Da Ledesma ad Amauri . Oriundi, serbatoio azzurro?

Aperto da Daniela, 26 Giu 2010, 11:05

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Daniela

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Il nuovo corso di Prandelli potrebbe sfruttare talenti stranieri. Il futuro è una Nazionale multietnica: dagli italiani Balotelli, Okaka e Ogbonna a campioni «esotici» come Zarate, Maxi Lopez e Motta



JOHANNESBURG, 26 giugno - La Na­zionale va rifondata. Si deve aprire un nuovo ciclo, molti dei giocatori che hanno falli­to in Sudafrica resteranno a casa. Cannavaro e Gattuso hanno già annunciato il loro addio, non ci sarà più spazio neppure per Camoranesi e De Sanctis e parecchi altri. Per creare un nuovo ciclo Cesare Prandelli potrà pren­dere in considerazione anche i giocatori naturalizzati, quelli che hanno il doppio passaporto e che negli ultimi tempi spesso fanno la fortu­na di altre na­zionali.

Nell­'Italia recen­te c'è stato un solo caso nel­la Nazionale maggiore e riguarda Ca­moranesi, che in questi anni ha dato il suo contribu­to alla squadra azzurra vin­cendo il Mondiale 2006, mentre in passato il fenome­no assunse proporzioni mag­giori con i vari Orsi, Monti, Sivori, Altafini. La politica della Federazione in questo senso è di massima apertura. Non ci saranno mai pressioni per far cambiare lo status di un calciatore, ma quelli che hanno tutti i requisiti saran­no presi in considerazione. Da parte dei vertici federali non ci saranno preclusioni, ma nello stesso tempo non ci saranno condizionamenti nei confronti del nuovo ct che, come ha ricordato ieri il pre­sidente Giancarlo Abete, agi­rà in assoluta autonomia. Ci sono molti giocatori che recentemente hanno dato la loro disponibilità e che in al­cuni casi hanno sfiorato la convocazione. E' il caso di Amauri, della cui chiamata per il Mondiale si è parlato fino a poche settimane dalla partenza per il Sudafrica. Le lungaggini burocratiche per ottenere il passaporto italia­no e una certa chiusura ma­nifestata dagli azzurri (pen­sate un po'...) hanno reso complicato il suo passaggio in azzurro. In questo attacco anemico anche Amauri, che per la verità ha vissuto una stagione negativa, al pari di tutti gli altri giocatori della Juve, avrebbe fatto comodo. Anche due brasiliani si so­no resi disponibili. Sono Thiago Motta e Taddei. In questo cen­trocampo che ha fatto ac­qua da tutte le parti po­trebbero fare la loro parte. Anche Zarate si era propo­sto. Se l'ar­gentino completasse la sua maturazione potrebbe diven­tare un giocatore importante anche in chiave Nazionale.
www.corrieredellosport.it


aprire agli oriundi non sarebbe un problema IMHO,
se sono italiani (e possibilmente formatisi nel calcio italiano...) non vedo ragione (se non quella tecnica) di non convocarli

tuttavia non vedo questa soluzione come l'apanacea dei  mali della nazionale (leggi mancanza di talento)

forse occorrerebbe andare nella direzione opposta
diminuire il numero di stranieri nel nostro campionato
e dare spazio ai giovani della primavera (italiani o oriundi che siano)



Splash

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Citazione di: daniela il 26 Giu 2010, 11:05

forse occorrerebbe andare nella direzione opposta
diminuire il numero di stranieri nel nostro campionato
e dare spazio ai giovani della primavera (italiani o oriundi che siano)



diminuire il numero degli stranieri è un falso rimedio, imho. A parte che il numero di comunitari non potrà essere limitato per la libera circolazione dei lavoratori nei paesi UE, si potrà eventualmente intervenire sul numero degli extracomunitari. Ma, ripeto, non è quello il problema. Fino a quando un talento straniero costerà la metà di un mediocre giocatore italiano, le società preferiranno andare a comprare all'estero. Il nostro calcio, rispetto a quello europeo (Spagna e Inghilterra soprattutto, ma anche la Germania ci sta superando) da anni ha perso terreno. I campionati migliori si giocano all'estero e all'estero dei nostri giocatori non ci va nessuno, tranne poche eccezioni. E quelli che ci vanno non finiscono in Nazionale. Una presa di coscienza che a livello europeo siamo diventati la serie B del calcio non potrebbe che fare bene e permetterci di ripartire individuando le soluzioni giuste.

ralphmalph

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e, per questo, non basteranno gli oriundi a farci tornare competitivi

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Esprit Libre

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In pratica la Nazionale Azzurra diventerebbe una raccolta di scarti di quelle Argentina e Brasiliana, un bel passo avanti.
Almeno negli anni 50-60 si facevano giocare i Sivori e gli Altafini, anche se con scarsi risultati.

vagabond

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riportare in forza i settori giovanili...altro che oriundi...le nostre grandi squadre sono imbottite di stranieri anche nelle giovanili...la Lazio non sforna talenti da serie A da Nesta...la riomma...l'ultimo è de rossi...il milan??? antonelli, abate ma non mi sembrano da nazionale...l'inter..balotelli e santon.. la rubentus...marchisio l'incollocabile....

