A me Viviani sta sul ca per questo genere di articoli, in cui un bravo calciatore di 23 anni che gioca nel latina è uno dei più interessanti di questo Europeo.
Chiaro che Manusia sia della roma, basta andare sul suo profilo twitter.
Vi consiglio, in ogni caso, di leggere l'intero articolo o almeno di buttarci un occhio. Il blog merita, e chi scrive è competente.
http://www.ultimouomo.com/8-talenti/Federico Viviani (1992) – Italia di Daniele Manusia (@DManusia)
Federico Viviani è il primo caso in cui il cosplayer di un calciatore famoso diventa a sua volta calciatore. Il calciatore di cui Viviani si mette il costume per giocare è Daniele De Rossi, con cui ha condiviso lo spogliatoio e che probabilmente ha guardato quasi ogni giorno mentre cresceva nelle giovanili della Roma (da quando si è trasferito da Lecco). Gioca nella stessa posizione centrale in un centrocampo a 3 e ha la stessa filosofia di calcio come un'arte marziale composta da interventi difensivi estremi, come se dalla palla che vuole togliere all'avversario dipendesse il destino dell'umanità, e frivolezze tecniche: tacchi al limite al limite dell'area, compilation di dribbling difensivi, lanci a casaccio a tagliare il campo da una parte all'altra. Il primo a sdoganare un'idea di centrocampista tough e stiloso al tempo stesso è stato De Rossi, che ha cominciato giocando più vicino alla porta avversaria e fino alla riconversione in difensore aggiunto voluta da Luis Enrique (che ha fatto esordire in Serie A Viviani contro la Juventus) sembrava interessato anche a segnare. Ancora oggi, a dirla tutta, quelle rare volte in cui De Rossi segna gode come un pazzo, ogni volta mi chiedo se non sta sacrificando una parte troppo grande di sé stesso. Viviani si avvicina raramente all'area avversaria, si è formato sull'ultimo De Rossi, quello dei dribbling di suola sull'avversario in pressione, quello dei cambi di campo con la palla che si alza come fosse un palloncino che il vento trascina fuori dallo stadio. A Latina ha giocato con la maglia numero 7 e da piccolo giocava attaccante, quindi magari anche a lui starebbe stretta una carriera davanti alla difesa. Viviani gioca come la versione aggiornata di un calciatore esperto a fine carriera, per questo forse Mark Iuliano, l'allenatore del Latina, gli ha dato anche la fascia da capitano. Viviani è andato via da Roma con l'aria del coatto che apparecchia e sparecchia la tavola dopo aver cenato con i genitori, ma dopo l'ultimo anno e mezzo nell'Agro Pontino (e le esperienze precedenti a Padova e Pescara) ha l'aria del ragazzo-padre che si sveglia tutte le mattine alle sei e mezza, fa fare colazione al figlio e poi va in fabbrica. Questo se Viviani fosse il protagonista di un film di Ken Loach, o Ben Affleck. Io scelgo la palla filtrante di esterno a 1:19. Fisicamente non ha l'imponenza di De Rossi e non è velocissimo, però è abbastanza veloce da recuperare in scivolata gli avversari che scappano palla al piede. A lui non piace portare la palla per porzioni grandi di campo, corricchia quasi sul posto con la palla vicina al piede, il tempo necessario per trovare un compagno a cui passarla, più lontano è meglio è, magari dalla parte opposta, con una linea di passaggio strettissima che taglia fuori mezza squadra avversaria. È il suo modo di dimostrare quanto vale. Calcia bene sia di destro che di sinistro, non è molto preciso (come De Rossi), soprattutto rasoterra, ma ha una buona visione di gioco (come De Rossi) e non ha paura di sbagliare. Quest'anno ha segnato 8 gol in campionato ed è uno specialista delle punizioni dal limite: prepara il tiro con dei passettini sul posto che somigliano a una marcia militare e di destro sa calciare a giro da qualsiasi punto fuori dall'area, in uno qualsiasi dei quattro angoli della porta (da piccolo guardava i video di Mihajlovic e Beckham). Sarà interessante vedere dove può arrivare un giocatore così particolare, con pregi e difetti già chiarissimi. Le potenzialità di Viviani sono nascoste nei vari passaggi di categoria che dovrà affrontare (si parla di Palermo, ma non è ancora ufficiale) e nella sua capacità di compensare con il carattere e l'intelligenza i limiti tecnici e atletici. Perché di più dotati di lui ce ne sono senz'altro moltissimi, ma come lui non c'è nessuno. O meglio, c'è De Rossi.
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