Fino all'epoca pre cragnottiana, della commistione fra regime fascista e roma scudettata era cosa risaputa.
Persino diversi i romanisti dicevano, dopo le vittorie di Viola, di avere uno scudetto vinto più uno datogli da Mussolini.
In fondo la nobiltà e il rispetto quella squadra l'aveva conquistata con le vittorie successive, su tutte quelle degli anni '80 che ponevano un solco fra il palmarès romanista e quello laziale.
Per chi ha sempre avuto bisogno di poter dire di essere un deppiù degli altri, questo particolare non era da trascurare. Noi laziali a prescindere, loro romanisti perchè la roma c'ha qualcosa deppiù: i derby, gli scudetti, le coppitalie. Le altre statistiche (trofei europei zero, ad esempio) non sono contemplate, oppure sono truccate attraverso la rivalutazione delle coppe fieristiche.
Con la stagione delle vittorie laziali, che in tre anni cragnottiani azzerano il gap e pongono la Lazio come equipe che ha raggiunto risultati di maggior prestigio, avviene anche fra i tifosi la rimozione.
Quello scudetto fascista, quasi un orpello superfluo, diventa decisivo: sennò il deppiùismo su cui basano la loro appartenenza perde qualsiasi base storica, logica, aritmetica.
Lo scudetto del 2001 rappresenta la liberazione dall'incubo. Il numero 3 ovunque, gli scudetti adesso sono tutti pesanti uguali, e non è vero che Mussolini, e non è vero che il fascismo, e non è vero che il Bologna e invece è vero Amadei ottavo re di Roma.
E se gli dici del grande Torino, se gli fai notare che Amadei in nazionale non giocava mai, se porti le prove dell'inconsistenza della competitività della maggica in tutti i campionati precedenti e successivi a quello dello scudetto '42, ovviamente non ti rispondono.
Il fascismo è brutto e va condannato perchè i laziali so' fascisti.
Lo scudetto del '42 invece è bellissimo, epico, limpido come l'acqua di fonte.
Sulla verità storica tanto, si può sempre stendere un bel velo. Magari nero, come certe camicie tanto in voga nel 1942.