La Virtus Roma torna nella serie A del basket

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Offline chirizzi

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La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« il: 24 Apr 2019, 10:13 »
Dopo l'autoretrocessione arrivata per motivi di bilancio al termine del campionato di serie A 2014-15, e dopo quattro campionati di serie A2 in un paio dei quali si è persino sfiorata la retrocessione in serie B (e in uno addirittura la mancata iscrizione per mancanza di fidejussione nei tempi stabiliti), la Virtus Roma che nel cuor mi sta rientra nel gotha della pallacanestro nazionale.
Lo fa al termine di una stagione che la ha vista conquistare il primo posto utile all'accesso diretto alla serie superiore, grazie al vantaggio nel punteggio negli scontri diretti con la sicula Orlandina, arrivata a pari punti.
Ora ci sarà una sorta di platonica finale nazionale con la vincitrice dell'altro girone, la Fortitudo Bologna in un confronto di andata e ritorno (primo match domenica 28 alle 18 al Palazzo dello Sport dell'EUR).
Subito dopo si dovrebbe dipanare la questione societaria con il passaggio di consegne dall'amministrazione di Claudio Toti (peraltro indagato assieme al fratello Pierluigi per questioni di appalti legati alla loro impresa di costruzioni, la Lamaro) a quella di un nuovo gruppo, sulla cui identità ancora c'è il massimo riserbo
 


Offline Sonni Boi

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #1 il: 24 Apr 2019, 16:19 »
Subito dopo si dovrebbe dipanare la questione societaria con il passaggio di consegne dall'amministrazione di Claudio Toti (peraltro indagato assieme al fratello Pierluigi per questioni di appalti legati alla loro impresa di costruzioni, la Lamaro) a quella di un nuovo gruppo, sulla cui identità ancora c'è il massimo riserbo

Hai qualche dettaglio in più su questa operazione? Possibilità che vada in porto? Sponsor in vista e/o budget per l'anno prossimo?
Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #2 il: 25 Apr 2019, 12:56 »
La Virtus mi ricorda quando ero giovane e andavo a vedere spesso il Bancoroma di Bianchini, Gilardi, Wright, Kea, Solfrini, che tempi e che vittorie

Offline chirizzi

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #3 il: 26 Apr 2019, 09:56 »
C'ero anch'io, ma stiamo parlando di oltre trent'anni fa, e per fortuna il basket è continuato ad esistere.

Rispondendo invece a Sonni Boi, al momento il reggente della società è il figlio del Patron, Alessandro (dovrebbe essere quello meno panciuto), e le notizie sul futuro sono ancora nebulose, si parla ancora di Nello Longobardi che lascerebbe la proprietà di Scafati per puntare sulla capitale, e del gruppo Leonis che ha fallito l'assalto all'Auxilium Torino, ma sembra ci sia presto una sorpresa "divertente".

Per quanto riguarda i giocatori Alibegovic, Sandri e Sims sono sotto contratto, mentre dovrebbero essere confermati anche Baldasso (bella intervista sul Corsport odierno), Chessa e Landi.

Si dovrebbe cercare un play e una guardia USA titolari e un paio di lunghi europei, secondo me, oltre a un altro italiano da pescare (se propendessimo per il 6+6)

Offline Sonni Boi

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #4 il: 09 Dic 2020, 22:19 »
So che della cosa qui dentro fregherà il giusto, ma io continuavo a seguirla.
E' appena scomparsa la Virtus Roma.

Una perdita importante per tutto lo sport cittadino, e per la pallacanestro in generale.

 

Offline Blueline

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #5 il: 10 Dic 2020, 14:08 »
2020 del c@@@o...   :(
Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #6 il: 10 Dic 2020, 14:51 »
Grande dispiacere, anche se l'ultima risalita in A é stata macchiata dal "furto" alla mia Orlandina.
Incredibile come a Roma, a parte il calcio, non sia rimasto più nulla.
Purtroppo la pandemia ha accelerato un processo che già da qualche tempo appariva irreversibile.
Assenza di sponsor, una proprietà discutibile e l'incapacità di riuscire ad ottenere un impianto degno di questo nome hanno fatto il resto.
Nonostante tutto spero sia un arrivederci.
Ciao, Virtus Roma
Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #7 il: 10 Dic 2020, 14:54 »
La Virtus mi ricorda quando ero giovane e andavo a vedere spesso il Bancoroma di Bianchini, Gilardi, Wright, Kea, Solfrini, che tempi e che vittorie
anche io ero lì, a bordo campo, però su quella squadra c'è stata dopo la solita predatoria e disgustosa appropriazione da parte delle merde e della loro stampa di un qualcosa che non era loro, con cambio di colori ecc. Dopo è stata solo robaccia

