«Un bilancio a questo punto della stagione? No, non voglio farlo. Certamente è una fase transitoria, lo sapevamo, ma non abbiamo perso nessuna partita senza averla potuta vincere. Partendo da questo presupposto, e un impegno diverso in riferimento all'attenzione, i risultati cambieranno»
(W. Sabatini, 31 ottobre 2011, cioè 27 anni dopo il 1984)
Da "Wikipedia": http://it.wikipedia.org/wiki/Neolingua
La neolingua è una lingua artificiale artistica immaginata e descritta da George Orwell per il suo libro 1984.
Fine specifico della neolingua non è solo quello di fornire, a beneficio degli adepti del Socing, un mezzo espressivo che sostituisse la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Una volta che la neolingua fosse stata radicata nella popolazione e la vecchia lingua (archelingua) completamente dimenticata, ogni pensiero eretico (cioè contrario ai princìpi del partito) sarebbe divenuto letteralmente impossibile, almeno per quanto attiene a quelle forme speculative che derivano dalle parole.
Ma questo è espressionismo astratto.
Citazione di: Baldrick il 02 Nov 2011, 01:11
Ma questo è espressionismo astratto.
Qualche critico lo definirebbe "trans-paraculismo"
Lo sa bene l'ex general manager della nazionale inglese: "Bisognerebbe avere contestualmente più risultati per dare più corpo al progetto per avere più sostegno. Ancora di più in una piazza come Roma".
http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/roma/2011/10/31/news/confronto_tecnico_squadra_roma-24202153/
Sabatini e Baldini: «Stiamo con Luis Enrique al 100%. Mettere in discussione lui significa discutere il progetto»
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111101.pdf
A Trigoria continuano i confronti cercando di far capire a tutti che la certezza più grande di questo progetto è proprio l'asturiano. La rivoluzione continua
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111102.pdf
la vera rivoluzione sarà compiuta quando capovolgeranno la classifica e risulteranno primi in solitudine.
Come personaggio, Sabatini non mi è antipatico.
Però ho l'impressione che voglia apparire a tutti i costi come un "intellettuale" prestato al calcio, uno che vorrebbe parlare di Garcia Marquez, di Mao e di poesia e invece la sorte lo ha costretto ad occuparsi di 11 ragazzotti in mutandoni che corrono appresso ad una palla.
Per questi motivi Sabatini parla di una squadra di calcio come Carl von Clausewitz parlerebbe delle armate di Napoleone: ("Sembrerebbe una squadra sclerotizzata, questa Roma. Ci sono i titolari e quelli che giocano meno. Ci vuole una dinamica, un rapporto di forza e una sana competitività diversa da questa"), e a volte scivola anche in una vuota, e anche un pò ridicola, retorica dannunziana ("Totti è come il sole sui tetti di Roma a primavera: la luce dilaga, non va mai via, persiste").
Più in generale, sono convinto che se uno ha le idee chiare, parla pure in modo chiaro (con poche, lodevoli eccezioni, come il nostro Lotito :beer:) e che la "neolingua", come l'ha chiamata Flaminio, serve di solito a mascherare inadeguatezza culturale (probabilmente accompagnata, nel caso di Sabatini, dalla consapevolezza di questa inadeguatezza).
(che poi, rileggendo stò post, mi sono accorto di avere anch'io sfiorato l'uso della Neolingua :D)
Quotando leomeddix aggiungo che più di inadeguatezza culturale, per Sabatini si tratta più semplicemente dell'esigenza di dover utilizzare termini, paragoni, immagini e metafore per poter mascherare il Ridimensionamento Tecnico.
Infatti, proprio così. E siccome nella Neolingua non può esistere il "Ridimensionamento Tecnico", allora si parla di "Rivoluzione Culturale", "progetto", ecc. ecc.
"Se avessero avuto i soldi non avrebbero preso me" (Walter Sabatini)
"Io voglio guadagnare di più, loro vogliono farmi guadagnare di meno" (Daniele de Rossi)
"Avessimo avuto altre disponibilità non ci saremmo affidati a Luis Enrique" (Franco Baldini)
Citazione di: robylele il 02 Nov 2011, 12:46
più di inadeguatezza culturale, per Sabatini si tratta più semplicemente dell'esigenza di dover utilizzare termini, paragoni, immagini e metafore per poter mascherare il Ridimensionamento Tecnico.
credo che tu abbia ragione.
