Per analizzare però il fenomeno delle scommesse bisogna tornare un po' indietro nel tempo.
Il gioco viene regolamentato nei primi 2000 in Italia, ma sostanzialmente per far emergere un settore che già operava a terra con più di 300.000 slot, picchetti vari e siti online esteri spesso truffaldini; consideriamo anche che al picchetto spesso si associava anche lo strozzinaggio, e che le macchinette erano completamente gestite dalla malavita organizzata.
La legalizzazione di fatto, come scrivevo prima, porta alla luce un settore già fiorente, con il duplice obiettivo di garantire entrate allo Stato (e ci si è decisamente riusciti) e di gestire un problema territoriale (e qui c'è ancora tanto da lavorare).
Negli anni poi si è combattuto per bloccare i siti illegali, chiudere i picchetti non autorizzati e sequestrare le slot machine senza autorizzazione ADM.
E' una situazione esattamente paragonabile al proibizionismo statunitense: se lo vieti ingrassi le mafie e copri i problemi, se lo fai emergere magari qualcosa puoi gestire con interventi mirati.
Il contesto ora non è totalmente sano: la tecnologia attuale permette di bypassare i controlli della polizia postale per i siti illegali, e a volte gli stessi punti vendita offrono un mercato parallelo per proprio tornaconto personale. Sul discorso slot invece credo ora sia tutto 'emerso' (ma questo non vuol dire che non ci siano infiltrazioni).
Il gioco legale ha fatto però numerosi passi avanti: ci sono meccanismi per controllare il comportamento dei giocatori e individuare i ludopatici, ci si può autoescludere, sono presenti contact center per la gestione di queste problematiche e anche gli sforzi per l'antiriciclaggio sono al massimo (è tutto tracciato).
Ci sono gli stessi controlli per gli alcolizzati o i tabagisti? Ovviamente no, e non ci potrebbero neanche essere... Si fa quel che si può, laddove il consumatore è tracciabile.
Differente il discorso sulla pubblicità, perchè in questo caso come si suol dire 'il diavolo fa le pentole ma non i coperchi'...
Intendiamoci, IMHO è teoricamente corretto non pubblicizzare comportamenti negativi, ma diventa quasi filosofia distinguere i prodotti/servizi che portano a comportamenti negativi, sono valutazioni da Stato Etico (droga? azzardo? prodotti contenenti troppi grassi saturi? siti d'appuntamento o pornografici? qual è l'inizio e quale la fine?).
Ad oggi la soluzione trovata dalle aziende di settore è pubblicizzare siti non legati direttamente al gioco, che solitamente forniscono video o statistiche, così da aumentare la conoscenza del brand in maniera indiretta.
Se volete un parere, personalmente inasprirei le pene per i comportamenti illegali e aumenterei la comunicazione per chiarire quanto sia stupido scommettere (o giocare) sperando di vincere, ma lasciando ognuno libero di comportarsi come meglio crede - e non solo sulle scommesse ovviamente.