Voyager 2 e decrescita felice

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Offline surg

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #40 il: 12 Ott 2018, 18:27 »
Il nostro destino è quello di colonizzare altri pianeti e senza tecnologia non si può fare.
Possibilmente prima di autodistruggerci.
:poof:
Visto che i pianeti del sistema solare non sono colonizzabili io non credo che il nostro destino possa essere quello di colonizzare pianeti più lontani
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #41 il: 12 Ott 2018, 18:44 »
Il nostro destino è quello di colonizzare altri pianeti e senza tecnologia non si può fare.
Possibilmente prima di autodistruggerci.
:poof:

e' probabile che finiremo prima la 'benzina', dopodiche' non avremo piu' la capacita' di autodistruggerci.
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #42 il: 13 Ott 2018, 10:00 »
Semi OT

Li ho ri-visti in TV ieri sera e non ho potuto fare a meno di pensare a questo topic.


Fine semi OT

Alex_k

Alex_k

Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #43 il: 13 Ott 2018, 17:00 »
Visto che i pianeti del sistema solare non sono colonizzabili io non credo che il nostro destino possa essere quello di colonizzare pianeti più lontani

Beh, alla NASA i programmi a medio termine prevedono il raggiungimento di Marte, anche a scopo di possibile colonizzazione.
Per esempio c'è questa iniziativa: https://www.co2conversionchallenge.org
Ce ne sono anche altre, tipo studi su come realizzare abitazioni modulari trasportabili su un razzo, tipo questa:
https://www.tomshw.it/mars-ice-home-vivremo-quando-andremo-marte-97205
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #44 il: 14 Ott 2018, 10:54 »
al momento la missione umana verso Marte piu' prossima e' programmata fra 8 anni dalla SpaceX di Elon Musk, Tesla man, mentre il programma NASA e' per i primi anni del 2030, Cina e Russia, le uniche altre due potenze che lavorano per portare l'uomo su Marte, lo faranno fra 25.

dopodiche', si dovra' costruire un'afrea abitale, credo che possiamo dimenticarci le terraformazioni che vediamo nei film e sara' qualcosa piu' simile a Spazio 1999.

senza contare che se c'e' vita su Marte sara' di natura batteriologica che il sistema immunitario umano non ha mai incontrato prima. un po' come il vaiolo per le popolazioni indigene durante i grandi viaggi di scoperta e colonizzazione europea.

quindi anche qui non bastera' avere 16% ossigeno, 80% e rotti nitrogeno ed il resto gas vari per andare in giro come se fosse 'na passeggiata de salute'.

ci sara' poi da considerare un viaggio di 3/4 mesi minimo se la SpaceX riesce in tutti i suoi programmi, altrimenti si potrebbe arrivare anche ad un anno circa.

anche qui, parliamo quindi di pochi individui capaci di sostenere lo stress di una tale lunga durata in assenza di gravita', per poi vivere su di un pianeta con poco piu' di un terzo la gravita' terrestre.

per non parlare dell'impatto di un ritorno sulla Terra e la sua gravita'.

nel frattempo, previsioni della disponibilita' petrolifera delle varie riserve finora conosciute arriva a poco piu' di 50 anni.

Offline PARISsn

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #45 il: 14 Ott 2018, 12:42 »
intanto mentre dobbiamo ritenerci fortunati perche tra un po in ogni casa ci sara' un PC con particelle atomiche e subatomiche ( che se non sei un ingegnere della NASA vorrei sape' a che serve rispetto ai piu avanzati PC gia' esistenti...non credo che per navigare su Lazionet o vedermi una partita in streaming ne avro' tutto sto bisogno e come me il 99,9 % dei fruitori di PC ) si stacca in altro mega iceberg dall'antartide...300 km quadrati...un iceberg grosso come da roma a firenze...che segue quello dell'anno scorso di 260 km quadrati....
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #46 il: 15 Ott 2018, 13:05 »
cosa ne pensate di questa pubblicita'?


parlo proprio della pubblicita' e del messaggio che traspare riguardo il 'save energy'.

Offline FatDanny

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #47 il: 18 Ott 2018, 12:45 »
...

