Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici

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Offline mr_steed

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3262
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1840 il: 13 Nov 2021, 16:43 »
Benché la sua trasmissione sia sempre più fiacca, ho trovato ottimo il monologo di Crozza sul reddito di cittadinanza (così come l'imitazione di Brunetta che l'ha preceduto, assente purtroppo nel video)

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/13/crozza-dedica-il-monologo-al-reddito-di-cittadinanza-confindustria-paga-i-lavoratori-come-i-pescatori-del-mozambico-e-poi-si-lamenta/6390824/


Inde.gna invece la frase di Renzie dalla Gruber sul RdC...

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/13/reddito-di-cittadinanza-per-renzi-la-misura-contro-la-poverta-e-un-reddito-di-criminalita-scontro-con-lilli-gruber-a-la7/6390870/


Amarissime le considerazioni di Tridico...

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/13/reddito-di-cittadinanza-tridico-italia-non-e-politicamente-pronta-oggi-ce-atteggiamento-violento-e-aggressivo-verso-i-poveri/6390932/

Scusate l'autoquote: ho trovato il video dell'imitazione di brunetta...

Crozza-Brunetta agli imprenditori: "Lo Stato è vostro amico: prima dei controlli vi darà il tempo di distruggere i documenti"

https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/crozza-brunetta-agli-imprenditori-lo-stato-e-vostro-amico-prima-dei-controlli-vi-dara-il-tempo-di-distruggere-i-documenti/401296/402006?ref=RHTP-BS-I308886389-P6-S1-T1

Si ride ma ci sarebbe da piangere, anche solo per il fatto che esista realmente un ministro del genere che, con l'avallo del PdC, impone queste regole. Regole peraltro che, oltre ad essere indecenti, sono un controsenso alla logica del cittadino comune, anche se ovviamente allineatissime alla "logica" di confindustria.
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1841 il: 13 Nov 2021, 23:05 »
Non scherziamo, brunetta è un genio vero. Per dire, con questa trovata ha risolto il problema del lavoro nero. Chiamalo fesso.
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1842 il: 14 Nov 2021, 09:16 »
Articolo molto molto interessante, a proposito di ideologie dominanti striscianti

Privatizzazione dei servizi, un furto senza destrezza

Il ddl sulla concorrenza disegna un settore pubblico a cui è praticamente vietato gestire qualsiasi cosa, anche i monopoli naturali. Ma il sistema delle concessioni è strutturalmente più costoso della gestione pubblica e praticamente ingestibile: i controlli, nella pratica, sono impossibili. E allora perché? Per ideologia e per favorire un capitalismo al riparo dalla concorrenza.

Il provvedimento sulla concorrenza è pessimo quanto ci si poteva aspettare. Disegna un settore pubblico a cui è praticamente vietato gestire qualsiasi cosa, anche i monopoli naturali. Il suo compito deve essere esclusivamente quello di stabilire le regole e controllare: poco importa che l’esperienza abbia dimostrato chiaramente che questo surrogato del mercato non ha funzionato quasi mai, è costoso e può portare a disastri come quello del Ponte Morandi. E quando accadono, con un rovesciamento della logica, si dà la colpa allo Stato “che non ha controllato”.

L’affidamento ai privati della gestione di servizi tradizionalmente forniti dal settore pubblico (che per semplificare chiameremo Stato, anche quando si tratta di altre sue articolazioni come ad esempio i Comuni, le Regioni, le Authority) è motivato essenzialmente da due variabili. La prima è il pregiudizio secondo cui il privato è sempre più efficiente, veloce e innovativo. La seconda è la pretesa di introdurre la concorrenza anche in quei casi in cui la concorrenza è di fatto impossibile, come per i monopoli naturali. Per chi non avesse chiaro il concetto, l’esempio più semplice è quello delle autostrade: chi va – per dire – da Napoli a Milano deve fare l’A1, e costruirne un’altra parallela in modo da dare all’utente una possibilità di scelta non avrebbe senso economico, anche trascurando i problemi ambientali.

Dunque si sposta la possibilità di concorrenza sulla gestione, da assegnarsi tramite una gara. Supponendo una cosa che non è affatto certa, e cioè che la gara riesca a selezionare il candidato migliore, da questo momento il compito dello Stato è quello di controllare che il gestore rispetti gli impegni contrattuali e che non aumenti arbitrariamente le tariffe agli utenti, i quali – come abbiamo visto – non possono fare a meno di utilizzare quel servizio, che si tratti dell’autostrada oppure dell’acqua o della gestione dei rifiuti.

