Dal Mag: Giro d'Italia 2011

Aperto da Eagles77, 04 Mag 2011, 23:17

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Eagles77

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Sabato riaparte il Giro.
Entusiasmo entusiasmo.
Si parte da Torino e si arriva Milano.
Un Giro, lo dico subito, adatto a scalatori, inutile dire che il favorito numero 1 è Contador (grossa paraculata la partecipazione, sapendo che al tour le porte gli sono state praticamente chiuse...)
Dietro Contador (passato alla Saxo Bank) tra i favoriti e outsider troviamo ovviamente Nibali, capitano unico di una liquigas, che però a mio avviso è un po' lacunosa e non di eccelsa qualità generale.
La Saxo ha tra l'altro quel Riche Porte che vi ho già segnalato con successo lo scorso anno e un interessante daniel navarro.
Dietro i due troviamo le incognite Menchov (passato all'ottima Geox in cui c'è il punto interrogativo Sastre ma anche gente interessante come il colombiano Duarte e Blanco) e Scarponi che non ha dalla sua una squadra proprio eccezionale (la Lampre ha lasciato a casa anche Bruseghin oltre Cunego ma presenta l'esordiente Ulissi e gente d'esperienza come Spilak e Niemec ad aiutarlo).
Altro personaggio interessante è Joaquim Rodriguez, con una Katusha ben attrezzata che vede come gregario di lusso Di Luca e altri che hanno esperienza al Giro e hanno vinto già tappe come Horrach e Brutt.
Guardando casa nostra un altro nome da seguire, sempre che non cada, è Pozzovivo che ha dichiarato tra l'altro di aspettare la tappa dell'etna per attaccare.
Buonissima formazione anche l'Androni con Sella capitano e la meraviglia delle meraviglie Josè Serpa che punterà alla maglia verde ma non disdegnerà secondo me la top5.
Insieme a loro troviamo anche Rujano e per le volate l'esordiente Ferrari.
La peggior squadra secondo me è la Leopard che manda tutte le sue punte di diamante in california all'amgen tour e qui si presenta con Wegmann capitano.

Altri nomi da seguire: Arroyo e Kiriyenka (movistar), Le mevel (garmin, con la squadra imbottita di cronomen); Kreuziger dell'astana (che potrebbe vincere la maglia bianca presentando oltre a lui anche masciarelli e kieserlovski), Igor Anton (finalmente l'euskaltel porta una squadra dignitosa)

Alla fine secondo me si assisterà ad un bel giro, il terreno lo permette, staremo a vedere

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Ci siamo. Sabato 7 maggio dalla Reggia di Venaria Reale di Torino parte con una crono a squadre di 19 km, il 94° Giro d'Italia.

Saranno 23 le squadre al via, 21 le tappe che dopo 3525 km porteranno i corridori a Milano attraverso la crono a squadre, 1 cronoscalata sul Nevegal, 1 cronometro individuale, 7 tappe per velocisti, 1 tappa con strade bianche, 4 tappe di media montagna (con 1 arrivo in salita), 6 tappe di alta montagna (con 6 arrivi in salita).

E' uno dei percorsi più duri di sempre,…

http://www.lazio.net/mag/2011/05/05/giro-ditalia-2011/>Leggi il resto dell'articolo nel Mag!

chuck6

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Lo vedrò, come tutti gli anni, che il ciclismo mi è sempre piaciuto. A volte non ne ho molta voglia, se sui giornali non si parla di favoriti, salite e tappe, ma di doping, ds sotto inchiesta e corridori sospesi, ma tant'è, cerco di non pensarci.

Poi potrei soprassedere su tante cose, pur di sentire Cassani commentare una tappa dolomitica!


N.G.E.

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Bruttissima caduta di un ciclista; dalle immagini si è visto che gli stavano facendo un massaggio cardiaco; speriamo bene poverino. :s :s

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Eagles77

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ORE 16,26 Tutti i sanitari dell'equipe del professor Tredici stanno cercando di rianimare il corridore per poterlo poi trasportare in ospedale. Weylandt è ancora a terra privo di conoscenza, ha perso molto sangue. La situazione appare critica

ORE 16,21 Il corridore è a terra è il belga Weylandt e secondo le immagini viene sottoposto a massaggio cardiaco

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Speriamo bene...a quanto pare non si è ancora mosso...ho in mente brutti ricordi del passato...non ho voglia di commentare nulla  :((


mati

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 :(

sto seguendo su radio uno.....ma non arrivano buone notizie.....speriamo bene

N.G.E.

