 18:47 »
Bel topic, grazie leomeddix. Gianni Agus accreditato come tifoso della Lazio su questo forum, mi pare.
Per un piccolo contributo personale volentieri ma per chi è nato nella seconda metà degli anni '60 bisognerebbe arrivare almeno ai primi anni '70 e ai ricordi della Hit Parade di Lelio Luttazzi che andava in radio più o meno all'ora di pranzo, almeno così ricordo.

Offline Tarallo

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Re:Romanzo musicale
« Risposta #7 il: 30 Lug 2023, 19:12 »
Bella Leo.
Confermo il ruolo della Hit Parade, ricordo che a ora di pranzo era un appuntamento che attendevo con ansia.
Pensate quanto è cambiato il rapporto con la musica da allora.
Re:Romanzo musicale
« Risposta #8 il: 30 Lug 2023, 19:21 »
Bel topic, grazie leomeddix. Gianni Agus accreditato come tifoso della Lazio su questo forum, mi pare.
Per un piccolo contributo personale volentieri ma per chi è nato nella seconda metà degli anni '60 bisognerebbe arrivare almeno ai primi anni '70 e ai ricordi della Hit Parade di Lelio Luttazzi che andava in radio più o meno all'ora di pranzo, almeno così ricordo.

Per i meno giovani, la Hit Parade di Luttazzi era un appuntamento imperdibile. Il programma nacque nel 1967, ed in qualche modo servì a farci conoscere le nuove tendenze musicali di quegli anni rivoluzionari. Il più grande successo discografico di quell'anno ebbe come protagonista il primo cantante soul della nostra musica: Fausto Leali. Aveva esordito al Piper di Roma, ma il vero successo lo ebbe proprio nel '67 con A chi (versione italiana della canzone americana “Hurt” cantata da Roy Hamilton), un brano che arrivò a ben quattro milioni di copie vendute. Per quell'epoca un vero record (non come quelli fasulli di Totti :) ).

Re:Romanzo musicale
« Risposta #9 il: 30 Lug 2023, 19:23 »
Bella Leo.
Confermo il ruolo della Hit Parade, ricordo che a ora di pranzo era un appuntamento che attendevo con ansia.
Pensate quanto è cambiato il rapporto con la musica da allora.

Grazie Tarallo, confido nel tuo contributo nella ricostruzione della nostra storia musicale. Anche perchè, mi pare, sei un VDM come me  :)

Offline Tarallo

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Re:Romanzo musicale
« Risposta #10 il: 30 Lug 2023, 19:33 »
Ecco, mo’ te lo poi scorda’ :)
La Hit Parade la ascoltavo da bambino :whist:
Re:Romanzo musicale
« Risposta #11 il: 30 Lug 2023, 19:34 »
Ecco, mo’ te lo poi scorda’ :)
La Hit Parade la ascoltavo da bambino :whist:

Seee... :)

Offline Fiammetta

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Re:Romanzo musicale
« Risposta #12 il: 30 Lug 2023, 20:04 »
Grazie, Fiammetta.
Confido nella partecipazione di altri netters, non solo per capire come i cambiamenti sociali in Italia siano stati interpretati dalla musica, ma anche per conoscere quale sia stata l'influenza di una canzone nelle nostre vite individuali.
Ciao.
Io parteciperò con gli anni 70 ovviamente, ma adesso il mio cane non sta bene e non ho la testa. Davo però per scontato un intervento, purtroppo per te.  :)

Offline pan

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Re:Romanzo musicale
« Risposta #13 il: 30 Lug 2023, 20:08 »
credo l'impatto sia stato forte perché Domenico Modugno aveva un'aria rassicurante, moderna sì ma non troppo, pur presentando una canzone nuovissima nello stile e nel testo. per dire, Mimmo piaceva tantissimo pure a mia nonna che era del 1909. Ma gli anni erano fertili, pronti per il cambiamento. Mio padre 1932, quindi più che ventenne in quegli anni, ascoltava principalmente rock'n roll americano, Little Richard, Presley, facevano le prime feste in casa, ogni sabato si festeggiava un compleanno e i regali erano ovviamente i 45 giri rock e i romantici per ballare stretti. cultura americana anche nei romanzi, tra di loro si regalavano Steinbek, Hemingway, Fitzgerald. ecco perché, più che Modugno, anche se è stato l'inizio, loro erano fissati con Celentano, 1958 "Il tuo bacio è come un rock". mio padre lo adorava, si vestiva coi jeans (si vantava sempre nel dire come fosse stato il primo in città ad averli messi, magari esagerava ma chi lo sa), scarpe grosse che le guardo nelle vecchie foto e assomigliano alle creepes anni 80, ma me sa che negli anni 80 noi abbiamo copiato loro, giubbottini invece che cappotti. ecco, questo invece a mio nonno non piaceva affatto e quella musica la considerava "rumore" e Celentano uno scimunito che si muove come un folle. Celentano sdoganava in Italia il rock, quello che mio padre, mia madre, tutti i loro amici e i ragazzi e ragazze italiane aspettavano anche nella loro lingua. mio padre e mamma mi hanno quindi lasciato centinaia di 45 giri, tenuti benissimo perché sì rock ma erano precisissimi, americani e italiani. oltre ovviamente un botto di romanzi edizione anni 50, naturalmente, con tutti quei compleanni e feste...
Re:Romanzo musicale
« Risposta #14 il: 30 Lug 2023, 20:11 »
Io parteciperò con gli anni 70 ovviamente, ma adesso il mio cane non sta bene e non ho la testa. Davo però per scontato un intervento, purtroppo per te.  :)