Allora posso meglio articolare il mio concetto affermando che l'inadeguatezza culturale di Sabatini corrisponde all'inadeguatezza tecnica del progetto di cui è portavoce :beer: .
Che poi, non c'è da biasimare troppo Sabatini: lui è un semplice dipendente, ha famiglia e forse anche qualche mutuo da pagare. Lo stipendio che gli passano val bene una metafora immaginifica.
«Un bilancio a questo punto della stagione? No, non voglio farlo. Certamente è una fase transitoria, lo sapevamo, ma non ce la siamo mai presa nel culo senza esserci potuti attaccare al cazzo. Partendo da questo presupposto, e un impegno diverso in riferimento alla simultaneità dei due status, i risultati cambieranno»
W. Sabatini, 31 ottobre 2011
Citazione di: borges il 02 Nov 2011, 13:03
"Se avessero avuto i soldi non avrebbero preso me" (Walter Sabatini)
"Io voglio guadagnare di più, loro vogliono farmi guadagnare di meno" (Daniele de Rossi)
"Avessimo avuto altre disponibilità non ci saremmo affidati a Luis Enrique" (Franco Baldini)
Tre frasi pesantissime che da noi avrebbero avuto, giustamente, ben altro risalto.
Avevamo capito male noi.
Il modello non era e non è mai stato il Barcellona. Il modello a cui ci si ispira in quel di Trigoria è........
il Manchester City. Uguale uguale, alcuni anni senza vincere e poi...
Sentito oggi via 'aaaradio (lo giuro, baciando ripetutamente i diti a mò di croce).
Io ieri ho sentito su Sky sport (non ricordo quale fosse l'occasione) il confronto tra loro e il MU il cui "progetto" iniziò con la nomina a manager di Ferguson: hanno aspettato 8 anni prima di vincere la Premier League. Il coro dello studio è stato: "8 anni? speriamo ci voglia di meno"
Questi vivono in un loro mondo parallelo
Citazione di: surg il 03 Nov 2011, 08:01
Io ieri ho sentito su Sky sport (non ricordo quale fosse l'occasione) il confronto tra loro e il MU il cui "progetto" iniziò con la nomina a manager di Ferguson: hanno aspettato 8 anni prima di vincere la Premier League. Il coro dello studio è stato: "8 anni? speriamo ci voglia di meno"
Questi vivono in un loro mondo parallelo
Per loro è solo questione di mesi:
Sacchi, l'uomo che tatticamente ha cambiato il calcio, è entusiasta del nostro tecnico: «Ha il dovere di difendere le sue idee, il dovere di andare fino in fondo senza ascoltare nessuno. Se ha sbagliato qualcosa è perché è stato troppo accomodante ultimamente. Lui è il nuovo, io lo seguo e lo stimo. La società c'è, sono i giocatori che adesso devono credere ai sogni. Io a dicembre ero decimo, poi ho vinto lo scudetto»http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111103.pdf
Citazione di: Flaminio il 03 Nov 2011, 09:12
Per loro è solo questione di mesi:
Sacchi, l'uomo che tatticamente ha cambiato il calcio, è entusiasta del nostro tecnico: «Ha il dovere di difendere le sue idee, il dovere di andare fino in fondo senza ascoltare nessuno. Se ha sbagliato qualcosa è perché è stato troppo accomodante ultimamente. Lui è il nuovo, io lo seguo e lo stimo. La società c'è, sono i giocatori che adesso devono credere ai sogni. Io a dicembre ero decimo, poi ho vinto lo scudetto»
quindi a dicembre possono essere tranquillamente 20° tanto a giugno arrivano 2°........:D :D :D
Citazione di: borges il 02 Nov 2011, 13:03
"Se avessero avuto i soldi non avrebbero preso me" (Walter Sabatini)
"Io voglio guadagnare di più, loro vogliono farmi guadagnare di meno" (Daniele de Rossi)
"Avessimo avuto altre disponibilità non ci saremmo affidati a Luis Enrique" (Franco Baldini)
Scusate, mi sono perso una puntata? Ma quando e dove l'hanno dette ste cose? :o
Citazione di: Flaminio il 03 Nov 2011, 09:12
Per loro è solo questione di mesi:
Sacchi, l'uomo che tatticamente ha cambiato il calcio, è entusiasta del nostro tecnico: «Ha il dovere di difendere le sue idee, il dovere di andare fino in fondo senza ascoltare nessuno. Se ha sbagliato qualcosa è perché è stato troppo accomodante ultimamente. Lui è il nuovo, io lo seguo e lo stimo. La società c'è, sono i giocatori che adesso devono credere ai sogni. Io a dicembre ero decimo, poi ho vinto lo scudetto»
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111103.pdf
Si, come no
Classifica Serie A 87-88 dodicesima giornata, fine dicembre
Napoli 21
Samp 19
Roma 17
Milan 16Juve 13
Inter 12
Cesena 12
Verona 11
Torino 10
Fiorentina 10
Ascoli 10
Pisa 10
Pescara 10
Como 9
Avellino 7
Empoli 4
Citazione di: Flaminio il 03 Nov 2011, 09:12
Sacchi, l'uomo che tatticamente ha cambiato il calcio,
Io a dicembre ero decimo, poi ho vinto lo scudetto»
Sacchi ripete le stesse frasi in fotocopia da circa 15 anni, ma questa non la sapevo.
