Statue coperte

Aperto da Tornado, 27 Gen 2016, 16:44

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ma dai alla fine è solo una questione di cortesia, è come quando interviene ciceruacchio, noi per non farlo sentire in imbarazzo non ci permettiamo di scrivere:


AS ROMA MERDA FOGNA DE STA CITTA'

:=))

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Citazione di: kelly slater il 28 Gen 2016, 15:21
e allora magari avrebbero avuto anche la facolta' di veder in quelle statue dei musei capitolini
delle opere d'arte e non zinne e culi
che poi pure zinne e culi sono opere d'arte.

kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 28 Gen 2016, 15:17
Assolutamente si.
Perché pretendi che quel nudo e soprattutto che il celare quel nudo abbia un significato univoco, quello che gli attribuisci tu.

Allora se dico che per me la pena di morte, la tortura, la lapidazione sono pratiche universalmente disumane
sbaglio, giusto?
Dovrei pensare che qui a primavalle sono disumane, ma a teheran magari no, perche' la loro cultura è diversa dalla mia e quindi lo devo accettare, o no?

carib

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Citazione di: kelly slater il 28 Gen 2016, 15:21
e allora magari avrebbero avuto anche la facolta' di veder in quelle statue dei musei capitolini
delle opere d'arte e non zinne e culi
E' esattamente quello che penso.

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carib

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Citazione di: FatDanny il 28 Gen 2016, 15:17

Assolutamente si.
Perché pretendi che quel nudo e soprattutto che il celare quel nudo abbia un significato univoco, quello che gli attribuisci tu.
In realtà FD sei tu che stai attribuendo un significato univoco all'oggetto in questione. Basato peraltro unicamente su schemi logici che si fissano sull'aspetto esteriore. Cioè pare proprio che non distingui un crocifisso esposto in un'aula scolastica da un crocifisso di Giotto oppure chessò un pisciatoio nei bagni dei distinti est dall'avatar di IB. Quindi capisco le tue perplessità.

FatDanny

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Citazione di: kelly slater il 28 Gen 2016, 15:25
Allora se dico che per me la pena di morte, la tortura, la lapidazione sono pratiche universalmente disumane
sbaglio, giusto?
Dovrei pensare che qui a primavalle sono disumane, ma a teheran magari no, perche' la loro cultura è diversa dalla mia e quindi lo devo accettare, o no?

stai banalizzando parecchio.
La pena di morte non ha traduzione: se ti impiccano muori qui come muori lì. Idem la lapidazione.
Pensare che il velo sia necessariamente un'umiliazione per una donna invece è un'opera di colonialismo culturale.
Affermare quindi che una cultura in cui le donne sono velate è retrogada è colonialismo culturale.

Dai, la differenza non è così difficile da intendere come vorresti farla passare te.

per dirla con Lacan, il pensiero occidentale ha bisogno di soggetti unificati e soprattutto di una coscienza unificata. Come sostiene Derrida siamo logocentrici, quando invece ogni concetto è artificiale (ossia costruito) e dunque da calare nel proprio contesto e nelle relazioni che costruisce nel suo ambito.

Solo così puoi effettivamente capire il significato del velo.
O del portare la minigonna.
O del fumare una pipa mentre si giunge ad un accordo.

L'arroganza di crederlo non necessario è equivalente a credere di poter comprendere l'arabo o il cinese senza studiarne una parola o una regola grammaticale.
Sosterresti mai una bestialità del genere? Credo di no.
E allora come vale per la lingua, a maggior ragione vale per la cultura che nei fatti è sedimentazione progressiva del linguaggio (e delle narrazioni che ne conseguono).

Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 15:30
In realtà FD sei tu che stai attribuendo un significato univoco all'oggetto in questione. Basato peraltro unicamente su schemi logici che si fissano sull'aspetto esteriore. Cioè pare proprio che non distingui un crocifisso esposto in un'aula scolastica da un crocifisso di Giotto oppure chessò un pisciatoio nei bagni dei distinti est dall'avatar di IB. Quindi capisco le tue perplessità.

Assolutamente no, mi fermo sull'aspetto esteriore perché quello interiore universale è una tua supposizione.
E la dimostrazione è nel tuo esempio: per una persona di altro background il crocifisso di Giotto e quello nell'aula possono essere la stessa, identica, spiccicata cosa.
Per TE quello di Giotto è particolare, perché TU, attraverso il TUO vissuto, ne riconosci la particolarità.
Per molti altri, e lo affermo con una discreta certezza, sarebbe un crocifisso TALE E QUALE a quello industriale prodotto e appeso nelle classi.

