Citazione di: Il Tenente il 21 Lug 2011, 21:58
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Anche a me Andy e Frank non stanno particolarmente simpatici, ma il peggio rimane questo alsaziano che non ha ancora avuto il coraggio di tentare una minima sortita per legittimare la maglia gialla che porta sulle spalle...
Probabilmente non conosci molto di ciclismo. Questo alsaziano, come dici tu, è la figura più straordinaria del Tour 2001. Una mezza sega, uno capace di vincere in carriera un paio di volte il Titolo Nazionale e qui e là al massimo qualche "tappa di trasferimento". Uno che a cronometro è un chiodo, in salita di difendicchia ma insomma... uno che anche fisicamente non è un super-dotato, uno che in discesa va per cancelli e cortili... Uno dei peones, via. Di quelli da 3500 euro al mese, di quelli che più che gli albi d'oro, del ciclismo hanno riempito le classifiche, spesso nelle posizioni di coda... un Brocchi del ciclismo, uno Zauri, per intendersi, non certo uno Zarate o un Mauri o un Cissé. Ma nemmeno un Rocchi.
E sopratutto Voeckler NON deve "avere il coraggio di tentare NESSUNA sortita", lui la maglia gialla ce l'ha addosso. Sono gli altri che devono "fare le sortite" per levargliela.
Lui deve solo difendersi (SOLO... sembra facile!)
E infatti muore dietro gli scatti di Contador e Andy e Frank. Muore dietro al passo devastante di Cadel. Ma lì resta. Come nella canzone di Enrico Ruggeri (dedicata a Gimondi), puoi fare quello che ti pare, scattare, alzarti in piedi, ma se ti giri... e lì mi trovi! Lì io sto, chè io mica mollo!
E questo fa esaltare all'inverosimile i Francesi (che cercano un vincente dai tempi dell'indimenticato Fignon) e fa commuovere fino alle emozioni più grandi chi il ciclismo lo ama.
Sì, le imprese di Contador al Giro, o di Andy Schleck ieri, "Pulcino con gli artigli" come lo definisce Gianni Mura, SONO la storia del ciclismo. Si abbinano alle imprese più grandi, alle emozioni storiche. Ai Pantani, agli Hinault, ai Saronni e agli Ocaña.
Ma il ciclismo si esplica anche su altre dimensioni. Quelle delle persone più "normali", delle mezze seghe appunto, che in certi frangenti riescono a fare cose inaudite. Al di là delle loro forze, al di là dell'immaginazione. Forse, anzi sicuramente solo per la maglia gialla o rosa che indossano.
E Voeckler è uno di questi. Senza quella maglia addosso starebbe nel gruppo dei fuori-tempo-massimo, a guadagnarsi la pagnotta, come Chiappucci in quel famoso primo Tour tanti anni fa, come il giovanissimo Virenque e Pascal Lino, come Giancarlo Perioni e Ghirotto ai Mondiali di Bugno nel '92, come Bertoglio che addirittura il suo Giro lo vinse.
Vestito di giallo, Voeckler lo trovì lassù, in cima al Galibier a tenere la ruota di Evans, Basso e Contador

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E a uno e mezzo dalla fine, ieri ha messo davanti il suo giovane compagno di squadra a dare un cambio all'Australiano. E molto probabilmente, buona parte di quei 15" che ancora vanta su Andy (e che CERTAMENTE perderà, o sull'Alpe d'Huez o a cronometro), sono il "castelletto" che gli ha portato Pierre Rolland con la sua breve tirata.
Per me, semplicemente da groppo in gola, credimi. Il ciclismo è sopratutto questo. Ed è, se ci pensi l'unico sport al mondo in cui uno normale riesce, solo per la forza dell'anima, per la condizione psichica, per l'emozione, a fare cose che forse nemmeno lui avrebbe nella vita mai immaginato.