Il concetto di pubblico oggi è sinonimo di statale, ma è assurdo intenderlo così.
Statale in un'economia capitalista è un'altra forma di privato.
Proprietà significa gestione, controllo e responsabilità.
I cittadini hanno tali prerogative nella proprietà statale? NO. La proprietà statale è una forma di proprieta privata in un'economia capitalista, afferente al soggetto STATO, che è ben diverso dal soggetto SOCIETA'.
INFATTI si combina alla proprietà privata (individuale o sociale) nella realizzazione dei profitti.
La dicotomia che ci vedi tu è artefatta e si può ben dimostrare che non sia così andando a vedere come funzionano economicamente appalti e investimenti STATALI (non pubblici).

Come si potrebbe allora articolare una proprietà davvero PUBBLICA?
1) una proprietà pubblica è inalienabile, ANCHE da parte dello Stato.
2) una proprietà pubblica è gestita, controllata e posta sotto la responsabilità di quella parte di società che la utilizza. (gestione combinata di produttori e utenza se si parla di servizio pubblico)
Un'azienda ad alta tecnologia sarebbe gestita, controllata e posta sotto la responsabilità degli scenziati, dei tecnici, ovviamente anche dei dirigenti amministrativi che la compongono.
Dire che la proprietà non deve essere privata non elimina il management, ma chi prende i dividendi.
Il modello non sono NE' i burocrati NE' la gggente grillina. Ma semplicemente un management ELETTO da chi lavora (ovviamente a fronte di alcuni requisiti in termini di competenze, è così difficile da capire?).
Dire che senza questi non ci sarebbe stimolo al progresso e all'innovazione è FALSO, come dimostra circa il 99% della storia umana di cui noi abbiamo testimonianza.
Dire che sarebbe impossibile lo è altrettanto: le aziende funzionerebbero sulla base dei loro guadagni e la collettività interverrebbe col credito solo in caso di crisi e attraverso un aut aut decisamente più serio e credibile di quello attuale: la collettività mette i soldi per salvarvi ma in tal caso acquisisce il diritto di mettere bocca su cosa si farà (riconversione o piano di rilancio).
Nessuna ingerenza esterna fino a che non chiedi aiuto, se chiedi aiuto accetti che la collettività metta bocca.
Ti sembra così assurdo andare in questa direzione?
Chiaro che detta così non è particolareggiata, ma perché ovviamente non deve essere un modello astratto calato dall'alto ma una direzione a cui tendere.

QUESTA dovrebbe essere la direzione di un socialismo del XXI secolo, non la riproposizione del moloch statale.

Eppure ci troviamo nella situazione drammatica di cui parlano Parissn e Un Dodicesimo perché stoltamente riteniamo un sistema economico.sociale che ha caratterizzato l'1% della storia umana come l'unico che possa funzionare.
Semplicemente PAZZESCO.

Offline FatDanny

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #48 il: 30 Ott 2018, 12:58 »

Offline FatDanny

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #49 il: 16 Nov 2018, 09:47 »
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #50 il: 16 Nov 2018, 12:10 »
https://eand.co/how-capitalism-torched-the-planet-and-left-it-a-smoking-fascist-greenhouse-fe687e99f070

Come nel passato il fascismo non è una causa ma una conseguenza.

La conseguenza di risorse sempre più scarse perché usate dal benessere di tutti. Più, da pochissimi, o meno, moltissimi, efficientemente

Offline FatDanny

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #51 il: 14 Dic 2018, 18:11 »
Il falso miracolo della "rivoluzione dell'idrogeno"

di Daniel Tanuro

La letteratura sui mezzi per uscire dalla crisi climatica è piena di scenari tecnologici più o meno elaborati i cui autori si vantano di aver trovato il modo per soddisfare i bisogni dell’umanità facendo completamente a meno dei combustibili fossili. Questi scenari sono in genere falsi per tre motivi.

Primo, si tratta spesso di scenari nazionali che non integrano le “emissioni grigie” (che risultano dalla produzione nei paesi del Sud di beni che sono consumati nei paesi sviluppati e che dovrebbero essere imputati a essi). Ora, la minaccia climatica è globale e richiede uno stop alle emissioni nel mondo intero, tenendo conto delle responsabilità differenziate tra paesi del Nord e del Sud.