Su come determinare le tariffe sono state scritte intere biblioteche, ma la soluzione perfetta non è stata trovata. In via di principio, se la gestione è stata affidata ai privati perché sono più efficienti, le tariffe dovrebbero diminuire rispetto alla precedente gestione pubblica, o quantomeno aumentare a un ritmo più basso dell’inflazione: questo, del resto, è lo scopo – e anche la sola giustificazione – di affidare il servizio ai privati. Non so se questo sia mai accaduto. Il fatto è che ci sono buoni motivi per rendere impossibile che accada.

Il privato, dalla sua attività, deve realizzare un profitto, mentre lo Stato dovrebbe solo coprire i costi. Questo significa che – a parità di tariffe – l’efficienza deve essere tanto migliore di quella del pubblico da generare un margine che assicuri un guadagno al gestore, e che possibilmente non sia tutta a carico del lavoro. È vero che spesso le aziende pubbliche hanno sovrabbondanza di manodopera e che a volte i loro addetti riescono a ottenere salari e prebende assai migliori di quelle che potrebbero ottenere nel settore privato, ma è anche vero che in quest’ultimo sono altrettanto frequenti i casi specularmente opposti, per esempio con l’utilizzo di subappalti. Se la maggiore profittabilità fosse dovuta solo a questo, cioè fosse a spese dei lavoratori, sarebbe ipocrita parlare di miglioramento.
Silvia Borelli, docente di Diritto del lavoro a Ferrara, si è occupata di servizi come gli asili nido e le scuole materne. “Il processo di esternalizzazione è diffuso ovunque e continuerà anche con il PNRR per il semplice motivo che questi servizi, quando sono gestiti da privati, costano circa un terzo in meno perché: si applica un diverso contratto nazionale; si applica una diversa (più facile) disciplina dei licenziamenti; possono essere utilizzate liberamente forme flessibili di lavoro; può essere impiegato personale volontario (soprattutto quando gli enti gestori sono del terzo settore). Dal 2010 al 2015 l’esternalizzazione ha poi permesso di ovviare ai blocchi al turn over previsti nell’amministrazione pubblica”. Come si vede, in questo caso la “maggiore efficienza” deriva solo dalla possibilità di spremere di più i lavoratori e dar loro meno garanzie.

Ma questo è solo l’inizio dei problemi. Una corretta gestione richiede investimenti in manutenzione e miglioramenti (per esempio adottando nuove tecnologie). Per investire si deve fare debito, e salvo rare eccezioni lo Stato ottiene denaro a un costo minore del privato. I contratti possono riconoscere al gestore una remunerazione del capitale che investono, e ci sono stati casi in cui questa remunerazione è stata fissata a un livello assai più elevato di quanto sarebbe stato ragionevole nelle condizioni di mercato del momento.
Ma quali investimenti bisogna fare, e dove? Qui si entra nel vivo della strategia di gestione. Lo Stato deve controllare quali e quanti investimenti si fanno? La risposta positiva appare scontata. Ma apre anche un problema logico. Lo Stato può decidere che gli investimenti decisi dal gestore sono insufficienti o male indirizzati? Se sì, allora è di fatto lo Stato che gestisce. Se no, allora in che cosa consiste il controllo? Ma non solo. Per decidere se sono necessari investimenti, e dove, e se sono adeguati, lo Stato dovrebbe disporre di una struttura tecnica e manageriale almeno comparabile a quella dell’impresa. Personale e competenze che hanno un costo, e che sarebbero un doppione delle analoghe strutture dell’impresa. E lo stesso discorso si può fare sul controllo della manutenzione: serve o no qualcuno – ovviamente qualificato – che sia in grado di giudicare se la Società Autostrade sta facendo adeguata manutenzione per il Ponte Morandi e per gli altri del sistema autostradale? Attenzione a rispondere “ovviamente sì”, perché anche questa è una duplicazione di costi.

Da quanto sopra deriva che un effettivo controllo è impossibile, a meno di non duplicare le funzioni più importanti dell’impresa che gestisce, il che non avrebbe senso. I controlli che si fanno sono solo sulla carta, e si basano su informazioni che ha il gestore, ma non il concessionario: si deve giocoforza contare sulla buona fede (stavo per scrivere “buon cuore”) dei privati. Che però tendono molto spesso a pesare la sicurezza in base ai costi e a trascurare quelle che gli economisti chiamano “esternalità negative”. Al di fuori del discorso sulle concessioni, abbiamo visto come la famiglia Riva ha gestito le esternalità negative dell’Ilva, che consistevano nell’avvelenare un intero territorio.