Se vogliamo fare altri esempi di più immediata comprensione potrei dirti che parimenti IO riconosco Duchamp in quanto tale e in quanto opera d'arte.
Senza il mio background quello resta un cesso. E non è che io, occidentale erudito, ho ragione, mentre quello primitivo e ingenuo ha torto.
Quello è un'opera d'arte e al contempo è semplicemente un cesso.
Quindi, più in generale, quella è un'opera d'arte e al contempo non lo è. Come TUTTE le opere d'arte.

kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 28 Gen 2016, 15:35
stai banalizzando parecchio.
La pena di morte non ha traduzione: se ti impiccano muori qui come muori lì. Idem la lapidazione.
Pensare che il velo sia necessariamente un'umiliazione per una donna invece è un'opera di colonialismo culturale.
Affermare quindi che una cultura in cui le donne sono velate è retrogada è colonialismo culturale.

Dai, la differenza non è così difficile da intendere come vorresti farla passare te.

per dirla con Lacan, il pensiero occidentale ha bisogno di soggetti unificati e soprattutto di una coscienza unificata. Come sostiene Derrida siamo logocentrici, quando invece ogni concetto è artificiale (ossia costruito) e dunque da calare nel proprio contesto e nelle relazioni che costruisce nel suo ambito.

Solo così puoi effettivamente capire il significato del velo.
O del portare la minigonna.
O del fumare una pipa mentre si giunge ad un accordo.

L'arroganza di crederlo non necessario è equivalente a credere di poter comprendere l'arabo o il cinese senza studiarne una parola o una regola grammaticale.
Sosterresti mai una bestialità del genere? Credo di no.
E allora come vale per la lingua, a maggior ragione vale per la cultura che nei fatti è sedimentazione progressiva del linguaggio (e delle narrazioni che ne conseguono).

No. non ci siamo Fat.
Io penso proprio l'opposto che dici tu, ovvero che il capitalismo si nutre di un discorso frantumato e parcellizzato
e prospera dove la verita' non è mai univoca ma sempre adattabile alle circostanze.
E la morte non è uguale manco per il cazzo qui come la: è esattamente un altro dei mille valori intercambiabili a seconda dell'esigenza.
Esistono varie forme di oppressione e varie forze che combattono le varie oppressioni ma la costante mi sembra sempre l'applicazione di un potere/dominio su qualcun altro.

Ti potrei dire che qui, dove probabilmente si vareranno leggi importanti per i diritti civili non ci si cura minimamente
del rapporto quotidiano di oppressione nei luoghi e nelle strutture del lavoro.
Alle varie manifestazioni arcobaleno che invocano una liberazione sicuramente partecipera' entusiasta gente che magari pero' non si fa problemi a tenere ragazzi piu o meno giovani per le palle con collaborazioni finte a 5 euro l'ora.

E allo stesso modo il fatto che una donna non possa girare per strada vestita come le pare o un gay debba vivere terrorizzato nella paura di non essere lapidato è un'oppressione punto.
Non ho bisogno di traduttori culturali, non me ne frega una minchia dei traduttori culturali.
Non lo accetto qui come non lo accetto li, come non accetto lo stato fascista di israele che si vanta dei gay pride
quando da 50 anni sta praticando l'apartheid contro i palestinesi.

carib

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Attenzione a non confondere il linguaggio razionale che serve per dare un nome agli oggetti materiali con il linguaggio delle immagini che è quello che rappresenta le dimensioni interne umane. C'è il rischio di partire per la tangente. Le dimensioni interne umane sono universali. La gioia, il dolore, il desiderio, l'anaffettività, l'innamoramento, la delusione sono stati d'animo che l'uomo non sviluppa a secondo della latitudine in cui nasce. Ci nasce così e reagisce con gioia dolore affetto freddezza ai rapporti con gli altri. Le opere d'arte rappresentano questa caratteristica esclusivamente umana attraverso il linguaggio delle immagini oppure attraverso la linea, cioè la scrittura (poesia etc), o il suono (la musica) etc.. Tutte le opere d'arte. Negare l'universalità del linguaggio artistico - e la possibilità che qualsiasi essere umano sia in grado di cogliere l'emozione che c'è dietro una rappresentazione artistica, reagendo emotivamente a sua volta - significa credere all'esistenza di nascite diverse per gli esseri umani. Cioè che alcuni nascono in un modo - un minus che ad esempio impedisce loro di veder modificato il proprio assetto emotivo di fronte all'incomprensibile e allo sconosciuto - e altri in un altro. E questo è il discorso delle razze, il retropensiero del colonialista.

