Mi permetto di dissentire sul paragone.
Se vogliamo fare un'analisi politologica (scherzosa eh) del romanismo, il paragone nettamente più efficace è quello con il Partito Nazionale Fascista.
1) il complottismo: il PNF viveva di ipotetici complotti ai propri danni, esterni (er palazzo nel caso dei merdosi) o interni (viailazzialidatrigoria)
2) le aderenze coi "poteri forti". Odiati quando si tratta di menare le mani, amiconi quando tutto va bene e bisogna insabbiare qualche magagna.
3) il culto idiota della violenza. Sono squadristi dentro, pure i più tranquilli.
4) l'aderenza totale dell'"ideale" all'oggetto dell'azione politica: il fascista identifica il fascismo con l'Italia, il romanista identifica la città di Roma con quella squadra di merda che, vista la storia della città, ha la valenza di una pisciatina nell'Oceano Pacifico.
5) il nemico irriducibile da annientare, in ultima analisi il motivo stesso della loro esistenza. In un caso certamente il socialismo, nell'altro la Lazio.
E meno male che esiste la gloriosa SS Lazio, senza la quale il termine di paragone sarebbe stato certamente il Partito del Lavoro di Corea.