Appena guarito il cucciolone, ti vogliamo qui  :beer:
Re:Romanzo musicale
« Risposta #15 il: 30 Lug 2023, 20:35 »
credo l'impatto sia stato forte perché Domenico Modugno aveva un'aria rassicurante, moderna sì ma non troppo, pur presentando una canzone nuovissima nello stile e nel testo. per dire, Mimmo piaceva tantissimo pure a mia nonna che era del 1909. Ma gli anni erano fertili, pronti per il cambiamento. Mio padre 1932, quindi più che ventenne in quegli anni, ascoltava principalmente rock'n roll americano, Little Richard, Presley, facevano le prime feste in casa, ogni sabato si festeggiava un compleanno e i regali erano ovviamente i 45 giri rock e i romantici per ballare stretti. cultura americana anche nei romanzi, tra di loro si regalavano Steinbek, Hemingway, Fitzgerald. ecco perché, più che Modugno, anche se è stato l'inizio, loro erano fissati con Celentano, 1958 "Il tuo bacio è come un rock". mio padre lo adorava, si vestiva coi jeans (si vantava sempre nel dire come fosse stato il primo in città ad averli messi, magari esagerava ma chi lo sa), scarpe grosse che le guardo nelle vecchie foto e assomigliano alle creepes anni 80, ma me sa che negli anni 80 noi abbiamo copiato loro, giubbottini invece che cappotti. ecco, questo invece a mio nonno non piaceva affatto e quella musica la considerava "rumore" e Celentano uno scimunito che si muove come un folle. Celentano sdoganava in Italia il rock, quello che mio padre, mia madre, tutti i loro amici e i ragazzi e ragazze italiane aspettavano anche nella loro lingua. mio padre e mamma mi hanno quindi lasciato centinaia di 45 giri, tenuti benissimo perché sì rock ma erano precisissimi, americani e italiani. oltre ovviamente un botto di romanzi edizione anni 50, naturalmente, con tutti quei compleanni e feste...

Bellissimo racconto, Pan. Mi riporti ad una Italia che era meno ricca, ma forse con più speranze di quanto sia oggi.
Nel tuo racconto mi parli di Celentano? Credo che il personaggio che meglio riassuma il carattere italiano non è Fantozzi né Alberto Sordi, ma proprio lui l'Adriano nazionale. Celentano sembra proprio il concentrato di tutte le contraddizioni italiche: rockettaro e romantico, guitto e predicatore, icona del ribellismo giovanile con Il tuo bacio è come un rock, ma capace anche di cantare -durante gli anni caldi della contestazione- un inno al crumiraggio come Chi non lavora non fa l’amore.
Personaggio geniale, Celentano fu pure interprete perfetto della canzone perfetta: Azzurro. Questo brano (scritto da Vito Pallavicini e musicato da Paolo Conte) può dirsi perfetto perché -seppure apparentemente surreale e fuori contesto- ritrae come in una foto l’Italia del boom economico, con mogli e figli in vacanza al mare e mariti rimasti in città ma anelanti di fuggire in luoghi esotici. Azzurro, insomma, è il ritratto impareggiabile della piccola borghesia italiana, in bilico tra sogni d’avventura e noia quotidiana.
Ma se Azzurro è la canzone “perfetta”, c’è un brano che io ho amato ancora di più: Il ragazzo della via Gluck. Questa ballata folk -presentata al Festival di Sanremo nel 1966- fece scalpore sia perché fu la prima grande canzone ‘autobiografica’ della musica italiana, ma anche perché polemizzava contro l’urbanesimo selvaggio e la speculazione edilizia (ovviamente la giuria del Festival non apprezzò molto lo spirito ambientalista della canzone, che infatti fu esclusa dopo la prima serata). Di questo brano esiste un video molto bello in bianco e nero, girato proprio nei luoghi dell’infanzia celentanesca. E quindi ecco a voi…