Online Tarallo

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #8 il: 10 Dic 2020, 15:18 »
(Nanetto: non c'entra ma lo racconto uguale. Nell'estate del 1992 vivevo a San Francisco e andai diverse volte a vedere la San Francisco Pro-Am Summer League al Kezar Pavilion. C'era anche Jason Kidd che aveva appena finito l'anno sophomore a Berkeley. C'era Gary Payton (GARY PAYTON porcaccio giuda!!  che era già Pro all'epoca se ricordo bene, a Seattle), c'erano altri tipo  Antonio Davis, che poi ando' a Milano e poi in NBA, c'era Reggie Smith appena preso da Portland). E c'era Brian Shaw. Anch'io negli anni di Wright e Gilardi seguivo quella squadra e ero rimasto un po' attaccato a quei tempi. Al Kezar potevi entrare sul parquet come volevi, l'atmosfera era da pick-up in un playground, quando ho visto Shaw mi sono messo dietro a lui e ho cominciato a parlargli in romano. Si è girato con una faccia da ammazzasse e è scoppiato in una risata, ci siamo fatti una chiacchierata su Roma in un italiano così così. Forse il più bel basket che ho visto live fu in quella Summer League).

Offline ronefor

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #9 il: 10 Dic 2020, 19:47 »
So che della cosa qui dentro fregherà il giusto, ma io continuavo a seguirla.
E' appena scomparsa la Virtus Roma.

Una perdita importante per tutto lo sport cittadino, e per la pallacanestro in generale.
La seguo dai tempi d’oro
Continua la falce 2020

Offline Sonni Boi

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #10 il: 11 Dic 2020, 10:11 »
Lettura consigliata. Un'analisi che va ben oltre la situazione del basket a Roma. Una città sempre più vuota e alienata.

Avevo promesso a me stesso che non avrei più scritto niente sulla Virtus Roma fino a quando non sarebbe cambiata la proprietà della Virtus Roma. Dentro di me ero convinto che non sarebbe cambiata mai, oppure che sarebbe finita prima la Virtus Roma. E adesso che pare proprio finita, la Virtus Roma e la proprietà della Virtus Roma, non avevo comunque intenzione di scriverne. Invece, insospettabilmente, negli ultimi giorni un sacco di persone che per motivi misteriosi si ricordavano del me che in una vita passata si occupava di Virtus Roma, hanno iniziato a scrivermi loro. A chiedermi cosa ne pensassi di questa situazione, a volte con toni che non sembravano quelli del tifoso in ansia per la propria squadra ma con quelli del paziente che scrive al medico preoccupato della salute di un proprio familiare. Che poi in fondo è quello che siamo, un po’ tutti familiari, chiaramente tutti uniti da quello che la Virtus Roma ha rappresentato. Per quale motivo qualcuno perde il suo tempo a chiedere l’opinione sulla Virtus Roma a qualcun altro che non si occupa più di Virtus Roma da almeno sette anni?

Qualunque sia il motivo, piuttosto che rispondere a ognuno singolarmente, riassumo qui il mio pensiero. E’ colpa di Toti se la Virtus Roma finisce? Sì. E’ solo colpa di Toti se la Virtus Roma finisce? No.