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carib

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Citazione di: FatDanny il 28 Gen 2016, 15:35


Assolutamente no, mi fermo sull'aspetto esteriore perché quello interiore universale è una tua supposizione.
Se fosse solo una mia supposizione vorrebbe dire che tu sei un essere umano e io no. O vice versa.
Citazione di: FatDanny il 28 Gen 2016, 15:35
E la dimostrazione è nel tuo esempio: per una persona di altro background il crocifisso di Giotto e quello nell'aula possono essere la stessa, identica, spiccicata cosa.
Per TE quello di Giotto è particolare, perché TU, attraverso il TUO vissuto, ne riconosci la particolarità.
Per molti altri, e lo affermo con una discreta certezza, sarebbe un crocifisso TALE E QUALE a quello industriale prodotto e appeso nelle classi.

Se vogliamo fare altri esempi di più immediata comprensione potrei dirti che parimenti IO riconosco Duchamp in quanto tale e in quanto opera d'arte.
Senza il mio background quello resta un cesso. E non è che io, occidentale erudito, ho ragione, mentre quello primitivo e ingenuo ha torto.
Quello è un'opera d'arte e al contempo è semplicemente un cesso.
Quindi, più in generale, quella è un'opera d'arte e al contempo non lo è. Come TUTTE le opere d'arte.
Facci caso, continui a rimanere fisso sull'aspetto esteriore dell'oggetto. Non ti curi proprio né dell'esigenza di realizzazione della sua identità che spinge l'artista a creare, né della reazione emotiva di chi si trova di fronte alla sua creazione. Un linguaggio intimo, personale che "parla" con degli sconosciuti. E questi che senza capire untazzo del significato letterale/simbolico dell'opera, reagiscono emotivamente (incazzandosi, gelandosi, emozionandosi, incupendosi, insomma come te pare). Non c'è nulla di più universale dell'arte. Forse.

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Citazione di: kelly slater il 28 Gen 2016, 15:47

E allo stesso modo il fatto che una donna non possa girare per strada vestita come le pare o un gay debba vivere terrorizzato nella paura di non essere lapidato è un'oppressione punto.
Non ho bisogno di traduttori culturali, non me ne frega una minchia dei traduttori culturali.



e questo non sarebbe colonialismo culturale?
Sei talmente arrogante (sul piano culturale) da essere convinto che quel velo tu possa tradurlo univocamente con "una donna non possa girare vestita come le pare". O come se tale affermazione fosse il palesarsi di chissà quale scandalo.
In realtà nemmeno qui una donna può girare vestita come le pare, mi sembra.
Credo che se vada in giro a vagina scoperta la arrestino per atti osceni. Sbaglio?

E chi decide il limite tra oscenità e libertà?
Quello che proprio non te passa per l'anticamera del cervello è che quel limite tra osceno/illegittimo e libero/legittimo è culturalmente determinato.
Quindi NON PUOI essere tu ad affermare che il velo è una restrizione, mentre le mutande sono una copertura ragionevole.
Il velo può essere restrizione tanto quanto scelta volontaria perché ti fa sentire coperta.
Così come le mutande possono essere restrizione tanto quanto scelta volontaria perchè senza ti sentiresti nuda.


Nell'affermare che il velo è restrizione tu stai traslitterando quel che per TE occidentale quel velo significherebbe nel TUO contesto e ti stai arrogando il diritto di dire cosa dovrebbe significare per loro, per la semplice ragione che "per te è così".
E, non contento, ci aggiungi pure:" me ne fotto di questa traduzione, se una cosa per me è oppressione è UNIVERSALMENTE OPPRESSIONE". E facendo questo non ti accorgi che la possibile percezione che dai è come se venisse uno straniero qui e cominciasse a sbraitare "donne, toglietevi le mutande ORA! Chi non se le toglie in pubblico è un'oppressa del sistema e dell'uomo!"
Più colonialismo culturale de così porcaccia la miseria...

E chi lo stabilisce quindi questo confine? Solo e unicamente i diretti interessati.
Qundi quando puoi essere tu a dire se il velo è oppressione? Semplicemente MAI. Tu ZERO. NIENTE. Qualsiasi operazione tu faccia che ecceda la percezione dei diretti interessati è GIA' un'opera coloniale.
Esattamente come lo sarebbe quella dello straniero che mi viene a dire quando portare le mutande per essere libero.


Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 15:50
Attenzione a non confondere il linguaggio razionale che serve per dare un nome agli oggetti materiali con il linguaggio delle immagini che è quello che rappresenta le dimensioni interne umane. C'è il rischio di partire per la tangente.