Se non si riprende  a puntare sui settori giovanili e non si abbassano i prezzi per i giocatori italiani...costano il doppio se non il triplo dei talenti stranieri...non andremo da nessuna parte nei prossimi anni...

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Citazione di: ralphmalph il 26 Giu 2010, 11:16

diminuire il numero degli stranieri è un falso rimedio, imho. A parte che il numero di comunitari non potrà essere limitato per la libera circolazione dei lavoratori nei paesi UE, si potrà eventualmente intervenire sul numero degli extracomunitari. Ma, ripeto, non è quello il problema. Fino a quando un talento straniero costerà la metà di un mediocre giocatore italiano, le società preferiranno andare a comprare all'estero. Il nostro calcio, rispetto a quello europeo (Spagna e Inghilterra soprattutto, ma anche la Germania ci sta superando) da anni ha perso terreno. I campionati migliori si giocano all'estero e all'estero dei nostri giocatori non ci va nessuno, tranne poche eccezioni. E quelli che ci vanno non finiscono in Nazionale. Una presa di coscienza che a livello europeo siamo diventati la serie B del calcio non potrebbe che fare bene e permetterci di ripartire individuando le soluzioni giuste.
Purtroppo non è un falso problema e non è solo un problema italiano. Le regole comunitarie non sono neanche un problema, basterebbe un "gentlemen's agreement" tra i presidenti delle società per superarle, se vogliono veramente preservare il giocattolo con il quale giocano.
Il fatto triste è che di gentlemen nel mondo del calcio attuale sembra che ne circolino pochi.

ralphmalph

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Citazione di: Esprit Libre il 26 Giu 2010, 13:05
Purtroppo non è un falso problema e non è solo un problema italiano. Le regole comunitarie non sono neanche un problema, basterebbe un "gentlemen's agreement" tra i presidenti delle società per superarle, se vogliono veramente preservare il giocattolo con il quale giocano.
Il fatto triste è che di gentlemen nel mondo del calcio attuale sembra che ne circolino pochi.

la libera circolazione dei calciatori nel Globo non impedisce a Argentina, Brasile, Cile ecc. di rimanere competitivi a livello mondiale. I loro migliori giocatori giocano all'estero eppure nessuna sudamericana ha fatto la figuraccia rimediata dall'Italia. Ma mentre in tutto il mondo i calciatori si muovono al di fuori dei confini, in Italia gli "emigrati" si contano sulle dita di una mano. Perché costano troppo! Così ci ritroviamo in Nazionale un Di Natale, bravo quanto vuoi ma con zero esperienza internazionale, un marchetti che, a dispetto di un campionato da protagonista, è sembrato un citofono, un Criscito con la faccia terrorizzata dalla tensione. Un po' come i riomici che non escono dai confini del GRA, così noi Italiani abbiamo paura di guardare all'estero e così pensiamo che il rimedio sia quello di limitare il numero degli stranieri nel nostro campionato. Sarebbe, a mio parere, la tomba del calcio italiano.

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Dusk

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Citazione di: ralphmalph il 26 Giu 2010, 14:25
la libera circolazione dei calciatori nel Globo non impedisce a Argentina, Brasile, Cile ecc. di rimanere competitivi a livello mondiale. I loro migliori giocatori giocano all'estero eppure nessuna sudamericana ha fatto la figuraccia rimediata dall'Italia. Ma mentre in tutto il mondo i calciatori si muovono al di fuori dei confini, in Italia gli "emigrati" si contano sulle dita di una mano. Perché costano troppo! Così ci ritroviamo in Nazionale un Di Natale, bravo quanto vuoi ma con zero esperienza internazionale, un marchetti che, a dispetto di un campionato da protagonista, è sembrato un citofono, un Criscito con la faccia terrorizzata dalla tensione. Un po' come i riomici che non escono dai confini del GRA, così noi Italiani abbiamo paura di guardare all'estero e così pensiamo che il rimedio sia quello di limitare il numero degli stranieri nel nostro campionato. Sarebbe, a mio parere, la tomba del calcio italiano.