Mi mette in difficoltà, questo suo rinnovamento nelle frasi mi fa pensare che non é detto sia diventato un trombone che pontifica seduto su una sedia Medaset, come pensavo.
Questo suo guizzo mi spiazza, io ero rimasto alle solite cose, alcune condivisibili:
in Italia non c'é la cultura del lavoro, la squadra é come un'orchestra e il solista si deve mettere al servizio degli orchestrali, all'estero c'é una cultura diversa, da noi si cura solo l'aspetto difensivo, etc.
Seriamente: va bene parlare bene del gioco di Spalletti, va bene stimare e dare credito a Luis Enrique, ma perché incensare e dire che la roma giocava bene con Ranieri? Il fatto fosse seconda non avrebbe dovuto farlo uscire dai suoi canoni, no?
C'é qualcosa che non quadra.. A mediaset gli avranno forse detto che la roma rappresenta il quarto o il quinto bacino di utenza e che in studio ci vanno se Mediaset li paga?
Citazione di: Flaminio il 02 Nov 2011, 01:04
«Un bilancio a questo punto della stagione? No, non voglio farlo. Certamente è una fase transitoria, lo sapevamo, ma non abbiamo perso nessuna partita senza averla potuta vincere. Partendo da questo presupposto, e un impegno diverso in riferimento all'attenzione, i risultati cambieranno»
(W. Sabatini, 31 ottobre 2011, cioè 27 anni dopo il 1984)
A me sembra una supercazzola alla tognazzi. :D
Citazione di: Sabatini il 02 Nov 2011, 01:04
«non abbiamo perso nessuna partita senza averla potuta vincere.
sì, ma non hanno neanche mai vinto senza dare l'impressione di poterla anche perdere, vedi Biabiany. Forse giusto con l'Atalanta.
penso comunque che Sabatini non abbia potuto vedere roma-Cagliari per via dei tanti impegni.
A questi je rimasto solo de annà in sala stampa a fa "Carta vince/Carta perde".
non so voi, ma io non ho mai trovato una moneta per terra senza avere avuto la possibilità di non trovarla.
così come non ho mai alzato gli occhi al cielo e visto un aereo che passa senza avere avuto la possibilità di non vederlo.
inoltre non ho mai schiacciato una formica per sbaglio senza avere avuto la possibilità di non schiacciarla.
e soprattutto non ho mai scritto frasi senza significato come queste, senza aver avuto la possibilità di non scriverle perché qualcuno mi aveva battuto raggiungendo i limiti dell'impossibile in una maniera a dir poco sublime.
Citazione di: gesulio il 04 Nov 2011, 14:08
non so voi, ma io non ho mai trovato una moneta per terra senza avere avuto la possibilità di non trovarla.
così come non ho mai alzato gli occhi al cielo e visto un aereo che passa senza avere avuto la possibilità di non vederlo.
inoltre non ho mai schiacciato una formica per sbaglio senza avere avuto la possibilità di non schiacciarla.
e soprattutto non ho mai scritto frasi senza significato come queste, senza aver avuto la possibilità di non scriverle perché qualcuno mi aveva battuto raggiungendo i limiti dell'impossibile in una maniera a dir poco sublime.