Spiego. La sensazione che con Toti proprietario la Virtus Roma stesse iniziando ad avvitarsi su sé stessa l’ho avuta per la prima volta nell’estate del 2003. Non del 2013 e nemmeno del 2015. Nel 2003. La stagione che si concluse con gara 5 del 5 giugno contro la Fortitudo e che riportò la Virtus Roma in Eurolega. In molti si ricorderanno che quello che doveva essere un trampolino di lancio si trasformò in un confuso inseguimento del mercato e si concluse con una squadra impresentabile in Eurolega e appena mediocre in campionato. Quella sensazione di confusa progettualità che non si incastrava coi tempi giusti per perseguire un progetto di crescita progressiva mi ha sempre accompagnato da allora. Ed è sempre stata difficile da raccontare perché nel frattempo arrivavano anche i campioni, da Myers a Anthony Parker (cuore che si spezza) a Dejan Bodiroga. Ma anche quando poi arrivarono le finali di coppa Italia, le due finali scudetto, oppure anche solo le semifinali perse per un soffio, per un’inezia, per un centro di ruolo che non c’era mai quando serviva, la sensazione era sempre quella della casualità. E oltre a questo, la Virtus Roma di Toti si è sempre distinta per l’eccezionale capacità di farsi terra bruciata intorno nel territorio. La Virtus Roma naturalmente rappresentava il vertice del basket romano, l’apice professionistico del movimento, la punta della piramide. Con Toti, la Virtus Roma non ha mai collaborato con il territorio, lo ha anzi spesso snobbato con un atteggiamento di insopportabile superiorità, fossero le antiche glorie che furono in campo e in panchina all’epoca dei trionfi del Bancoroma o le tante società del settore giovanile a cui si potevano strappare talenti in erba senza chiedere il permesso. Non ha mai coltivato un vero rapporto con le istituzioni se non durante l’epoca di Veltroni sindaco, principalmente non ha mai fatto un passo verso l’esterno se l’esterno non faceva un passo verso di lei. E questo anche dal punto di vista della comunicazione. Ed è l’epilogo più scontato del mondo che se bruci il campo in cui vivi, a lungo andare non hai più niente da raccogliere e alla fine muori di fame perché nessuno ti porge un pezzo di pane quando ne hai bisogno. La storia di questa proprietà è fatta di un sacco di nomi celebri che hanno iniziato a collaborare con la Virtus Roma per poi sparire da un giorno all’altro ed è fatta di un sacco di trattative, fossero sponsorizzazioni, l’ingresso di nuovi soci, un cambio di mano, che non si sono mai concretizzate.

Lavorare per Toti non è mai stato facile. Lavorare con Toti è stato ancora più difficile. E la conseguenza è che al momento non ci sarà nessuno che lavorerà dopo Toti. Questa, da qualunque parte la si guardi, è una verità che non si può ignorare. Insomma, se guidi in autostrada e vedi un pazzo contromano di fronte a te, puoi dire legittimamente che hai incontrato un pazzo contromano in autostrada. Ma quando nel corso di venti anni ne incontri a decine, il dubbio legittimo è che quello che guida contromano sei tu. Non vorrei entrare nel merito della decennale disputa tra chi dice che Toti è l’uomo che ha salvato il basket romano dal fallimento e chi dice che Toti sarà ricordato come l’uomo che il basket romano l’ha fatto fallire. Io, per me, ho per lungo tempo avuto la percezione – e perdonate la crudezza dell’immagine – della Virtus Roma come di un ostaggio tenuto in catene in una cantina. Non si può certamente negare il fatto che, nonostante le catene, sia sopravvissuto e lo ha fatto perché qualcuno ha continuato a dargli da mangiare. Non si può nemmeno negare che, a causa di quelle catene, a un certo punto sia morto. Perché chiaramente la storia non inizia a finire con gli stipendi non pagati o una rata Fip non saldata. Inizia molto prima, con tutte quelle mosse che a lungo andare hanno creato il deserto intorno alla Virtus Roma, prima generando un’aspra diatriba interna tra ‘chi è con noi e chi è contro di noi’ (vedi la scelta, che non sarà mai perdonabile, di giocare la finale del 2013 al Palazzetto per punire chi non aveva inizialmente creduto a una squadra che stava quasi per non esistere) e poi una deriva anche surreale come la rinuncia all’Eurolega o l’autoretrocessione del 2015. E se un tifoso tifa una squadra e il suo proprietario gli dice che i risultati acquisiti sul campo non hanno valore, se diventa un sopravvivere e non più un vivere secondo i regolamenti ma anche i valori dello sport, se chiedi un credito illimitato e alla lunga dai sempre meno indietro, perché qualcuno dovrebbe aiutarti quando un aiuto ti serve davvero? Perché non dimentichiamo che Toti in qualche maniera, per quello che rappresenta, è esso stesso Roma. E’ al tempo stesso la causa e la conseguenza di ciò che è Roma oggi. Ecco dove finisce la Virtus e dove sono, inequivocabilmente, le responsabilità della sua proprietà.

