Fiorentina, De Silvestri: "Sono molto legato agli Stati Uniti"
25.05.2012 10.30 di Chiara Biondini
La chiacchierata scivola via veloce. Di corsa. Fuori piove, tra una seduta d'allenamento e l'altra della Fiorentina, ma Lorenzo De Silvestri non si dispera. E' abituato a fatiche diverse, sin dai primi anni. Dici Bjorn Daehlie, dici Silvio Fauner e i suoi giovani occhi si illuminano. "Due grandissimi atleti". Idoli che, col calcio, non hanno nulla a che vedere. La vita di Lollo, però, è un decathlon di esperienze e successi, per forgiare corpo e spirito. "Ginnastica artistica, atletica, sci di fondo. E pallone". Snocciola una lunga lista d'attività praticate tornando indietro con la memoria, anche se i primi ricordi lo riportano a casa. A Roma. "Sono nato a Monteverde, vicino al Gianicolo, da una famiglia normale, entrambi i genitori dentisti. Sono stati loro a trasmettermi il grande amore per lo sport". Con quale inizia? "Con la ginnastica artistica, per allenare il fisico, è stata una disciplina davvero importante. Mi ha forgiato anche nella mente, ma poi non crescevo troppo...". E si è dato all'atletica. "Esatto. Sono cresciuto praticamente dieci centimetri in un batter d'occhio. Facevo distanze lunghe e corte, dai mille agli ottanta metri. Poi un altro grande amore, lo sci di fondo". Quello degli idoli di cui sopra, Daehlie e Fauner. "Facevo sia tecnica libera che tecnica classica, ho anche vinto un Trofeo Topolino, un'importante manifestazione giovanile della disciplina. Però, dentro di me, covavo sempre un sogno: fare il calciatore".
Via, allora, si parte. Dalla Romulea. "Ho costretto, praticamente, mio padre a segnarmi. Feci un provino per una delle più importanti squadre giovanili di Roma e mi presero. Giocavo esterno alto a destra, quindi già alle origini ero già sulla strada del ruolo che faccio adesso".
Avanti coi ricordi. "Il mio primo allenatore è stato Fabiani, che poi ho ritrovato alla Lazio. Sono rimasto due anni, ho degli splendidi ricordi, anche se sul campo in terra mica era semplice giocare. Poi, proprio grazie al mister, sono andato in biancoceleste: fece il mio nome a Volfango Patarca, talent-scout della Lazio e in un torneo a Reggio Emilia decisero di prendermi".
Il coronamento di un sogno, giocare nella squadra del cuore. "Già: iniziai coi Giovanissimi Nazionali e, seppur con tutte le difficoltà del caso, fu comunque tutto facilitato dal fatto che eravamo per almeno l'80% di Roma. Il primo anno ho giocato terzino destro, feci anche un ottimo campionato, tanto da meritarmi la Nazionale".
L'Under 16. "Fu una gioia meravigliosa, unica. A Salerno, allo stadio Arechi, con ragazzi più grandi di me come Rossi, Lupoli e Paonessa. Conservo e conserverò per sempre quella maglia. Poi sono andato avanti, a grandi passi, prima con Rambaudi poi con Sesena come allenatore, sino all'esordio in prima squadra a diciassette anni, nel 2005, in Intertoto contro il Tampere".
Certo è che, perdoni la riflessione, ha fatto davvero poca gavetta. "Sono stato fortunato, non lo nego. Primavera, prima squadra, poi i titoli... Ho bruciato le tappe, ma dietro di me ho sempre avuto una splendida famiglia a farmi tenere i piedi per terra. Anche perché la luce dei riflettori ti fa pensare di essere arrivato: le prime gare, i primi autografi, rischi di perdere la testa. Sono stato bravo a non farlo e la mia famiglia a supportarmi".
Anche quando il celebre tabloid The Sun la inserì tra i migliori giovani al mondo. "E' l'esempio lampante: sono riuscito a tenere i piedi per terra. Una fortuna".
