Non abbiamo inserito l'articolo nella rassegna stampa perchè riguarda solo marginalmente la S.S. Lazio. Merita però, a nostro parere, la lettura
di Stefano Caselli
Per il ritorno di Kaká i tifosi del Milan dovranno ancora aspettare. In compenso è arrivato un portiere di 22 anni, già estremo difensore di Milazzo e Zagarolo. Si chiama Umberto, ma soprattutto Previti, come il papà Cesare, che del presidente del Milan – si sa – è amico e avvocato di vecchia data. Probabilmente il ragazzo sarà girato in prestito al Pavia in Lega Pro, ma con quel cognome è difficile che sulle ragioni del suo trasferimento a Milanello di là delle caratteristiche tecniche di un giocatore che, dato il ruolo, ha ancora l'età per migliorare – non si facciano un po' di pettegolezzi. Anche perché – suo malgrado – del giovane Umberto si parlò già qualche anno fa, quando alcune intercettazioni telefoniche tra Claudio Lotito e Previti svelarono quanto papà Cesare avesse a cuore la carriera del figlio. Nel settembre 2007, Umberto – allora portiere nelle giovanili della Lazio – fu inserito a soli 17 anni nella lista dei tesserati per la Champions League. Un piccolo clamore fu inevitabile, ma papà Cesare – laziale di ferro fresco di dimissioni da parlamentare dopo le condanne definitive per il Lodo Mondadori e Imi Sir – zittì le malelingue: "Di sicuro non l'ho raccomandato io. Gioca nella Lazio da quando aveva 8 anni e se è andato avanti così lo deve solo ai suoi meriti". Anche il presidente Lotito tenne a precisare di non aver "mai ricevuto una telefonata da Previti". Sfortunatamente per entrambi, in quei mesi, la Procura di Roma stava indagando sui tentativi di estorsione ai danni del patron biancazzurro da parte di un gruppo di "Irriducibili" della curva Nord, impegnati ad agevolare la "sporca" scalata alla società da parte di una cordata di cui faceva parte – tra gli altri – anche Giorgio Chinaglia.
SALTARONO FUORI quattro telefonate tra l'ex ministro della Difesa del governo Berlusconi e Claudio Lotito, in cui papà Cesare sosteneva con passione la causa del figlio, a modo suo: "Questo non te lo consento – urla al telefono Cesare Previti, lamentandosi delle panchine patite dal figlio nella squadra allievi – faccio un casino, faccio una conferenza stampa", prendendosela con una certa acredine con l'allora responsabile delle giovanili della Lazio generale Giulio Coletta ("Un generale da operetta che non capisce un cazzo di calcio) e con il mister degli allievi Franco Nanni, gloria della Lazio campione d'Italia nel 1974: "Mio figlio viene mortificato ormai da un anno e io mi sono rotto il cazzo. Te lo dico molto su di giri, sono laziale come patto d'onore con dio e nelle tue giovanili giocano i raccomandati di papà". Lotito promette di interessarsene, ma senza troppo successo: "Non ha giocato ancora – tuona Previti in una seconda telefonata – e questo nonostante il tuo intervento. Ho tante altre possibilità, ma tranquillo, non lo porto alla Roma. Poi le acque paiono calmarsi, Umberto gioca titolare i play-off fino alla promozione ed è terzo portiere per la Champions League nella stagione 2007/2008. Da allora, del giovane portiere dal cognome scomodo non si è più sentito parlare. Finita la trafila delle giovanili biancazzurre, Umberto Previti – nato il 20 marzo 1990 – è passato per la Cisco Roma in Lega Pro Seconda Divisione (zero presenze nel 2009/10), per l'Atletico Roma (nome assunto dalla Cisco nel 2010/11 dopo la promozione in Prima Divisione), collezionando tre presenze. L'anno scorso ha difeso per 14 volte la porta dello Zagarolo in Serie D e, a stagione in corso, è tornato in Prima Divisione a Monza, ma senza scendere mai in campo.
Quest'anno Previti era il portiere del Milazzo (Seconda Divisione). Appena cinque presenze in una stagione sfortunata per un club in profonda crisi finanziaria e di risultati. Ora Umberto è un portiere del Milan e se anche dovesse essere girato in prestito al Pavia, dovrà – suo malgrado – sudare il doppio per dimostrare di meritarselo. In fondo Gaetano D'Agostino, la cui carriera iniziò sotto l'egida di ben più pesante raccomandazione (i fratelli Graviano, boss di Brancaccio) ce l'ha fatta. Può farcela anche lui, perché – come ebbe a dire il deputato laziale Enzo Carra quando Umberto finì nella lista Champions – "il calcio non è come la Camera. Puoi essere spinto quanto vuoi, ma se i palloni entrano, entrano".