Secondo, gli autori non interrogano per niente la finalità della produzione, i trasporti e i servizi. Si accontentano di dimostrare che il futuro sistema a 100% rinnovabili procurerà l’energia necessaria per le attività esistenti, come se fossero tutte intoccabili. Un buon esempio di questa sottomissione all’ordine esistente è l’atteggiamento assunto rispetto all’esercito e all’industria degli armamenti. In genere questo settore viene semplicemente ignorato, come se andasse da sé di continuare a produrre e a utilizzare le armi mentre il mondo sfiora la catastrofe. L’ecologista statunitense Amory Lovins va anche oltre: nella sua opera “Reinventare il fuoco”, l’inventore del concetto del Negawatt spiega lungamente ai militari come le energie rinnovabili potrebbero aumentare l’operatività delle truppe… [1]

Terzo, invece di spiegarci come passare dal sistema fossile attuale ad un sistema a 100% rinnovabili, questi scenari ci spiegano solamente che un sistema a 100% rinnovabili è possibile. E’ un grosso errore metodologico poiché la transizione consiste proprio nel produrre componenti del sistema che sostituirà quello vecchio. Ed è qui il problema. Perché cambiare il sistema energetico è un’impresa gigantesca, che necessita energia, e questa energia è oggi al 85% fossile. Detto altrimenti, con tutti le altre variabili ferme, la transizione è fonte di emissioni supplementari, che vanno compensate, sennò il budget del carbonio (bilancio del ciclo del carbonio, ndt) esplode.

Come compensarle? Si può migliorare l’efficienza energetica ma ciò non basta. Da un lato le possibilità non sono infinite; dall’altro, in un sistema produttivistico, ogni guadagno in efficienza viene sfruttato per aumentare la produzione (è quel che si chiama “l’effetto rimbalzo”) . Bisogna quindi ridurre per forza il consumo globale di energia, il che può volere dire sopprimere delle attività produttive e/o di trasporto [2]. In altri termini, bisogna mettere in questione la vacca sacra del capitalismo: la crescita.

LA VACCA SACRA DELLA CRESCITA

Non essendo fatto niente o quasi niente dal Vertice della Terra di Rio nel 1992 in poi, il budget del carbonio si è ridotto brutalmente (infatti se si tengono in conto le retroazioni positive del sistema Terra, non è escluso che il bilancio netto sia già negativo!) Per questo la soppressione di certe produzioni e attività è diventata assolutamente indispensabile. Questa conclusione solleva evidentemente quesiti maggiori: quali attività bisogna sopprimere in funzione di quali criteri, e come evitare un’esplosione della disoccupazione, della miseria, delle disuguaglianze?

Gli scenari che fanno “come se “ il passaggio alle rinnovabili fosse già dato, bypassano questi quesiti. Per questo la transizione vi è trattata come una questione essenzialmente tecnica, riservata alle/gli esperti/e. Ora il problema è politico e sociale e addirittura di civiltà. Il significato profondo del riscaldamento della Terra è in effetti il seguente: con la sua frenesia di crescita infinita su un pianeta finito il capitalismo ci porta sull’orlo dell’abisso. O l’umanità abbatterà il capitalismo, oppure l’accumulazione capitalistica trasformerà il globo in un forno e getterà l’umanità in un cataclisma inimmaginabile.

Non stupisce che gli scenari di transizione scritti dai tecnocrati mainstream dissimilano questa posta in gioco della transizione. La ricerca scientifica è sempre più sottoposta agli imperativi della produzione capitalistica. Ciò si vede nelle pubblicazioni del GIEC. Il quinto rapporto di questo organo lo scrive nero su bianco: “i modelli climatici suppongono mercati che funzionano pienamente e comportamenti di mercato concorrenziali”. La vacca sacra non va toccata! E’ fuori questione immaginare una società basata sulla condivisione o sullo scambio, sulla cooperazione piuttosto che sulla concorrenza, sui bisogni reali piuttosto che sui bisogni indotti, sulla messa in comune delle risorse piuttosto che sulla loro appropriazione da parte di una minoranza e l’esproriazione della maggioranza [3].

I socialdemocratici e i verdi si allineano su questa tendenza dominante. Non è una sorpresa: questi partiti hanno optato per la gestione del produttivismo capitalistico. Ma che una organizzazione della sinistra radicale taccia sul fatto che la tendenza alla crescita illimitata entri in contraddizione con la transizione energetica necessaria, e non ponga nessun interrogativo su ciò che si produce, è sorprendente. Ora, è ciò che fa il PTB (Parti du Travail de Belgique, ndt).