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Hanno appena detto che il corridore è privo di sensi e che sono 15 minuti che stanno facendogli il massaggio cardiaco; sono in attesa dell'elicottero; purtroppo la situazione è drammatica.

gesulio

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mapporcozzio, lenzuolo bianco sull'asfalto...

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N.G.E.

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Niente, non ce l'ha fatta, sono veramente triste per questo ragazzo che aveva solo 26 anni. :s

chuck6

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Immagini bruttissime, una giornata tristissima.

mati

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sulla gazzetta dello sport on line riportano la notizia della morte di Weylandt  :(

Nanni

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Una botta terrificante, povero Weylandt.
Che tristezza, mamma mia.

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Dissi

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ma porca troia .... :(

stavo seguendo, speravo ce la facesse


Ulissechina

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Anche io speravo che ce la facesse,  povero ragazzo, così giovane.

Eagles77

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IL RACCONTO
Serse Coppi, Casartelli e gli altri
le morti bianche della bicicletta
Fragili, coraggiosi, incoscienti: le discese sono la sfida più estrema. Mario Fossati le chiamò "a tomba aperta": fischio di tubolari e freni sull'orlo dell'abisso. Si muore sul lavoro, da gregari, sempre lontano da casa. Il paradiso di chi corre è in pianura.
di GIANNI MURA


Un altro morto sul lavoro, lontano da casa sua. Spesso, oltre il traguardo, un corridore dice di essere morto, ma è vivo. È morto quando sta immobile, come Weylandt, come Casartelli, come Simpson. Una delle canzoni più scopertamente liriche di Paolo Conte s'intitola Diavolo rosso ed è idealmente dedicata a Giovanni Gerbi, astigiano, uno dei nostri pionieri. E a un certo punto evoca la morte contadina, che risale le risaie e arriva puntuale sulle aie bianche. Nel ciclismo è uguale, la morte arriva non si sa quando sulle strade bianche, o grigie, o rossastre. Il ciclismo è uno sport legato alla terra, anche se di quelli che vanno forte si dice che volano. E' un modo di dire. Li chiamano falchi, aquile, aironi, ma sono ragazzi senza difesa che non sia l'attenzione, che a volte non basta, e la buona stella.

Nella discesa del Bocco la stella di Weylandt è passata dal rosa al nero in un attimo. Anche lui era un ragazzo senza difesa, un paio di braghette e forse la maglia della salute sotto quella piena di scritte di sponsor. Un casco, certo: da quando Fabio Casartelli è morto nella discesa del Portet d'Aspet il casco è obbligatorio. Casartelli s'era schiantato contro una lastra di pietra, messa a protezione del vuoto, in teoria dei ciclisti. Ma i ciclisti non hanno protezione, e i velocisti come Weylandt devono andare forte in discesa per quanto vanno piano in salita. Altrimenti, quando vincono? Dei giorni di Casartelli ricordo tutto, e in particolare, con rabbia, una cerimonia di premiazione come se nulla fosse successo. Almeno questo, per la sensibilità degli organizzatori, è stato risparmiato al dolore di chi resta e alla breve memoria della sua carriera. La vittoria più importante l'aveva ottenuta l'anno scorso proprio al Giro, in Olanda. E' tornato al Giro e non c'è più. Basta un attimo. Il ciclista è legato alla terra come la morte contadina. Le immagini mostrano un corpo steso all'ombra di grandi alberi fioriti di bianco. Il ciclista deve imparare a capire le curve della strada, quelle comode e quelle strozzate, a intuire le buche, a sperare che non ci sia ghiaietto e nessuna auto perda olio. Deve sputare l'anima in salita, perché la droga, per chi la prende, non risolve tutto. Aiuta forse a morire prima, ma lontano dalle strade, quando emboli e tumori s'insediano in un corpo che ha bussato alla farmacia sbagliata. Deve forzare in discesa, 80, 90, anche cento all'ora che i telecronisti indicano sul tachimetro della grossa moto. Le auto, molto avanti o dietro, non terrebbero quella velocità.

