Carissimo, adorato Tom.
In questa annosa questione è arrivato il momento di usare un esempio chiarificatore.
Tu, Tom, sei bimbo, hai 6 anni e vivi felicemente con la tua famiglia. Un giorno zia Elisabetta regala ai tuoi un quadro, è il ritratto di due persone che parlano sedute a tavola con sguardo leggermente torvo. Tu non fai molto caso alla cosa anche se il quadro lo noti perché ora fa bella mostra in salone, e talvolta quando giochi a mettere la testa sui cuscini del divano lo colpisci con le gambe e temi di averlo fatto cadere, ma poi tiri un sospiro di sollievo e lo riaddrizzi prima che qualcuno veda.
Un giorno, due anni dopo, i tuoi ti portano a casa di zia Elisabetta, non si sa bene perché ma a te non importa. Mentre loro discutono in cucina, tu giochi un po' e poi ti addormenti su un letto. Al tuo risveglio i tuoi non ci sono più e chiedi a zia Elisabetta dove sono andati. "Via", risponde lei con sguardo funereo. "Via? Come via? Dove?" "Sono andati via. Non si sa quando e se torneranno".
Era uno scherzo. Zia Elisabetta voleva fare la simpatica. Ma tu sei rimasto sconvolto. Per sempre. In quei momenti hai visto i tuoi abbandonarti, ti sei chiesto cosa avessi fatto loro di male, in cosa fossi stato un bambino così cattivo da meritare l'abbandono dei genitori. Quei 5 minuti hanno fatto un danno col quale dovrai vivere a lungo, possibilmente con l'aiuto di specialisti di traumi infantili.
Da quel giorno hai odiato quel quadro. Avresti voluto bruciarlo, in un paio di occasioni, quando mamma era distratta, lo hai anche quasi tolto dal muro ma era troppo pesante. Lo sognavi la notte. I due al tavolo discutevano di quanto fossi cattivo, di come fosse impossibile amare un bambino come te, e di come probabilmente saresti stato un giorno al cuore della separazione dei tuoi genitori che litigavano su quale futuro scegliere per te, orfanotrofio o zia Elisabetta.
Quel quadro doveva bruciare.
Spero che la storia, che non ha alcun riferimento alla realtà di alcun netter.... aiuti a capire.