In carriera ha anche giocato le Olimpiadi: al di là del risultato sportivo, ha ricordi particolari a riguardo? "In Cina. Mi ricordo una mensa pazzesca, gigantesca. Si incrociava di tutto, dal mastodontico lanciatore di peso alla piccola ginnasta, dal nuotatore al tennista. Ho anche visto da vicino grandi atleti con Federer, Nadal, cestisti come Gasol ma non ho chiesto autografi a nessuno: non volevamo disturbare sportivi che per quattro anni preparano un evento così importante".
A proposito di emozioni: in bacheca ha anche una Coppa Italia con la Lazio. "Ricordo ogni istante di quella partita. Giocai tutta la competizione, fu un orgoglio doppio. La finale, con l'Inter, dopo aver sconfitto Juventus e Milan, a soli vent'anni... Ho ancora negli occhi il rigore di Dabo ed i festeggiamenti per la vittoria".
Piccola parentesi, per poi virare su un altro capitolo della sua vita: in molti l'accusano di non spiccare in quanto a tecnica. "Ho saltato la scuola calcio, alcuni fondamentali mi mancavano. Con Delio Rossi, dopo l'allenamento, mi fermavo a lungo per sedute di tecnica e tattica, a lui devo davvero tanto. Oggi i ragazzi non lo fanno".
Non che lei sia un 'anziano', però... "Vero. Però, a differenza mia e di altri con cui ho giocato in passato, vedo che questo costume non c'è più. Volevo migliorare le mie basi e ci sono riuscito grazie alla forza di volontà: per me, questo, è grande motivo d'orgoglio".
Riprendiamo la strada maestra della sua carriera. Primavera, prima squadra, trofei e cotillons... Poi un addio al veleno dalla Lazio. "Sono sincero: mi pento di averne parlato tanto. Ho usato l'istinto, potevo tenermi per me tutte quelle sensazioni e tutti quei pensieri sulla dirigenza e sulla mia gestione. Non è stato facile, è chiaro: ho lasciato la famiglia, gli amici, ma sono cresciuto. Andar via da Roma mi ha aiutato tanto a maturare. Volevo giocare di più, lì avevo tutto e rischiavo di perdere la fame di arrivare, accontentandomi della realtà che vivevo".
Poi, Firenze. "Un'occasione che ho preso al volo. Bellissima, rifarei mille volte ancora questa scelta". Tante gioie in viola, coronate anche dall'azzurro. "Contro le Far Oer, proprio all'Artemio Franchi. E' stata un'emozione unica, per un calciatore è il coronamento di un sogno, senti ripagati tanti sacrifici che hai fatto. Inutile dirlo e ribadirlo: ricorderò per sempre la mia prima con l'Italia".
Anche la vittoria col Liverpool, ad Anfield? "Mamma mia, altra serata unica, resa ancor più bella da un regalo di Della Valle: eravamo già passati, ma allo stadio invitò tutti i nostri familiari. Poco prima della gara, vidi lo stadio vuoto e mi sembrò strano. Poi iniziò a riempirsi: la Kop mette i brividi, ma ce li fecero venire anche i nostri tifosi. E' stato splendido, splendido davvero, si respirava un'euforia unica per un'impresa storica".
Il suo legame con Firenze, con la città, è molto forte. "La mia prima casa era in San Niccolò, un quartiere che mi ricordava molto Trastevere. Avevo il bar e l'edicola di fiducia, conoscevo i negozianti... Mi piace la vita di quartiere, non sono un tipo sedentario ma appena c'è uno spicchio di sole esco all'aria aperta. Firenze la vivo molto: vado al Piazzale Michelangelo o a fare una passeggiata in centro, tra Piazza della Repubblica ed il Duomo".
Sa una cosa? Lei non ricorda affatto quello che in molti dipingono come lo stereotipo del calciatore. "Altro mito da sfatare: non siamo viziati ignoranti. A me piace molto leggere, informarmi, viaggiare, ma piace farlo anche a tanti miei compagni".