Le concessioni hanno una durata molto lunga, venti o trent’anni, perché si deve dare al gestore la possibilità di rientrare dagli investimenti. E se il gestore sta facendo un cattivo lavoro? Beh, gli si revoca la concessione. Facile a dirsi, ma si è visto che cosa è accaduto nella vicenda Autostrade. Nonostante che ci fosse l’evidenza che la società non aveva lavorato bene, adottando addirittura comportamenti penalmente rilevanti, una semplice revoca si è rivelata impossibile, e si è dovuto inventare un meccanismo che ha di fatto indennizzato la società. Il fatto è che le grandi imprese che concorrono per questi appalti si servono dei migliori studi legali per stipulare contratti che le mettano al riparo da ogni possibile imprevisto. E non potrebbe farlo anche lo Stato, visto che le competenze interne non hanno dato grande prova? Certo, con una ulteriore duplicazione di costi che poi andranno a gravare sugli utenti.

Si dirà che però è possibile fare confronti fra i vari gestori, e dunque con la gara successiva affidare la concessione a chi ha dato buona prova. Ma, a parte che ci sono sempre differenze che rendono non facile il confronto, la gara successiva avverrà dopo una ventina d’anni almeno, tutto il tempo perché una gestione mal fatta lasci danni costosissimi da riparare.

Riassumendo. Appaltare ai privati i servizi pubblici è una pessima idea, strutturalmente più costosa della gestione diretta. I controlli sono solo teorici, e in caso di mala gestione la revoca è quasi impossibile. Perché allora si vuol fare? Perché operare senza concorrenza – visto che ciò accade una volta che la concessione sia stata assegnata – è il sogno di tutti i capitalisti, e le pressioni per imboccare questa strada sono fortissime. Qualche volta può esserci anche un altro motivo: il gestore pubblico non se la sente di affrontare il costo politico di un aumento delle tariffe che sarebbe magari necessario, e lascia al privato il “lavoro sporco”. Ma l’aumento delle tariffe dev’essere autorizzato dall’Authority di controllo, cioè dallo Stato, quindi la mossa corrisponde al coprirsi con una foglia di fico.

Ci sarebbe un’alternativa sensata. Il confronto si potrebbe fare tra gestioni pubbliche, prendendo a modello quelle più efficienti. Ce ne sono da fare invidia a qualsiasi privato. Ma questo naturalmente non piace agli adoratori del mercato, secondo i quali la mano pubblica deve fare il meno possibile e soprattutto togliersi di torno da settori lucrosi e senza rischi. Lo chiamano mercato, ma qui l’unico mercato che c’è è quello alimentato dalle lobby.

Da https://www.micromega.net/privatizzazione-servizi-pubblici/





In pratica si fa perdere progressivamente al settore pubblico la competenza tecnica (il know how) nel gestire cose complesse, lo si rende subalterno economicamente, però magicamente dovrebbe essere in grado di controllare, intervenire, sanzionare, correggere monopoli privati. PAZZESCO.

Offline trax_2400

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11642
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1843 il: 14 Nov 2021, 10:11 »
Purtroppo è tutto vero.
E riguarda anche settori che lo stato era perfettamente in grado di gestire da solo, che sono stati dati in outsorcing con il risultato di una peggiore efficienza, grande spesa e perdita di competenze interne.

Offline LaFonte

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913
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1844 il: 14 Nov 2021, 17:20 »
Togliere allo Stato uomini e mezzi per fare ciò che dovrebbe fare.
Creare ad arte uno scandalo mediatico-politico per far vedere che lo Stato è incapace di fare quello che dovrebbe.
Inventarsi una "riforma" dal nome altisonante (e possibilmente con dentro la parola 'buona' o 'nuova') che si traduce nella privatizzazione del servizio che lo Stato 'non sa fare'.
Affidare a un nuovo soggetto, accuratamente selezionato tra i clientes di un partito o dell'altro.
Coprire di soldi il nuovo gestore (che mica ci sono solo le concessioni, il nuovo è il partenariato pubblico privato, che è pure meglio, perchè lo Stato non solo concede la gestione, paga pure!).
Magnificare il nuovo sistema che (con soldi e uomini che prima non c'erano) rende un servizio migliore rispetto a prima.
Ricominciare con un altro settore.

