Intanto, posto un articolo di Dagospia:
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-riuscir-il-baldo-franco-baldini-il-manager-che-ha-pensionato-due-tipini-del-29008.htm1- RIUSCIRà IL BALDO FRANCO BALDINI, IL MANAGER CHE HA PENSIONATO DUE TIPINI DEL CALIBRO (45 MAGNUM) DI MOGGI & GIRAUDO, A ROTTAMARE "ER CORE DE ROMA" TOTTI? - 2- BALDINI È MOLTO INTELLIGENTE. TOTTI NON È MAI STATO STUPIDO. NON SI SONO MAI AMATI E GIÀ AI TEMPI DELL'ADDIO DI SPALLETTI, BALDINI SOSTENNE CHE TOTTI, IN QUEL FRANGENTE "AVREBBE FATTO MEGLIO A NON DIRE TANTE COSE". ENTRAMBI HANNO CAPITO COSA LI ASPETTA E IN BREVE, HANNO FATTO CAPIRE A TUTTI GLI ALTRI. STASERA ALL'OLIMPICO SCENDE IN CAMPO LA ROMA DETOTTIZZATA: CHE SUCCEDERà A LUIS ENRIQUE? - 3- BEHA AGGIUNGE BENZINA: "UNICREDIT È LA VERA PROPRIETARIA DELLA ROMA. TUTTI SANNO CHE IN REALTÀ LA CORDATA AMERICANA NON ESISTE E CHE QUESTA È COMPOSTA SOLAMENTE DA UN INSIEME DI "PRESTANOME" IN ATTESA DELL'ARRIVO DEI VERI PROPRIETARI. DELLA VALLE? CONFERMO LA SUA VOLONTÀ DI SPOSTARE IL SUO CENTRO ECONOMICO D'INTERESSE DA FIRENZE A ROMA, MA CHI STA PIÙ IN ALTO DI LUI VUOLE EVITARE TUTTO QUESTO. LA BATTAGLIA IN FEDERCALCIO È PROPRIO SU QUESTO PUNTO" -DAGOREPORT: BALDINI VERSUS TOTTI L'intellettuale toscano che mangia a San Lorenzo, conversa con Piero Pizzi Cannella, Mannoia e De Gregori e sceglie il vino giusto.
L'ex centrocampista di relativo talento e ginocchia precocemente martoriate che quando era ancora in campo battezzò Roberto Mancini e studiò una via di uscita distante dalla questua, dalle comparsate tv, dal mesto ondeggiare di calciatori tristi che dentro al bar, hanno smesso di ridere da un pezzo.
Il manager che viaggia, legge, pensa, si aggiorna e a Londra, all'ombra di Capello, aveva più poteri della Regina. Il dirigente che scopre i campioni e vince, al Colosseo come a Madrid.
Il Don Chisciotte, il nemico di Moggi, l'alterego di Zeman dietro la scrivania, il figlioccio di Sensi, il precettore di Cassano e molte altre cose. A lui, a Franco Baldini, il matrimonio forzato tra un gruppo di bostoniani di retroguardia e un istituto bancario, ha lasciato in dote una nuda proprietà.
Dentro c'è ancora il vecchio inquilino, la luce è spenta e l'umore non è dei più concilianti. La Roma dell'anno che verrà, molto al di là della precaria eccitazione per la Champions dei poveri chiamata Bratislava, non sembra un raduno scout. La squadra è un'illusione. Nell'estate che tramonta ha perso ovunque. Tre gol con i francesi, altri tre con gli spagnoli.
Epurati che si riscoprono titolari, ragazzi allo sbaraglio, recenti fallimenti (Osvaldo) che si riaffacciano per uno strapagato esame di riparazione, talenti svenduti (Vucinic) e la provocazione somma, la testa di Totti, con la ghigliottina in bella vista e lo spettacolo da offrire (presto) a qualche sultano saudita che faccia confusione con gli zeri.
Baldini è molto intelligente. Totti non è mai stato stupido. Non si sono mai amati e già ai tempi dell'addio di Spalletti, Baldini sostenne che Totti, in quel frangente «avrebbe fatto meglio a non dire tante cose». Entrambi hanno capito cosa li aspetta e in breve, hanno fatto capire a tutti gli altri.
Ufficio di rappresentanza di Totti a Trigoria? Chiuso. Intervista a Baldini? Ripidissima riflessione sui proci che assediano la stella cadente, scudisciata sulla pigrizia e finale al fiele sul dosaggio delle forze che, detto a uno di 34 anni, suona come un dolce prepensionamento.
La moglie Ilary lo ha difeso. Totti ha reagito senza reagire. Con il suo linguaggio. Coreografico. Magliette «basta» mezze frasi: «Se parlo io», «mi hanno pugnalato alle spalle» rimandi a conferenze stampa venture, autocontrollo per ora notevole di fronte alla panchina o alle filosofie un po' militaresche di un tecnico che non può non capire il peso dell'eversione («Per me Totti vale come tutti gli altri») ma si sente, evidentemente sostenuto.
