INZAGHI NON PERDONA
«COCCOLE FINITE!» (Corriere dello Sport)
Il tecnico duro con la Lazio: non darà più spiegazioni sulle sue scelte e non coprirà più gli errori
di Daniele Rindone
ROMA
Si è trasformato. Non è più quello di prima. E' stato il loro primo difensore, li ha protetti anche coprendoli. Ieri è passato all'attacco. La Lazio ha conosciuto un altro Inzaghi. Non era quello buono e caro, l'allenatore- amico dell'ultimo triennio, paziente, benevolo, confidenziale, sempre disponibile. Ha cambiato parole e regole dopo la debacle di Ferrara, la solita debacle. Sono finite le scuse e le coccole. E' finita la comprensione, niente più tolleranza e indulgenza. Simone, d'ora in poi, deciderà chi giocherà senza dare spiegazioni. E non assolverà nessuno dalle colpe. E' il senso del discorso fatto alla squadra nel giorno della ripresa, prima dell'analisi video, prima delle prove tattiche. Poco meno di un'ora di riunione, concetti forti, senza bisogno di urlare. Non è stato un rimprovero scenico e allusivo. L'allenatore, parlando, ha preso i giocatori di petto. In questi anni di sfuriate ce ne sono state, forse mai si era arrivati ad una presa di posizione così netta e così rapida (avvenuta dopo 3 giornate). Simone ha rivolto, ripetendola, una domanda ai suoi uomini: «Perché, da tre anni, ripetete lo stesso errore? Perché?», ha detto riferendosi all'eterno problema che affligge la Lazio. Crolla e ricrolla. Promette di non farlo più e ci ricasca puntualmente. Inzaghi non sa più a che santo votarsi, non sa più dove sbattere la testa. Può sembrare impotenza, è frustrazione. Lo ha chiesto ai suoi uomini cos'è che manca, cos'è che li fa andare in tilt. Non si raccapezza lui, non si raccapezza nessuno del suo staff. Simone ha usato una doppia strategia dopo Ferrara. A caldo, in conferenza stampa, s'è accollato le colpe, ha protetto la squadra, forse per l'ultima volta: «Non vanno trovati colpevoli. Il colpevole sono io in quanto capo del gruppo». Nel confronto di ieri non ha fatto sconti e ha chiarito il suo nuovo atteggiamento: non saranno più coperti gli errori, di gruppo e individuali. Ha sempre protetto tutti, s'è stancato di farlo, soprattutto se i risultati sono questi.
MILINKOVIC. Simone ha attaccato la squadra per l'atteggiamento mostrato nel secondo tempo. Non sono mancati i riferimenti a chi è entrato in corsa, dopo il pareggio di Petagna. Dire che Milinkovic e Correa erano impresentabili è dir poco. Certi atteggiamenti non sono tollerabili. Con Milinkovic qualcosa è cambiato dopo la sostituzione nel derby e dopo l'esclusione dall'undici anti-Spal. E' bene che si guardi avanti. Ha parlato solo Inzaghi alla ripresa, la società è rimasta in silenzio, aspetta risposte immediate. Lotito non si è visto a Formello, non è entrato nella questione, guarda da lontano. Il diesse Tare è sempre al seguito della squadra, ma ha preferito non intervenire. E' bastato l'allenatore. Tutti si augurano che sia la volta buona, che la squadra si renda conto una volta per tutte che deve crescere, che non può autolimitarsi. I giocatori avranno meritato sicuramente la sfuriata. Ma Simone, da parte sua, deve continuare a riflettere su ciò che si può migliorare tatticamente, su dove si può intervenire in partita per evitare che gli altri vincano facile appena la Lazio va in difficoltà. Domenica l'ha detto: «Quando perdiamo ordine diventiamo una squadra normalissima, non da vertice!». Il nuovo ordine delle cose, Simone, l'ha stabilito ieri.