1)  Le dimensioni interne umane sono universali.  La gioia, il dolore, il desiderio, l'anaffettività, l'innamoramento, la delusione sono stati d'animo che l'uomo non sviluppa a secondo della latitudine in cui nasce. Ci nasce così e reagisce con gioia dolore affetto freddezza ai rapporti con gli altri.

2) Le opere d'arte rappresentano questa caratteristica esclusivamente umana attraverso il linguaggio delle immagini oppure attraverso la linea, cioè la scrittura (poesia etc), o il suono (la musica) etc.. Tutte le opere d'arte.

Negare l'universalità del linguaggio artistico - e la possibilità che qualsiasi essere umano sia in grado di cogliere l'emozione che c'è dietro una rappresentazione artistica, reagendo emotivamente a sua volta - significa credere all'esistenza di nascite diverse per gli esseri umani. Cioè che alcuni nascono in un modo - un minus che ad esempio impedisce loro di veder modificato il proprio assetto emotivo di fronte all'incomprensibile e allo sconosciuto - e altri in un altro. E questo è il discorso delle razze, il retropensiero del colonialista.


Non nego l'1), ma trovo la connessione che fai tra 1) e 2) assolutamente arbitraria.
Certo che tutti gli esseri umani si innamorano, ma non puoi stabilire che davanti ad una determinata opera la reazione sia la stessa. Per il semplice motivo che empiricamente così non è.
L'antropologia si basa esattamente sullo studio di queste equivalenze/differenze, altrimenti basterebbe studiare un gruppo umano per conoscerli più o meno tutti.

Negare l'universalità del linguaggio artistico non significa dedurne che un essere umano è meno in grado di amare/commuoversi di un altro. ma che i meccanismi che scatenano in lui l'amore possono essere altri.
Il colonialista vede in questo un minus perché non concepisce altro meccanismo di innamoramento che il suo e quindi deduce che chi non risponde a quel meccanismo non si innamora, quando invece è semplicemente un'altra la strada che l'Altro compie.

E' come KS sul velo: se per me è oppressione, allora lo è universalmente. Se per me è amore, allora lo è universalmente.
Invece no: traduzione vuol dire, ad esempio, considerare il velo come le mutande.
Proviamo a rifare il discorso attraverso questa traduzione immaginaria e vediamo che risultati ne escono.
Questa è traduzione culturale volta ad evitare un'opera coloniale.

Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 16:04
Se fosse solo una mia supposizione vorrebbe dire che tu sei un essere umano e io no.

E perché mai??? Questa proprio non l'ho capita.

Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 16:04
Facci caso, continui a rimanere fisso sull'aspetto esteriore dell'oggetto. Non ti curi proprio né dell'esigenza di realizzazione della sua identità che spinge l'artista a creare, né della reazione emotiva di chi si trova di fronte alla sua creazione. Un linguaggio intimo, personale che "parla" con degli sconosciuti. E questi che senza capire untazzo del significato letterale/simbolico dell'opera, reagiscono emotivamente (incazzandosi, gelandosi, emozionandosi, incupendosi, insomma come te pare). Non c'è nulla di più universale dell'arte. Forse.

E' proprio l'idea di "Artista" universale e di "opera d'arte" universale ad essere falsa.
Così come è falso che la reazione emotiva sia la stessa. Non so sta cosa da dove la deduci o dove l'hai letta perché i miei studi sull'Arte (o meglio sulla Storia dell'Arte) dicono l'esatto opposto: ossia che l'opera d'arte cambia nel tempo e nello spazio, che è strettamente legata al suo contesto e che addirittura è proprio il contesto a renderla opera d'arte o meno.

Se il discorso sembra errato pensando a Michelangelo è perché l'arte di michelangelo è al centro della nostra articolazione e dunque ci pare assurdo che possa non essere considerata Arte.
Pensa alla ruota di bicicletta o al cesso di Duchamp (che come avanguardie contemporanee si pongono decisamente più border line alla stessa nostra articolazione) e vedrai che il mio discorso ti torna molto di più.
C'è gente che davanti a quella ruota reagisce emotivamente e altri - addirittura occidentali in egual modo - che ce vedono solo na rota de bici. E ambedue hanno ragione, senza alcuna possibile gerarchia.

kelly slater

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Prima di leggere la lunga replica di fat do un veloce aggiornamentoo:
Rohani ha fatto il botto sull appia pignatelli

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carib

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Citazione di: FatDanny il 28 Gen 2016, 16:12

Pensa alla ruota di bicicletta o al cesso di Duchamp (che come avanguardie contemporanee si pongono decisamente più border line alla stessa nostra articolazione) e vedrai che il mio discorso ti torna molto di più.
C'è gente che davanti a quella ruota reagisce emotivamente e altri - addirittura occidentali in egual modo - che ce vedono solo na rota de bici. E ambedue hanno ragione, senza alcuna possibile gerarchia.