NON BASTA PIANIFICARE

In un volantino distribuito nella manifestazione “Claim the climate”, il 2 dicembre a Bruxelles, e nel dossier postato sul suo sito (“Red is the new green”), il PTB fa appello alle masse: “Scoprite la grande rivoluzione dell’idrogeno” [4]. Temete che la lotta contro il cambiamento climatico sconvolga il vostro stile di vita? Il PTB vi rassicura. L’idrogeno risolverà tutto: i treni andranno all’idrogeno, gli autobus idem, le macchine pure, l’energia rinnovabile eccedente verrà stoccata sotto forma d’idrogeno, l’elettricità prodotta con l’idrogeno verrà distribuita su un “smart grid”, l’idrogeno verrà addirittura utilizzata per un “funzionamento più ecologico dell’industria petrochimica”.

Dire che questo “piano” è puramente tecnologico sarebbe esagerato. Il PTB mette sotto accusa “il caos della concorrenza” per il profitto e reclama “una pianificazione ecologica”. Ok, siamo d’accordo – a condizione di precisare che la pianificazione dev’essere democratica e decentrata [5]. Ma il problema climatico non si limita alla mancata pianificazione provocata dal caos della concorrenza. Il nodo della questione è che per la riuscita della transizione bisogna imperativamente rompere con la crescita – pianificata o non – e che il capitalismo non ne è capace. “Red is the new green” è muto a questo proposito.

Ho scritto “piano” tra virgolette qui sopra perché la proposta del PTB è solo un’idea generale di piano. Un piano dovrebbe contenere le cifre. Bisognerebbe provare che il Belgio possa sostituire i combustibili fossili e il nucleare con l’idrogeno rispettando la sua quota carbonio, facendosi carico delle “emissioni grigie” e… senza diminuire il consumo di energia. Questa dimostrazione non viene fatta e non è fattibile.

E’ vero che l’idrogeno offre una soluzione razionale di stoccaggio dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, ma non è una soluzione miracolosa che permetterebbe di salvare il clima senza toccare la vacca sacra della crescita. Gli articoli che affermano il contrario sono scritti da addetti del “capitalismo verde”. In realtà il “piano” del PTB non va oltre ciò che si può leggere nella grande stampa sulle promesse dell’idrogeno. “Red is the new green” da pure l’impressione dell’improvvisazione. Il PTB riesce persino in un tour de force: proporre una “rivoluzione energetica” pianificata omettendo di dire che ciò richiede la socializzazione del settore dell’energia…. che è condizione indispensabile della pianificazione!

A discapito del loro ottimismo tecnologico, i tecnocrati del capitalismo verde ammettono che non basta sostituire il petrolio, il carbone e il gas naturale con le rinnovabili: bisogna inoltre aumentare l’efficienza e la sobrietà energetiche. Trattano questi temi come temi tecnici, svuotandoli del loro contenuto sociale e politico. Ma li trattano. Il PTB no. Nel “piano” si trova una piccola frase che indica che i trasporti pubblici (gratuiti) dovrebbero avere la priorità sull’auto individuale e un’altra, ancora più piccola, che dice che i treni ad alta velocità dovrebbero essere favoriti per gli spostamenti a media distanza (un’allusione implicita all’aereo). E basta. In modo generale, l’efficienza e la sobrietà sono assenti dalla “grande rivoluzione dell’idrogeno”. Eppure l’esperienza storica dimostra che la pianificazione non basta a eliminare gli intoppi. Al contrario: una pianificazione burocratica può sperperare ancora di più del capitalismo...

NON CHIARO SUI TEN

Perché la battaglia contro il produttivismo è così importante oggi? Perché senza restrizioni sulla produzione e sui trasporti il budget del carbonio sarà probabilmente superata a breve termine, il ché significa che la soglia di pericolo del riscaldamento (1,5%) lo sarà ugualmente. I governi capitalisti tenteranno di rassicurarci dicendo che le “tecnologie a emissioni negative” (TEN) consentiranno di raffreddare la Terra nella seconda metà del secolo, togliendo CO2 dall’atmosfera. La storia del capitalismo è costellata da questo tipo di fughe in avanti tecnologiche, ma quella che si prepara con le TEN potrebbe avere conseguenze gravissime. Queste tecnologie, infatti, sono ipotetiche e potrebbero essere pericolose. Nel contesto attuale implicano un’appropriazione generalizzata degli ecosistemi da parte dei mercati. Soprattutto la situazione è così grave che un “superamento temporaneo” potrebbe bastare a provocare catastrofi definitive, come un innalzamento del livello degli oceani di parecchi metri.