Legge e naviga, inoltre. "Mi piace molto Niccoolò Ammaniti: ha uno stile giovanile, i suoi testi li 'divoro'. Ultimo libro? La biografia di Agassi, altro grande atleta. Poi sono un grande appassionato del web, di Twitter in particolare. E' un media nuovo, moderno, che ti permette di essere sempre e costantemente aggiornato su tutto e su tutti".
A bruciapelo: le manca Roma? "Casa è sempre casa, sfido chiunque a dire il contrario. Detto e sottolineato che con Firenze ho creato un legame speciale, di Roma mi mancano i vicoli, il centro, le fontanelle, gli amici, la famiglia, le piazze. La vita, la vita che ognuno lascia quando lascia la terra dov'è nato".
Roma, amici. Del vostro rapporto si è detto e scritto tanto, forse troppo. Chi era, per lei, Gabriele Sandri? "Un amico, un amico vero. Ci accomunavano la Lazio e la musica: Gabbo faceva il dj e con lui del mio lavoro parlavamo pochissimo. Lo porterò sempre con me, nel cuore".
Musica, diceva. Cosa ascolta? "Dai Red Hot Chili Peppers a Adele, da Lana Del Rey a Bruce Springsteen. 'Born To Run' era la colonna sonora di quando sciavo con mio padre".
Nessuno vuol far gossip, s'intende: ma che sia fidanzato, è cosa nota e risaputa. "Con Giulia (Giulia Elettra Gorietti, l'attrice di Tre Metri Sopra Il Cielo e Ti Amo In Tutte Le Lingue Del mondo, ndr), da un anno e mezzo. Stiamo bene insieme, siamo coetanei, seppur gestire le vite da personaggi pubblici non è che sia facilissimo. Però siamo due ragazzi semplici, e questo rende le cose meno complicate".
Viaggia molto? "Quando ero piccolo, adesso son più toccate e fuga per lavoro. Sono molto legato agli Stati Uniti, a New York, sono rimasto a bocca aperta davanti al Grand Canyon... Ci tornerò".
A proposito: ma è vero che parla cinque lingue? "Sono cresciuto in una scuola tedesca, poi l'inglese, il francese e sto cercando di imparare lo spagnolo".
E la quinta? "L'italiano...". Domanda poco arguta, vediamo se la prossima è più fortunata: De Silvestri il poliglotta si vede all'estero, in futuro? "Ragioniamo per ipotesi lontane e remote, ma mi piacerebbe, perché no? Magari proprio negli Stati Uniti, una realtà che vorrei vivere giorno dopo giorno, anche se l'Italia è sempre l'Italia".
Quiz rapido: l'idolo di una carriera? "Gianluca Zambrotta".
Inusuale come risposta: perché? "Sa che non gliel'ho mai detto? Mi vergogno a farlo. Però è il modello di giocatore al quale mi sono sempre ispirato: grandi doti atletiche, prima da esterno alto poi da terzino e soprattutto una persona 'low profile', mai fuori dalle righe. Lui come Maldini, del quale conserverò sempre una maglia che ci siamo scambiati nel suo ultimo anno in rossonero: capitano, leader e grande persona". Come si vede da grande? "Mi piacerebbe viaggiare, conoscere, scoprire. E poi restare nel mondo del calcio".
Iniziamo ad allenarci e la chiamiamo mister De Silvestri? "No, no, l'allenatore no. Piuttosto come direttore sportivo delle giovanili, per supportare i ragazzi nel difficile salto dalla primavera alla prima squadra. Due mondi diversi, per questo c'è bisogno di aiuto. Io ho avuto una famiglia splendida alle spalle, ma è un percorso tutt'altro che semplice. Anche perché le luci della ribalta accecano ed in fondo non siamo extraterrestri, ma ragazzi fortunati che però vivono un mondo che ha come gli altri anche il rovescio della medaglia". Born to Run. Ma coi piedi ben piantati per terra.