Da un lato c'è
Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 16:04
l'esigenza di realizzazione della sua identità che spinge l'artista a creare
dall'altro c'è
Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 16:04la reazione emotiva di chi si trova di fronte alla sua creazione.
Dal particolare all'universale.

Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 16:04Un linguaggio intimo, personale che "parla" con degli sconosciuti. E questi che senza capire untazzo del significato letterale/simbolico dell'opera, reagiscono emotivamente (incazzandosi, raggelandosi, emozionandosi, incupendosi, insomma come te pare). Non c'è nulla di più universale dell'arte. Forse.

Raggelandosi - e già questa è una reazione emotiva che non distingue un francese dal guineano - vedono solo l'aspetto esteriore.

Citazione di: kelly slater il 28 Gen 2016, 16:40
Prima di leggere la lunga replica di fat do un veloce aggiornamentoo:
Rohani ha fatto il botto sull appia pignatelli
guidava bendato?

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A Parigi una femen inscena la propria impiccagione "per mettere Rouhani a proprio agio".

Che dire?

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Citazione di: Zanzalf il 28 Gen 2016, 16:59
A Parigi una femen inscena la propria impiccagione "per mettere Rouhani a proprio agio".

Che dire?

lo stesso Duchamp direbbe che forse te sei spinto un po' troppo in là col dada (o con la vodka)

:=))

MisterFaro

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Questa è geniale e molto elegante  :)

Citazione di: er polipo il 28 Gen 2016, 14:44
Dici che me  conviene togliere quel "probabilmente", eh?  ;) :D :D :D :D :D



Questa solo geniale ma va bene uguale  ;)

Citazione di: Zanzalf il 28 Gen 2016, 16:59
A Parigi una femen inscena la propria impiccagione "per mettere Rouhani a proprio agio".

Che dire?




Vi sto leggendo tutti con molto interesse!  :chin:

/EOT

Zanzalf

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Aspe' è una notizia vera (credo, spero, che l'impiccagione sia stata solo rappresentata; nessuna femen suicida, insomma...).

Comunque, se ho studiato bene le dispense, dovrebbe essere, anche questo, un gesto di colonialismo culturale. O sbaglio? 8)

er polipo

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Citazione di: Zanzalf il 28 Gen 2016, 17:46
Aspe' è una notizia vera (credo, spero, che l'impiccagione sia stata solo rappresentata; nessuna femen suicida, insomma...).

Comunque, se ho studiato bene le dispense, dovrebbe essere, anche questo, un gesto di colonialismo culturale. O sbaglio? 8)

Beato te che c'hai provato a studialle, 'ste dispense: io mi sto limitando a leggerle, e devo ammettere che ho trovato più facile Horkheimer dell'ultimo Fat Danny. Comunque, 'sta discussione sta diventando un esercizio de metafisica inarrivabile anche per le migliori supercazzole. Mo vado li, e ve le tolgo io, 'ste cazzo de coperte e paraventi, se proprio ve danno noia!!!!! 
:beer: ;)

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er polipo

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Citazione di: Bambino il 28 Gen 2016, 15:23
ma dai alla fine è solo una questione di cortesia, è come quando interviene ciceruacchio, noi per non farlo sentire in imbarazzo non ci permettiamo di scrivere:


AS ROMA MERDA FOGNA DE STA CITTA'

:=))

No, infatti. Noi semo dei signori, mica s'abbassamo a ricordaje che squadra de merda tifa, figurate...  :D :beer:

Tornado

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Citazione di: Thorin il 28 Gen 2016, 09:51
Danny è da un po' che per avere ragione ad ogni costo scrivi cose che neanche io il sabato dopo le due di notte riuscirei a partorire.
Non è che ci devi avere ragione per forza eh.

Per me un paese che copre la propria arte non merita di esistere, è arte, è la mia storia, il mio percorso di crescita.
La colpa non è di Rouhani, che non avrebbe battuto ciglio di fronte alle statue (tant'è che in Iran ci stanno facendo i meme su sta faccenda, per quanto è ridicola anche per loro: http://www.bbc.co.uk/news/blogs-trending-35423028 ), è che siamo governati da cialtroni ipocriti ed ignoranti come capre, dalla feccia della società.



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