100%
Citazione di: gesulio il 04 Nov 2011, 14:08
non so voi, ma io non ho mai trovato una moneta per terra senza avere avuto la possibilità di non trovarla.
così come non ho mai alzato gli occhi al cielo e visto un aereo che passa senza avere avuto la possibilità di non vederlo.
inoltre non ho mai schiacciato una formica per sbaglio senza avere avuto la possibilità di non schiacciarla.
e soprattutto non ho mai scritto frasi senza significato come queste, senza aver avuto la possibilità di non scriverle perché qualcuno mi aveva battuto raggiungendo i limiti dell'impossibile in una maniera a dir poco sublime.
:clap:
(...) Lamela ala sinistra. Lui è un numero 10 naturale da sempre, pur con i suoi 19 anni. Nel suo spazio, assente Totti, è il nuovo Dio di Roma. E Gago? Perfetto sempre. Ma spostato, nel secondo tempo, è il figlio di Dio. )...)
da: http://ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/1739-bella-roma.html
Nella Neolingua si prendono le parole e si svuotano del loro significato.
se lapera é il nuovo sostituto di Titti nel magnifico bobolo si stanno abituato al fatto che capitan barbuto lì sfanc.la
(...) Novara-Roma 0-2 è un risultato del tempo, un pronostico fatto dal futuro. (...)
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111107.pdf
La Neolingua piega a suo uso e consumo lo spazio e il tempo.
Citazione di: Flaminio il 06 Nov 2011, 19:36
(...) Lamela ala sinistra. Lui è un numero 10 naturale da sempre, pur con i suoi 19 anni. Nel suo spazio, assente Totti, è il nuovo Dio di Roma. E Gago? Perfetto sempre. Ma spostato, nel secondo tempo, è il figlio di Dio. )...)
da: http://ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/1739-bella-roma.html
Nella Neolingua si prendono le parole e si svuotano del loro significato.
:o
Qui la Neolingua lascia il posto a qualcos'altro, mi sa....
Miralem Pjanic: somiglia a Platini come calcia, tira le punizioni come il Pernambucano.
Lamela è più di tutti gli altri il giocatore che ha lasciato intravedere il giocatore che sarà: Kakà. Meglio di Kakà.
Francesco Totti. Eh sì diranno, anzi no, lo stanno già dicendo, sentitelo il brusio: «Sarà un problema, dove lo farà giocare con Lamela così? Con un Bojan così? Con un Osvaldo così? Con un Pjanic così?...». Con una Roma così da "6 unica" gli basterà indossare quella maglietta che è sua per definizione e per fare a "quelli" un altro 5-1. E queste non sono solo impressioni di Novembre, ma certezze della primavera che verrà.
Per Riccardo Cagnucci la Neolingua è uno strumento che serve oggi a svelare la verità di domani: Pjanic è mejo di Platini, Lamela è un Kaka all'ennesima potenza, il Pupone ce ne farà 5 al prossimo derby.
Sicuramente andrà così, perchè se sa che i poeti come lui vedono cose che noi semplici umani neanche ci immaginiamo.
Però nà domanda a sto Guicciardini de 'noantri vorrei fargliela: a Cagnù, ma com'è che quando i tuoi eroi pijano la sveja sparisci e la tua vena poetica inaridisce? perchè ricompari solo quando pè sbajo vincete una partita?
Eppure dovresti saperlo che i veri poeti traggono la loro ispirazione dai grandi dolori, e me sa che quest'anno di ispirazione ne avrai in abbondanza.
Ennamo Cagnù, nun fà come le lumache che escono dal guscio solo quando piove sul sintetico de Novara.
Sii uomo e poeta anche nella cattiva sorte: alla prossima sveja che prenderete, non abbi paura de scrive che Stekelenburg è mejo de Jascin e che Di Stefano a Osvardo je pò solo allaccià gli scarpini.
E poi, sicuramente vincerete il derby la prossima primavera, ma intanto, come diceva il tuo collega poeta, adesso state "come d'autunno sugli alberi le foglie".
C'hai proprio ragione, Cagnù: chi tifa Roma non perde mai la capacità de fà ride gli altri.
Roma
Totti, il rientro è vicino
Ci prova per il Lecce
Alla ripresa il capitano si unirà con i compagni. Il progetto è di fare il grande rientro contro i salentini, ma dallo staff medico predicano calma. Dovesse farcela, Luis Enrique potrebbe scherarlo più avanzato rispetto alle precedenti esibizioni
di MATTEO PINCI
Si poteva dire: "l'idea", "il desiderio", "l'auspicio", "l'ipotesi". No, si deve dire "progetto", per qualsiasi cosa.