Sono trent'anni che TUTTI i partiti fanno sto giochetto e ve ne accorgete adesso? Andate a vedere cosa successe con la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari! Altro che la concessione delle autostrade...

Offline ES

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18975
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1845 il: 15 Nov 2021, 12:15 »
Citazione
In pratica si fa perdere progressivamente al settore pubblico la competenza tecnica (il know how) nel gestire cose complesse, lo si rende subalterno economicamente, però magicamente dovrebbe essere in grado di controllare, intervenire, sanzionare, correggere monopoli privati. PAZZESCO 

Non pazzesco, ma pianificato, studiato a tavolino.
Criminale, non pazzesco.

Offline Pomata

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11509
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1846 il: 15 Nov 2021, 15:59 »
Articolo molto molto interessante, a proposito di ideologie dominanti striscianti

Privatizzazione dei servizi, un furto senza destrezza

Il ddl sulla concorrenza disegna un settore pubblico a cui è praticamente vietato gestire qualsiasi cosa, anche i monopoli naturali. Ma il sistema delle concessioni è strutturalmente più costoso della gestione pubblica e praticamente ingestibile: i controlli, nella pratica, sono impossibili. E allora perché? Per ideologia e per favorire un capitalismo al riparo dalla concorrenza.

Il provvedimento sulla concorrenza è pessimo quanto ci si poteva aspettare. Disegna un settore pubblico a cui è praticamente vietato gestire qualsiasi cosa, anche i monopoli naturali. Il suo compito deve essere esclusivamente quello di stabilire le regole e controllare: poco importa che l’esperienza abbia dimostrato chiaramente che questo surrogato del mercato non ha funzionato quasi mai, è costoso e può portare a disastri come quello del Ponte Morandi. E quando accadono, con un rovesciamento della logica, si dà la colpa allo Stato “che non ha controllato”.

L’affidamento ai privati della gestione di servizi tradizionalmente forniti dal settore pubblico (che per semplificare chiameremo Stato, anche quando si tratta di altre sue articolazioni come ad esempio i Comuni, le Regioni, le Authority) è motivato essenzialmente da due variabili. La prima è il pregiudizio secondo cui il privato è sempre più efficiente, veloce e innovativo. La seconda è la pretesa di introdurre la concorrenza anche in quei casi in cui la concorrenza è di fatto impossibile, come per i monopoli naturali. Per chi non avesse chiaro il concetto, l’esempio più semplice è quello delle autostrade: chi va – per dire – da Napoli a Milano deve fare l’A1, e costruirne un’altra parallela in modo da dare all’utente una possibilità di scelta non avrebbe senso economico, anche trascurando i problemi ambientali.

Dunque si sposta la possibilità di concorrenza sulla gestione, da assegnarsi tramite una gara. Supponendo una cosa che non è affatto certa, e cioè che la gara riesca a selezionare il candidato migliore, da questo momento il compito dello Stato è quello di controllare che il gestore rispetti gli impegni contrattuali e che non aumenti arbitrariamente le tariffe agli utenti, i quali – come abbiamo visto – non possono fare a meno di utilizzare quel servizio, che si tratti dell’autostrada oppure dell’acqua o della gestione dei rifiuti.

Su come determinare le tariffe sono state scritte intere biblioteche, ma la soluzione perfetta non è stata trovata. In via di principio, se la gestione è stata affidata ai privati perché sono più efficienti, le tariffe dovrebbero diminuire rispetto alla precedente gestione pubblica, o quantomeno aumentare a un ritmo più basso dell’inflazione: questo, del resto, è lo scopo – e anche la sola giustificazione – di affidare il servizio ai privati. Non so se questo sia mai accaduto. Il fatto è che ci sono buoni motivi per rendere impossibile che accada.