150%.

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Citazione di: ralphmalph il 26 Giu 2010, 14:25
la libera circolazione dei calciatori nel Globo non impedisce a Argentina, Brasile, Cile ecc. di rimanere competitivi a livello mondiale. I loro migliori giocatori giocano all'estero eppure nessuna sudamericana ha fatto la figuraccia rimediata dall'Italia. Ma mentre in tutto il mondo i calciatori si muovono al di fuori dei confini, in Italia gli "emigrati" si contano sulle dita di una mano. Perché costano troppo! Così ci ritroviamo in Nazionale un Di Natale, bravo quanto vuoi ma con zero esperienza internazionale, un marchetti che, a dispetto di un campionato da protagonista, è sembrato un citofono, un Criscito con la faccia terrorizzata dalla tensione. Un po' come i riomici che non escono dai confini del GRA, così noi Italiani abbiamo paura di guardare all'estero e così pensiamo che il rimedio sia quello di limitare il numero degli stranieri nel nostro campionato. Sarebbe, a mio parere, la tomba del calcio italiano.
I nostri non vanno all'estero, se non in rare occasioni, non perché costano troppo, che poi all'estero grazie a regimi fiscali più clementi sarebbero pure meno cari, ma solo perché sono giudicati tecnicamente mediocri.
Kakà e Ibra se li sono presi e forse Maicon sta per fare la stessa strada.
Ma è la storia stessa del calcio italiano a smentire il tuo assunto.

ralphmalph

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Citazione di: Esprit Libre il 26 Giu 2010, 15:00
I nostri non vanno all'estero, se non in rare occasioni, non perché costano troppo, che poi all'estero grazie a regimi fiscali più clementi sarebbero pure meno cari, ma solo perché sono giudicati tecnicamente mediocri.
Kakà e Ibra se li sono presi e forse Maicon sta per fare la stessa strada.
Ma è la storia stessa del calcio italiano a smentire il tuo assunto.

Potremmo discutere per ore non troveremo mai l'accordo, anzi è più facile che litigamo  :D
(inutile dirti che non so' d'accordo manco un po' :P)

bombo

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Ok gli stranieri, ok gli extracomunitari, però 4 anni fa l'Italia ha vinto il mondiale e le regole erano le medesime di adesso.

Secondo me è un problema di ricambio generazionale ma non darei la colpa agli stranieri, i giocatori forti emergono comunque, guardate Balotelli, Santon (a parte l'infortunio); il problema, secondo me, è il tempo, le Società non hanno più ne il tempo di aspettare la maturazione di un giocatore ne la voglia di rischiare.

Dopo la sconfitta con la Slovacchia Vialli ha chiesto se siamo disposti a correre il rischio di non andare agli europei per costruire un nuovo gruppo giovane che possa diventare competitivo per i mondiali del 2014.

Aggiungerei che non esistono più le scuole calcio, che i giovanissimi, gli allievi e le squadre primavera vengono costruite per vincere e non per formare giocatori, insomma i problemi, secondo me, sono molti e di non facile soluzione. 

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Pikkio

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I giocatori italiani non vanno all'estero secondo noi perchè non avrebbero motivo di muoversi da casa dove c'è "il campionato più bello del mondo  :roll:" secondo gli altri perchè poco tecnici e soprattutto poco adattabili lontano dal belpaese.
E come dargli torto.
Tolti quei 2/3 fenomeni che escono ogni 10 anni (leggi i baggio i del piero, ma pure i totti purtroppo) la media tecnica del calcio italiano è più scarsa di quella di spagna portogallo inghilterra e germania (ma pure di brasile argentina uruguay e chissà quante altre..). E con la tattica appresa in italia non ci fai nulla all'estero dove la cultura calcistica è spesso diametralmente opposta alla nostra.

Probabilmente l'abbassamento del livello qualitativo è stato anche colpa della nostra convinzione che con la tattica l'avremmo continuata a buttare al culo a tutti per sempre.
Invece sta venendo fuori che non è così, sta venendo fuori che con una generazione di giocatori scarsi tecnicamente non passi manco un girone con la nuova zelanda e la slovacchia (non citiamo neanche il paraguay percarità che in confronto è il brasile), e che il fantomatico "gruppo" è un valore aggiunto solo se si hanno anche le basi tecnico/tattiche.

E' facile ora parlare di rifondazione, ma come la metti in atto ?
Secondo voi si metteranno d'accordo tutte le scuole calcio d'Italia e decideranno di dedicarsi di più alla tecnica e di far fare bel gioco ai bambini per "il bene della patria" ?