Naturalmente non è solo colpa di Toti, così come è certo che la sua proprietà abbia fatto anche cose buone, a volte ottime, sia pure slegate da una progettualità fondamentale e a Roma ancora più necessaria perché, semplicemente, la Virtus Roma sta a Roma. E a Roma sono fallite, e ci hanno messo molto meno di venti anni, società professionistiche di pallavolo, pallanuoto, rugby. Che abbiano vinto qualche trofeo, a differenza della Virtus Roma, non conta assolutamente niente. La sostanza è che a Roma lo sport professionistico che non sia il calcio, nel nuovo millennio, non si può fare. Tendenzialmente non si può nemmeno praticarlo per mancanza di strutture adeguate e se Toti, che di mestiere fa il costruttore di immobili, in due decenni non è mai riuscito a costruire un immobile per farci giocare la Virtus Roma, nemmeno una palestra in cui allenarsi, siamo di fronte a un paradosso helleriano. Roma, facciamo dagli anni Novanta in poi per non essere troppo estremisti, ha prodotto progressivamente una classe dirigente mediocre che a sua volta era figlia di una struttura sociale sempre più frastagliata, fragile, vuota. Mi viene da dire rassegnata. Quello che altrove non è tollerato, siano le buche nelle strade o la manutenzione inesistente o la spazzatura che ricopre i marciapiedi, a Roma è ormai tacitamente accettato come normalità. L’eccezionalità sono le cose che funzionano, a Roma ci si ferma a ringraziare chi si è fermato per farti attraversare sulle strisce invece di viverlo come quello che effettivamente è, il normale rispetto del codice della strada e dei pedoni. E in una città dove la normalità è che le cose vadano male, nella quale nessuno investe e chi ci investiva è andato altrove, può sopravvivere una società di pallacanestro in un periodo storico nel quale la pallacanestro che non sia Nba praticamente non esiste da nessuna parte se non la si va volutamente a cercare in televisione o su internet? Non può, e infatti non ha potuto. Che poi ci sarebbe da domandarsi: ma quale settore precisamente, a parte forse quello gastronomico, ha potuto sopravvivere a Roma negli ultimi anni? E aggiungo allargando il discorso fuori dal raccordo anulare, quale squadra di grande tradizione della pallacanestro italiana ha scongiurato questo passaggio? Virtus Bologna, Fortitudo, Siena, Treviso, Caserta, per fare un elenco incompleto solo con quelle che dagli anni novanta in poi hanno vinto lo scudetto, ci sono passate tutte. Ma non divaghiamo. Perciò rispondo a un’ultima domanda che più di qualcuno in forma diversa mi ha fatto. Avrebbe potuto la Virtus Roma salvarsi se invece di Toti ci fosse stato qualcun altro?

Avrebbe potuto fare qualcosa di diverso per salvarsi, sì. Avrebbe potuto sopravvivere meglio, in certi momenti. Avrebbe forse potuto sopravvivere anche oltre il 2020, è possibile. Ma alla lunga no, non sarebbe sopravvissuta nemmeno con un proprietario diverso e i motivi, sia pure sintetizzati all’estremo, sono tutti nelle righe che avete appena letto. La Virtus Roma invece è ancora qualcosa di diverso, che il tempo potrà forse un giorno restituire e che allo stesso tempo non potrà cancellare pure se è finita. Mi piace immaginare che se qualcuno ancora ricorda l’epoca di Terzotempo, di quel sito e di quel forum, è proprio perché entrambi rappresentarono l’essenza di ciò che dovrebbe essere una narrazione sportiva: entusiasmo, condivisione, la possibilità di incontrare e conoscere persone che hanno la tua stessa passione, radunarle tutte insieme, virtualmente o in un palazzetto, anche in un ambiente vasto e dispersivo come quello della capitale. Riunire e non separare. Che, purtroppo, è anche il contrario di ciò che ha fatto la Virtus Roma negli ultimi anni, somigliando sempre meno alla Virtus e sempre di più a una Roma arida, divisa e disinteressata. Ecco perché, concettualmente e concretamente, Virtus e Roma non si possono scindere. Dove comincia una finisce l’altra e viceversa. La Virtus, questa Virtus, quella romana, non poteva esistere senza Roma. Ora sappiamo anche che a causa di Roma non può esistere più. E cosa è stata la Virtus Roma, non solo Virtus e non solo Roma ma entrambe le cose insieme, non posso proprio essere io a definirlo. Tutti quelli che mi hanno scritto in questi giorni, lo sanno.

