Premessa: il mio intervento potrebbe risultare antipatico, quindi se di fronte alla morte vi abbandonate alla demagogia mettendo da parte lo spirito critico per favore non proseguite nella lettura.
E' morto Marco Simoncelli.
Era giovane, 24 anni, era anche molto simpatico per quello che riuscivo a capire dalle sue interviste, ed è ovvio che la morte di un ragazzo di 24 anni dispiaccia parecchio.
Oltretutto, vederlo durante la diretta televisiva, e sentirlo dalla voce di professionisti che lo conoscevano bene, una voce rotta dal pianto, fa ancora più effetto.
E la cosa potrebbe finire qui, si spegne la televisione e si dà alla cosa il tempo di sedimentare, per voltare pagine e pensare ognuno ai fatti suoi come prima.
Invece ecco che la televisione inizia a bombardarci con degli speciali, riesumando personaggi che lo conoscevano bene, messi davanti alla telecamera per dire non si sa bene che cosa.
Ed ecco le ormai inevitabili riprese del padre, della fidanzata e del manager, che sembrano come obbligati, da non si sa chi, a rilasciare qualche dichiarazione in televisione, quando il corpo del povero Marco è ancora caldo.
E vai con le immagini al ralenty dei suoi successi, con le musichette tristi (che sono sempre pronte) e con la cronistoria della sua carriera.
Il tutto solo per l'audience, visto che non c'è nulla da dire, nè qualche riflessione particolare, specie considerando che lo sport in questione, che piaccia o no, prevede l'incidente grave, e soprattutto che la morte ci circonda sempre, senza la necessità di accorgercene solo quando avviene in diretta TV.
E mi fanno anche sorridere amaramente i vari status su facebook, di gente che di certo non lo conosceva, come se sia doveroso tributargli qualcosa (come se lo status di 'Mario Rossi' equivalesse a una pagina di giornale), addirittura la pagina ufficiale di Bersani (che immagino non lo conoscesse).
Certo, sono reazioni umane che probabilmente sono dovute alla necessità di 'alienare' il dolore, ma soprattutto la consapevolezza che la morte può capitare a tutti, in qualsiasi momento, e che la morte di un 24enne simpatico e in salute ti ricorda qualcosa che sarebbe meglio non ricordare mai.
Però, consentitemi, stiamo esagerando.
Simoncelli conosceva la pericolosità dello sport che praticava, ed era pagato anche per quello; era un professionista che accettava il rischio per passione e per contratto.
Dispiace a tutti che muoia un ragazzo di 24 anni, per giunta simpatico, ma non era certo un eroe, e le reazioni mi sembrano così eccessive...
Sto semplicemente constatando quanto si sia allargato il perimetro dello show business, e mi fa strano verificare l'assenza di rispetto per la morte, ma soprattutto la ricerca di condividerne le emozioni con chi ne è, indirettamente, colpito: i familiari, gli amici, i partner etc....
Provo a spiegarmi ancora meglio: ci sono persone che condividono tutto con la società, e che trovo corretto piangere 'socialmente': Martin Luther King, Guevara, Berlinguer...
Mentre per altri mi sembra si sia in una fase di evidente e VOLUTA spettacolarizzazione: Winehouse, Jobs, adesso Simoncelli... sono questi i nuovi miti?
Pubblicità viventi che in realtà non trasmettono messaggi sociali?
p.s. mi direte che anche in passato si sono pianti i Morrison, i Presley etc..., è vero, ma ad esclusione dei fans, non credo in quei casi si tentasse sempre di estendere all'universo un messaggio che era indirizzato a pochi, e su argomenti ben definiti e ristretti.