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ecco se fosse rimasto a fa il mezzofondista, avrebbe fatto il suo :poof:
scherzi a parte mi e' piaciuta l'intervista
il rigore di Dabo nella finale CONTRO L'INTER?!?!? :o
Citazione di: eaglefly1978 il 25 Mag 2012, 10:35
il rigore di Dabo nella finale CONTRO L'INTER?!?!? :o
Infatti. "Ricordo ogni istante di quella partita...".
Bisogno di un paio d'occhiali? :=))
Pur essendo abbastanza scarso, mi è dispiaciuto quando è andato via. Credevo che potesse migliorare e diventare una nostra bandiera.
peggio di scaloni non è di certo, è laziale e giovane, avrei preferito rimanesse. Peccato.
La cosa che mi fa imbestialire di più è che sia fidanzato con una ragazza che non si può definire ragazza...ma Dea!Eh si sono geloso....
Per me i veri laziali sono altri...
e quoto balivox
Citazione di: balivox il 25 Mag 2012, 12:11
La cosa che mi fa imbestialire di più è che sia fidanzato con una ragazza che non si può definire ragazza...ma Dea!Eh si sono geloso....
Concordo bell'intervista.
Citazione di: Broccolino il 25 Mag 2012, 11:14
Infatti. "Ricordo ogni istante di quella partita...".
Bisogno di un paio d'occhiali? :=))
Pur essendo abbastanza scarso, mi è dispiaciuto quando è andato via. Credevo che potesse migliorare e diventare una nostra bandiera.
Che poi tral'altro lui non giocò quella partita (mi pare fu in panchina).
Fatto bene ad andarsene, una pippa invereconda che non sapeva fare una diagonale manco a pagarla oro, oltre ad essere tecnicamente scarso.
Persona intelligente ed equilibrata, questo mi pare traspaia dall'intervista.
Una sorta di antidivo, dunque, un po' come Alessandro Nesta.
A me dispiace che se ne sia andato.
Citazione di: skizzo87 il 25 Mag 2012, 12:17
Che poi tral'altro lui non giocò quella partita (mi pare fu in panchina).
Fatto bene ad andarsene, una pippa invereconda che non sapeva fare una diagonale manco a pagarla oro, oltre ad essere tecnicamente scarso.
Giusto, in panchina fino al '12 del 1° tempo supplementare.
Citazione di: TheVoice il 25 Mag 2012, 12:26
Persona intelligente ed equilibrata, questo mi pare traspaia dall'intervista.
Una sorta di antidivo, dunque, un po' come Alessandro Nesta.
A me dispiace che se ne sia andato.
a me non dispiace che sia andato via, non sara' mai un buon calciatore
Per me nella Lazio avrebbe potuto far bene; ovviamente nella sezione atletica.
Citazione di: BomberMax il 25 Mag 2012, 12:31
a me non dispiace che sia andato via, non sara' mai un buon calciatore
Non so. De Silvestri è un '88, 24 anni dunque.
Balzaretti è un '81 ed è maturato tardi, pur essendo passato per Juve e Florentia.
Cassani è un '83 ed è pure lui esploso tardi.
Chissà, magari se riprendiamo Lollo fra due o tre anni...
Non è voluto rimanere alla Lazio per prendere più soldi.
Sta bene a firenze.
E poi è una pipparsugo...
Citazione di: Zoppo il 25 Mag 2012, 12:57
Non è voluto rimanere alla Lazio per prendere più soldi.
Sta bene a firenze.
E poi è una pipparsugo...
Molti si scordano, che è stato lui a non voler rinnovare il contratto.
Citazione di: TheVoice il 25 Mag 2012, 12:26
Persona intelligente ed equilibrata, questo mi pare traspaia dall'intervista.
Una sorta di antidivo, dunque, un po' come Alessandro Nesta.
A me dispiace che se ne sia andato.