Più che neolingua, questo è idioma tribale, artifici linguistici a uso e consumo del romanista idealtipico (invenzione divenuta, ahimè, realtà) che può esistere solo in quanto fermamente convinto della propria superiorità. Il romanista non deve avere dubbi, se li avesse si dissolverebbe. Non cogito, ergo sum. Del resto, sono nati come accozzaglia di squadre rionali e per tenerli assieme gli hanno dato in dotazione il culto di una romanità posticcia, di cartapesta. Era, non a caso, il 1927...
Citazione di: Flaminio il 08 Nov 2011, 09:23
Roma
Totti, il rientro è vicino
Ci prova per il Lecce
Alla ripresa il capitano si unirà con i compagni. Il progetto è di fare il grande rientro contro i salentini, ma dallo staff medico predicano calma. Dovesse farcela, Luis Enrique potrebbe scherarlo più avanzato rispetto alle precedenti esibizioni
di MATTEO PINCI
Si poteva dire: "l'idea", "il desiderio", "l'auspicio", "l'ipotesi". No, si deve dire "progetto", per qualsiasi cosa.
a.s. progetto rioma 2011
... Y...?
L'articolo seguente contiene forse troppo materiale per questo topic. Va preso un pezzo alla volta.
http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20111110.pdf
CARMINE FOTIA
Per noi de Il Romanista, lo ricordava ieri Stefano Romita, questa sentenza
su Calciopoli - ferma restando la provvisorietà del giudizio fino a
sentenza definitiva - ha il gusto un po' amaro di una vittoria tardiva,
giunta quando ormai i pozzi sono stati avvelenati, le ingiustizie non risarcite
e coloro che le avevano denunciate in solitudine hanno dovuto
pagare il prezzo dell'esilio, dell'emarginazione, del compromesso, della
derisione.
Ormai sono due sentenze, una della giustizia sportiva, l'altra di quella
penale, a dirci che nel calcio esisteva "Un'associazione a delinquere"
(termine usato per la prima volta da Franco Sensi, che per quella frase
fu condannato da una giustizia sportiva solerte solo contro di lui) che
truccava non le singole partite, ma interi campionati, e che a capo di
quest'associazione c'era il signor Luciano Moggi, detto anche, come da
biografia, "Lucky Luciano" (soprannome preso in prestito dal boss mafioso
italo-americano).
Nel ricordare la battaglia svolta da questo giornale, insieme a Franco
Sensi, Franco Baldini, Zdenek Zeman, non vi è alcun compiacimento
personale. Allora facevo il Vicedirettore de La 7 e questo giornale era
diretto da Riccardo Luna che ingaggiò una battaglia durissima e sacrosanta,
precedendo l'esplosione di calciopoli, nella totale indifferenza
della grande stampa sportiva. Il merito è suo, di Francesco Campanella,
Daniele Lo Monaco, Tonino Cagnucci e di tutta la redazione.
A chi oggi ci definisce un foglio «ultrà» che «sobilla le curve» (cosa
della quale risponderà nelle sedi opportune) consiglio la lettura della
collezione di questo giornale 2005/2006 per scoprire come si fa del
buon giornalismo d'inchiesta, precedendo le inchieste giudiziarie e
non accodandovisi. Titoli secchi come staffilate, "Viva Baldini", "Cacciamoli
via", "Il Caimano". Editoriali, denunce, inchieste, interviste
(persino una a Luciano Moggi che ripubblichiamo nelle pagine interne).
Una battaglia che fu condotta in prima persona dalla Roma, con le
denunce di Franco Sensi che abbiamo ricordato, quelle di Zeman sul
doping (l'altro grande scandalo in cui fu coinvolta la Juventus), lo scontro
frontale tra Baldini e Moggi.
A un certo punto, qualcosa si ruppe, la Roma ripiegò, Baldini lasciò,
la battaglia di questo giornale divenne ancora più solitaria. Nel frattempo
lo scandalo era esploso, ma il bisturi non andò mai fino in fondo. Il
male non fu estirpato alla radice, e oggi possiamo dire che è tutto un decennio
del calcio italiano a essere stato manomesso. Ma, fino alla sentenza
di ieri l'altro, chi lo ha continuato a denunciare, nel perfetto mondo
alla rovescia che è questo paese, era accusato di essere un vittimista,
un giustizialista, un demagogo. I protagonisti di quella stagione sono
ancor oggi accolti come eroi in certi programmi tv e chi non ci sta viene
esposto al pubblico ludibrio: è accaduto a me, per aver abbandonato
una trasmissione in cui c'era Luciano Moggi . E da quel giorno, sono
cominciati certi attacchi...