https://www.infobetting.com/blog/sulla-fine-della-virtus-roma/
Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #11 il: 11 Dic 2020, 11:35 »
Visione millenaristica che secondo me nulla apporta alla questione.
Io credo che più prosaicamente, sul piano sportivo, esiste una metastasi che incancrenisce qualsiasi iniziativa si prenda a Roma. Ne abbiamo spesso scritto su questa pagine, proprio parlando del basket.
La Virtus Roma ha cominciato a scomparire anche prima, quando ha voluto diventare a maggica del basket. Mutuandone i colori, i cori, il parterre. Con totti a bordo campo.
A Roma non si puo' fare sport professionistico senza che il tumore giallorosso ne rovini rapidamente, e alla radice, qualsiasi crescita.
Nella pallanuoto e nel rugby, due sport che vengono citati, la prima categoria nazionale vede 2 squadre di Roma ben presenti. Portano il nome della Società Sportiva Lazio.

Offline FatDanny

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #12 il: 11 Dic 2020, 12:46 »
IB però i numeri erano ridicoli anche prima della mutazione di cui parli.
3-4mila persone a seguito, per una città di milioni di abitanti sono cifre ridicole.
Enormemente ridicole se comparate a realtà infinitamente più piccole ma dalla maggiore tradizione calcistica.
Non so, io penso che l'articolo abbia un elemento di realtà. E' vero che a Roma il calcio si mangia tutto.
Lo dico come uno che la Virtus la seguiva, anche da abbonato.
In rapporto alla popolazione cittadina gli altri sport hanno bacini d'utenza minuscoli, cosa che in altre città non accade.
Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #13 il: 12 Dic 2020, 00:15 »
Da appassionato di basket, dispiace tantissimo per la sparizione della Virtus Roma. Spero che ci sia qualche possibilità di rilanciarla, chiudere così fa veramente male.
Per l'età che ho ricordo perfettamente gli anni in cui Roma giocava in Eurolega o aveva in squadra campioni del calibro di Dejan Bodiroga, Anthony Parker piuttosto che Carlton Myers. Ma diciamo che era proprio un'altra epoca per tutto il basket italiano.

Se non erro ci sono altre compagini cestistiche cittadine (l'Eurobasket c'è ancora?) o la Stella Azzura che a livello giovanile resta un fiore all'occhiello. Ma chiaramente sono tutt'altra cosa rispetto alla storica Virtus.

Offline crb66

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #14 il: 12 Dic 2020, 00:27 »
invece Bonfiglio spiega correttamente quanto è successo negli ultimi vent'anni alla Virtus. Nessuna progettualità e gestione basata principalmente sulle risorse disponibili al momento. Anche il cambio dei colori per me va in questa direzione; così, vediamo che succede, magari qualcuno ci casca e travasa dalla sud al palazzetto. Ma figurati. Quello che invece non dice è come questa, ennesima, scomparsa nasconda qualcosa di più, oltre Roma che ha i problemi che sappiamo. Oggi in Italia solo Armani è al passo delle prime 15/20 squadre d'Europa, peraltro con un budget da prima della classe e sono anni che non si qualifica per le top-16. Zanetti (Virtus BO) si può aggiungere, ma se non prende la licenza Eurolega mi sa che dura poco. Le altre sono realtà locali, sempre sul filo. Venezia con Brugnaro che c'è diventato sindaco, Sassari con Sardara ma con risorse limitate. Per non parlare del patrimonio tecnico. La serie A è oggi una lega di espansione dell'Euroleague, con un livello di conseguenza imbarazzante. Cimitero degli elefanti da una parte (giorni fa vedevo Scola e Delfino 78 anni in due dominare ancora in campo, ditemi voi se è una notizia positiva) e incapace di produrre talenti italiani dall'altra (Melli, Polonara, Vitali M tutti espatriati per crescere, infatti ora ci prova pure Flaccadori).   
Il basket in questo senso è andato, come molti altri sport del resto e non tornerà più quello degli anni '80, Cantù-Varese ma anche Bancoroma-Stella Azzurra-Eldorado Lazio.
Il problema è che da qui a non molto anche il calcio rischia la stessa fine, con una Champions che attrae soldi e giocatori e i campionati nazionali che si barcamenano, esattamente come si è barcamenato (male) Toti per il suo ventennio.