Il sogno di Lance Armstrong, l'ha scritto nel suo primo libro, era di morire in un campo di girasoli, in Francia, dopo una discesa a 200 all'ora. Il sogno di Weylandt non lo sapremo. Spero che i suoi colleghi trovino il modo giusto per ricordarlo, oggi, come fu fatto per Simpson, per Casartelli. Simpson in gruppo lo conoscevano tutti, Casartelli pochi, era una sorta di milite ignoto, al suo posto, in una caduta di gruppo e senza casco, poteva esserci chiunque. Per questo il gruppo sui Pirenei celebrò un funerale lungo 237 km, una dolorosa transumanza sotto un sole feroce. Perché il ciclismo ha un sacco di difetti, diciamo pure di colpe, ma è ancora lo sport più ricco d'umanità, di solidarietà. E' terribilmente semplice e chiaro. Mario Fossati, quando ha scritto per la prima volta di una "discesa a tomba aperta", sapeva di che si trattava.

Occorre aver sentito il rumore dei freni, il fischio dei tubolari larghi pochi millimetri, occorre aver visto la danza macabra dei corridori sull'orlo dell'abisso. La discesa del Galibier, da qualunque parte la si affronti, è sempre a tomba aperta. C'è chi se la cava, come Horrillo, come Van Est. C'è chi rimane in un burrone come un fantoccio spezzato, come Francisco Cepeda, giù dal Galibier al Tour del '35. In discesa è più facile farsi molto male, perché si va più forte, ma la morte non ha preferenze, può colpire anche in volata, dove pure si va forte: Sandro Fantini, detto il tamburino di Fossacesia, morto al Giro di Germania. E Agostinho, il toro, fatto cadere da un cane al Giro dell'Algarve dell'84. Serse, il fratello di Fausto Coppi, cade dentro la città di Torino e picchia il capo contro un marciapiede, al Giro del Piemonte del '51. Finisce la corsa, va a complimentarsi col suo amico Bartali, il vincitore, poi va a farsi bello in albergo. Ha un vestito scuro, camicia bianca e cravatta in valigia. Ha un appuntamento galante. E' il vestito che gli metteranno nella bara. Un'auto mette sotto Monseré, un grande talento belga, un venditore di programmi provoca la caduta mortale di Josè Samyn, un francesino dal sorriso largo, a Zingem. Stan Ockers, sopravvissuto a tutte le strade, muore sulla pista di Anversa.

Una moto fa fuori Camille Danguillaume a Monthléry. Alla prima tappa del Giro cadono muoiono Juan Manuel Santisteban nel '76, subito, e dopo due settimane Emilio Ravasio nell'86. E' un lungo elenco, com'è lungo quello dei morti sul lavoro, dei muratori che cadono da un'impalcatura, degli operai schiacciati da una pressa, agganciati da un ingranaggio, avvelenati dalle esalazioni. Di sport, come di tutto, si può morire. Il ciclista sa che può morire e corre per vivere. Il suo paradiso è in pianura. (10 maggio 2011)
(repubblica.it)

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:(

fede75

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italicbold

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Citazione di: Eagles77 il 10 Mag 2011, 08:57
IL RACCONTO
Serse Coppi, Casartelli e gli altri
le morti bianche della bicicletta
Fragili, coraggiosi, incoscienti: le discese sono la sfida più estrema. Mario Fossati le chiamò "a tomba aperta": fischio di tubolari e freni sull'orlo dell'abisso. Si muore sul lavoro, da gregari, sempre lontano da casa. Il paradiso di chi corre è in pianura.
di GIANNI MURA

Brutto articolo, come spesso accade a Gianni Mura.
Che dovrebbe uscire dalla trattorie a tre stelle e entrare nella vita vera.
Morire schiacciati da una pressa, o asfissiato in una caldaia, non é la stessa cosa che morire perché scendi a 90 km al giro d'Italia. Anche solo per una questione di stipendio.
Ancora con le cazzate del gregario...