Il privato, dalla sua attività, deve realizzare un profitto, mentre lo Stato dovrebbe solo coprire i costi. Questo significa che – a parità di tariffe – l’efficienza deve essere tanto migliore di quella del pubblico da generare un margine che assicuri un guadagno al gestore, e che possibilmente non sia tutta a carico del lavoro. È vero che spesso le aziende pubbliche hanno sovrabbondanza di manodopera e che a volte i loro addetti riescono a ottenere salari e prebende assai migliori di quelle che potrebbero ottenere nel settore privato, ma è anche vero che in quest’ultimo sono altrettanto frequenti i casi specularmente opposti, per esempio con l’utilizzo di subappalti. Se la maggiore profittabilità fosse dovuta solo a questo, cioè fosse a spese dei lavoratori, sarebbe ipocrita parlare di miglioramento.
Silvia Borelli, docente di Diritto del lavoro a Ferrara, si è occupata di servizi come gli asili nido e le scuole materne. “Il processo di esternalizzazione è diffuso ovunque e continuerà anche con il PNRR per il semplice motivo che questi servizi, quando sono gestiti da privati, costano circa un terzo in meno perché: si applica un diverso contratto nazionale; si applica una diversa (più facile) disciplina dei licenziamenti; possono essere utilizzate liberamente forme flessibili di lavoro; può essere impiegato personale volontario (soprattutto quando gli enti gestori sono del terzo settore). Dal 2010 al 2015 l’esternalizzazione ha poi permesso di ovviare ai blocchi al turn over previsti nell’amministrazione pubblica”. Come si vede, in questo caso la “maggiore efficienza” deriva solo dalla possibilità di spremere di più i lavoratori e dar loro meno garanzie.

Ma questo è solo l’inizio dei problemi. Una corretta gestione richiede investimenti in manutenzione e miglioramenti (per esempio adottando nuove tecnologie). Per investire si deve fare debito, e salvo rare eccezioni lo Stato ottiene denaro a un costo minore del privato. I contratti possono riconoscere al gestore una remunerazione del capitale che investono, e ci sono stati casi in cui questa remunerazione è stata fissata a un livello assai più elevato di quanto sarebbe stato ragionevole nelle condizioni di mercato del momento.
Ma quali investimenti bisogna fare, e dove? Qui si entra nel vivo della strategia di gestione. Lo Stato deve controllare quali e quanti investimenti si fanno? La risposta positiva appare scontata. Ma apre anche un problema logico. Lo Stato può decidere che gli investimenti decisi dal gestore sono insufficienti o male indirizzati? Se sì, allora è di fatto lo Stato che gestisce. Se no, allora in che cosa consiste il controllo? Ma non solo. Per decidere se sono necessari investimenti, e dove, e se sono adeguati, lo Stato dovrebbe disporre di una struttura tecnica e manageriale almeno comparabile a quella dell’impresa. Personale e competenze che hanno un costo, e che sarebbero un doppione delle analoghe strutture dell’impresa. E lo stesso discorso si può fare sul controllo della manutenzione: serve o no qualcuno – ovviamente qualificato – che sia in grado di giudicare se la Società Autostrade sta facendo adeguata manutenzione per il Ponte Morandi e per gli altri del sistema autostradale? Attenzione a rispondere “ovviamente sì”, perché anche questa è una duplicazione di costi.

Da quanto sopra deriva che un effettivo controllo è impossibile, a meno di non duplicare le funzioni più importanti dell’impresa che gestisce, il che non avrebbe senso. I controlli che si fanno sono solo sulla carta, e si basano su informazioni che ha il gestore, ma non il concessionario: si deve giocoforza contare sulla buona fede (stavo per scrivere “buon cuore”) dei privati. Che però tendono molto spesso a pesare la sicurezza in base ai costi e a trascurare quelle che gli economisti chiamano “esternalità negative”. Al di fuori del discorso sulle concessioni, abbiamo visto come la famiglia Riva ha gestito le esternalità negative dell’Ilva, che consistevano nell’avvelenare un intero territorio.

Le concessioni hanno una durata molto lunga, venti o trent’anni, perché si deve dare al gestore la possibilità di rientrare dagli investimenti. E se il gestore sta facendo un cattivo lavoro? Beh, gli si revoca la concessione. Facile a dirsi, ma si è visto che cosa è accaduto nella vicenda Autostrade. Nonostante che ci fosse l’evidenza che la società non aveva lavorato bene, adottando addirittura comportamenti penalmente rilevanti, una semplice revoca si è rivelata impossibile, e si è dovuto inventare un meccanismo che ha di fatto indennizzato la società. Il fatto è che le grandi imprese che concorrono per questi appalti si servono dei migliori studi legali per stipulare contratti che le mettano al riparo da ogni possibile imprevisto. E non potrebbe farlo anche lo Stato, visto che le competenze interne non hanno dato grande prova? Certo, con una ulteriore duplicazione di costi che poi andranno a gravare sugli utenti.

Si dirà che però è possibile fare confronti fra i vari gestori, e dunque con la gara successiva affidare la concessione a chi ha dato buona prova. Ma, a parte che ci sono sempre differenze che rendono non facile il confronto, la gara successiva avverrà dopo una ventina d’anni almeno, tutto il tempo perché una gestione mal fatta lasci danni costosissimi da riparare.