Il processo appena concluso a Napoli è stato tutto una generale chiamata
in correo, come se «Il così fan tutti» usato dalla difesa del principale
imputato, la diffusione di intercettazioni che coinvolgono anche
l'Inter, potessero assolvere gli ideatori del sistema. Il fatto che nella cupola
ci fossero anche altri non assolve nessuno. Francamente è ridicolo,
su questo e solo su questo diamo ragione a Moggi, vedere la Juventus
prendere le distanze da quelli che al tempo erano i suoi massimi dirigenti:
qualcuno vuole farci credere che agivano "all'insaputa" degli
azionisti? Solo nel paese fantastico che è l'Italia, può accadere che uno
ti regali una casa o ti paghi l'affitto a tua "insaputa", e un altro ti compri
uno scudetto, ma sempre a tua "insaputa".
Una volta Baldini paragonò Moggi a Behemoth, il gatto parlante che
nel romanzo di Michail Bulgakov "Il Maestro e Margherita", fa l'assistente
di Satana. Baldini gli stava facendo un complimento, accostandolo
alla grandiosa e potente bestia biblica, da cui lo scrittore russo aveva
preso il nome. Lui gli rispose con una battuta da avanspettacolo: "Vieni
avanti, cretino". Spero non ci capiti la stessa sorte se diciamo che oggi
ci sembrano tutti Alice nel paese delle meraviglie. I signori condannati,
oltre a Moggi e Giraudo, i Lotito, i Della Valle, i Foti, i Meani. I signori
che prendono le distanze come gli Agnelli e rivorrebbero indietro
gli scudetti conquistati con la frode. Il signor Moratti che si tiene stretto
uno scudetto di cartone solo in nome della prescrizione del reato.
A noi piacerebbe dire che il calcio di oggi è un'altra cosa, ma purtroppo
non è così. Corruzione e malcostume non sono stati affatto sconfitti,
come dimostra la recente vicenda del calcio scommesse. Quanto
alla correttezza e alla lealtà, solo in un paese come l'Italia la giustizia
sportiva non apre un'indagine su una partita taroccata davanti agli occhi
di milioni di telespettatori, quale fu Lazio-Inter due stagioni fa. (A
proposito, se la giustizia fosse celere con i potenti come lo è verso i poveri
cristi, avremmo un Lotito "daspato"/godimento assicurato)
Il nostro calcio è malato, come il paese: è gerontocratico, arcaico,
preda di caste, cricche, corporazioni, governato da stupide e immutabili
burocrazie. Tutto questo, se invece che isolarla, si fosse condivisa
allora la battaglia culturale della Roma e di questo giornale, forse sarebbe
potuto cambiare.
Ma non è mai troppo tardi.
Baldini is back. E noi siamo ancora qui. In piena rivoluzione romanista.
Un esempio di "pensiero unico", o quanto meno di pensiero fisso.
http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/roma/2011/11/21/news/roma_stile_barcellona-25362574/?ref=HRPS-1
Roma
Diciotto passaggi e il gol
Come il Barça un anno fa...
La rete di Pjanic al Lecce è il primo segnale concreto di realizzazione del progetto di Luis Enrique. Una esecuzione che ricorda da vicino una manovra riuscita ai blaugrana nel novembre 2010 contro il Getafe. Risultato frutto di una costante rotazione di uomini, ma con alcuni punti fermi. Società: sempre più concreta la possibilità di cedere il 20% ad un fondo sovrano cinese
di MATTEO PINCI
ROMA - "La Roma vuole giocare come il Barcellona". Il tabù, diventato per bocca del presidente DiBenedetto il manifesto del nuovo movimento collettivista alla spagnola che Luis Enrique ha trapiantato nella capitale, non è mai stato così vicino al compiersi. E se non nell'insieme di una stagione, quantomeno nel dettaglio di un'azione da rete.