De Silvestri non c'entra nulla con Nesta. Dal punto di vista tecnico è evidente a tutti; per quanto riguarda il carattere Nesta è un introverso mentre De Silvestri non lo è ssolutamente.
Eppoi con questa cosa del povero Gabriele ha esagerato: secondo me l'ha spettacolarizzata. Per me DS non c'entra nulla con la Lazio.
E' meno sprovveduto degli altri perchè è di estrazione borghese e quindi sa come comportarsi perchè è educato.
Il primo contratto con la Lazio l'ha firmato per soli tre anni e non per cinque come si fa di solito. Ma quale Laziale: questo è un titolo che solo pochi si meritano. A parole so boni tutti.
Bizzarre le parole sull'aver mantenuto i piedi per terra!!!
Uno che prima ha imposto alla società un contratto triennale e poi è andato via, sbattendo la porta, perchè la società si era permessa di prendere, nel suo ruolo, Lichtsteiner...si si...ha mantenuto proprio i piedi per terra!
Citazione di: TheVoice il 25 Mag 2012, 12:55
Non so. De Silvestri è un '88, 24 anni dunque.
Balzaretti è un '81 ed è maturato tardi, pur essendo passato per Juve e Florentia.
Cassani è un '83 ed è pure lui esploso tardi.
Chissà, magari se riprendiamo Lollo fra due o tre anni...
Dai stiamo parlando di uno che è stato la riserva in ordine di Oddo, Lichtsteiner, Ujfalusi,
Comotto e Cassani... In pratica, nelle due squadre dove ha giocato sebbene partisse nelle preferenze dell'allenatore, si è sempre ritrovato come riserva. Ha avuto solo la fortuna che Cassani si è rotto.
Cassani è stato titolare ovunque, giocando prestazioni eccelse nel Verona a 20 anni, per poi trasferirsi a Palermo da Titolare.
Balzaretti fu titolare a Torino sponda Toro, giocò tanto con la Juve sia in A che in B ,poi passò a Firenze dove Prandelli gli preferiva Pasqual e Gobbi. Fino ad arrivare a Palermo.
Stiamo parlando veramente della differenza tra giocatori di calcio e atleti di decathlon
pensavo che poteva diventare un grande nel suo ruolo...ma è rimasto un mezzo giocatore.
Citazione di: skizzo87 il 25 Mag 2012, 14:04
Dai stiamo parlando di uno che è stato la riserva in ordine di Oddo, Lichtsteiner, Ujfalusi, Comotto e Cassani... In pratica, nelle due squadre dove ha giocato sebbene partisse nelle preferenze dell'allenatore, si è sempre ritrovato come riserva. Ha avuto solo la fortuna che Cassani si è rotto.
Cassani è stato titolare ovunque, giocando prestazioni eccelse nel Verona a 20 anni, per poi trasferirsi a Palermo da Titolare.
Balzaretti fu titolare a Torino sponda Toro, giocò tanto con la Juve sia in A che in B ,poi passò a Firenze dove Prandelli gli preferiva Pasqual e Gobbi. Fino ad arrivare a Palermo.
Stiamo parlando veramente della differenza tra giocatori di calcio e atleti di decathlon
Allora, se la serie B non è la serie A (concetto usato e spesso abusato per valutare i giocatori che vestono la nostra maglia) le prestazioni in serie B di Cassani e Balzaretti (persino quelle con la Juve) valgono meno di sporadiche apparizioni (e conseguenti panche) in serie A del nostro.
Per di più fatte in giovane età.
Poi possiamo discutere del resto: mezzofondo, diagonali, soldi e & contratti, ingratitudine, Patarca, etc...
Ribadisco l'ottima impressione che ricavo dall'intervista.
Ed un pizzico di delusione legata al fatto che "poteva" essere un valore aggiunto.
Pipparzuga clamorosa, ha solo corsa e fisico ma tecnicamente e tatticamente è un giocatore da serie B.
Poi è pure arrogante, conosco suoi ex compagni alla scuola tedesca, e altro che "con i piedi per terra".