Riassumendo. Appaltare ai privati i servizi pubblici è una pessima idea, strutturalmente più costosa della gestione diretta. I controlli sono solo teorici, e in caso di mala gestione la revoca è quasi impossibile. Perché allora si vuol fare? Perché operare senza concorrenza – visto che ciò accade una volta che la concessione sia stata assegnata – è il sogno di tutti i capitalisti, e le pressioni per imboccare questa strada sono fortissime. Qualche volta può esserci anche un altro motivo: il gestore pubblico non se la sente di affrontare il costo politico di un aumento delle tariffe che sarebbe magari necessario, e lascia al privato il “lavoro sporco”. Ma l’aumento delle tariffe dev’essere autorizzato dall’Authority di controllo, cioè dallo Stato, quindi la mossa corrisponde al coprirsi con una foglia di fico.

Ci sarebbe un’alternativa sensata. Il confronto si potrebbe fare tra gestioni pubbliche, prendendo a modello quelle più efficienti. Ce ne sono da fare invidia a qualsiasi privato. Ma questo naturalmente non piace agli adoratori del mercato, secondo i quali la mano pubblica deve fare il meno possibile e soprattutto togliersi di torno da settori lucrosi e senza rischi. Lo chiamano mercato, ma qui l’unico mercato che c’è è quello alimentato dalle lobby.

Da https://www.micromega.net/privatizzazione-servizi-pubblici/





In pratica si fa perdere progressivamente al settore pubblico la competenza tecnica (il know how) nel gestire cose complesse, lo si rende subalterno economicamente, però magicamente dovrebbe essere in grado di controllare, intervenire, sanzionare, correggere monopoli privati. PAZZESCO.

scusa ma e' un articolo del cazzo di qualcuno che sa poco di privatizzazioni e pure di common sense (strada parallela da Milano a Napoli??? come se da Milano a Napoli non ci si potesse andare senza pagare il casello)

qui si trascura un fattore importante che sono i costi capitali. Se do in concessione un autostrada, lo Stato risparmia sui costi di costruzione (se da costruire), di riabilitazione ogni 8-10 anni, e di manutenzione generale. Poi ci sono anche contratti con revenue sharing in cui lo stato percepisce una quota del casello autostradale per esempio, di tipi di privatizzazione ce ne sono una miriade.


Quanti esempi ci sono di strade a Roma disastrate per mancanza di fondi di manutenzione? Le privatizzazioni in alcuni settori e se fatte nel modo giusto funzionano altroche'.

In che condizioni sono la carceri Italiane per esempio? e in che condizioni vivono i carcerati? perche' non si possono privatizzare?

Online FatDanny

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24098
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1847 il: 16 Nov 2021, 08:39 »
eccerto, Clericetti che ha co-ideato ed è stato anche responsabile di Affari & Finanza di Repubblica non ce capisce un cazzo. Non sarà che te basi esclusivamente sul "common sense" e sia proprio questo il problema? :lol:

1) l'esempio della A1 è un esempio chiaro di monopolio. Questo perché pur essendoci una strada che ti porta a Milano senza pagare il pedaggio questa è interessata da un importante cut off temporale.
Se una strada ha 5 ore di percorrenza e un'altra 11 le due alternative NON sono comparabili in termini concorrenziali.
Perché ci sia concorrenza servirebbe, idealmente, un'altra autostrada parallela in cui i due offerenti competono sul prezzo (e anche fosse così, la concorrenza tra due sarebbe materia facilissima di prezzo di cartello).
Per altro l'esempio è tutt'altro che puramente astratto: le ferrovie negli USA nacquero esattamente così essendo state, a differenza delle infrastrutture europee a causa delle differenze di capitali privati interessati, realizzate da privati. Quindi si avevano ferrovie che correvano parallele di aziende diverse.
Un enorme spreco di ricchezza per il principio - questo si astratto e ideologico - di concorrenza.

