A Verona sfuma la quinta


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La Lazio esce dalla trasferta veronese col minimo sindacale, sottoforma di punto striminzito che le permette di agganciare al terzo posto il pugno di squadre che fino a ieri sera la precedevano:  al Bentegodi la sfida con l’Hellas termina 1-1, un gol per tempo e partita per lunghi tratti dominata dall’equilibrio e dal reciproco rispetto. Anche troppo, per quanto riguarda gli uomini di Pioli.

Dopo 30 minuti piuttosto blandi ed insignificanti, la Lazio, come le è regolarmente capitato nelle due precedenti trasferte, ingrana a ridosso del duplice fischio e passa in vantaggio con Lulic che sfrutta sotto misura un cross del solito Candreva e il successivo erroraccio di Moras.

A rimettere le cose a posto per gli scaligeri ci pensa Toni nella ripresa: l’ex romanista, al suo primo gol in questo campionato, sfrutta un calcio di rigore concesso dall’arbitro per fallo di Cavanda su Juanito. Il biancoceleste compie una trattenuta tanto banale quanto plateale e macchia con il cartellino rosso la sua comunque discreta prova e un inizio di stagione davvero promettente.

La Lazio, anche in 10 non soffre più fino a fine gara e anzi, sembra molto più determinata e tranquilla nel suo classico possesso palla gestito da Biglia, di quando si era trovata in vantaggio e in parità numerica.

Fatto sta che il risultato non cambia più e il triplice fischio sancisce una divisione della posta che ha lati positivi e negativi per entrambe le contendenti.

Per il Verona, dato in caduta libera dopo le ultime due fragorose sconfitte, serviva una vittoria per ritrovare morale e continuità: inoltre, una volta trovatasi in superiorità numerica, non è più riuscita a impensierire Marchetti e a sfruttare così lo scenario favorevole creatosi in conseguenza del rosso a Cavanda.

Il punto è comunque guadagnato perché senza l’episodio del rigore, difficilmente avrebbe avuto modo di recuperare lo svantaggio.

Per la Lazio c’era la ghiotta opportunità di insediarsi a quota 18, che avrebbe significato terzo posto in solitaria e meno 4 dal vertice del campionato. Alla nona giornata, dopo l’inizio di campionato davvero scarso, con le 3 sconfitte in 4 partite e gli infortuni a raffica, nessuno avrebbe scommesso mezzo centesimo su una Lazio che, al riposo del Bentegodi, si trovasse in quella posizione di classifica. Potenza dei tre punti a vittoria: e segnale che il pareggio, in ogni caso buono vista l’inferiorità numerica del secondo tempo, alla fine fa sembrare il bicchiere mezzo vuoto.

E’ pur vero che siamo ad appena un quarto scarso del cammino, per cui di occasioni per spiccare il volo ce ne saranno ancora. Basterà scrollarsi di dosso questa idiosincrasia ai turni infrasettimanali, soprattutto al giovedì, come dimostrato anche dal precedente recente con l’Udinese. Ma soprattutto sarà necessario acquisire quel pizzico di cattiveria e determinazione in più che dovrà permetterci di chiudere i conti al momento giusto, possibilmente il peggiore per l’avversario, in partite comunque non semplici come quella di ieri.

La squadra, malgrado il passo falso e la sensazione di occasione persa, continua a ben impressionare per come interpreta le partite e perché non non sembra perdere mai completamente le redini psicologiche della gara.

La sensazione è che a mancare sia sempre un piccolo ingrediente, quello capace di farti fare il vero e proprio salto di qualità, al di là che una vittoria possa o meno sfumare per un episodio come quello di ieri.

C’è ancora parecchio tempo per affinare quest’attitudine, e la stagione, che per molte delle nostre rivali potrebbe rivelarsi parecchio dispendiosa, dato l’impegno europeo, è ancora lontana dal periodo delle prime sentenze irrevocabili.

La Lazio a oggi sembra esserci: sia per il posto in EL sia per qualcosa in più. L’impressione è proprio quella, ed anche ieri, sentite le dichiarazioni di Pioli in conferenza stampa, sembra proprio che gli orizzonti verso cui questo collettivo si sta rivolgendo siano ben più ambiziosi del “semplice” quinto posto.

Ambizioni che dovranno essere ereditate anche dal pubblico: mai come ora è richiesta la presenza del maggior numero di tifosi a fianco della Lazio, di questa Lazio che, seppure uscita dal Bentegodi con quella specie di amaro in bocca (anzi, forse proprio per quello), sembra avere tutti i requisiti per ritagliarsi un ruolo da protagonista in una stagione che pian piano sta entrando nel suo vivo.

Avanti Lazio e avanti Laziali.


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