Re:Romanzo musicale
« Risposta #16 il: 30 Lug 2023, 20:43 »
Io invece ricordo mio padre, classe 1924, tifare, si tifare, apertamente e totalmente per Claudio Villa.
Non so esattamente perché, ma credo fosse attratto dalla sua voce quasi lirica, dalla sua romanità plebea.
Re:Romanzo musicale
« Risposta #17 il: 30 Lug 2023, 21:03 »
Io invece ricordo mio padre, classe 1924, tifare, si tifare, apertamente e totalmente per Claudio Villa.
Non so esattamente perché, ma credo fosse attratto dalla sua voce quasi lirica, dalla sua romanità plebea.

In effetti Claudio Pica (in arte Villa) all'inizio della sua carriera cantava in falsetto perchè quella era la maniera preferita degli stornellatori popolari, ma soprattutto per risparmiare il fiato. Infatti durante la guerra era stato colpito dalla tubercolosi, e quindi poteva servirsi di un solo polmone. Più tardi guarì, e potè esibirsi nel suo celebre acuto tenorile.

Offline Tarallo

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111509
Re:Romanzo musicale
« Risposta #18 il: 30 Lug 2023, 21:23 »
Mia madre andò ad una Canzonissima fra i giudici, era in bianco e nero, ricordo un flash nella mia memoria dalla TV, dove votavano con uno schermo che si accendeva sotto a ogni giudice, credo col voto.
Non ho idea di come ci sia capitata.
Re:Romanzo musicale
« Risposta #19 il: 30 Lug 2023, 21:28 »
Bellissimo racconto, Pan. Mi riporti ad una Italia che era meno ricca, ma forse con più speranze di quanto sia oggi.
Nel tuo racconto mi parli di Celentano? Credo che il personaggio che meglio riassuma il carattere italiano non è Fantozzi né Alberto Sordi, ma proprio lui l'Adriano nazionale. Celentano sembra proprio il concentrato di tutte le contraddizioni italiche: rockettaro e romantico, guitto e predicatore, icona del ribellismo giovanile con Il tuo bacio è come un rock, ma capace anche di cantare -durante gli anni caldi della contestazione- un inno al crumiraggio come Chi non lavora non fa l’amore.
Personaggio geniale, Celentano fu pure interprete perfetto della canzone perfetta: Azzurro. Questo brano (scritto da Vito Pallavicini e musicato da Paolo Conte) può dirsi perfetto perché -seppure apparentemente surreale e fuori contesto- ritrae come in una foto l’Italia del boom economico, con mogli e figli in vacanza al mare e mariti rimasti in città ma anelanti di fuggire in luoghi esotici. Azzurro, insomma, è il ritratto impareggiabile della piccola borghesia italiana, in bilico tra sogni d’avventura e noia quotidiana.
Ma se Azzurro è la canzone “perfetta”, c’è un brano che io ho amato ancora di più: Il ragazzo della via Gluck. Questa ballata folk -presentata al Festival di Sanremo nel 1966- fece scalpore sia perché fu la prima grande canzone ‘autobiografica’ della musica italiana, ma anche perché polemizzava contro l’urbanesimo selvaggio e la speculazione edilizia (ovviamente la giuria del Festival non apprezzò molto lo spirito ambientalista della canzone, che infatti fu esclusa dopo la prima serata). Di questo brano esiste un video molto bello in bianco e nero, girato proprio nei luoghi dell’infanzia celentanesca. E quindi ecco a voi…


Via Gluck è adiacente alla stazione centrale di Milano. All'epoca dell'infanzia di Celentano pare che fosse poco urbanizzata (vedi fonte qui sotto), ma quando il video della canzone è stato girato il cantante ha circa 27 anni e siamo dopo la guerra. Pare che in realtà le immagini si riferiscano a un altro quartiere cantato da una famosa canzone di Giorgio Gaber, il Giambellino (La ballata del Cerutti). Proprio Gaber fece una risposta al ragazzo della via Gluck ("Quel palazzo un po' maladato/ va demolito per farci un prato), anche se pare fossero amici.
Questa la mia fonte: https://www.rockol.it/news-715085/adriano-celentano-molleggiato-la-storia-di-il-ragazzo-della-via-gluck#:~:text=Curiosamente%2C%20Celentano%20utilizzer%C3%A0%20il%20quartiere,'Ragazzo%20della%20via%20Gluck'.

 

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