2) se è vero che la privatizzazione permette un risparmio questo è però l'unico vantaggio effettivo, portando anche a rinunciare agli introiti. Quindi genera una positività nel breve periodo ma una fortissima negatività nel medio-lungo. D'altronde se non ci fosse questo vantaggio non si spiegherebbe perché i privati dovrebbero versare sti soldi.
E infatti i paesi che hanno privatizzato a mani basse si sono trovati in moltissimi casi in brache di tela, perché si sono privati di importanti fonti di introito, quindi magari hanno aggiustato i conti per un paio d'anni ma dopo cinque/dieci stavano peggio.
Soprattutto nei casi di monopoli naturali ha ben più senso generare deficit e tenere il servizio che svenderlo. Il problema oggi, nel mondo finanziarizzato, è come funziona il deficit ma qui andremmo su un altro tema lunghissimo dunque evito. Dico solo che le due cose sono collegate: la gestione del deficit pubblico in finanza serve esattamente a spolpare le risorse pubbliche così che i grandi capitali possano vampirizzarle.
Dici: ma dove trovi i soldi? In breve potrei dirti che invece di farsi prestare i soldi dai ricchi gli stati dovrebbero tassarli. Soprattutto vista la crescente concentrazione di capitali e l'esistenza di un manipolo di ultra-ricchi a livelli vergognosi.

3) Questo senza contare che la gestione privata, dovendo muoversi secondo il criterio di profitto, finisce per potenziare solo le tratte/i servizi/i beni redditivi, mentre depriva o elimina quelli non redditivi a prescindere dal pubblico interesse (e pure la manutenzione, come dimostra la vicenda del ponte morandi e non solo quella purtroppo).
Quindi avrai sì tratte ben curate o servizi di trasporto ben organizzati... in centro o dove passa il flusso di capitali, mentre i servizi "a basso reddito" - di solito gli stessi utilizzati dalle PERSONE a basso reddito - subiscono una sorte tremenda. Dequalificati, definanziati o addirittura eliminati.

4) abbastanza paradossale che parli di ignoranza nei confronti di Clericetti e porti uno degli esempi di privatizzazione che più chiaramente dimostra quanto queste siano aberranti e clamorosamente sbagliate.
Le carceri. La privatizzazione delle carceri USA ha portato una quantità tale di oscenità nel sistema carcerario da essere un esempio accademico di "privatizzazioni = merda".
Peggioramento delle condizioni dei detenuti, cibo scadente, personale non qualificato a gestirli, investimenti formativi ridicoli, pene allungate per convenienza economica, messa al lavoro per 25 centesimi l'ora (ossia sfruttamento brutale, tanto che cazzo je ne frega alla gente se un detenuto lavora praticamente gratis, se l'è meritato). Un coacervo de merda.
Tanto merdoso da essere addirittura finito in serie mainstream quali "Orange is the new black".

Talmente evidente (la commissione durante la presidenza obama confermò che non solo sono meno sicure, ma addirittura sono meno efficienti a livello di costi per lo Stato!)  che Biden ha dovuto farne un tema di campagna elettorale, promettendo che avrebbe fermato questo business vergognoso.

https://www.ilpost.it/2019/03/10/prigioni-private-stati-uniti/

http://www.lab-ip.net/una-riflessione-sulla-privatizzazione-delle-carceri-alla-luce-del-rapporto-prisoners-in-2015-dello-u-s-justice-department/
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1848 il: 16 Nov 2021, 10:44 »
a uno che ti dice che da roma a napoli puoi sempre andarci per strade interne, je risponni pure?

Online FatDanny

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24098
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1849 il: 16 Nov 2021, 10:56 »
sei stato buono, lui diceva da Milano a Napoli per strade interne.
 ;)

Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1850 il: 16 Nov 2021, 11:36 »
Perchè privatizzare le carceri invece fischia  :wall: :wall: :wall:
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1851 il: 16 Nov 2021, 20:34 »
scusa ma e' un articolo del cazzo di qualcuno che sa poco di privatizzazioni e pure di common sense (strada parallela da Milano a Napoli??? come se da Milano a Napoli non ci si potesse andare senza pagare il casello)

qui si trascura un fattore importante che sono i costi capitali. Se do in concessione un autostrada, lo Stato risparmia sui costi di costruzione (se da costruire), di riabilitazione ogni 8-10 anni, e di manutenzione generale. Poi ci sono anche contratti con revenue sharing in cui lo stato percepisce una quota del casello autostradale per esempio, di tipi di privatizzazione ce ne sono una miriade.


Quanti esempi ci sono di strade a Roma disastrate per mancanza di fondi di manutenzione? Le privatizzazioni in alcuni settori e se fatte nel modo giusto funzionano altroche'.

In che condizioni sono la carceri Italiane per esempio? e in che condizioni vivono i carcerati? perche' non si possono privatizzare?

Quindi a un ragionamento che mette in discussione il fatto che privatizzare tutto e farlo in modo che il pubblico non abbia capacità di controllo tu:

- obiettivi che in alcuni casi privatizzare può funzionare

- metti un "SE" grosso come una casa, "se fatte nel modo giusto".

