Scaduto il contratto collettivo dei giocatori, dall'1
luglio le parti si accordano senza seguire un modello
preimpostato.
Da qualche giorno è iniziata l'era dei contratti "ad
personam". Sebbene se ne sia parlato poco, il mondo dei
contratti dei calciatori italiani è da qualche giorno
radicalmente cambiato.
Dall'1 luglio è infatti scaduto - come riporta oggi
'Tuttosport' - il contratto collettivo dei calciatori,
modello preimpostato che garantiva una serie di norme e
che, una volta non rinnovato, ha portato alla stipula di
normali contratti di lavoro. Adesso, la società ed il
calciatore potranno accordarsi liberamente senza dover
seguire un preciso canovaccio e sarà dunque possibile
inserire diverse clausole, norme comportamentali, premi
per il raggiungimento degli obiettivi, elenco di ammende
ed ogni altra postilla desiderata.
Il primo giocatore a firmare questo nuovo modello di
contratti è stato lo juventino Marco Motta e, come
sottolinea 'Tuttosport', non è un caso che ad inaugurare
il nuovo corso sia stata la Juve, in prima fila insieme
con la Lazio di Lotito per il "no" alla proroga del
contratto collettivo. Tuttavia, il contratto firmato
dall'ex difensore di Udinese e Roma, non si allontana di
molto dal modello standard.
a prima vista, potrebbe essere un fattore riequilibrante tra le forze dei diritti/doveri tra calciatori e società, che ultimamente era nettamente a favore dei primi...
che ne dite?
all'estero come funziona?
Citazione di: Chuppy il 05 Lug 2010, 14:12
...
che ne dite?
a prima vista la vedo male, molto male. Periodo di confusione prima di un nuovo accordo che tutela tutti e soprattutto i Manfredini non i Del Piero.
Mala tempora currunt...
Mala tempora currebant, direi. Anche se occorrerebbe verificare se il contratto collettivo scaduto non sia dotato della c.d. clausola di ultrattività nelle more del suo rinnovo (come accade per altri contratti collettivi).
Se ne è già parlato a sufficienza, ma ti pare logico e coerente che delle persone baciate, spesso immeritevolmente, dalla fortuna, solo perché capaci di dare calci alla palla, possano avvalersi della tutela rafforzata di un contratto collettivo (e che contratto collettivo, poi) al pari di chi lavora in catena di montaggio o in un cantiere?
Che poi, direi, che il mancato rinnovo del contratto sia molto dovuto all'uso pessimo che l'AIC, ossia l'associazione sindacale di riferimento, ha fatto delle proprie prerogative negoziali.
Ora vediamo che accade.
Per esempio, a dire la prima che mi viene in mente, venute meno le clausole di cui sono approfittati Pandev e compagni, immagino che da ora in poi i calciatori in esubero possano essere esclusi da ritiri ed allenamenti.
Equiparare un calciatore seppur delle serie minori
ad un operaio in fabbrica è una delle più enormi
storture del sindacalismo mondiale.