Carissimi, non so dove inserire questo topic, forse sarebbe un post da sfogatoio, o un topic da mondo.
Lo pongo qua, perché una vicenda di cronaca nazionale si intreccia con una viceda biografica.
Penso che un pó tutti, sappiate la storia del ragazzo di 13 anni picchiato, invitato a Coverciano e poi squalificato perché in realtá aveva sferrato un calcio alla testa ad un avversario a terra.
Sto per lasciare la squadra di calcio giovanile di mio figlio, che alleno da un paio di annetti, perché non riesco ad allontanare un ragazzino violento. Parliamo di un ragazzino che in un periodo medio-lungo ne ha combinate di tutti i colori, tende a picchiarsi con il fratello, minaccia gli altri bambini. L´ultima volta ha minacciato mio figlio con una "testata" mi sono frapposto per evitare collusioni. Faccio presente che tra i due bambini ci sono almeno 20 kg di differenza. Mio figlio é bassino e magro. L´altro alto e """robusto""". Parliamo di bambini tra i 9 e i 10 anni.
I genitori del ragazzino, ne hanno dette di tutti i colori a me e il mio collega. Sostengono che gli atteggiamenti del figlio/dei figli (son fue gemelli) siano normali. Che in fondo ci sta sempre nel gruppo il bambino piú esuberante. Che la colpa sarebbe mia che non lo faccio giocare abbastanza (non é colpa mia se é senza fiato, non corre, ed é scarsetto) che in fondo "so bambini". Si sono lamentati del fatto che io nonostante sia "pedagogo" non mostri alcuna empatia. Cioé io dovrei provare empatia per un bambino che minaccia gli altri bambini, li sfotte, mi mostra il dito medio ect. e ha due genitori pronti ad attaccare.
Non voglio giustificare quel padre, non giustifico alcuna forma di violenza. Semplicemente vedo che i genitori non si assumono la responsabilitá di insegnare ad essere civili.
Sono cresciuto a ridosso di quartieri difficili, ho compagni di classe finiti in prigioni, ho lavorato in una favelas. Non mi impressiona questo qui. Proprio per questo "so" dove conduce anche la microviolenza infantile e non la voglio nella mia squadra. Non la voglio per mio figlio.
Non voglio piú che mio figlio giochi a calcio. Non vorrei trovarmi nella situazione di vedere mio figlio o un suo amichetto prendere o dare un calcio in testa.
Mio figlio dice che "voglio distruggere il suo sogno". Mi sento anche in colpa per questo. Peró ecco, proveró a trovargli una nuova squadra...peró ecco ho una tristezza addosso.
Tolto l´elemento biografico patetico. I punti sono la mancanza d´educazione sociale. I figli dei millenials sono assolutamente iper-individualisti. Sono incapaci di dare una regola e farsi rispettare...questo porta a disastri.
Per il resto...Non penso io stesso di essere esemplare, ma il calcio giovanile fa schifo in toto. Troppo troppo stress per sti ragazzini...devono giocare nelle strade, nelle piazze, liberi da adulti che gli danno regole, che li gasano ma anche che li proteggono.
La cosa brutta é che quando mio figlio va al cortile, gioca sempre solo con la palla. La scuola calcio é assurdamente l´unico posto in cui gioca con i bambini e se non ti dai da fare come genitore non funziona.
Se ben ricordo vivi all'estero e la situazione in Italia è ancora peggio con un livello di maleducazione sia dei genitori che dei figli elevata.
Il mondo del calcio minorile è marcio.
Marcio nei genitori che assistono e marcio nei ragazzini e l'episodio dei gironi scorsi è la sintesi dello schifo che c'è .
Se tuo figlio ama giocare a calcio portalo in una società più attenta (dovrebbe essere la società stessa a isolare ed espellere il compagno violento di squadra di tuo figlio.
Da come scrivi e dal ruolo che hai sei un padre ed una persona molto bella. Non lasciare che gli altri rovinino tuo figlio.
Citazione di: Adler Nest il 05 Set 2025, 19:40
Se ben ricordo vivi all'estero e la situazione in Italia è ancora peggio con un livello di maleducazione sia dei genitori che dei figli elevata.
Il mondo del calcio minorile è marcio.
Marcio nei genitori che assistono e marcio nei ragazzini e l'episodio dei gironi scorsi è la sintesi dello schifo che c'è .
Se tuo figlio ama giocare a calcio portalo in una società più attenta (dovrebbe essere la società stessa a isolare ed espellere il compagno violento di squadra di tuo figlio.
Da come scrivi e dal ruolo che hai sei un padre ed una persona molto bella. Non lasciare che gli altri rovinino tuo figlio.
Grazie Aler, peró ecco io non mi sento meno marcio degli altri.
Ho l´impressione che si dia troppa troppa importanza al calcio e si dimentica che é gioco del calcio. Io stesso ho cercato di "formarmi", di allenare, etc., a volte mi sono riscoperto troppo preso.
Penso di aver sbagliato qualcosa...ecco perché ti abbraccio ma non so se sono una persona molto bella (almeno nel calcio :beer:)
Quello che é importante del tuo post e che riscontro nel mio lavoro (serio) é la diffusa maleducazione e la mancanza del senso di responsabilitá che viene trasmesso.
