Molte critiche sono obiettivamente ingenerose, soprattutto quando sono mirate a screditarlo come tecnico in assoluto, a prescindere da come sta andando adesso la Lazio.
Credo che certi cicli, esaurendosi, possano anche dare un'immagine sbagliata del valore degli interpreti: io non credo che il ciclo sia finito, o meglio penso che se c'è un problema di "sazietà" questo possa riguardare più i giocatori che non l'allenatore, che è giovane e che sa bene che alla Lazio può trovare una consacrazione definitiva prima di buttarsi a risolvere le magagne di squadre anche più titolare ma che lo userebbero come parafulmine in attesa degli Allegri, dei Mourinho o dei Frick.
Però è indubbio che la cosa che più ci preoccupa, o almeno che preoccupa me, è che al netto dell'interpretazione più o meno condizionata dai pensieri personali che abbiamo su Inzaghi e sulle sue idee di gioco, non si veda la voglia (magari anche non supportata dalle gambe) di lottare e riprendersi i punti persi, a maggior ragione contro squadre più scarse e che normalmente avremmo asfaltato.
Ecco, quella sensazione di rassegnazione mista a depressione che ti fa sentire che il pareggio del Benevento a fine primo tempo sia la chiusura della partita, senza quella scossa che avrebbe dovuto polverizzarli nel secondo.
Provocazione: se dovessimo fare punti e prestazione contro Napoli e Milan sarei ovviamente felicissimo e tornerei a puntare con entusiasmo al 4 posto, ma al tempo stesso sarei incazza.tissimo perché non si possono perdere così tanti punti con squadre più deboli solo e unicamente per una questione mentale. In qualche modo sarebbe quella la cosa che mi farebbe diventare per la prima volta da quando allena la Lazio un po' critico verso Simone.