Citazione di: radar il 16 Nov 2011, 06:47
Dal Fatto di oggi (cominciano ad uscire fuori le cose?)
Roma calcio e Fondiaria, salvataggi col buco di Unicredit di VIttorio Malagutti
Perso nel mare magnum dei 10 miliardi di perdite di Unicredit l'episodio può anche sembrare marginale, ma aiuta a farsi un'idea di come vanno le cose in quella che insieme a Intesa è considerata la banca più importante del Paese. Conti alla mano, quelli del terzo trimestre presentati lunedì, si scopre per esempio che il salvataggio della Roma calcio è già costato ad Unicredit 54 milioni di euro nel giro di poche settimane. Insieme alla squadra, ceduta alla cordata americana di Tom di Benedetto, la famiglia Sensi ha infatti girato alla banca milanese anche il 51 per cento della holding Italpetroli al prezzo di 30 milioni. L'accordo è stato siglato ad agosto e Unicredit ha iscritto all'attivo di bilancio 54 milioni supplementari a titolo di avviamento sulla partecipazione in Italpetroli. In sostanza, ad agosto la banca riteneva che le prospettive di sviluppo del business ceduto dai Sensi (immobiliare e stoccaggio di prodotti petroliferi) giustificassero una valutazione più elevata rispetto al prezzo pagato. Tempo poche settimane ed è arrivata la marcia indietro. "La mancanza di piani e l'intento di liquidare l'investimento in Compagnia Italpetroli hanno determinato la svalutazione integrale dell'avviamento al 30 settembre 2011", si legge nella relazione trimestrale al 30 settembre di Unicredit. Come dire: ci siamo accorti che la holding dei Sensi, con tutto quello che c'è dentro, è un ferrovecchio che va rottamato. Quindi, il valore dell'avviamento è pari a zero. Un taglio secco che costa a Unicredit 54 milioni di perdite. Domanda: come si spiega questo dietro front nel giro un mese o poco più? Il bilancio non fornisce risposte.
L'AFFARE (si fa per dire) Italpetroli non è l'unica sgradita sorpresa per gli azionisti di Unicredit. Anche un altro salvataggio, quello della Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti ha già prodotto perdite milionarie. Nei mesi scorsi, con l'obiettivo di evitare il crac di un suo grande debitore, la banca guidata da Federico Ghizzoni ha messo sotto tutela il gruppo assicurativo. A luglio, al termine dell'aumento di capitale di Fondiaria, Unicredit ha rilevato una quota del 6,6 per cento nella compagnia. Prezzo d'acquisto: 170 milioni. Solo che da allora il titolo ha perso terreno a rotta di collo. Quindi non c'è scelta: le azioni Fondiaria vanno svalutate di 40 milioni, con una perdita del 25 per cento sul valore dell'i nvestimento maturata, in tre mesi, tra luglio e settembre.
Forse non è ancora finita, perchè i bilanci del gruppo assicurativo continuano a viaggiare in forte perdita. E allora per Unicredit il conto finale del pronto soccorso a Ligresti potrebbe rivelarsi ancora più salato. Cose che capitano, quando una banca non può permettersi il dissesto di un grande debitore, generosamente foraggiato negli anni precedenti. Ad aprire una voragine miliardaria nei conti di Unicredit sono state però le svalutazioni su una lunga serie di attività comprate in giro per il mondo ai tempi del boom della finanza quando al timone dell'istituto c'era Alessandro Profumo. Il banchiere ha fatto le valigie poco più di un anno fa. Un addio reso certamente meno amaro da una buonuscita da 40 milioni di euro. Nella trimestrale resa nota lunedì sono elencate le svalutazioni che hanno affondato i conti. Il grosso delle perdite, oltre 3 miliardi, viene attribuito al settore corporate and investment banking, che si occupa delle operazioni d'alto bordo, per le aziende da almeno 50 milioni di fatturato. Il valore dell'avviamento attribuito a questa divisione è stato ridotto da 7,5 a 4,5 miliardi. Un altro miliardo di perdite (per la precisione 1.178 milioni) arriva dalla svalutazione delle attività commerciali delle filiali italiane. Poi ci sono le banche in Ucraina e in Kazakistan, comprate a peso d'oro nel 2007, che hanno portato perdite supplementari per 960 milioni circa. Per l'espansione in Kazakistan l'istituto allora guidato da Profumo spese 1,5 miliardi quattro anni fa. Da allora le attività nell'ex repubblica sovietica sono state svalutate per un totale di quasi 1,2 miliardi. "Ripartiremo su basi più solide", ha garantito il numero uno Ghizzoni per spiegare la pulizia di bilancio che ha prodotto perdite per 10 miliardi. Nel frattempo, però, attesa che la situazione migliori, Unicredit deve darsi da fare per migliorare un'immagine un po' appannata. Sarà per questo che le "spese di pubblicità e comunicazioni sui mass media" quest'anno sono aumentate del 20 per cento rispetto ai primi nove mesi del 2010: da 99 milioni del 2010 a 118 milioni. Tagli su tutto insomma, a cominciare dal personale, ma il buon nome dell'azienda sui giornali va difeso. A tutti i costi.
noooooo, ma veramente la riomma è una sola per unicredit, per i piccoli investitori truffati, per i correntisti che si ritrovano tassi peggiori? qui si sta mettendo in dubbio "erproggggetto" quello che punta tutto sulla caldera, poi perde in europa league con la caldera e allora la caldera torna a fare la caldera, quello del prestito con diritto di riscatto poi contro-riscatto poi forse contro-contro-riscatto (ma fra due anni), quello che riduce i costi anzi li alza con l'obietttivo di ridurli, quello di borello che appena riscattato gioca 5 minuti in europa giusti giusti per essere deprezzato ma comunque sappiate tutti che è sul mercato, quello del cappetano de 35 anni a 5 mln a stagione, quello di capitan barbuto che forse rinnova e forse no, quello dei giovani come cappetano, perrotta, cassetti, juan, burdisso e heintze (che senza questi si va in serie b), mi chiedo come si faccia a mettere in dubbio un simile "erproggggtetto" che sicuramente porterà a raddoppiare il valore della riomma mentre gli stati sovrani falliscono, milan ed inter dimezzano ricavi e valore, il calcio italiano cola a picco (solo 3 squadre in champions), gli stadi italiani sono vuoti e l'unica fonte di ricavo solida sono i diritti tv in "inevitabile e fisiologico" (cit.) calo negli anni.
PS: mah, comunque mi sembra che su queste cose
lazio.net sia avanti di parecchio, questo articolo non fa che confermare quello che si dive da sempre e cioè che unicredit ha preso una sola con questa storia della riomma. Anni fa con noi rientrò di tutto il capitale lasciandoci in mutande, questa volta non l'ha fatto penso per via di pressioni politiche; non so se le condizioni del paese e del mercato che cambiano cosi' rapidamente porteranno a qualcosa. La certezza e che questi americani non sono niente di che e questo è un bene.