Citazione di: johnnybgoode il 17 Giu 2015, 21:55
prendere Djuricic subito.
Filip Djuricic (1992) – Serbia
di Daniele V. Morrone (@DanVMor)
Per Filip Djuricic questo torneo è un'occasione ben diversa rispetto ai coetanei. Non lo affronta come una tappa di crescita, ma come un'occasione di rinascita. A 23 anni il serbo è obbligato a giocare un torneo di livello per poter sperare di cambiare il corso della propria carriera, che sta scendendo nell'anonimato nonostante il talento di cui dispone e le ottime premesse.
Il "Cruijff dei Balcani" (giuro che lo chiamavano veramente così quando era teenager) ha alle spalle un passato di grandissime aspettative in patria, dove è stato considerato il miglior trequartista della sua generazione, guadagnandosi a 16 anni le attenzioni del Manchester United di Ferguson e dell'Ajax. Lui avrebbe accettato volentieri l'offerta dello United, se non fosse che con le stringenti regole sul permesso di lavoro nel Regno Unito gli viene negata questa possibilità. Djuricic rifiuta invece l'Ajax per evitare di doversi giocare il posto con la stella delle giovanili della squadra di Amsterdam, Christian Eriksen. Accetta l'anno successivo di andare in Olanda, ma all'Heerenveen, che per lui spende 1.5 milioni di euro (500k in più rispetto a quanto l'Ajax aveva pagato proprio Eriksen). In Olanda, dopo il necessario tempo di ambientamento, esplode diciannovenne e chiude la stagione con 10 gol e 12 assist. Trequartista che rasenta la perfezione tecnica, con grande visione di gioco e tecnica di tiro, in Olanda impara a muoversi senza palla e a sfruttare i movimenti dei compagni, rendendo finalmente, almeno in parte, giustizia al soprannome. Il tutto con un fisico slanciato, che quando corre palla al piede ricorda tremendamente quello del grande Johann.
Sono ormai passati tre anni dalla stagione dell'esplosione di Djuricic. Non può fallire quindi questo torneo.
Dopo il debutto in Nazionale a vent'anni, e un'altra importante stagione personale, arriva nel 2013 l'occasione in una grande squadra con il Benfica, che per lui spende 8 milioni e gli fa firmare un contratto di 5 anni con clausola di rescissione a 40 milioni. Purtroppo la parte ascendente della carriera finisce qui. Il primo anno al Benfica è da dimenticare: 22 presenze (di cui solo la metà in campionato) scialbe, i miglioramenti del gioco del periodo in Olanda sembrano dimenticati.
La necessità per il Benfica di trovargli minuti in campo lo portano alla cessione in prestito al Mainz. In Germania dura solo 6 mesi e chiude con 12 presenze e l'umiliante giudizio del suo allenatore Hjulmand: «Deve capire che sono necessarie più velocità e più forza fisica qui». Come a dire che sì, sei tanto pulito tecnicamente, ma corri poco e sei tanto magro che ti spostano. Il Southampton lo prende in prestito a gennaio ma i sei mesi in Inghilterra non cambiano la realtà stagnante di Djuricic, che non arriva a 10 presenze e chiude con 0 tiri in porta e assist la stagione. Spesso in campo sembra passare il tempo concentrato nel trovare la giocata di lusso, convinto di aiutare così la squadra. Protegge il pallone in modo perfetto, ma poi vuole un filtrante che compagni meno bravi a leggere lo spazio non capiscono. Rimane tecnicamente pulitissimo, ma gioca da solo, nonostante la voglia essere un giocatore associativo. Un brutto paradosso da cui deve uscire al più presto: questo torneo deve essere la sua occasione per indirizzare una carriera che non sta andando come avrebbe dovuto.