Citazione di: inquisitor il 09 Dic 2018, 07:23
Appunto, hai scritto il de profundis per Inzaghi. Ieri Anderson, oggi Correa: non è cambiato nulla.
Se una squadra gioca male e un tecnico mette in panchina il più forte a disposizione e fa giocare Patric e Lulic titolari, una società seria questo tecnico lo manda a Cape Canaveral e lo imbarca in una navicella spaziale, ma una di quelle destinate a non far ritorno sulla terra.
Non ho null'altro da aggiungere.
Già scritto più volte.
Aveva la 10, questo ha la 11. Giocava bene il primo, gioca bene il secondo.
La loro sorte è la medesima, a quanto pare non c'è verso che possano giocare con continuità, a meno che anche Correa non venga spostato a fare il terzino al posto di Patric /Marusic (non cito Caceres, altro colpo di genio del mister, che pare non possa giocare per niente al mondo).
In 3 anni di inzaghi non è cambiato nulla.
Prima c'è il modulo, poi vengono i giocatori. Anzi, meglio, prima c'è il modulo, poi vengono ALCUNI giocatori.
A prescindere dalle qualità e dallo stato di forma. L'unico ruolo che bella è la "seconda punta". LA, FA se LA era rotto, Caicedo, quasi sempre dopo un'ottima prestazione di Correa, Correa se LA è fuori. Guai a dare continuità. Guai a far giocare, ad esempio, Correa dall'inizio.
Non c'è stata partita in cui non sia subentrato, evidentemente come mossa della disperazione.
Non c'è stata partita in cui non sia subentrato FA, anche qui come mossa della disperazione.
Non hanno mai contato le prestazioni.
Chiaro che si sia rotto il cazho dopo due anni così. Mi stupisco delle parole al miele che, nonostante tutto, ci ha sempre dedicato (Felipe ragazzo ok).
E lo stesso succederà a Correa.
L'impermeabilita al cambiamento é la prima causa di fallimento, in qualsiasi ambito.
Al di là di preparazione tecnica e competenze varie.
Puoi anche essere il migliore del mondo, ma se ti arrocchi sulle tue posizioni, se sei refrattario e sordo nei confronti dei segnali che il mondo attorno ti lancia, prima sotto forma di sussurri, poi come grida e urla disperate, sei destinato a perdere. Gli altri vanno avanti, tu stai fermo o cominci a retrocedere, inesorabilmente.
Questo è quello che sta dimostrando Inzaghi.
Non ci sono ritiri che tengano.
O trovi il coraggio di cambiare, o trovi soluzioni alternative, o trovi nuove risorse dal gruppo numeroso che hai in dote, oppure sei destinato a proseguire lungo una strada che non porta a niente.
I segnali, purtroppo, sono pessimi. E la partita di ieri ne è la chiara e lampante dimostrazione.