Quel che è imbarazzante è che il PTB… non è chiaro sui TEN. Qualche tempo fa tre suoi membri avevano scritto che “Le nuove tecnologie per captare la CO2 dei gas di combustione o per toglierla dall’atmosfera sono oggi sufficientemente perfezionate per essere applicate” [6]. “Red is the new green” riprende l’idea e la precisa: il testo propone di captare la CO2 liberata da “certi grandi impianti di combustione industriali” per combinarla con l’idrogeno e produrre così metano e metanolo. “Il metano può sostituire il gas naturale e il metanolo può servire come materia prima per l’industria petrochimica. Così creiamo dei circuiti quasi chiusi.” “Circuiti quasi chiusi”? No. Nella misura in cui la CO2 delle combustioni industriali proverrà sempre dai combustibili fossili, l’industria petrochimica e gli impianti a gas continueranno a utilizzare carbone fossile. La produzione di metano e di metanolo sarà allora una valorizzazione del rifiuto CO2, non una sua soppressione.

La sinistra radicale non può permettersi di giocare con degli scenari tecnologici che bypassano la questione della crescita. Non può neppure – è legato – avventurarsi nelle acque fosche del “superamento temporaneo con il raffreddamento ulteriore attraverso le TEN”. Deve invece dire la verità sull’estrema gravità della situazione e rispondervi con rivendicazioni anticapitalistiche, quindi anti-produttivistiche. Solo la verità è rivoluzionaria. La verità è che non c’è soluzione senza produrre meno. La risposta anticapitalista consiste nel condividere di più. Condividere le ricchezze, il lavoro necessario, le risorse. Condividere lo spazio, accogliere le/i migranti. Condividere i mezzi, espropriare il capitale fossile e le banche che lo finanziano. Condividere le esperienze di lotta e di controllo per imparare a riappropriarsi della decisione politica e della gestione dei territori. Condividere sobriamente i frutti della terra, uscire dall’agro-business per generalizzare una agro-ecologia contadina, di prossimità (è così che bisogna togliere CO2 dall’atmosfera, non fabbricando metanolo). La grande rivoluzione gassosa del PTB lo spinge in un’altra direzione.

Note:

1.   Amory Lovins, « Reinventing Fire ». Traduzione francese: « Réinventer le feu : Des solutions économiques novatrices pour une nouvelle ère énergétique », distribuito dall’associazione Negawatt.
2.   I miraggi dell’efficienza e la necessità di ridurre il consumo energetico sono sviluppati nel documento che Grégoire Wallenborn e io stesso abbiamo redatto per la campagna TamTam: « La transition énergétique sera politique et sociale ou ne sera pas »

3.   Il rapporto speciale del GIEC sui 1,5°C segna un avanzamento, ma molto insufficiente, nella presa in considerazione delle scienze sociali.

4.   https://fr.redisthenewgreen.be

5.   Non è totalmente da escludere che il capitalismo arrivi a una svolta di pianificazione autoritaria – del tipo capitalismo di guerra – per tentare di arginare la minaccia climatica. Bisogna dunque insistere sulla necessità di una “pianificazione democratica”, dire che la decentralizzazione energetica apre delle opportunità formidabili per il controllo da parte delle comunità della produzione rinnovabile, alla base.

6.   9/11/2016, https://ptb.be/articles/cop22-ne-laissez-pas-le-debat-sur-le-climat-aux-...

*Fonte: https://www.gaucheanticapitaliste.org/le-faux-miracle-de-la-revolution-d...
Traduzione di Nadia Demond
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #52 il: 15 Dic 2018, 07:54 »
articolo che 'scopre' tante verita' conosciute, chi non ha visto nella pubblicita' che ho postato tempo fa sul risparmio energetico un caso di 'effetto rimbalzo'?

l'autore ha pienamente ragione quando dice che parlare di un piano e' esagerato ed omette tanti punti.

ma anche il classico 'e' colpa del capitalismo' non e' che va oltre la proposta e manca di qualsiesi forma di piano che possa chiamarsi tale.

del resto se proprio si vuole basterebbe tornare a vivere come si vivena negli anni sessanta, quando l'overshoot ancora non esisteva.

visto che siamo in tanti contro la crescita, che e' senza dubbio un problema ambientale, il progresso, che  e' comunque spesso inutile, che la qualita' della vita non e' effettivamente migliorata, ecc.ecc.

no?

o forse queta crescita che odiamo tanto e tanto male fa ha portato benefici ai quali non sappiano piu' rinunciare, e possiamo prendercela solo con i 'rettiliani'?