Mentre Di Benedetto fa passerelle e i suoi uomini destrutturano tutto ciò che fino a ieri era legge, sul web Totti oscilla tra la considerazione di chi lo definisce immortale e chi minaccia, neanche troppo velatamente, chi tenterà di abbattere il moloch. L'impresa (educare il tifoso romanista alla pazienza e al ragionamento in prospettiva) è oggettivamente azzardata.
Per ora, complici i tempi magri e le borse in crolla verticale, in curva sud si sono comportati come ad Oxford. Incoraggiamenti per Luis Enrique, rapido riposizionamento dal sogno dell'acquisto monstre a quello di una futura Cantera, zero contestazioni e un po' di ragionevole stordimento che presto o tardi potrebbe trasformarsi in rabbia.
In fondo, mentre non è iniziato ancora nulla è già finito tutto. La bandiera di Franceschiello sembra sgualcita. Ma chi ha osato provare ad ammainarla, negli ultimi anni, ha fatto le valigie. Carlitos Bianchi voleva dirottarlo alla Sampdoria e prima ancora di averlo detto era già sul volo di ritorno per Baires. Ranieri provò a dosarlo e pagò una domenica di azzardi genovesi con Totti richiamato in campo al minuto novantuno.
E poi sputi, calci, vittorie, magie, colpi di testa e di genio perché se Totti ha avuto il carattere di Totti è anche vero che come lui, col suo talento, la sua capacità di risolvere il dramma in sorriso e l'empatia con la città molto ha risolto nell'ultimo ventennio brillando come forse il solo Roberto Baggio.
Luis Enrique non pare il Mazzone di Brescia e Baldini non somiglia al dirigente amico che tutto perdona in nome del rispetto per la bandiera e del sentimentalismo. Sono tempi difficili, col cuore in soffitta e la malinconia in vetrina. Ora si gioca a scacchi, in attesa di una rivoluzione, ragionando sulla transitorietà del sogno americano (all'orizzonte Dieguito Della Valle, i suoi propeduetici insulti a Moratti, un nuovo polo roman-marchigiano) e su quello che avrebbero significato i russi della Nafta Moskva se la trattativa non fosse naufragata nell'anno di grazia 2004.
Se, se, se. La prima mossa non la farà Totti. Aspetterà i risultati, complessivi e personali e se capirà che non c'è soluzione attenderà la rivoluzione del tifo, senza, in vero, essere stato il primo a provocarla. Baldini è dall'altra parte. Una incomunicabilità che fa rumore. Ha parlato e poi ha taciuto ricordando quello che gli diceva il padre: «Dove volano i calci tu metti sempre il sedere».
In mezzo, cuscino scomodo, Walter Sabatini, il direttore sportivo che lavorò con Zamparini e una società in cui ruoli, competenze e decisioni fluttuano nelle onde dell'incertezza. A Baldini Londra piaceva, non è detto che non ci torni, per scelta. I marziani, a Roma, non li hanno mai capiti. «Chi rifiuta i sogni deve masturbarsi con la realtà» diceva Flaiano. Quella di oggi, ad occhio, non spinge all'onanismo.
2- BEHA: "LA CORDATA AMERICANA È SOLO DI PASSAGGIO. DELLA VALLE-ROMA? I POTERI FORTI NON VOGLIONO"In un'intervista a dir poco "di fuoco" rilasciata all'emittente romana Radio Ies, il celebre giornalista Oliviero Beha ha espresso nuovamente il suo parere riguardo il recente cambio di proprietà della società giallorossa.
"Unicredit è la vera proprietaria della Roma. Tutti sanno che in realtà la cordata americana non esiste e che questa è composta solamente da un insieme di "prestanome" in attesa dell'arrivo dei veri proprietari. Unicredit sa bene quali sono i rischi nella gestione di una squadra di calcio.
L'unica soluzione per poter far stare buoni i tifosi della Roma sarebbe quella di comprare lo Scudetto "a tavolino", altrimenti tutti noi sappiamo come i vari sostenitori prenderebbero d'assalto i loro interessi. La vicenda americana poi è nata solamente dopo alcuni sondaggi andati a male: uno era stato fatto con un importante imprenditore farmaucetico che aveva intenzione di sfruttare politicamente la Roma per non andare in prigione, mentre altri contatti erano stati realizzati con alcuni tra i più importanti costruttori romani.
Qualcuno dovrebbe spiegarci come si è arrivati alla soluzione americana. Non c'è stata alcuna asta e il tutto è stato comunicato ai vari azionisti in una sola nottata. Le azioni si sono dimezzate e nel frattempo è stata lanciata un'Opa fantasma. La stampa deve smetterla di prendere in giro i tifosi. Della Valle? Confermo la sua volontà di spostare il suo centro economico d'interesse da Firenze a Roma, ma chi sta più in alto di lui vuole evitare tutto questo. La battaglia in Federcalcio è proprio su questo punto"