COME IL BARÇA UN ANNO FA - Quel primo gol, con 18 passaggi utili consecutivi (se perdoniamo la lieve intromissione di Esposito) prima del tocco in porta di Pjanic, ha ricordato da vicinissimo, anche nei numeri, la ragnatela disegnata dal Barça giusto un anno fa: oggi la Roma di Luis, ieri il Barcellona di Pep Guardiola. Per convincersi che l'asturiano abbia davvero iniziato a ricalcare le orme del maestro, basta riavvolgere il nastro fino all'11 novembre del 2010. È una sera fresca come quella di ieri, quando al "Coliseum" - un segno del destino? - Messi e compagni inaugurano il 3-1 sul Getafe passandosi il pallone 18 volte, prima di trafiggere la porta avversaria. Un'utopia, che Luis è riuscito a replicare, nella forma e nei numeri, a distanza di un anno con la Roma, in un Colosseo moderno come l'Olimpico. Prima di lui, c'era già riuscito Spalletti, contro la Dinamo Kiev, nel 2007: copione identico o quasi a quello recitato da De Rossi e compagni ieri notte all'Olimpico, per un gol di Perrotta rimasto nella storia della Champions League romanista. Altri tempi, altra squadra. Ma se l'utopia asturiana deve attendere
ancora, ieri sulle tribune dell'Olimpico è arrivato il primo segnale che la lezione inizia a dare i suoi frutti.
GAGO-PJANIC, IL SEGRETO DI LUIS - La semina del tecnico, fino ad oggi, ha puntato tanto sul gioco, quanto sulla rotazione. Ma la tredicesima formazione diversa consecutiva, consegna contestualmente le nuove certezze dell'allenatore. Osvaldo e Bojan, ad esempio, oltre al pilastro De Rossi. Ma anche, se non soprattutto, la coppia Gago-Pjanic. Simili, se visti da lontano, con quelle spalle strette, la testa sempre alta, il gioco fluido. Più regista l'ex del Real Madrid, più rapido e fantasioso il bosniaco. Per entrambi, Roma bussa un po' a sorpresa in una notte d'agosto. Miralem viene avvisato della possibilità di trasferirsi a meno di una decina d'ore dalla fine del mercato, proprio mentre Gago sbarca in Italia accompagnato dai suoi rappresentanti, e convinto da una chiamata di Baldini. Il giorno dopo, alle 18 del 31 agosto, sono entrambi giocatori della Roma. E pensare che Miralem avrebbe addirittura detto che, no, era tardi per muoversi. Ma convincerlo è stato facile, parlandogli di rivoluzione. Gago lo sapeva già, invece: semmai, da convincere erano Sabatini e Luis Enrique, per nulla certi di aver scelto l'uomo giusto per il centrocampo della Roma. Oggi, nessuno dei due si sognerebbe di rinunciare all'argentino con i piedi buoni e una visione di gioco che nella squadra hanno in pochi, proprio come al trequartista cresciuto nel mito di Zizou.
FIORENTINO: "ROMA PIÙ FORTE CON SOCI CINESI" - Se il presente inizia a sorridere, in attesa di fare i conti con un mese da quattro trasferte in cinque partite di campionato (Udine e Firenze, la Juve in casa, Napoli e Bologna), buone notizie arrivano anche dal futuro. Soprattutto se si guarda con gli occhi di Unicredit. Perché la banca, socio di minoranza con il 40 per cento del club, continua ad auspicare un disimpegno progressivo dalla società giallorossa. E, a sentire il vice direttore generale dell'istituto Paolo Fiorentino, non mancherebbero contatti, seppur in fase embrionale. "Unicredit e gli statunitensi vogliono una Roma sempre più forte. Anche per questo Unicredit sta vagliando delle opzioni anche in Cina per cedere una quota", l'apertura del Chief Operating Officer della banca. "Vediamo la possibilità di avere investitori asiatici come un grande assett - aggiunge poi Fiorentino - e stiamo verificando se c'è un interesse. Abbiamo la possibilità di cedere una parte del 20% della nostra quota, ma non vogliamo cederla a chiunque. Vorremmo provare a valorizzare ancora la Roma". Ma Fiorentino torna anche sulla scelta del gruppo americano, preferito nella corsa alla Roma all'italiano Angelucci: "Abbiamo avuto contatti con imprenditori italiani, ma che volevano portare avanti una gestione molto tradizionale, da mecenati, che rendeva per noi insostenibile far parte della società. Direi che è stata la scelta migliore, ma mi sentirei di dire che è stata anche l'unica. Le altre erano così improbabili e rischiose per la Roma, che mi sono preso la responsabilità di cassarle in maniera anche abbastanza ruvida". Chiaro, no?