Al grande club come alla squadretta parrocchiale di periferia l'unica cosa che interessa è vincere oggi nel presente, non di certo formare buoni calciatori in ottica nazionale.

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Citazione di: ralphmalph il 26 Giu 2010, 14:25
la libera circolazione dei calciatori nel Globo non impedisce a Argentina, Brasile, Cile ecc. di rimanere competitivi a livello mondiale. I loro migliori giocatori giocano all'estero eppure nessuna sudamericana ha fatto la figuraccia rimediata dall'Italia.
Appunto, loro i giocatori li formano e li esportano, hanno una base enorme nella quale scegliere. Noi importiamo e quei due o tre medi giocatori che riusciamo a far emergere ce li dobbiamo pure far passare per fenomeni.

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Citazione di: Esprit Libre il 28 Giu 2010, 13:10
Appunto, loro i giocatori li formano e li esportano, hanno una base enorme nella quale scegliere. Noi importiamo e quei due o tre medi giocatori che riusciamo a far emergere ce li dobbiamo pure far passare per fenomeni.

Beh ma non è che noi una base enorme non l'abbiamo!! Il calcio è di gran lunga lo sport più praticato dai ragazzini. E neanche mi sento di affermare che da noi non nascono più ottimi giocatori per una qualsiasi questione antropologica. Dunque, l'Italia ha sempre sfornato buoni/ottimi giocatori e qualche fuoriclasse (Baggio, Del Piero, per rimanere agli ultimi 20 anni, ma anche i difensori Nesta e Baresi), quindi non c'è ragione per cui il popolo italico debba essersi per forza imbolsito. Quindi da qualche parte il processo di maturazione dei nostri giovani si interrompe. A me piacerebbe che si ripartisse dall'indivudarne le cause. Io sostengo che una delle cause, certo non l'unica, è che i nostri giovani hanno poche possibilità di giocare perché è scarsa la loro possibilità di movimento da una squadra all'altra, visto i prezzi eccessivi che si pretendono per i calciatori italiani. Per esempio, per rimanere alla Lazio, Antonelli, con un solo campionato di serie A alle spalle, a 23 anni costa il quadruplo del coetaneo Pablo Pintos, già convocato con la sua nazionale e rimasto fuori a sorpresa dai mondiali.

Pikkio

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la nazionale e' lo specchio del nostro paese: ce so' i vecchi che fanno tappo.
se se levano i vecchi, quelli sotto escono e forse nun so manco male.

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Citazione di: ralphmalph il 28 Giu 2010, 14:49
Beh ma non è che noi una base enorme non l'abbiamo!! Il calcio è di gran lunga lo sport più praticato dai ragazzini. E neanche mi sento di affermare che da noi non nascono più ottimi giocatori per una qualsiasi questione antropologica. Dunque, l'Italia ha sempre sfornato buoni/ottimi giocatori e qualche fuoriclasse (Baggio, Del Piero, per rimanere agli ultimi 20 anni, ma anche i difensori Nesta e Baresi), quindi non c'è ragione per cui il popolo italico debba essersi per forza imbolsito. Quindi da qualche parte il processo di maturazione dei nostri giovani si interrompe. A me piacerebbe che si ripartisse dall'indivudarne le cause. Io sostengo che una delle cause, certo non l'unica, è che i nostri giovani hanno poche possibilità di giocare perché è scarsa la loro possibilità di movimento da una squadra all'altra, visto i prezzi eccessivi che si pretendono per i calciatori italiani. Per esempio, per rimanere alla Lazio, Antonelli, con un solo campionato di serie A alle spalle, a 23 anni costa il quadruplo del coetaneo Pablo Pintos, già convocato con la sua nazionale e rimasto fuori a sorpresa dai mondiali.
Nessuna questione antropologica, anche se in questi giorni si sente di tutto, certe antologie di luoghi comuni che uno nemmeno poteva immaginare.
Il problema è investire sui settori giovanili come hanno fatto Spagna e Germania, per non parlare dell'Olanda che in questo è da sempre all'avanguardia. Ma da noi sembra una cosa improponibile. Acquistare giocatori all'estero a poco prezzo è molto più facile, salvo poi non sperare di fare belle figure nelle competizioni per nazionali.
In più ci aggiungerei l'atteggiamento dei genitori dei ragazzini che giocano nei nostri campionati giovanili, che tutti pensano di avere un piccolo Maradona in famiglia e quando gli si fanno notare i limiti dei loro pargoli s'incazzano come biscie e pretendono pure che giochino subito i campionati d'eccellenza.
Anche questo è uno specchio del paese.

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