Ah, pure la storia delle 5 lingue è na fregnaccia: non parlava mezza parola di tedesco, figuratevi delle altre lingue.
Però lui è un ragazzo semplice che non se la tira..
Sciò, via dalla Lazio
Citazione di: TheVoice il 25 Mag 2012, 14:52
Allora, se la serie B non è la serie A (concetto usato e spesso abusato per valutare i giocatori che vestono la nostra maglia) le prestazioni in serie B di Cassani e Balzaretti (persino quelle con la Juve) valgono meno di sporadiche apparizioni (e conseguenti panche) in serie A del nostro.
Per di più fatte in giovane età.
Poi possiamo discutere del resto: mezzofondo, diagonali, soldi e & contratti, ingratitudine, Patarca, etc...
Ribadisco l'ottima impressione che ricavo dall'intervista.
Ed un pizzico di delusione legata al fatto che "poteva" essere un valore aggiunto.
Balzaretti si è fatto un campionato di Serie A con la Juve (in cui ha vinto il campionato di Calciopoli) a 24 anni giocando 28 partite tra campionato, coppa e champions. E poi era titolare nella Juve in serie B con gente come Buffon, Chiellini, Del Piero, Nedved, Trezeguet, Camoranesi e via dicendo...
Cassani era titolare a Palermo a 23 anni..
Valore aggiunto??, ringraziamo dio che ci siano stati i Della Valle che ci hanno dato 5.5 o 6.5 mln.. Che se non ci stava la Tragedia di Gabriele Sandri, nessuno se lo sarebbe + filato.
Poi per me è una pippa avendolo seguito da noi e alla Fiorentina... poi sei libero di pensarla come vuoi ;) (è la bellezza del forum avere opinioni differenti :) )
non mi piace come giocatore, e poi dopo averlo sentito parlare ad Auronzo quando ancora stava sotto contratto con la Lazio con alcuni tifosi in un certo modo non mi è piaciuto. Sarò strana io ma secondo me certe cose non andrebbero mai condivise coi tifosi.. alimentano solo un clima pessimo che già circola in alcuni frangenti della stagione..
bella intervista, nel senso che è di lettura gradevole, cui farei solo un paio di appunti, oltre a quello sulla finale di coppa italia con l'inter
Citazione di: BomberMax il 25 Mag 2012, 10:26
"... una famiglia normale, entrambi i genitori dentisti..."
no, va beh, dai, siamo seri, normalità non è solo non essere famosi
Citazione di: BomberMax il 25 Mag 2012, 10:26
"Però siamo due ragazzi semplici, e questo rende le cose meno complicate".
questo poi è il trionfo della banalità
per il resto concordo: bella intervista
senza rimpianti, ciao de silve'
Lo seguo sempre con simpatia ed ho compreso la sua volontà di andare via per guadagnare di più ( d'altronde a livello professionistico funziona così, basta guardare dall'altra parte ai due super capitani dal core mezzo giallo e mezzo rosso che quando si è trattato di soldi e rinnovi non hanno guardato in faccia a nessuno), in bilancio entrarono mi sembra più di 5 milioni e dal punto di vista tecnico con Licht ma anche con Konko ci abbiamo guadagnato.
non ci siamo persi poi molto....anche io credevo molto in lui e francamente quando non rinnovò con noi, ci rimasi male...ma avendolo visto giocare diverse volte succesivamente mi sono reso conto che non tutto il male vien per nuocer ;) ;) ;) ;) ;)
Se al posto di essere uscito dal nostro vivaio fosse stato un giocatore qualunque, nessuno di noi se lo sarebbe inculato di pezza.
Come sarà fra due anni non lo so, ad oggi l'ultima fiorentina è la sua giusta dimensione.
Citazione di: Broccolino il 25 Mag 2012, 12:30
Giusto, in panchina fino al '12 del 1° tempo supplementare.
per me una pippa, ma salvò un gol nei tempi supplementari