Quale sarebbe questo modo? In un mondo in cui il pubblico non ha più alcuna capacità di intervento? Si, diamo ancora più potere ai grandi capitali, più ricchezza, più capacità di condizionare la politica, di gestire l'informazione, si facciamolo e poi ci sciacquamo la bocca col colluttorio "democrazia" andando a mettere un foglietto in un'urna ogni tanto

Offline mr_steed

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3262
Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1852 il: 16 Nov 2021, 22:27 »
Ma, considerando che durante il lockdown si poteva fare praticamente solo la spesa, i supermercati/grande distribuzione non avrebbe dovuto essere la tipologia di negozi con minore passivo?

Carrefour, i sindacati: parte procedura per 769 esuberi e dismissione di 106 negozi. La multinazionale francese ha spiegato ai rappresentanti dei lavoratori che la mossa è dovuta dalla "grave situazione economico gestionale". L'azienda ha assicurato che gli esodi saranno incentivati e volontari

https://www.repubblica.it/economia/2021/11/16/news/carrefour_i_sindacati_parte_procedura_per_769_esuberi_e_dismissione_di_106_negozi-326596257/?ref=RHTP-BH-I322793271-P2-S6-T1

Offline LaFonte

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Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1853 il: 16 Nov 2021, 22:54 »
La privatizazione delle carceri è la porcheria più porcheria che esista, e lo pensa una che non è assolutamente contro le privatizzazioni, ANZI!
Sulle privatizzazioni, sono agnostica come sulla gestione pubblica: entrambe hanno pregi e difetti.
La gestione pubblica all'italiana degli anni dal '60 in poi è destinata a portare al fallimento le casse pubbliche, punto. Clientelismo e assistenzialismo purissimi e servizi da terzo mondo, una roba che non può reggere nel lungo periodo, e si è visto.
Le privatizzazioni all'italiana degli anni dal '90 ad oggi sono congegnate per far ingrassare i megacapitalisti. Solo il danno alle casse pubbliche (perdite pubblicizzate) non è al livello degli sprechi di certi enti pubblici inutili, e i servizi a volte sono migliori di quelli che eroga la pubblica amministrazione, ma per il resto non si vede l'efficienza sperata.
Quello che non si capisce è che la gestione pubblica in sè e per sè non è la soluzione di tutti i mali, perchè il pubblico è corrotto e inefficiente (NB, io ci lavoro, lo so bene). Prima di ripubblicizzare qualunque cosa bisogna fare in modo che il pubblico funzioni, che prenda le decisioni migliori in senso tecnico e non per il consenso elettorale. Altrimenti è come versare acqua in un colino pensando che sia un secchio.
Esempio, le poste: già 15 anni fa una postina mia amica mi diceva che nel paese dove vivo c'erano più pezzi da consegnare alla settimana di quanti ce n'erano in tutto il Molise in un mese. Ma nella sola Campobasso c'erano 10 volte più postini che al paese mio. In un'ottica di servizio pubblico, frega cazzi di creare posti di lavoro in Molise, devo erogare un servizio che qui è richiesto e in Molise no. Assumo lo stesso personale,ma dove serve.  In Molise servirà pure qualcos'altro, assumerò in quel settore, non questo! Invece no, le Poste pubbliche erogano un servizio indecente qui e sprecano soldi in Molise. Se privatizzi le Poste (ipotesi tanto per parlare), la prima cosa che farebbe il padrone privato sarebbe licenziare i postini molisani o non rimpiazzarli quando vanno in pensione. Ecco, se le poste fossero state privatizzate, prima di ripubblicizzarle bisognerebbe assicurarsi che la prima mossa delle nuove poste pubbliche non sia ri-assumere centinaia di postini dove non servono. Ma non si fanno discorsi nel merito, solo ideologici. (Per la cronaca, la politica attuale del padrone pubblico è non rimpiazzare i pochi postini che sono ancora in servizio qui)

Offline mr_steed

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Re:Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici
« Risposta #1854 il: 19 Nov 2021, 18:34 »
Reddito, le modifiche del governo rispondono a una narrazione ideologica sui beneficiari.
E i veri problemi non vengono affrontati


di Chiara Saraceno

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/19/le-modifiche-del-governo-al-reddito-rispondono-a-una-narrazione-ideologica-sui-beneficiari-e-i-veri-problemi-non-vengono-affrontati/6397050/
 

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