Offline FatDanny

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #53 il: 04 Gen 2019, 07:44 »
https://thevision.com/scienza/cambiamento-climatico-terra/

con cosa coincidono questi due secoli che l'articolo cita?
Con un sistema economico ben specifico, che fa della crescita un vero e proprio mito.
girare la testa dall'altra parte è totalmente folle, soprattutto quando si sottolineano al contempo le falle del socialismo (che a confronto sono bazzecole)
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #54 il: 04 Gen 2019, 10:16 »
considerate che tutte le statistiche pongono il problema sul consumo di fossili, andrebbe rivisto il nostro intero stile di vita, non solo la, certamente cirticabile, crescita economica tout court.

anche la credibilita' di chi titola 'In due secoli l’uomo ha distrutto un equilibrio climatico che esisteva da 50 milioni di anni' per poi dire che '...in questa situazione desolante, un nuovo studio, pubblicato lunedì scorso sulla rivista PNAS afferma che se il riscaldamento globale continuasse a essere ignorato nel 2030 la Terra potrebbe tornare alle condizioni di 3 milioni di anni fa. In quel periodo, il Pliocene, le temperature erano più alte di 2-4 gradi, il livello del mare era più alto di circa 20 metri rispetto a ora e le calotte polari erano molto più piccole...' non aiuta molto a risolvere un problema che va sicuramente risolto.

anche considerato che 3 milioni di anni fa, stavamo ancora all'Australopiteco Afarensis.
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #55 il: 15 Gen 2019, 15:05 »
non mi andava di aprirci un topic apposite per cui lo metto in questo viste tante considerazioni fatte qui,

https://cleanmeat.org/

e le considerazioni fatte nel sito sugli aspetti positivi della carne di laboratorio.

poi quando ho tempo lo traduco, in italiano sull'argomento sembra esserci molto poco, giusto la pagina wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Carne_coltivata.

Offline FatDanny

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #56 il: 24 Gen 2019, 09:57 »
Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #57 il: 13 Giu 2019, 10:38 »

Offline cartesio

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Re:Voyager 2 e decrescita felice
« Risposta #58 il: 15 Giu 2019, 14:05 »

anche la credibilita' di chi titola 'In due secoli l’uomo ha distrutto un equilibrio climatico che esisteva da 50 milioni di anni'

Credibilità zero.
Anche solo l'espressione "equilibrio climatico" basterebbe a dimostrare che di clima l'autrice capisce ben poco. Il clima è un insieme di fenomeni in perenne evoluzione, di cui non conosciamo le cause se non molto parzialmente, e che non siamo in grado di controllare. Sicuramente abbiamo contribuito ai riscladamento, ma non ho ancora letto niente di serio su una misura di quanto abbiamo contribuito. In che proporzione.
per dare un'idea di come possono cambiare le cose in "poco" tempo, poco in relazione ai milioni di anni di cui sopra, in Europa c'è stata una piccola età glaciale che è durata mezzo millennio:

https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale

La piccola era glaciale (PEG, o LIA, little ice age) è un periodo della storia climatica della Terra che, pur con una non totale convergenza degli studi, va dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo[1][2][3][4] in cui si registrò un brusco abbassamento della temperatura media terrestre. Un nome alternativo e più corretto per questo periodo è "Piccola età glaciale", a rimarcare il fatto che il lungo lasso di tempo di cui stiamo parlando non arriva ad essere propriamente un'era (ossia centinaia di milioni di anni). La PEG, climatologicamente parlando, è considerata una fase stadiale dell'attuale periodo interglaciale.

E poco prima c'era stato un periodo caldo detto "Optimum climatico medievale". Ma sono solo alcune delle oscillazioni osservate negli ultimi 10.000 anni.

http://www.treccani.it/enciclopedia/glaciazione/

Dopo la fine dell’ultima g. (a partire da 20.000 anni fa) le condizioni climatiche migliorarono; tuttavia, in epoca protostorica e storica sono state riconosciute alcune importanti variazioni come l’optimum climatico postglaciale’ (intorno a 7000 anni fa), l’epoca climatica fredda (tra il 900 e il 300 a.C.), il periodo caldo del Medioevo (800-1200), la ‘piccola età glaciale’ (compresa tra il 1550 e il 1850), per terminare con il periodo caldo, che durò circa un secolo, tra il 1850 e il 1950.

L'immagine seguente, che viene da Wikimedia, dà un'idea degli scarti di temperatura recenti, inferiori ad un grado.

 

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