Eagles77

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Citazione di: italicbold il 10 Mag 2011, 09:16
Brutto articolo, come spesso accade a Gianni Mura.
Che dovrebbe uscire dalla trattorie a tre stelle e entrare nella vita vera.
Morire schiacciati da una pressa, o asfissiato in una caldaia, non é la stessa cosa che morire perché scendi a 90 km al giro d'Italia. Anche solo per una questione di stipendio.
Ancora con le cazzate del gregario...

Lo stipendio dei ciclisti non è milionario a meno che non ti chiami contador o evans o armstrong ecc.
Lo stipendio base, di partenza,  di un ciclista è 40mila euro lordi annui.
Il discorso di morire sul lavoro secondo me ci sta.
Non è il tipo di morte che fa della morte una tragedia, è la morte in sè che è tragedia.
Non mi sembra che abbia scritto tutte ste cazzate, sono opinioni ovviamente.
Resta il fatto che sto bel ragazzone biondo oggi non partirà.

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Citazione di: Eagles77 il 10 Mag 2011, 09:24
Il discorso di morire sul lavoro secondo me ci sta.

Sul resto é ovvio che tutta l'umana pietas é condivisibile.
Ma su questo no.
Anche sapendo che 40 mila euro lordi (a cui aggiungi anche premi e altro) un operaio non li vede neanche col cannocchiale.
Il gregario fa uno sport in cui l'incidente é possibile. Se scendi a 80 km l'ora puoi cadere, e se puoi cadere puoi farti male.
Le morti sul lavoro sono ben altro. Un operaio non dovrebbe né essere né fragile, né coraggioso, né incosciente.
Andare a lavorare non dovrebbe, in nessun modo, contemplare l'incidente. Né tantomeno la morte.
Gianni Mura ama atteggiarsi a giornalista lirico, ma é quanto di più embedded possa immaginarsi.
E scrive a volte stupidaggini.

Di sport, come di tutto, si può morire. Il ciclista sa che può morire e corre per vivere.

E' la chiosa con cui conclude l'articolo.
Un grandissimo par di palle, é il grande argomento che ogni rispettabile Amministratore Delegato (vedi caso Thyssen) utilizza a spron battuto per deresponsabilizzarsi.
Il caso, il fato, che vuoi farci ? Succede, é il destino signora mia...
Lo ripeto, voler accostare la morte di Weylandt alle morti sul lavoro é una cosmica e subdola stupidaggine, buona solo a riempire righe con lacrimose banalità. Gianni Mura conosce i suoi lettori, ne conosce le debolezze e solletica le loro voglie di leggere articoli falsamente intellettuali. E ci ha costruito una carriera da surrogato di Brera (di cui ha solo il colore, ma non il gusto).
Prendere una discesa a 80 km orari nel giro d'Italia non é come andare alla catena di montaggio. Anche solo perché non c'é la TV a riprenderti. Se io vado a montare scocche a Mirafiori devo sapere che non moriro'. Devo sapere che la pressa non cederà di schianto mentre ci sono sotto. Non devo aver bisogno né di coraggio, né di incoscienza.

Tutto qua.
Poi é ovvio che l'immagine di un corpo coperto da un lenzuolo provoca la stessa pietà in qualsiasi situazione.



Eagles77

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Quindi fammi capire, chi muore in bicicletta deve mettere in conto che può partire ma non può arrivare.
Chi respira merda tossica dalla mattina alla sera non può mettere in conto che alla fine muore.
Se la 626 fosse applicata nessuno di noi lavorerebbe. Nessuno.

Il fatto è che "per me" un lavoro è un lavoro, qualunque esso sia gode della stessa dignità e rispetto.
E chiunque muoia durante le sue mansioni, siano esse rischiose o meno (chi lavora in miniera rischia la vita come chi va in guerra a mio avviso) devono avere lo stesso grado di rispetto.

Se per te ci sono morti sul lavoro di serie a e di serie b è un tuo parere, ma non c'è bisogno di dire che chi la pensa diversamente da te dica una "cosmica e subdola stupidaggine, buona solo a riempire le righe di lacrimosa banalità".
Sono opinioni, come lo sono le tue. La verità non è la tua come non è quella di mura come non è la mia.




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