Offline crb66

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #15 il: 12 Dic 2020, 00:47 »
Da appassionato di basket, dispiace tantissimo per la sparizione della Virtus Roma. Spero che ci sia qualche possibilità di rilanciarla, chiudere così fa veramente male.
Per l'età che ho ricordo perfettamente gli anni in cui Roma giocava in Eurolega o aveva in squadra campioni del calibro di Dejan Bodiroga, Anthony Parker piuttosto che Carlton Myers. Ma diciamo che era proprio un'altra epoca per tutto il basket italiano.

Se non erro ci sono altre compagini cestistiche cittadine (l'Eurobasket c'è ancora?) o la Stella Azzura che a livello giovanile resta un fiore all'occhiello. Ma chiaramente sono tutt'altra cosa rispetto alla storica Virtus.
Eurobasket fa l'A2, la seguono con attenzione i parenti stretti e le fidanzate dei giocatori -visto al derby di Natale di tre anni fa.
La Stella da un certo punto di vista fa un altro lavoro. Anche se fa l'A2 (a Veroli però) partecipa e spesso vince i suoi campionati giovanili di Eccellenza e ogni tanto tira fuori qualche talento, quest'anno Paul Eboua si è presentato al draft Nba. Cioé gliene frega poco di "promuovere e rappresentare il basket a Roma" e si interessa alla costruzione di giocatori.

Offline Lativm88

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #16 il: 24 Dic 2020, 09:57 »
Tre parole:

Monodieta sportiva italiana.

Il pallone, il pallone, il pallone.
Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #17 il: 24 Dic 2020, 15:16 »
Tre parole:

Monodieta sportiva italiana.

Il pallone, il pallone, il pallone.
Purtroppo hai ragione ma io non posso proprio fare la morale a nessuno. Amo da morire il basket, l’ho giocato da 8 a 20 anni però sono un tifoso di calcio , fortunatamente della Lazio, e alla fine vedo più calcio che basket. Probabilmente se non fossi un tifoso,  del calcio saprei a malapena le regole .

Offline Lativm88

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4546
Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #18 il: 26 Dic 2020, 14:18 »
Purtroppo hai ragione ma io non posso proprio fare la morale a nessuno. Amo da morire il basket, l’ho giocato da 8 a 20 anni però sono un tifoso di calcio , fortunatamente della Lazio, e alla fine vedo più calcio che basket. Probabilmente se non fossi un tifoso,  del calcio saprei a malapena le regole .

Ma la colpa non é di una persona o di un insieme di persone.

È il sistema educativo sportivo italiano che è mono indirizzato.
La varietà nella dieta sportiva per quanto riguarda "gli altri sport" è poca e poco coperta dalla narrazione negli organi di informazione che hanno anche di aggiungere svergognatamente la parola "sport" nel loro titolo, non "la gazzetta dello pallone" o "corriere del giuoco del calcio" che sarebbero più adeguati (una volta adesso manco quello).

Io ritengo che il problema parta dall'educazione sportiva che si riceve da bambini. Le scuole che ho fatto io offrivano praticamente niente nelle ore di "educazione" fisica e solo per mia fortuna nella mia famiglia ho sempre ricevuto l'incoraggiamento a portare avanti uno sport, uno qualsiasi, purché mi piacesse.
Diciamo che il calcio non l'ho mai praticato (tolto il calcetto con gli amici) è sicuramente una passione seguirlo ma è anche una cosa che fai perché tutti i tuoi coetanei fanno (figurine, trasmissioni calcistiche etc) anche se a te piace giocare di più ad altro.

Come Laziali, poi, noi sappiamo benissimo che il calcio è uno sport tra gli altri Nella Nostra società anche se di gran lunga il più importante.

In sintesi io non credo che il calcio debba essere in concorrenza agli altri sport ma nemmeno l'unico piatto da servire a tavola.

Online vaz

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Re:La Virtus Roma torna nella serie A del basket
« Risposta #19 il: 26 Dic 2020, 14:58 »
sono pienamente d'accordo, ma basta vedere la differenza di comportamenti adottati dalle istituzioni durante e post-covid.

io, ma mi rendo conto di essere in netta minoranza, non mi opporrei a far saltare il banco pallone
 

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