Siamo tutti troppo pronti a fare gli avvocati dei nostri figli sempre e cmq.
Su me stesso cerco di lavorare su questo. Non é facile...
Cmq ti rigrazio tanto per le tue parole
imho il problema però non è il calcio, direi che forse è la società che è così.
io quando giocavo in una delle società storiche di uno storico quartiere romano(con un buonissimo settore giovanile), mi capitava (raramente ma accadeva) di andare a vedere le partite delle giovanili, e ne succedevano di tutte con i genitori sugli spalti, devo dire che forse in campo i ragazzini (già con gli under 18 le cose cambiavano, anche in campo ne vedevi di tutti i colori), subivano poco le pessime influenze provenienti dagli spalti. genitori di ragazzini dell'età riguardante il fatto di cronaca che chiedevano ai figli di spaccare le gambe all'avversario di turno ...
Anni fa nella tua situazione feci convocare il padre (che menava il figlio quando non faceva gol,mentre il figlio in allenamento menava tutti con entrare senza pieta') e lo invitammo a calmarsi , se voleva fare rimanere in quella società il figlio. Funzionò ,poi se ne torno' al suo paese.
Proposi allenamenti a porte chiuse,il Presidente si fece una risata.
Invece ad un torneo con la Lazio a Caserta ,vidi nonni attaccarsi alla rete minacciando le cose più indicibili.
Segno che è un problema radicalizzato e di cultura.
Ps. Dall' eccellenza in giù ,si menano su un campo ogni due.
Citazione di: RubinCarter il 06 Set 2025, 19:07
Anni fa nella tua situazione feci convocare il padre (che menava il figlio quando non faceva gol,mentre il figlio in allenamento menava tutti con entrare senza pieta') e lo invitammo a calmarsi , se voleva fare rimanere in quella società il figlio. Funzionò ,poi se ne torno' al suo paese.
Proposi allenamenti a porte chiuse,il Presidente si fece una risata.
Invece ad un torneo con la Lazio a Caserta ,vidi nonni attaccarsi alla rete minacciando le cose più indicibili.
Segno che è un problema radicalizzato e di cultura.
Ps. Dall' eccellenza in giù ,si menano su un campo ogni due.
Sicuramente c´é un problema di cultura.
Tuttavia ho l´impressione che il calcio sia un veicolo importante di una certa cultura violenta. Che il neofascismo abbia attecchito nelle curve e negli stadi, per me non é un caso e trovo banale e superficiale la risposta "é una zona non controllata".
Difficile fare paragoni con altri sport, perché ci muoviamo su numeri totalmente differenti.
Il calcio é lo sport piú "popolare" sia nel senso di pop, sia nel senso che ha il maggior numero di praticanti, ma anche nel senso di povero. Il bambino piú povero del mondo ha sicuramente dato un calcio ad una palla e forse é stato il momento piú bello della sua vita.
Ritengo ancora che il calcio vada restituito alla sua origine
popolare. In questo senso deve essere "politicizzato".
Personalmente sono arrivato alla conclusione che fino ai 10 anni, i ragazzini dovrebbero essere allenati da gente che non sa niente di calcio. Che si limita a preparare i campi e gli esercizi. Che i bambini imparino a giocare (vivere) insieme.
Come vi capisco.
Io ho risolto a monte: ai miei ho sempre detto che avrebbero potuto fare tutto, tranne calcio.
Peccato, perché in sé è uno sport bello e aggregante.
Citazione di: RG-Lazio il 06 Set 2025, 21:47
Sicuramente c´é un problema di cultura.
Tuttavia ho l´impressione che il calcio sia un veicolo importante di una certa cultura violenta. Che il neofascismo abbia attecchito nelle curve e negli stadi, per me non é un caso e trovo banale e superficiale la risposta "é una zona non controllata".
Difficile fare paragoni con altri sport, perché ci muoviamo su numeri totalmente differenti.
Il calcio é lo sport piú "popolare" sia nel senso di pop, sia nel senso che ha il maggior numero di praticanti, ma anche nel senso di povero. Il bambino piú povero del mondo ha sicuramente dato un calcio ad una palla e forse é stato il momento piú bello della sua vita.
Ritengo ancora che il calcio vada restituito alla sua origine popolare. In questo senso deve essere "politicizzato".
Personalmente sono arrivato alla conclusione che fino ai 10 anni, i ragazzini dovrebbero essere allenati da gente che non sa niente di calcio. Che si limita a preparare i campi e gli esercizi. Che i bambini imparino a giocare (vivere) insieme.
Il neofascismo e la politica in questo discorso non li metterei.
Ci sono teste di cazzo in giro a piede libero e si sono riprodotti.
E tra poco contamineranno anche quell isola felice che è il rugby.
Scusate doppio post
«Vuoi tuo figlio in A? Paga»: il lato oscuro del calcio giovanile
Il libro di Giulio Mola e i genitori nelle mani di agenti-squali:
[...] Il sistema andrebbe cambiato ma «nessuno ha realmente voglia di farlo. Forse perché non conviene. E allora i bambini non sognano più"
https://www.open.online/2026/04/07/calcio-giovanile-agneti-squali/